martedì 17 novembre 2015

MARISA SANNIA, non dimentichiamola

Viaggio nei ricordi della musica

Marisa Sannia, una grande artista poliedrica, forse dimenticata.
Scoperta da Pippo Baudo con "Sette Voci"

a cura di Fabio Buffa

Un’artista dotata di un forte carattere e al tempo stesso di umiltà e riservatezza. Ma soprattutto una donna, vera, capace di farsi apprezzare su molteplici fronti: nel mondo della canzone leggera, in quello impegnato e ricercato legato alla poesia, come attrice e come campionessa di basket. Insomma  un’icona del nostro costume, che ha saputo dare prestigio alla propria terra, la Sardegna e all’Italia intera. 
Parliamo di Marisa Sannia,  nata ad Iglesias il 15 febbraio del 1947 e mancata, dopo una breve malattia, nell’aprile del 2008, quando ancora la propria attività di studiosa delle radici linguistiche della Sardegna la rendevano una delle figure più attive e brillanti nel panorama culturale nazionale.
Poco più che adolescente Marisa affianca alla sua attività di brava cestista quella di cantante, entrando a far parte del gruppo cagliaritano “I Principi”; la sua  passione per la musica le permette,  a diciotto anni, di partecipare ad un concorso per voci nuove indetto dalla Fonit Cetra. Giunge al secondo posto cantando “Perduto Amore”, brano che il cantante italo-belga Salvatore Adamo scrisse nel 1963. Alle selezioni della Fonit si presentarono in tremila, e Marisa Sannia sbaragliò tutti (o quasi) dimostrando già carattere e grinta da vendere. Fu notata da Sergio Endrigo e dal compositore argentino Luis Enriquez Bacalov. Endrigo e Bacalov per anni e anni costituirono un sodalizio artistico che regalò al pubblico brani straordinari come “Ci vuole un fiore”,  “Io che amo solo te” e “L’arca di Noè”. I due artisti per la Sannia compongono “Tutto o niente”, portandola a partecipare nel 1966 a Scala Reale (ovvero una delle prime edizioni di Canzonissima).  
Tra l’altro, facendo un passo indietro, nel 1965 Marisa  partecipa agli Europei Juniores di basket femminile con la maglia azzurra della nazionale. Un abbinamento, quello tra musica e sport, che caratterizzò parte della sua vita. 

Ma le passioni di Marisa  non si fermavano alla pallacanestro e alle canzoni (tra l’altro studiava anche per diventare ragioniera), ma toccavano l’affascinante mondo della radio. A dire il vero in uno studio di un’emittente radiofonica ci entrò ancor prima di cantare e avere successo con il basket, facendo la speaker a Radio Sardegna all’inizio delle scuole superiori.
Ma si ributta nelle canzoni, partecipando alla trasmissione “Sette Voci”, il varietà televisivo che incoronò Pippo Baudo come autentico talentscout. E il nostro Pippo nazionale scoprì in quell’anno proprio Marisa Sannia. 
Ciò che colpì pubblico e addetti ai lavori fu la sua voce intensa e al tempo stesso dolce e aggraziata, e il fisico snello ed energico, con quell’aria acqua e sapone da ragazza della porta accanto. 
Nel 1966 il Radiocorriere TV le dedica la copertina: proprio in quel numero lei confiderà in un’intervista che se avesse dovuto optare tra musica e sport avrebbe scelto questa seconda strada. 
Ma nel mondo della canzone continua a trovare consensi e popolarità: nel 1967 trionfa al Festivalbar, giunto allora alla terza edizione e per la prima volta trasmesso in Tv. A dire il vero la sua “Sarai fiero di me” giunge terza tra le nuove proposte, ma vince il premio della critica ed è la più apprezzata dal pubblico. 
La notorietà le consente di entrare nel mondo del cinema con i musicarelli, “I ragazzi del Bandiera Gialla” e “Stasera mi butto”: qui lavora al fianco di Franchi e Ingrassia, Nino Taranto, Giancarlo Giannini, Lola Falana, Lucio Dalla e Rocky Roberts.
Nel 1968 Marisa Sannia raggiunge la popolarità anche oltre confine con la Rassegna Internazionale discografica di Cannes. 
Nello stesso anno si piazza seconda a Sanremo con “Casa Bianca” cantata in coppia con Ornella Vanoni. Questo brano diventa la colonna sonora del film di Pietro Germi “Alfredo Alfredo”.
Incide poi “Io ti sento”, canzone inserita in un'altra icona della cinematografia italiana, ovvero “Straziami ma di baci saziami”, di Dino Risi, con Nino Manfredi e Ugo Tognazzi. Propone poi 45 giri di successo come “Una donna sola”, “Una lacrima” e “La finestra illuminata”. 
Nel 1969 Mogol e Carlo Donida le scrivono “La Compagnia”, canzone ripresa col tempo da grandi della musica come Lucio Battisti, Loredana Bertè, Mina e  Vasco Rossi. 
La carriera di Marisa Sannia corre spedita come un treno, ma lei non perde mai quella semplicità, quella spontaneità e quella discrezione con cui ha sempre lavorato e con cui si è sempre rapportata con il prossimo. 
Nel 1970 e nel 1971 torna a cantare a Sanremo, ma sono anche gli anni in cui si dedica alla canzone impegnata d’autore, interpretando brani di Vecchioni, De Gregori, Minghi e Lauzi. 
Ma alla pallacanestro non sa rinunciare, anzi, continua imperterrita la propria attività di cestista che a 23 anni la porterà alla finale di Coppa Italia femminile tra Messina e la sua Cagliari. 
Gli anni settanta per la Sannia sono quelli dei musical teatrali: Tony Cucchiara confeziona “Caino e Abele” e “Storie di Periferia” e la nostra artista sarda è tra i protagonisti di queste due opere. 
Dopo la collaborazione con Sergio Endrigo con canzoni per bambini, nel ’76 esce la sua raccolta come cantautrice dal titolo “La pasta scotta”. Dopo aver dato alla luce la figlia, si prende una pausa dalle scene, per tornarci negli anni ottanta recitando nella commedia televisiva “George Sand” con Paola Borboni, Anna Proclemer e Giorgio Albertazzi, e nel film di Pupi Avati “Aiutami a sognare”, accanto a Paola Pitagora e Mariangela Melato. 
Dopo essersi esibita ancora al Festival di Sanremo con “Amore Amore”, negli anni novanta si dedica alla valorizzazione della musica della sua terra, la Sardegna. Trasforma in canzoni i versi del poeta nuorese Antioco Giuseppe Casula, meglio noto come Montanaru. 
Dopo una parentesi con il teatro, diventa una studiosa della poesia di Federico Garcia Lorca, dedicandogli una raccolta di canzoni dal titolo “Rosa de papel”.  
Dopo una breve malattia, Marisa Sannia ci lascia il 14 aprile 2008 all’età di 61 anni. 
E’ difficile trovare nel panorama dell’arte italiana una personalità così poliedrica, capace di incarnare in un unico corpo bravura canora, sportiva, teatrale e cinematografica.   

