martedì 26 maggio 2015

Slide al David di Donatello 2015

ROMA - Annunciate le nomination candidate ai prestigiosi Premi David di Donatello 2015 ai quali presenzierà la redazione di SLIDE con il Presidente Devis Paganelli. L'evento avrà anche risonanza televisiva con diretta Rai Movie alle ore 18.30 il 12 giugno e in differita su Rai 1 in seconda serata. La conduzione è affidata a Tullio Solenghi.  

Ma torniamo alle nomination: 16 nomination per Anime Nere di Francesco Munzi, 14 per Il Giovane favoloso di Mario Martone, 10 per Mia madre di Nanni Moretti, 7 per Hungry hearts di Saverio Costanzo, 8 per Torneranno i prati di Ermanno Olmi, 6 per Noi e la Giulia di Edoardo Leo. 

Anime Nere
LA CERIMONIA - La manifestazione, sarà presieduta da Gian Luigi Rondi, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Direzione Generale per il Cinema, e della Regione Lazio, d'intesa con Roma Capitale e gli Enti Promotori AGIS e ANICA. 

Partner istituzionali di quest'anno: BNL Gruppo BNP Paribas SIAE e IMAIE.  

Cortometraggi: Di notevole interesse la premiazione dei 45 migliori registi di cortometraggi, premiato dalle Accademie di Cinema di tutto il mondo. Ammessi al concorso film stranieri e italiani che siano comunque usciti in Italia nel periodo 30 aprile 2014 - 23 aprile 2015.  


Premi assegnati: 20 Premi David per il Cinema italiano, 1 per cinema Europeo, 1 per cinema straniero, 1 Migliore Cortometraggio, 1 Premio David Giovani ( giuria composta da seimila studenti delle scuole superiori ) 


Il Giovane Favoloro

Gian Luigi Rondi - Presidente della manifestazione: "L'inizio di tutto risale al 1956 e da allora siamo qui a difendere il cinema, soprattutto quello italiano", questo l'esordio alla conferenza stampa,  "saluto Giancarlo Leone che ci sostiene con Rai 1, ma è anche il vicepresidente dell'Accademia del Cinema Italiano e saluto, insieme a lui, l'altro vicepresidente, che è Giuliano Moltaldo, che mi auguro mi sia sempre vicino e continui a sostenere il David."

Mia Madre

Giancarlo Leone - Direttore Rai 1: "Vogliamo dare un segnale di apertura di Rai 1 verso il cinema italiano: quest'anno Rai 1 raddoppierà il numero dei film italiani trasmessi in prima serata e lo dico con orgoglio, perché non si fa mai abbastanza per il cinema. Al di là di quello che fa la Rai con Rai Cinema, finanziando molti progetti e aldilà dei canali tematici, è giusto che Rai 1 si incarichi di questo onore".

Il Ragazzo Invisibile

Tullio Solenghi - Conduzione: "Torno a condurre i David. Credo presuntuosamente di rappresentare 'un usato sicuro', ogni anno la sfida è quella di coniugare l'ortodossia della cerimonia con alcune mie facezie garbate. La platea dei David è molto difficile, perché non viene per godersi uno spettacolo ma per capire chi ha vinto o no. E' difficile riuscire a mantenere l'attenzione durante la stesura narrativa della cerimonia. Cercheremo di divertire dal vivo e chi ci seguirà da casa".


Tullio Solenghi
GUEST VILLAGE & LOUNGE: Il Guest Village è un'Area Ospitalità di stile e prestigio, nata da un'idea di Grandi Eventi, consorzio Presieduto da Vincenzo Russolillo. Idea consolidata in altre illustri iniziative come il Festival della Canzone Italiana di Sanremo, dove Grandi Eventi cura "Casa Sanremo".  Un "zona" idilliaca anche per i giornalisti, che possono seguire in diretta le fasi della rassegna in un ambiente esclusivo, accogliente e familiare.

Uno spazio espositivo e di visibilità unico per tutti gli Sponsor che consentiranno la realizzazione dell'Evento. Il Lounge è poi un’occasione di visibilità per i partner del settore eno-gastronomico all’interno di uno spazio prestigioso di pre-show ed after show del Premio di Donatello.

Vincenzo Russolillo
SLIDE: Presente alla diretta tv come ospite, per commentare e recensire il "Premio" ormai diventato appuntamento di prestigio per il panorama cinematografico italiano e straniero. 

Devis Paganelli - Presidente Slide :  "Un evento di prestigio al quale Slide non poteva mancare. Grazie alla collaborazione con Grandi Eventi e alla perspicacia di Vincenzo Russolillo, siamo presenti per riportare da vicino ai lettori di Slide, tutto ciò che accadrà davanti e dietro il palcoscenico."

mercoledì 13 maggio 2015

SLIDE C'è! Al Festival di Cannes 2015

SLIDE C'è! Al Festival di Cannes 2015
Ci siamo, mercoledì 13 maggio, riparte con 19 film, il più atteso festival del Cinema che come ormai è acclarato è quello di Cannes. 
Si alza infatti il sipario sulla 68esima edizione del Festival di Cannes, con in gara ben cinque film sono francesi. L'Italia può considerarsi soddisfatta, vista la presenza di Matteo Garrone, Paolo Sorrentino e Nanni Moretti tra i personaggi in pole position.
Una chicca : si intitola "Love" il film scandalo del festival 2015. Ogni anno viene proposto un film che vuole scuotere l'anima e far parlare di se. La proiezione è prevista per la mezzanotte della sezione Séance de minuit. Il film racconta una liaison a tre, dove ovviamente è il sesso a farla da padrone. Protagonista è Karl Glusman. 


martedì 5 maggio 2015

Pietro Morando, fu innovatore nella pittura

Dal Piemonte, schivo e riservato
Pietro Morando, fu innovatore nella pittura

di Fabio Buffa - Slide Italia

Il territorio piemontese può vantare di aver dato i natali ad una delle figure più innovative del mondo della pittura. Un artista che ha saputo offrire, malgrado il suo carattere schivo e riservato, un forte impulso alla cultura del nostro paese. Parliamo di Pietro Morando, nato ad Alessandria, nel quartiere Orti,  il 5 giugno 1889. Morando rappresenta la propria città natia partendo dal “marchio” del Comune del centro piemontese. Quel marchio ideato una decina di anni dopo la fondazione della città avvenuta nel 1168.  Lo stemma che campeggia nel timpano della facciata del Municipio è una croce rossa, sorretta da due grifoni le cui zampe reggono un nastro con la scritta “Deprimit elatos levat Alexandria stratos”. Cioè, “Alessandria umilia i superbi ed eleva gli umili”. E chi più di Pietro Morando rappresentò l’elevazione degli umili, con rappresentazioni che raccontano la gente semplice, che conosce quotidianamente la fatica del lavoro, la povertà e la fame? Chi, più del pittore Morando, seppe rappresentare con il pennello la dignità dei poveri, dei tartassati dalla vita e dalla feroce società?
La sua vita, fin da ragazzo, è un’avventura affascinante, un percorso tanto tortuoso quanto straordinario, sul cui tracciato troviamo personaggi (divenuti amici di Morando) che a vario titolo contribuirono a costruire la storia della nostra nazione. Da Angelo Morbelli, a Piero Gobetti, da Emanuele Filiberto di Savoia Duca d’Aosta, ad Antonio Gramsci, dallo scultore casalese Leonardo Bistolfi al pittore alessandrino Carlo Carrà. Da Cesare Battisti a Pelizza da Volpedo.
Tutte personalità che a vario titolo e in momenti diversi incrociarono la vita del pittore alessandrino, testimoni della versatilità e della pluralità di interessi dell’artista.
Ma andiamo con ordine: Morando sin da bambino aiutava il padre nell’attività di muratore, ma ciò non lo distolse dalla voglia di studiare e di sapere. Così la sera si recava nel centro di Alessandria a frequentare le “serali”, per poi comprendere che la sua vera vocazione era la pittura. Bazzicò all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e nel 1910 gli fu data la possibilità di esporre i suoi primi lavori a Roma.

L’altro pittore alessandrino Angelo Morbelli, che nel frattempo aveva raggiunto l’apice della popolarità, in quegli anni lavorava in una “bottega d’arte” a Milano: conobbe Morando e spinse affinché quest’ultimo potesse usufruire di una borsa di studio per frequentare l’Accademia di Brera. Morbelli “toglie” il collega più giovane dal dormitorio della città meneghina e lo ospita a casa sua. Questa fu la prima delle importanti amicizie di Morando che, tornato ad Alessandria, si avvicina alle posizioni interventiste di Cesare Battisti, che accompagnò durante la propaganda di quest’ultimo per l’intervento dell’Italia contro l’Impero Austro Ungarico. Nel 1915 Morando si arruola nel corpo speciale degli Arditi, combatte sull’Isonzo, a Gorizia, sul Carso; qui rimane ferito, poi nel 1918 è fatto prigioniero e deportato in Ungheria. Tenta di evadere, è ripreso e riportato in galera, questa volta in Romania. Vive, come tutti i commilitoni, esperienze drammatiche e strazianti, conoscendo la malattia, la tortura, le trincee, gli assalti, la morte più atroce dei compagni. Durante la guerra continua a disegnare, con il carboncino e su fogli raccolti dove capitava: i suoi disegni dal fronte sono dei veri e propri reportage di guerra.
Lavori che nel 1926 vengono raccolti in un volume dal titolo “I Giganti” la cui prefazione è scritta dallo scultore di Casale Monferrato Leonardo Bistolfi.
La cruda esperienza della guerra porta Morando ad una visione pacifista della vita e della società e si avvicina ai movimenti che si oppongono ai primi vagiti del fascismo: è il 1923 e Morando conosce il giornalista e politico Piero Gobetti (che poi morì nell’esilio in Francia a soli 25 anni), aiuta la moglie ed il figlio di Gobetti durante la cattura del caro, e per questo anche il nostro pittore rischia il confino. Grazie all’intercessione di Emanuele Filiberto di Savoia Duca d’Aosta e del generale Gaetano Giardino, entrambi combattenti sul fronte della prima guerra mondiale, Morando viene poi lasciato stare. E’ probabile che i due non vollero permettere che un combattente della Grande Guerra venisse cacciato dall’Italia.
Ecco che inizia la lunga epoca del pittore dei poveri e degli umili: pastori, contadini, viandanti, vagabondi, cantastorie, mendicanti. Insomma, la difficile quotidianità delle persone. Della sua gente.
Rappresenta, per esempio, “Il Riposo del boscaiolo”, dove descrive in modo straordinariamente efficace il riposo “del giusto”. Gli “Incontri di giramondo”, dove in un’essenziale pittura fa emergere povertà e dignità, miseria e libertà di persone umili ma fiere. Emerge poi una simbologia unica nel quadro di Morando dal titolo”Cristo dimenticato”, dove Morando stravolge la classica rappresentazione della Madonna con il bambino Gesù, attraverso un “Cristo” estremamente “uomo comune” che tiene in braccio un bambino con in mano un fiore.
Pietro Morando non ha mai abbandonato tele e pennello, fino ai suoi ultimi giorni. Ai primi di settembre del 1980 il suo fisico di novantunenne, indebolito dagli anni, conosce un’altra crisi respiratoria, così Morando viene ricoverato all’Ospedale di Alessandria. Le condizioni peggiorano e all’alba di mercoledì 24 settembre 1980 il suo cuore cessa di battere.
Ma le sue opere mantengono in vita la sua memoria, la sua figura, il suo carattere di contestatore “buono”, mai retorico e mai banale. Nella personalità come nella sua pittura.
La figura di Pietro Morando va sempre riferita al presente, perché i suoi lavori, anche i più antichi, incarnano una forte testimonianza della società in cui viviamo e della realtà dei deboli e degli umili. Che non si sentono e non vogliono sembrare “vittime”, che rifiutano la pietà degli altri, che chiedono semplicemente di essere considerati e rispettati nella propria dimensione, fatta di lavoro, sacrifici, sofferenze, ma anche orgoglio e amor proprio.
“Deprimit elatos levat Alexandria stratos”, tuona il motto scritto sullo stemma di Alessandria, che sembra fatto apposta per le opere, la carriera e la personalità di Pietro Morando.