VIVERE o VISITARE PANAMA, reportage di Marco Pellegrini


Quando le persone pensano a Panamà generalmente lo ricordano per il canale di Panamà, costruito nel 1914,  forse per qualche lezione di storia dove hanno sentito parlare della rotta dell'oro spagnolo attravero l'istmo nel secolo XVI, o magari per il famoso pugile Roberto "mano de Piedra" Duran, l'olimpionico Irvin Saladino che vinse la gara di salto in lungo davanti ad un italiano, o per le tristi vicende legate al dittatore Noriega conosciuto anche come "faccia d'ananas"

Ma il Panamà moderno è degno di molta più attenzione. 
Vorrei pertanto fare una premessa a questo primo appuntamento in occasione del quale cercherò di farvi conoscere Panamà, le sue splendide spiagge caraibiche e del pacifico, l'economia e le opportunità di business e di investimento, l'ecoturismo,  e come luogo ideale per ritirarsi e godersi gli anni di pensione, dicendo che sono venuto a Panamà per la prima volta il 22 gennaio del 1997, dapprima come turista, poi come residente. 
Panamà è uno stato dell'America Centrale,  ha una superficie di poco superiore a 75.000 chilometri quadrati, (all'incirca come la Carolina del nord) la larghezza dell'istmo va dagli 80 ai 192 chilometri , ha poco più di  3.600.00 residenti, di cui quasi 2milioni si trovano nella capitale, Panamà city, ma si stima almeno altre 500 mila persone non registrate, che vivono a Panamà come "turisti".  La repubblica di Panamà è sempre stata divisa in 9 province, l'equivalente delle nostre regioni, e di recente è stata costituita la decima provincia che comprende l'area che inizia immediatamente dopo il ponte delle Americhe, il ponte più vecchio costruito all'imboccatura del canale sul lato pacifico, fino ad arrivare alle prime spiagge del pacifico che distanto 80 km dalla capitale, e le più conosciute sono Punta Chame, Playa Gorgona, Coronado, Punta Barco, Costa Esmeralda, San Carlos.

L'aeroporto principale è quello di Tocumen, a circa 18 km dal centro, dove arrivano quotidianamente e direttamente dall'Europa i voli di Airfrance da Parigi, Klm da Amsterdam, Iberia da Madrid, Tap da Lisbona  e da marzo 2016 anche Luftansa da Francorte.
A Panamà si può incontrare di tutto, luoghi montagnosi e cime di quasi 3mila metri, spiagge di acqua cristallina, le diverse ed incantevoli tribù indigene come gli indio Kunas, che vivono nell'arcipelago di San Blas, nel caraibi, e  le cui donne si possono vedere facilmente anche in città dove, nelle zone turistiche vendono le "molas" tessuti stratificati variopinti ideali per borse, cuscini, maglie ed altri accessori, o gli indio Emberà ed altre tribù. 
L'istmo di Panamà ha una economia molto forte e stabile grazie al dollaro americano,  che viene chiamato Balboa, un centro bancario prospero, leggi ed incentivi per le imprese ed una metropoli moderna.
Il clima di Panamà è tropicale, con temperature che variano tra i 25 ed i 32 gradi centigradi, ed ha due stagioni, la secca nei mesi da dicembre a maggio, e la piovosa il restante periodo, dove l'umidità in quel periodo supera il 90%. 
La lingua ufficiale è lo spagnolo, ma l'inglese si parla e si intende tranquillamente in capitale ed in tutte le aree turistiche. 
La moneta ufficiale è il dollaro statunitense, chiamato Balboa; il balboa in realtà non esiste, ma vengono coniati il mezzo balboa, una moneta di grandi dimensioni con l'effige dell'esploratore Vasco Nunez de Balboa, che ha scoperto l'oceano pacifico, e le altre frazioni del dollaro, i 5, 10 e 25 centesimi.
Un turista italiano può entrare a Panama senza alcun visto, e può soggiornare fino ad un periodo di 6 mesi, dopo di che deve uscire, ma può anche rientrare subito, ad esempio è sufficiente andare in Costarica, timbrare il passaporto e rientrare ed automaticamente può soggiornare altri 6 mesi, e cosi via, per questa ragione che molti stranieri residenti nel paese non sono censiti ufficialmente. Con la patente italiana si può guidare per un periodo massimo di 90 giorni. 



Panamà è il paese dell'America Latina con  il più basso indice di delinquenza, ha un moderno sistema di trasporto di autobus ed una nuovissima metropolitana inaugurata da un anno, lunga 14 chilometri, per quanto riguarda la prima tratta, ma è già in costruzione la seconda tratta, che consentirà di trasportare oltre 200mila persone al giorno da un estremo all'altro della città
Panamà ha tanti moderni ospitali come l'Hospital Nacional, una bella clinica privata di proprietà della famiglia  italiana Medrano,  la Clinica Paitilla, la San Fernando e tanti altri. 
Panamà city sono tre citta in una, la moderna metropoli, sorta negli ultimi 20 anni, con modernissimi grattacieli alti fino a 90 piani, che si affacciano sulla baia di Panama, la seconda città è quella coloniale chiamata "Casco Antiguo" anch'essa affacciata sulla baia,  recentemente e splendidamente restaurata, che si può percorrere tranquillamente a piedi, ha diverse chiese, ristoranti e bar,  musei, ed una bella passeggiata ricoperta di bouganville,  sul lungomare,  dove acquistare souvenir ed il famoso cappello Panama, e si può ammirare tra le altre cose il "palacio de la Garzas" ossia la presidenza della Repubblica. Poi vi è "Panama viejo" la citta vecchia, dove ci sono le rovine ed i resti della città distrutta dal pirata Morgan nel 1671, ed anch'essa merita di essere visitata. 
Ma sicuramente la prima cosa da vedere all'arrivo a Panamà è il canale interoceanico, un capolavoro di ingeniera, inaugurato nel 1914, dal 1964 funziona ininterrottamente 24 ore su 24 per 365 giorni all'anno, e dal quale transitano non meno di 30 imbarcazioni al giorno, con pedaggi che oscillano da 50mila ai 250 mila dollari. Il tempo del transito è di circa 8 ore, le navi non v
Le tre opzioni per i turisti di visitare il Canale ed osservare l' ampliamento al quale hanno partecipato prestigiose imprese italiane come Impregilo, Mapei e la Micoperi di Ravenna.
Sono: il centro di osservazione di "Agua Clara" che porta il nome della chiusa costruita in seguito all'ampliamento (prima di esso le chiuse erano 3, Miraflores, Pedro Miguel dal lato pacifico, e Gatun sul lato atlantico) dal quale si può apprezzare come sta prendendo forma la grandiosa opera, ed i visitatori possono godere di una vista privilegiata.
la seconda opzione è il centro di visitatori di Miraflores, che include anche un teatro in 3d dove si può fare un giro virtuale del canale. Le ampie piattaforme per osservare le chiuse, il ristorante gourmet, il museo, ed il negozio di souvenir, fanno di Miraflores uno dei luoghi più visitati del paese. 
La terza opzione è quella di attraversare il canale, come una piccola crocera. La partenza è sempre la mattina dalla Marina di Flamenco, a bordo della Pacific Queen dove una guida bilingue commenterà tutto il tragitto, che può essere parziale, attraversando le prime 2 chiuse, o completo arrivando fino alla chiusa di Gatun sul lato atlantico, ed all'arrivo un confortevole pullman riaccompagna i turisti al punto dal quale si era partiti la mattina. 
Nel mese di novembre Panama, nei giorni 3,4,5, 10 e 28 festeggia le "Feste Patrie" Subito dopo la festività di tutti i Santi e la commemorazione dei Defunti, viene il 3 novembre, in cui si festeggia la separazione e l'indipendenza dalla Colombia avvenuta nel 1903. Per molti è un giorno di riposo, ma per altri è un giorno di cultura locale, con concerti, balli e sfilate, parate e bande musicali nelle quali prendono parte bambini  dei vari istituti pubblici e private, ed adulti, forze di polizia, pompieri marciando, ballando  o suonando uno strumento,  per diversi km sotto il sole o la pioggia,  preparandosi e praticando diversi mesi durante l'anno per questo evento, confezionando abiti militari  e sfilando con l'abito tipico panamense (femminile) chiamato "Pollera" Le sfilate si tengono nella avenida Balboa, che è una ampia strada a 10 corsie, che costeggia il lungomare di Panama, lunga circa 4 km confluendo nella "cinta costera" che finisce per circumnavigare la città coloniale. 


Il 4 novembre è il giorno in cui è stata presentata la bandiera nazionale composta da 4 rettangoli, uno rosso, uno blu, e due bianchi ciascuno con una stella, ed il 5 novembre è il giorno in cui viene confermata la separazione dalla Colombia,  allontanando il battaglione colombiano che si stava avvicinando a Colon (Colombo, la seconda città più importante, sul lato atlantico)  
il 10 novembre si ricorda il primo "grido di indipendenza" da parte di Rufina Alfaro, a Villa de los Santos, una delle province di Panamà
Infine il 28 novembre del 1821 è il giorno in cui è avvenuta l'indipendenza di Panamà dalla Spagna.  Tutte queste giornate pertanto sono giornate festive, in cui le scuole e tutte le imprese pubbliche, banche ed uffici,e molte imprese private, rimangono chiuse.