La prima "diva" d'Italia Virginia Marini

Viaggio nel mondo dei ricordi

La prima "diva" d'Italia Virginia Marini
Rubò il cuore a Gabriele d'Annunzio

a cura di Fabio Buffa - Slide

Il mondo del teatro dei due secoli scorsi e del cinema muto hanno rappresentato (e rappresentano tutt’ora) qualcosa di straordinariamente affascinante e misterioso. Entità artistiche capaci di fare la storia della cultura del nostro paese e di gettare le basi per un’evoluzione artistico-culturale di rilievo unico. Tra la grande interprete Adelaide Ristori (nata a Cividale del Friuli nel 1822 e deceduta a Roma nel 1906) e la “divina” Eleonora Duse (nata a Vigevano nel 1858 e mancata negli Stati Uniti nel 1924), ci fu un’attrice piemontese, che da più parti viene considerata la prima “diva” (nel senso moderno del termine) che la nostra nazione abbia conosciuto. Questo primato solitamente viene attribuito alla Duse, ma la Marini, essendo stata di sedici anni più giovane di colei che rapì il cuore a D’Annunzio, arrivò al successo pieno ben prima.   
Virginia Marini nacque ad Alessandria il 19 novembre del 1842: accanto alla finestra dove trascorse i suoi primi anni di vita, fu posta una targa su cui vi è scritto: «questa casa vide nascere VirginiaMarini, cui l'arte drammatica arrise nello splendore massimo, imperitura nei secoli».
Fu maestra di giovani artisti e artiste che divennero miti nell'ambito del cinema muto. Non solo rappresenta una figura esemplare nella recitazione, ma la sua carriera, il suo carattere ed il suo carisma, hanno fatto sì che diventasse un'icona del successo femminile in ambito artistico-culturale.  Non a caso la Marini nelle interpretazioni aveva sempre una propria vena esclusiva, mai scontata. 
Fu una grande attrice drammatica, il suo successo bruciò le tappe con velocità vertiginosa; a 16 anni debuttò con un ruolo secondario di “servitrice” con la compagnia Monti-Preda. A 23 diventa primattrice, denotando bravura anche in ruoli brillanti. Ma la carriera di VirginiaMarini, seppur indirettamente, si intreccia anche con quella della rivale Eleonora Duse, considerando che nel 1914 da Parigi Gabriele D'Annunzio le scrisse chiedendole di interpretare una parte nella “Madre dolorosa” in una sua opera. 
Fin da piccina l’attrice alessandrina entra ne mondo del teatro: si racconta che il papà, Carlo Visino, frequentava da amatore  un teatro di Alessandria, con umili mansioni ma con la voglia di conoscere ed imparare l’affascinante mondo dietro le quinte.  La madre, Teresa Cornaglia, giungeva dalla Fraschetta e faceva la cucitrice. E’ facile intuire che l’abbinamento tra arte e vestiti di scena erano già una peculiarità della famiglia. 
Quando Virginia (nata, quindi, Visino) aveva 15 anni, in città giunse la compagnia d'arte drammatica guidata da Fanny Sadowsky (attrice di origine polacca) e da Giuseppe Astolfi: in questo gruppo lavorava Giovanni Battista Marini, allora «attore generico dignitoso», che incontrò Virginia in uno degli spettacoli tenuti nella città di Gagliaudo; se ne innamorò e la sposò, facendola entrare nel mondo del palcoscenico. Tra l'altro Giovanni Battista poco dopo fondò una propria compagnia. Virginia acquisì il cognome del marito, Marini  appunto, e ben presto dimostrò passione e talento per la recitazione.
La Marini fu Mirandolina, Messalina e interpretò tutti i personaggi femminili più carismatici e “mitici” del teatro, da quelli di Goldoni a quelli di Dumas, da Henric Ibsen a Eugene Scribes e Giacosa.  Dalle critiche del tempo la sua veniva descritta come una voce calda, morbida e profonda e la sua bellezza enfatizzava le sue doti. 
L'ammirazione dei suoi tantissimi estimatori spesso sfociò nella passione smisurata, nel fanatismo: a trent’anni un suo spettacolo conquista Venezia, dove fu festeggiata con serenate musicali e fuochi d'artificio. Per oltre venticinque anni la Marini fu leader incontrastata della prosa italiana avendo dalla propria bellezza, grazia ed eleganza, tanto da diventare indubbiamente la più acclamata di allora. Il critico Francesco Giarelli definiva la sua voce e la sua recitazione «un flauto nella selva, un profumo di gelsomino». Le doti della nostra attrice erano racchiuse nella sua grande versatilità: passava dal genere comico al drammatico e alle tragedie, con una spontaneità unica. 
Nel 1894 Virginia Marini lascia le scene per dirigere la Scuola di recitazione dell'Accademia di Santa Cecilia a Roma. Tra le sue allieve citiamo Elena Sangro, che divenne famosa come primattrice interpretando opere ispirate dai drammaturghi Sem Benelli e Victorien Sardou. Allievo della Marini fu anche Sergio Tofano, attore un po' buffone e un po' impegnato, dall'ironia pungente, diventato famoso anche per le sue doti di disegnatore: Tofano infatti è il “padre” del Signor Bonaventura, personaggio dei fumetti nato nel 1917 sul Corriere dei Piccoli. 
Il fatto di aver insegnato recitazione alle personalità artistiche più diverse, dimostra quanto l’attrice alessandrina, anche come “maestra”, sapeva formare aspiranti attori e attrici dalle caratteristiche più eterogenee. 
Virginia Marini morì a Roma il 13 marzo 1918, all'età di 76 anni. Si racconta che fino al giorno prima della morte fosse nelle aule della scuola che guidava, ad insegnare ai giovani e alle giovani attrici. 