Una data importante per Panamà,  in tempi più recenti è stata il 31 dicembre del 1999, quando il Canale di Panamà costruito dagli americani, grazie al trattato "Torrijos Carter" che avvenne tra il presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter ed il presidente di Panamà Omar Torrijos, è diventato di proprietà del governo panamense. Da quella data storica il canale viene amministrato dal governo Panamense, generando un importante ingresso per il paese, e gli americani hanno tolto tutte le basi militari presenti nel paese, e tutte le aree americane si sono convertiti in territorio Panamense, ma di questo e di tanti altri argomenti, ne parleremo nel prossimo numero.

AIUTO, lui vuole fare sesso in 3.

AIUTO: LUI VUOLE FARE SESSO IN 3

Lettera alla psicologa Dott.ssa Pina li Petri

Da una settimana non dormo, sono affranta, non so cosa devo fare! Mio marito, dopo 7 anni di vita insieme, bella e gratificante direi, mi ha chiesto di sperimentare insieme un rapporto sessuale con un'altra donna. Sono una bella donna di 37 anni, siamo una coppia senza figli, ancora, e fino ad ora pensavo che tutto andava benissimo tra di noi.
Io ancora non mi riprendo dallo shock, non credo alle mie orecchie. Mi chiedo in cosa ho sbagliato, forse non gli piaccio più, oppure ha deciso di lasciarmi e non sa come dirmelo...non so,...so solo che sono disperata, vorrei anche provare ma ho paura di vederlo con un'altra donna in atteggiamenti intimi.
Dottoressa, ho tanto bisogno di aiuto, di capire come salvare la mia coppia perché credo di amarlo più della mia stessa vita.
Francesca di Bari

Gentilissima Francesca, comprendo il suo stato d'animo e le sue domande preoccupate davanti ad una richiesta, da parte del suo compagno, nuova ed inaspettata. Dalla sua lettera non emerge chiaramente se la proposta del suo partner è una fantasia sessuale da condividere durante i vostri rapporti o un desiderio di realizzare la fantasia.
Comunque, sia se si tratta di semplice fantasia sessuale, o che voglia realizzarla, di certo è un bisogno di un gioco erotico che emerge dalla richiesta di suo marito.
Nella nostra cultura, ossia nella società Occidentale, l'amore si fa in due. In altri paesi la sessualità può essere fatta in presenza di altri, oppure in tre e più. In questi ultimi anni molti più uomini chiedono alla compagna di fare l'amore in tre. E' una fantasia maschile molto frequente avere rapporti sessuali con due donne; anche se ultimamente aumenta anche la richiesta di farlo con un altro uomo. Spesso i rapporti a tre sono desiderati e attivati da una coppia che vuole stimolare e riaccendere una passione che con la routine si è assopita. Capita sovente che questa fantasia rimane tale, cioè la coppia mentre fa sesso, può raccontarsi ed immaginare di trovarsi nella situazione che ci sia con loro un'altra persona descrivendo i vari dettagli erotici, tanto da vivere il tutto come se fosse vero, lasciandola confinata nella mente. Tutto ciò può arricchire e stimolare il rapporto di una coppia che vuole condire con novità il proprio piacere. In altri casi, invece, l'esperienza viene vissuta e per alcuni è una trasgressione che potenzia il piacere e lega maggiormente la coppia. Per altri l'aspetto della gelosia potrebbe mettere a rischio il legame. Difatti alcuni di questi triangoli vengono accettati dalle compagne per amore e spesso finiscono male.
Mi sembra di capire che il suo desiderio di procurare piacere al partner e condividerlo con lui è un buon atteggiamento per la salute della vostra sessualità ma se, tuttavia, esiste una volontà ossessiva di dare piacere, di prodursi in una prestazione, di servire, di non deludere, allora potremmo trovarci di fronte ad una carica di emozioni distruttive che non producono un risultato benefico per la coppia.

Io penso cara Francesca che nel suo caso lei deve approfondire bene con suo marito cosa effettivamente desidera ed in contemporanea riflettere su quali sono i suoi bisogni. Un po' di fantasie virtuali, l'uso anche di sex toys potrebbero intanto migliorare la vostra sessualità per poi decidere altro. La passione per non spegnersi ha bisogno di essere alimentata come un fuoco dentro un camino, pertanto tutto ciò che è monotono e ripetitivo, nel tempo blocca e disattiva l'attrazione. Quindi è necessario mantenere alta la spinta erotica utilizzando ad esempio lingerie, sorprese e giochi, come i sex toys; purtroppo alcune donne sottovalutano, giudicando negativamente questo aspetto facendo sentire i propri maschi non desiderati o maniaci sessuali.
Si cresce insieme anche sessualmente sospendendo il giudizio e lasciando più libera la voglia di sperimentare cose nuove senza perdere il controllo.

Le 100 canzoni più belle di tutti i tempi

Le classifiche di Slide

Le più belle canzoni di tutti i tempi!

di Fabio Buffa

Quali sono le più belle canzoni di tutti i tempi? C’è mai stata una classifica a riguardo? Sono domande che ci siamo posti, indotti dalla curiosità di capire (un po’ come abbiamo fatto qualche mese fa per Slide Italia con i film) se fosse mai possibile stilare un elenco di brani con un oggettivo ed insindacabile criterio di “bellezza”. Il giudizio dato alle canzoni ha una componente di soggettività forte: un brano che ci ricorda un evento od un periodo particolarmente felici della nostra vita per noi può essere un lavoro artistico straordinario. Ad altri invece può non dire nulla.

Però un criterio di “bellezza” e “qualità” esiste: la musica è tecnica, armonia tra suono e voce, popolarità, capacità di avviare un ciclo che influenzi il contesto artistico o, addirittura, culturale. Proprio questi sono i criteri di tre dei numerosi tentativi di stilare una graduatoria delle canzoni più belle di sempre. Abbiamo scelto queste tre classifiche perché le riteniamo le più convincenti, anche se sotto certi punti di vista danno risultati sostanzialmente eterogenei tra loro.
Nel novembre del 2004 la rivista musicale americana Rolling Stone pubblicò una graduatoria delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi; per questa iniziativa radunò ben 172 tra musicisti, critici e discografici. Questa classifica viene considerata dai più quella più attendibile di tutte. Al primo posto troviamo Like a Rolling Stone di Bob Dylan, un brano del 1965, che proprio pochi mesi fa ha compiuto 50 anni. “Come ci si sente/come ci si sente/ad essere sola?/ Senza un posto dove andare?/ Come una completa sconosciuta/ Come una pietra che rotola?”. E’ la pietra che rotola a dare il titolo alla canzone, che tratta di una donna caduta in disgrazia, dopo aver conosciuto la ricchezza ed il successo. Si pensa che la protagonista di Like a Rolling Stone sia l’attrice e modella americana Edie Sedgwick, una delle ragazze portate alla popolarità da Andy Warhol, morta all’età di 28 anni per un’overdose di medicinali.  Questa canzone ha la peculiarità di essere un rock-folk in cui è la musica a seguire il cantato. 

Al secondo posto di questa classifica troviamo (I Can’t Get No) Satisfaction dei Rolling Stones.  Al terzo posto ecco Imagine di John Lennon e al quarto What’s Going On di Marvin Gave, questi ultimi due sono brani del 1971. 
In quinta posizione c’è Aretha Franklin con Respect (1967). In questa graduatoria nei primi 30  la canzone più recente è London Calling dei Clash (1980), posizionata al 15° posto, quella più recente in assoluto è Hey Ya! degli Outkast del 2003, posizionata al 180° posto.
I Beatles sono i più presenti in questo elenco, con ben 23 brani. 
Nel 2010 Rolling Stone ha aggiornato questa classifica, ma i nuovi brani inseriti (25) ebbero posizioni molto defilate: la migliore fu Crazy di Gnarls Barkley (gruppo che abbina musica elettronica, soul e rap) piazzata al 100° posto. 
Ma andiamo alla seconda graduatoria delle migliori canzoni di tutti i tempi: circa un anno fa la rivista musicale britannica New Musical Express (Nme) fondata nel 1952, ricalcando l’iniziativa di Rolling Stone, stila una propria classifica delle 500 migliori canzoni. 
Qui anziché agli esperti, chiede un giudizio direttamente ai lettori. Questi hanno scelto come brano leader in assoluto Smells Like Teen Spirit dei Nirvana. Al secondo posto troviamo Love Will Tear Us Apart della più classica tra le band post-Punk inglesi, ovvero Joy Division, mentre Donna Summer ha guadagnato il “bronzo” con I Fell Love. Nelle prime dodici posizioni il gruppo The Smiths detiene ben due brani (How Soon is Now?, al quarto posto e There is a light that never goes out, al dodicesimo).  
Nell’estate scorsa invece la rivista Panorama ha stilato la classifica dei 100 brani che hanno lasciato il segno nella storia della canzone. Al primo posto qui troviamo i Led Zeppelin con Stairway to heaven, brano del 1971 che la rivista Rollin Stone posizionava al 31° posto. Il significato del testo di questa canzone è stato molto controverso: i Led Zeppelin furono accusati di inneggiare al satanismo, ma è probabile che queste critiche in realtà fossero solo una trovata pubblicitaria. 
Al secondo posto troviamo Help dei Beatles, brano del 1964, che Rolling Stone posiziona al 29° posto. Al terzo, per Panorama, c’è Time dei Pink Floyd. 
In queste classifiche le canzoni italiane sono state assolutamente trascurate, con uno sbilanciamento anglo-americano evidente. 
La letteratura musicale comunque è ricca di espressioni relative a classifiche delle canzoni più belle nate e cantate da interpreti del nostro paese. Più che elencare le numerose graduatorie, abbiamo voluto fare una media dei brani, proponendovi quelli che sono presenti nelle posizioni avanzate in modo più frequente.   
“Almeno tu nell’Universo” di Mia Martini si pone in testa, seguita al secondo posto dalla mitica “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno. La terza piazza è occupata da “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli, che scalza dal podio “Con il nastro rosa” di Lucio Battisti, ovvero la canzone che riporta la frase “lo scopriremo solo vivendo” diventata ormai proverbiale. 
Studiando queste classifiche ci si accorge quanto ogni canzone abbia dietro una vera e propria storia: per esempio, Allelujah cantata da Leonard Cohen e giunta al 20° posto della classifica di Panorama, appena uscì (nel 1984) fu totalmente snobbata da critica e pubblico, conoscendo un successo inaspettato solo nel 2008, perché cantata da un concorrente della versione inglese di X Factor. La canzone di Chuck Berry del 1955 Maybellene, al 18° posto per Rolling Stone, in diverse versioni viene citata come Maybelline, come la nota marca di cosmetici, ora affiliata alla L’Orèal. Infine il brano God Only Knows dei Beach Boys, giunto in venticinquesima posizione, è la prima canzone pop a utilizzare il termine Dio (God) nel titolo. 