“Nuova Vita” per il Tirler Dolomites Living Hotel.

“Nuova Vita” per il Tirler Dolomites Living Hotel. 

Dopo aver impostato l'albergo secondo i dettami più avanzati della bio-edilizia, grazie ai quali ha collezionato diversi premi, il Tirler, in collaborazione con uno degli esperti più conosciuti in Germania, ha iniziato la sua “campagna” contro gli zuccheri. Al Tirler, oltre a camere contro le allergie, con uno stupendo stile modern tirolese, ora trovi zucchero che piace anche al tuo cervello. È l'inizio del Positive Eating... L'idea innovativa è quella di prevenire le conseguenze negative degli zuccheri convenzionali, senza dover rinunciare a qualsiasi piacere. Tante novità, ma altrettanti capi saldi di una struttura eccellente in tutti i sensi.

A partire dalla posizione. La struttura si trova all’Alpe di Siusi, vicino a Saltria, ovvero in un punto strategico del famoso altopiano (d’estate per le passeggiate più belle della zona, d’inverno perché si trova direttamente sulle piste della zona sciistica Dolomiti Superski Alpe di Siusi / Val Gardena), ai piedi del Sassolungo e del Sassopiatto, simboli dell’Alto Adige.
Il Tirler, dicevamo, è già considerato un’eccellenza sia a livello regionale che nazionale.
Negli ultimi mesi ha vinto una serie di premi/certificazioni per il benessere della persona e la tutela dell'ambiente (certificato ECO conforme al programma UNESCO Biosphere), Marchio di Qualità ECARF che  gli ha permesso di essere riconosciuto come primo albergo in Italia contro le allergie,  inserimento fra i Best Sleeping Hotel Gold (per l’attenzione alla scelta di materassi e cuscini e per scelta di materiali come il legno di cembro noto per le sue proprietà rilassanti (gli oli che si respirano agiscono sulla pressione sanguigna, abbassandola) e nel sito sulle strutture salutiste – Healing hotel soft the World). Attenzione anche nei confronti delle allergie alimentari cibi privi di lattosio e glutine, possibilità di diete personalizzate per allergici.
Camere pensate come fossero piccoli appartamenti, le misure vanno dai 46 m2, ai 58, ai 66. Colazione fino alle 11.00, piscina aperta fin dal mattino, centro wellness aperto dalle 13 in caso di pioggia, altrimenti dalle 15.00. Mountain bike a disposizione.
Per i bambini l'attrazione principale è il sentiero che porta alla sorgente delle streghe. Appena  fuori dall’albergo, d’estate, un gruppo di animatrici vestite da streghe portano tutti i lunedì a  fare passeggiata a  piedi nudi attraverso questo sentiero costruito dall’albergo. Un modo per prendere maggior contatto con la natura.

E poi c’è la filosofia dell’albergo; LIVING è parola chiave per capire il valore aggiunto, la differenza tra questa e altre decine di stutture dell’Alpe e dell’Alto Adige. LIVING, per Tirler Dolomites Living Hotel, vuol dire una serie di cose che dimostrano quanto la famiglia Rabanser (ideatrice dell’hotel e da anni a capo di Tirler Alm, ovvero una delle baite più apprezzate della zona, più volte premiata nell’ultimo decennio come migliore baita dell’Alto Adige) pensi di cosa ha bisogno il proprio cliente.
Qualche esempio?
Al Tirler Dolomites Living Hotel quando arrivi non ci sarà la tipica reception che ti consegna le chiavi e sei già diventato un numero. Lounge & Reception sarà la prima area dove il cliente arriverà. Un’area di accoglienza, dove da subito, il cliente inizierà a vivere la vacanza, verrà coccolato con dolci, thè, altro…
Quando parti, nell’area adiacente a Lounge & Reception, è stato pensato uno spazio in cui puoi lasciare i tuoi bagagli, vivere un’altra giornata intera di vacanza e poi usufruire di una area docce dove rinfrescarti prima di partire.