Le nuove droghe. Reportage

Report shock

Di cosa ti fai? Le nuove droghe più diffuse tra i ragazzi

di Alessandra Mura - Direttore News

54 mila ragazzi oggi fanno uso di droghe. Sostanze proibite e letali che circolano dappertutto e che si riescono a comprare con pochi euro. La preoccupazione delle famiglie e l’attenzione della società non basta. Il drogato non è, come 20 anni fa, l’emarginato o colui che ha problemi esistenziali. E’ il bravo ragazzo, quello insospettabile che vuole andare a mille all’ora e cerca un aiuto. Fa figo, fa personaggio, fa “tresh”. Secondo gli ultimi dati dell’ESPAD (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs), raccolti per l’Italia dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa, c’è da aver paura: fra i 15 e i 19 anni sta crescendo il numero di chi consuma abitualmente allucinogeni e stimolanti e soprattutto quello di chi assume sostanze psicoattive. Questi ragazzi, nella stragrande maggioranza dei casi, non sanno nemmeno cosa stanno ingoiando. Vediamo nel dettaglio quali sono le sostanze killer.

Il mondo dello sballo sta cambiando. Le sostanze killer sono ovunque e ogni giorno sono diverse. Girano in qualsiasi ambiente, sono miscugli letali spesso tagliati male e venduti a pochi euro. Un giro di soldi incredibile che cresce sulle ingenuità dei ragazzi, si alimenta con l’insicurezza, prende piede laddove manca informazione, dove “fa figo se ti fai”. Ma ti fai di cosa? I ragazzi spesso non lo sanno. Assumono sostanze per trovare sballo, per viaggiare a mille senza pensare alle conseguenze. 54 mila ragazzi, stando alle stime, si fanno “alla cieca”: per uno su quattro prendere una pasticca o bere un liquido di cui si ignora il contenuto è la prassi e non consola che in oltre la metà dei casi si tratti di un miscuglio di erbe ignote, visto che non pochi prodotti “naturali” fanno male. «È difficile fare l’identikit di questi ragazzi — ammette Sabrina Molinaro, dell’Ifc-CNR, responsabile dello studio —. Vanno bene a scuola, non fanno assenze e non arrivano da uno specifico ceto sociale: sono più spesso maschi vicini alla maggiore età, in media hanno meno interessi rispetto agli altri, ma non c’è nulla che possa aiutare davvero a intercettarli. Tanti mixano la pillola nuova di cui non si sa nulla con altre sostanze: il poli-abuso è sempre più comune, in sostanza molti prendono quel che trovano”. Ma non sono solo i giovanissimi a preoccupare. Le nuove droghe killer girano in qualsiasi ambiente e trovano terreno fertile laddove lo sballo diventa uno status symbol. “Se non ti fai, non sei e non appartieni”. Per altro, vittime del fenomeno del bullismo, molti ragazzi si “fanno” per non essere esclusi dal gruppo.

Esistono circa 470 nuove sostanze psicoattive, in continuo aumento e per tutti i gusti. Il nome che gli danno inganna: queste droghe agiscono sul sistema nervoso, ma sono tossiche anche per altri organi. I cannabinoidi sintetici, ad esempio, hanno effetti più simili alla cocaina e aumentano molto il rischio di eventi cardiovascolari devastanti». Crisi ipertensive, tachicardia e veri e propri infarti hanno portato perfino a decessi e non mancano conseguenze negative sui reni, sul fegato e sull’apparato gastrointestinale. Se poi i dosaggi non sono controllati, ecco che accade l’irreparabile.

L’azione sul sistema nervoso può essere devastante, come spiega Gaetano Di Chiara, farmacologo dell’Università di Cagliari: «Le nuove sostanze di sintesi sono molto potenti, costano poco e vengono assunte a dosaggi incontrollati. Gli effetti sono perciò in parte imprevedibili, di certo rovinosi: si va dai sintomi simil-eroina con arresto respiratorio di alcuni derivati di narcotici analgesici, all’estrema aggressività dopo l’uso di analoghi delle vecchie amfetamine, ma molto più forti. I rischi maggiori si hanno con sostanze psicostimolanti come i cannabinoidi sintetici, che provocano disturbi dell’umore, depressione, mania e sono associati a un’alta probabilità di sindrome schizoide: in pratica, si resta allucinati per giorni e compare una psicosi da cui non si torna più indietro. Senza contare che molte di queste sostanze possono provocare dipendenza». «Soprattutto nei ragazzi giovani, in cui il cervello è ancora in fase di sviluppo, le droghe psicoattive possono alterare i circuiti cerebrali — dice Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Salute Mentale del Fatebenefratelli-Oftalmico di Milano —. Questo favorisce l’esordio di disturbi mentali, portando a galla una predisposizione o provocandoli di per sé. E non dimentichiamo i rischi connessi alla perdita del senso del pericolo mentre si è sotto l’effetto delle droghe, che porta a una maggior probabilità di incidenti di ogni tipo».

A fare concorrenza all'ecstasy è il boom delle nuove droghe sintetiche, acquistate online o prodotte in casa. Le reali conseguenze ancora non si conoscono fino in fondo ma, quando non si muore, le subisce il cervello. C’è ancora un mondo da scoprire nelle droghe, soprattutto in molte sostanze che non vengono cercate nei test ma che in realtà danneggiano come e quanto quelle “ufficialmente conosciute”. Ci sono 500 molecole di droghe sintetiche scoperte fino a oggi e che sfuggono, nella quasi totalità, sia al contrasto delle forze dell'ordine che ai test medici.  "Ci sono sostanze come i catinoni che danno gli stessi effetti della cocaina ma non vengono cercati nei test - sottolinea Carlo Locatelli, direttore del Centro nazionale di informazione tossicologica (Cnit) della fondazione Salvatore Maugeri - lo stesso vale per chetamine e cannabinoidi sintetici che, in molti casi, non sono illegali".

Le droghe in voga oggi possono essere suddivise in due categorie: eccitanti o allucinogene. Le anfetamine e la cocaina appartengono alla prima categoria, mentre la marijuana, l’hashish, l’Isd e l’ecstasy alla seconda. Qualunque droga venga assunta, il suo effetto può essere amplificato dal contesto in cui si trova: sovraffollamento, caldo, ballo, disidratazione. Purtroppo sono situazioni imprevedibili, il corpo viene sottoposto ad uno stress disumano contro il quale non può difendersi. Troppi giovani oggi vengono traghettati in questo mondo “alterato” senza un perché. Sanno solo che “ti fa viaggiare a mille, che sei meglio di tutti gli altri”, ma in realtà, finito l’effetto, se sopravvivi, “sei uno schifo”. Vi proponiamo ora una lista delle droghe oggi più in voga nei locali, nelle discoteche, che incantano persino i giovanissimi:

Cobret: E' polvere di eroina scaldata e sniffata. In Italia cominciò a diffondersi nel  1997 fra i ragazzi che consumavano ecstasy.

Yaba: E' una polvere che arriva dal sud-est asiatico e comincia ad estendersi nelle discoteche europee. Fu sviluppata nei laboratori nazisti, per ordine di Hitler, per tenere sveglie per giorni interi le truppe. Può causare infarto acuto.

Shaboo: conosciuti anche come 'diamantini colorati' . Si tratta di anfetamine fumate per provocare un'eccitazione di maggior durata rispetto all'ecstasy. Oltre a disturbi di ordine psichiatrico, può causare infarto.

Popper: Il nome scientifico è 'nitrito d'anile'. In realtà è in circolazione da almeno 20 anni. E' venduto in forma di fialette, manda su di giri in pochi istanti e può causare ipertensione e ictus celebrale.

Ketamina: E' un liquido che veniva usato dai veterinari come anestetico. Si è diffuso nei rave dove viene sniffato. Provoca allucinazioni intense, con difficoltà a camminare e cecità temporanea.

Speed: E' una miscela di anfetamina e cocaina. Provoca un'intensa eccitazione che dura ore. I disturbi che provoca passano dall'aritmia cardiaca agli attacchi epilettici, fino a stati paranoici acuti.

Superpill: Uno degli ultimi arrivi nel supermercato delle droghe sintetiche. E' un miscuglio di ecstasy e Viagra, quasi sempre potenziato dall'assunzione di alcol. L'ecstasy spazza via qualsiasi tipo di inibizione, dando la sensazione di maggiore audacia nelle avances sessuali, aiutato in questo da Viagra. Effetti: scompensi cardiaci, pressione e febbre alle stelle.

MISS REGINETTA D'ITALIA è Maria Malandrucco

MARIA MALANDRUCCO,

Miss Reginetta d'Italia 2015 
Scelta tra oltre 3000 candidate, ha diciassette anni e viene da Frosinone.


Miss Reginetta d'Italia è stato sicuramente un esempio di bellezza, ma non solo, anche una voglia di lasciare emergere amicizie, buone intenzioni e rispetto per gli altri. Oltre ciò, il Patron Devis Paganelli quest'anno, ha voluto lanciare un messaggio sociale con la campagna "BALLO ma non mi SBALLO", con una serata organizzata a Riccione, dove le miss hanno potuto divertirsi, dimostrando che si può fare senza alcol. Dopo 110 tappe, 3000 candidate, oltre 500.000 contatti generati in 5 giorni, le 32 finaliste nazionali, si sono ritrovate sulla passerella dell'Altromondo Studios, per assistere alla premiazione della bellissima Maria Malandrucco, 17 enne di Frosinone, che oggi ci parla dei propri sogni e dell'emozione che ha provato durante la premiazione,  ma non solo. Scoperta dal Talent Scout e Conduttore televisivo Gianluca Nasi, la vincitrice si racconta a Slide.

Maria Malandrucco, cosa consigli alle ragazze che si avvicinano a Miss Reginetta d'Italia?
Consiglio alle ragazze che si avvicinano a Miss Reginetta di divertirsi prima di tutto e di provare e riprovare a partecipare. Ritengo che il termine "bellezza" sia sinonimo di semplicità,non esiste la ragazza perfetta;la bellezza è soggettiva e non è mai l'abito a fare il monaco. Ho già partecipato a questo concorso e avevo appena 16 anni, mi sono trovata bene, sono cresciuta e non ho mai smesso di sognare!