Al mattino, in vacanza, non si dovrebbe avere l’assillo di svegliarsi… Tirler Dolomites Living Hotel serve la colazione fino alle 11.00… Così nessuno deve puntare la sveglia!! E ancora; a volte in montagna piove (eh si..). Tirler Dolomites Living Hotel allora, per i giorni di maltempo pensa a un accesso anticipato (dalle 13.00 anzichè dalle 15.00) al centro benessere di 400 m2 e alle piscine.
Un’ultima cosa. All’Alpe di Siusi hanno accesso solo le macchine di chi ha prenotato un soggiorno. Queste macchine non possono circolare tra le 10 e le 17. Tirler Dolomites Living Hotel, attento alla filosofia dell’Alpe, ha costruito un parcheggio sotterraneo dove andranno TUTTE le macchine degli ospiti dell’albergo. A tutela dello stupendo paesaggio che circonda la struttura…
Francesca Rocco
La “Chicca” del Grande Fratello
A tu per tu con l'ex inquilina della Casa più famosa d'Italia

a cura della redazione di Slide Ticino

La ricorderete come una delle più discusse concorrenti del Grande Fratello 13. Appena entrata nella casa, l'hanno soprannominata “Chicca” per non confonderla con la coinquilina Francesca Cioffi. Nata nel 1984, è originaria di Milano, più precisamene di Legnano. Il suo compleanno è il 23 Marzo ed è alta 170 cm.
L'abbiamo incontrata nella nostra redazione di Chiasso. Francesca, arrivata seconda classificata nell’ultima edizione del Grande Fratello ci ha raccontato della sua esperienza televisiva, dei suoi sogni, quelli realizzati e quelli ancora da realizzare, e dei suoi futuri progetti professionali.

Come è nata l’idea di partecipare al Grande Fratello?
In realtà è nato tutto per caso. Ero con un’amica in strada al centro di Milano e una persona addetta alle selezioni mi ha fermato chiedendomi se potevo essere interessata a partecipare al casting per la nuova edizione del Grande Fratello, che sarebbe di fatto iniziata dopo due mesi. E d’istinto ho accettato.

Di cosa ti occupavi fino a quel momento?
Lavoravo in un istituto di credito ma avevo appena dato le dimissioni perché volevo coltivare il mio sogno di fare l’avvocato. Ero quindi in una fase di transizione della mia vita, e quest’esperienza televisiva è arrivata forse al momento giusto, quando sentivo dentro di me forte l’esigenza di dovermi rimettere in gioco.

Come hai vissuto questa esperienza?
Bene, benissimo. Anche se all’inizio è stata dura perché la mia famiglia non era d’accordo su questa mia decisione. Io sono però una persona istintiva e passionale e seguo sempre il flusso delle mie emozioni . Mi sono vissuta quest’avventura al massimo ed alla fine questa mia spontaneità è arrivata anche al pubblico da casa, che mi ha permesso di restare per tutti e tre i mesi in trasmissione.

Tutti sappiamo che c’è in realtà un altro motivo che ha reso la tua partecipazione al GF speciale.
Si , assolutamente. Ho conosciuto il mio amore, Giovanni. Con lui è stato un colpo di fulmine ed è una storia che dura da un anno. Credo e spero che possa essere l’uomo con cui costruire il mio futuro, una famiglia. L’amore vero non capita di incontrarlo spesso in una vita, ma quando lo incontri lo riconosci subito.

Cosa pensi sia arrivato di te al pubblico che ti ha permesso di riscuotere così tanto successo?
Sicuramente la storia d’amore ha giocato un ruolo importante, ma credo che il pubblico abbia percepito la mia essenza, la mia spontaneità : nella casa sono stata assolutamente me stessa, dominata dal mio innato spirito di libertà. La casa del Grande Fratello è stata per me come l’Isola che non c’è di Peter Pan.

Prova a definirti in tre parole :
Spontanea , solare, legata alla famiglia. E sono contenta che al pubblico di me sia arrivato esattamente questo. Sono una persona che odia i giudizi e sfida i pregiudizi.

A cosa non rinunceresti se dovessi andare su di un’isola deserta?
La musica, soprattutto quella anni ’80. In particolar modo c’è una canzone che amo e che mi rappresenta in toto , “Semplice” di Gianni Togni, diventata il mio inno anche durante il Grande Fratello.

Cosa vuol dire per te essere alla moda?
Essere alla moda vuol dire indossare qualcosa che ti fa sentire a tuo agio. Se ti vedi bella, tutto il mondo ti vedrà bella e sarai sempre alla moda. E’ un discorso del tutto soggettivo.

Com’è il tuo rapporto con i social network?
Ottimo, ma devo confessare che tutto è nato dopo la mia esperienza televisiva. Attraverso la mia pagina fan su Facebook mantengo i contatti con le persone che mi seguono e e che ritengo amici perché, anche se virtualmente, ogni giorno riempiono molti momenti della mia giornata e riescono a darmi tanta energia positiva.

Parlaci dei tuoi progetti futuri?
Sto attualmente partecipando ad un corso di recitazione a Milano in un’importante accademia , l’Accademia09 ,perché vorrei provare ad intraprendere la carriera cinematografica. E’ un mondo che mi ha sempre affascinato ma in cui non mi sono mai cimentata. Ho iniziato da poco un percorso come fashion blogger: il nome del mio blog è "Touché" (www.touche.francescaroccoofficial.com).

Come mai questo nome?
Appena mi è stato proposto di iniziare questa nuova avventura ne sono rimasta letteralmente "colpita" …ecco perché “touchè”! Sarà un’opportunità per me e per tutti coloro che vorranno parteciparvi di confrontarsi su temi di varia natura, nell’ambito della moda e dell’attualità.

Cosa stai progettando in questo momento?
Tra le varie cose, sto avviando una collaborazione professionale nel Ticino nel segmento Eventi con la Unique Events : potrebbe essere una buona opportunità per farmi conoscere anche da un pubblico fuori dall’Italia.

Sappiamo che stai anche per diventare avvocato.
Si, ho deciso infatti di portare avanti anche questa professione. A marzo di quest’anno ho completato l’iscrizione all’albo degli avvocati. Proverò a giocarmi le mie carte al meglio, poi il futuro è un’incognita per tutti : chi vivrà, vedrà.
Intervista Esclusiva SLIDE
RAIMONDO LAINO, l'IPNOTISTA

“Dove la mente non può vedere il cuore riesce a sentire”.

a cura della redazione

L'abbiamo conosciuto nel 2012, in occasione della Finale Nazionale di Miss Reginetta d'Italia ,dove sul palco di Magicland è intervenuto durante l'elezione ufficiale. Fece una previsione qualche giorno prima, sul nome della vincitrice, che poi si rivelò esatta. Da qui l'amicizia dell'editore di SLIDE con “L'IPNOTISTA”, che oggi entra nel Team di redazione, con nuove sorprese per il futuro.
Raimondo Laino è ipnotista e ricercatore degli stati più profondi della mente umana. Esperto di mentalismo, ipnosi, meditazione, comunicazione subliminale, persuasione, vendita e linguaggio del corpo. Si è anche specializzato nella gestione degli stati mentali grazie alla certificazione Pratictioner PNL Academy. E' definito anche “Enigmista Mentale” e detiene un Guinness World Record e l’Oscar Personalità Europea 2014. Porta il suo intrattenimento psicologico con spettacoli in tutto il mondo e si dedica alla formazione condividendo spesso i suoi segreti.

Raimondo, tu nasci come mentalista, com cosa fa un mentalista?
A riguardo c’è tanta confusione nell’immaginario collettivo. Esistono due tipologie di Mentalismo: uno esoterico, che è esistito sino ad una ventina di anni fa, dove chi esercitava questa forma d’arte affermava di avere poteri soprannaturali; l’altro è quello che si definisce ‘Mentalimo scientifico’, ovvero coloro i quali conoscono la comunicazione, il linguaggio del corpo, e molte altre tecniche così da essere in grado di utilizzare tutti e 5 i sensi per fare in modo di costruirne un sesto. Io nello specifico lavoro sul controllo dell'energia, sul controllo dell'intenzione e mi sono specializzato nella comunicazione con il subconscio, ovvero nell’ipnosi e nella lettura del linguaggio del corpo.

Come si diventa mentalisti?
Per diventare mentalisti è necessario studiare migliaia di libri e riuscire ad individuare in questi le giuste chiavi di interpretazione che permettono realmente ad un individuo di guadagnare il controllo sul potere della mente umana. Un mentalista solitamente è anche un esperto illusionista, così come un vero maestro della PNL. Nei miei spettacoli uso questi strumenti per leggere nella mente umana, condizionando o intuendo i pensieri delle persone senza che le stesse se ne accorgano. In fondo sono semplicemente un'artista della mente, colui che da secoli studia e sfrutta nell’ottica dello spettacolo (e non solo) le misteriose capacità del cervello. Dedico la vita alla ricerca e alla scoperta di nuove possibilità, sperimentando fenomeni decisamente insoliti e spettacolari.

In particolare cosa fai?
Io cerco nello specifico, con acute capacità di osservazione e intuizione, di comprendere la personalità e le caratteristiche di ogni persona proponendo degli esperimenti al fine di rendere visibile l’impossibile e rendere consapevole chi mi guarda di una nuova realtà, o meglio di una nuova prospettiva della realtà. Posso quindi giocare con i pensieri e le scelte del pubblico creando insieme ad esso effetti basati su principi di: Ipnosi e suggestione; Lettura della comunicazione non verbale (linguaggio del corpo); Comunicazione subliminale (indurre scelte in modo nascosto); PNL (Programmazione Neuro-Linguistica); Cold reading (Lettura istantanea della personalità e di eventi passati); Tecniche di memorizzazione; Intuizione; Statistiche sociologiche.

Organizzi diversi corsi di formazione, spesso seguiti con successo da numerosi personggi dello spettacolo e dello sport. Questo cosa centra con il mentalismo?
Grazie ad approfondite competenze psico - sociologiche, un artista della mente è in grado di prevedere ed influenzare i pensieri e le scelte delle persone, in modo simpatico e coinvolgente.
Il mentalismo è un'arte secolare e per la prima volta ho pensato di fondere queste conoscenze col mondo della crescita personale, della comunicazione e dell’ipnosi.

Spiegaci meglio se puoi.
Riflettiamo per un secondo: “Come ci sentiremmo nel capire cosa sta pensando il nostro interlocutore? Quanto sarebbe più facile la nostra vita se fossimo in grado di riconoscere cosa si nasconde dietro quello che gli altri ci raccontano? Come ci sentiremmo se fossimo in grado di usare eticamente delle strategie per guidare gli altri a fare le scelte che desideriamo?
I percorsi che organizzo (comunicazione, ipnosi, linguaggio del corpo ecc.) e che centinaia di persone decidono di seguire in tutta Italia cercano di dare una risposta concreta a queste domande, guidando attraverso i più strani e inaspettati meccanismi della mente umana, così in profondità da poter essere in grado di far riprendere in mano il totale controllo della propria vita e non solo.