Il suo sogno da bambina e il tuo sogno di oggi?
Da bambina avrei voluto fare l'insegnante nelle scuole dell'infanzia,il sogno attuale lo sto vivendo in questo preciso istante.
Miss Reginetta d'Italia può essere un momento in cui si lanciano messaggi sociali?
Certamente, proprio in questa ultima edizione, insieme a tutte le ragazze di Miss Reginetta, abbiamo ribadito con forza, in una delle serate trascorse a Riccione,il NO allo "sballo", proprio in occasione dei recenti fatti di cronaca che hanno visto giovani ragazzi perdere la vita per eccessi e abusi di alcool e droga;abbiamo sottolineato come ci si possa divertire e svagare anche senza esagerare.
Hai vinto un anno di scuola di cinema alla scuola Immagina di Firenze del regista Giuseppe Ferlito. E' un premio importante che potrà formarti a possibili ingaggi nel cinema. 
Fin da piccola mi divertivo a raccontare le mie esperienze scolastiche e quotidiane alla mia famiglia, il più delle volte riuscivo a farlo con ironia e avevo un'interpretazione pazzesca; molte persone mi dissero che diventare attrice era quello che faceva per me,ho già girato una fiction a livello accademico ed è un lavoro che mi diverte molto, lo sento mio!

Quando sei stata eletta, sei scoppiata in un pianto di gioia, durato oltre dieci minuti, parlaci di quei momenti.
Premetto che ho pensato spesso a quel momento prima di viverlo, mi ritengo una ragazza solare, molto forte e con una sensibilità nascosta. Scoppiare in lacrime era l'unica cosa che avrei pensato di non riuscire a fare, ma l'emozione, i battiti del cuore, le vittorie precedenti prima di arrivare lì, l'adrenalina, la gioia,l a felicità e altre sensazioni che ancora oggi non riesco a spiegarmi sono esplose dentro di me nel momento in cui ho sentito Gianluca Nasi, il presentatore nominare il mio nome. Non sono riuscita a trattenermi!

Racconta la tua giornata tipo, passata alla finalissima.
Era il 10 Settembre 2015, ho aperto la finestra per prendere una boccata d'aria fresca, mi sono vestita e truccata,poi sono scesa con le mie compagne di stanza per fare colazione. Siamo rimaste in hotel con Pina Li Petri,la psicologa del concorso che si curava del nostro benessere fisico e psicologico; con lei abbiamo fatto training autogeno, dove tutte noi concorrenti, ad occhi chiusi  dovevamo immaginarci la finale della sera stessa. Avevo il sorriso sulle labbra durante il training e pensavo che fossi stata talmente contenta se avessi vinto che non sarei riuscita a tirar giù neanche una lacrima. Durante il primo pomeriggio siamo state trasferite alla discoteca "Altro Mondo Studios", seguito da una lunga giornata di prove fino ad arrivare al momento più emozionante, quello della finalissima.

Raccontaci ora, la giornata tipo, che immagini per il tuo futuro, che sia vicina al tuo sogno nel cassetto.
Per il futuro, immagino di alzarmi la mattina insieme a dei colleghi di un famoso set cinematografico, lavorare durante il giorno, arrivare la sera e cominciare la stessa routine il giorno dopo; poi avere un periodo di ferie da passare con i miei cari, magari farmi qualche vacanza e tornare a lavorare, produrre e guadagnare. Ma ora devo lasciarvi, mi aspetta un casting con il regista Giuseppe Ferlito! Un saluto a tutti i lettori di Slide e a tutti coloro che numerosissimi mi seguono con affetto.

giovedì 12 novembre 2015

Miss Europe World, Devis Paganelli è il Direttore Nazionale in Italia.


Siglato ieri 11 novembre 2015, l'accordo tra la Are Communication e la AGVogue Agency international Model di Beirut, che indica il talent scout Devis Paganelli quale patron nazionale per il concorso di bellezza internazionale che vedrà partecipi, 36 bellissime finaliste provenienti da altrettanti paesi.
Miss Europe World Italy

In Italia il contest, si avvarrà della gestione selezioni, del nuovo concorso Miss Principessa d'Europa, con casting e sfilate su tutto il territorio nazionale italiano, attraverso talent scout regionali e provinciali accreditati. 

Devis Paganelli
Per la scelta della miss che parteciperà come referente rappresentante italiana a Miss Europe World, si farà riferimento al riepilogo dei voti della finale nazionale di Miss Principessa d'Europa, tenendo conto che sarà selezionata la ragazza con maggior punteggio che abbia altezza di almeno 173 cm con conoscenza della lingua inglese.

Miss Europe World 2015

Solo ed esclusivamente per quest'anno, dal momento che la finale mondiale di Miss World Europe si terrà in Libano nel mese di febbraio, la scelta della Miss Principessa d'Italia 2015 che volerà per 20 giorni, ospite dell'organizzazione, come rappresentante italiana a Beirut, sarà effettuata direttamente dal Patron Devis Paganelli, il 2 di Dicembre a Milano, in occasione di un esclusivo SLIDE VIP PARTY presso l'Eleven Club Room (11Club Room) con l'organizzazione di Anthony Russo. 
Miss Europe World 2015

Logo Miss Principessa d'Europa

Per partecipare all'evento è necessario essere iscritte a Miss Principessa d'Europa al sito www.principessadeuropa.it 
Le iscritte riceveranno informazioni in email.
SLIDE è mediapartner ufficiale delle selezioni in Italia di Miss Europe World ed è supporter main sponsor di Miss Principessa d'Europa. 
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