Oltre ad essere riconosciuto come il più giovane mentalista italiano, sei definito l'”Ipnotista italiano”, come mai?
La mia idea si concretizzò qualche anno fa, quando di ritorno da un viaggio a Las Vegas decisi di realizzare il Comedy Hypnosis Show, ovvero uno spettacolo dove alcune persone del pubblico avrebbero avuto incontri ravvicinati con lo strumento più semplice eppure tanto temuto del mondo: l’Ipnosi. All’inizio qualche collega mi disse che in Italia questo tipo di intrattenimento era impossibile da realizzare. Ma dopo aver studiato per molto tempo e appreso le tecniche dei migliori ipnotisti da spettacolo e ipnoterapeuti sono riuscito a creare uno spettacolo diverso da qualsiasi altra esperienza di intrattenimento che si fosse mai vista, e che sta riscuotendo enorme successo.

Entriamo più nel merito.
Sono stato il primo a realizzare lo show di Ipnosi Vera, senza né complici o attori sia sul palco, sia nei miei esperimenti dal vivo. Ad esempio dimostro come volontari del pubblico aumentino le loro capacità creative sotto ipnosi: riesco ad indurre in loro stati di allucinazione e di amnesia come, impossibilità a pronunciare il proprio nome, e addirittura a trasformare la loro identità, portandoli a credere di essere musicisti di fama mondiale, modelli di alta moda, ballerine, attori e cantanti del mondo dello spettacolo, come Beyoncé , Tina Turner , Britney Spears , Michael Jackson.
Una delle più grandi gioie di questo tipo di intrattenimento è nel dimostrare i meravigliosi benefici dell'ipnosi. Che si tratti di un profondo stato di rilassamento che migliora il processo creativo o semplicemente una scusa per le persone a lasciarsi andare e divertirsi, l'ipnosi è un utile strumento per il proprio potere personale e che può essere utilizzato in tutti i settori della nostra vita.

E' pericolosa l'ipnosi?
Questa è una leggenda metropolitana. L'ipnosi è un meraviglioso e rilassante stato naturale della mente che tutti noi possiamo utilizzare per migliorare la creatività, fiducia, e agevolare il processo per raggiungere i propri obiettivi e molto altro.
Molte persone sperimentano l’ipnosi ogni giorno, quando si perdono nella lettura di un buon libro, o mentre guidano e si focalizzano sul proprio flusso di pensieri. Io cerco, inoltre, di renderlo anche uno strumento tremendamente divertente per dimostrare fin dove si può spingere la mente umana.

Sei stato in grado di rendere la tua passione un lavoro. Sei fortunato.
Un grande saggio diceva : ''Non si può non comunicare”. L'essere umano comunica costantemente attraverso due canali: con il mondo esterno e con se stesso.
Per vincere nel gioco della vita dobbiamo essere sicuri di comunicare nel modo migliore in entrambe le direzioni, cosa che sfortunatamente nessuno ci ha mai insegnato o spiegato.
Se sono riuscito a fare tutto ciò che ho fatto, è perchè ho capito come allearmi con la mia mente e sconfiggere tutti quei miti comuni sul concetto di impossibile e di successo che il mondo ogni giorno provava ad impormi.
Scoprire profondamente le persone e guidarle verso i loro desideri era solo un gioco all’inizio, successivamente è diventato ciò che oggi amo insegnare.

Ma tutti possono imparare le cose che tu sai?
Tutti possono imparare e tutti hanno il diritto di sapere come essere più consapevoli di se stessi e del mondo esterno, diventare più persuasivi in una realtà dove regna una competizione spietata, ed esprimere il massimo potenziale della propria mente per vivere una vita di qualità attraverso l’auto ipnosi. Cerco di fare entrare le persone in una nuova dimensione, che stupisce e allo stesso tempo attua un cambiamento profondo, e di trasmettere i più potenti strumenti comunicativi esistenti; dove incanalarli poi spetta alle persone!

Ti occupi anche di Life Coach, spiega a chi non lo sa, cosa vuol dire.
Volentieri. Intanto ti dico che è ciò che amo di più fare. Per definizione “ll Life Coach è colui che esalta negli individui l’espressione e lo sviluppo del loro vero potenziale, con il raggiungimento dell’autonomia individuale e dell’auto-realizzazione della persona”. In pratica aiuto le persone a raggiungere i propri obiettivi. Nello specifico sono stato il primo a mescolare le tecniche di Coaching con i modelli dell’Ipnosi conversazionale e del Mentalismo, diventando il primo Hypno – Coach italiano: un consulente privato che ti guida verso il raggiungimento dei tuoi desideri.

Puoi farci qualche esempio?
Ad esempio riesco, tramite l’osservazione e l’ascolto profondo, ad entrare nella mente delle persone e capire quali sono i blocchi che ostacolano la realizzazione personale nelle varie sfere di azione.
Sono un vero e proprio personal – trainer della mente e delle emozioni, che ti segue e ti allena per guidarti al traguardo con i giusti tempi e con gli sforzi necessari.

Sei una sorta di psicologo e terapeuta.
Assolutamente no! Molte sono le distinzioni fondamentali rispetto a quello che fa lo psicoterapeuta:
Io mi occupo di situazioni che riguardano l’area del benessere in cui la necessità è quella di potenziare i punti di forza, o il sostegno nel momento in cui una persona si trovi in un periodo di difficoltà temporanea, ma non di risolvere problemi psichici di grave natura.
Infine, altra caratteristica che distingue il mio metodo da altri è il focus temporale: generalmente nei modelli psicoanalitici il lavoro è più centrato sul passato della persona, mentre io mi focalizzo sul “qui-ora”, insomma sullo stato presente, utilizzando tecniche di Ipnosi per il Benessere.

Anche qui un esempio?
Ad esempio molte delle finalità di chi mi sceglie sono cose semplici e pratiche come: raggiungere i propri obiettivi lavorativi, smettere di fumare, dimagrire, superare vizi e fobie, migliorare i propri rapporti interpersonali…

I tuoi sogni per il tuo futuro? Considerando che tu a quanto sembra aiuti gli altri a realizzare i loro.
I miei obiettivi sono per adesso dedicarmi alla scrittura del mio primo libro e all’organizzazione del mio calendario di show, corsi ed eventi privati in giro per il mondo per il prossimo 2016. Inoltre sto collaborando con MegaTube per la realizzazione di un progetto che potrebbe portarmi ben presto sul piccolo schermo e poi da qualche tempo ho iniziato a collaborare in prima persona con MYRACOL!

Myracol, con il Team vicino a SLIDE.
Si, sto lanciando MYRACOL in Italia insieme all’imprenditore Devis Paganelli per apportare benessere fisico ed economico a tutti coloro che faranno parte di questa iniziativa. Una grande opportunità ..che ogni giorno è sempre più importante, ma non posso dirvi altro per ora, è in continua evoluzione!

Vuoi conoscere meglio Raimono Laino?
www.the-hypnotist.it/

La "cura", come salvezza dell'anima.

Una meravigliosa sinfonia chiamata vita.
La "cura", come salvezza dell'anima.

a cura della Dott.ssa Laura Benvenuti / Medico Omeopata, diplomata in Medicina Tradizionale Cinese e Agopuntura, Psicoterapeuta Gestalt in formazione


Cura, dal latino Cùra, deriva dalla radice Ku-/Kaw Osservare e dal sanscrito Kavi Saggio.
Mi piace l’idea di una medicina basata su questo presupposto: osservare con saggezza.
I Greci esprimevano il concetto di saggezza con il termine “Sophrosyne” che ha la radice nel verbo Sozo (salvare) e fren (anima), quindi la saggezza per i greci era la salvezza dell’anima.
Tornando al significato della parola "cura" si potrebbe quindi parlare di osservazione e di salvezza dell’anima. Considerare la cura dell’individuo come la possibilità di entrare in contatto con la parte più profonda dell’essere. La parola anima deriva dal greco animus (vento), elemento della natura invisibile, ma percepibile come un soffio sulla pelle o come forza che muove e sposta.
Quando il nostro corpo si ammala non sta facendo altro che manifestare gli effetti di quell’animus che ci rende vitali e che non potremmo percepire se non osservando con saggezza e, io aggiungo con amore, gli effetti che esso stesso produce. Il sintomo, partendo da questa visione, può allora essere considerato non solo come indicatore di una macchina che non funziona più (il nostro corpo) e che quindi va aggiustata, ma anche come espressione di un disagio più profondo che non siamo in grado di sentire e riconoscere. Ciò che ci rende diversi da una macchina è proprio quella impercettibile e misteriosa energia che non solo ci fa funzionare, ma che ci fa soprattutto vivere la realtà attraverso i sensi e per questo noi sentiamo e ci emozioniamo. 
Io non credo che il nostro corpo sia una macchina perfetta, io credo che il nostro corpo sia un’insieme di parti che si relazionano in modo perfetto. Come in una grande orchestra, ogni elemento si relaziona con l’altro al fine di creare un’armonia di suoni che si mescolano e si integrano. Questa è la meraviglia e la perfezione dell’essere umano e pertanto il concetto di cura dovrebbe essere finalizzata a mantenere questo equilibrio tra le parti, un equilibrio in continuo movimento e cambiamento, ma sempre fondato su un’armonica relazione tra le parti.
Uno stomaco dolente quindi non potrà essere considerato solo come organo, separato dal resto del corpo fisico ed emotivo. Ricollegandomi al concetto iniziale di cura io credo che quella parte del nostro corpo ci stia semplicemente chiedendo di essere osservata con saggezza e amore. Io posso ridurre il dolore prodotto da una gastrite, ma contemporaneamente ascoltare quel dolore senza considerare il nostro stomaco un nemico da combattere, ma piuttosto una parte da amare e ascoltare più di altre perché ci sta aiutando ad entrare in contatto con noi stessi, con il nostro mondo emotivo, con la nostra anima. Ritengo che questo sia un principio fondamentale per vivere in salute, il resto è solo bonifica, separazione ed eliminazione di parti. Ma se ci comportassimo solo così senza applicare questo principio che ne sarebbe dell’orchestra? Qualche strumento ben funzionante non basta a creare questa meravigliosa sinfonia chiamata vita.

Le tre rose di Eva, arriva Beppe Convertini

Le tre rose di Eva
La fiction tra le più seguite vedrà nel cast Beppe Convertini
In onda, a partire dal 20 marzo, il venerdì su Canale 5

a cura della redazione / Foto di Paolo Stucchi

Per la terza stagione consecutiva e per 14 puntate è ripartito sulle reti Mediaset – Canale 5 la Fiction “Le tre rose di Eva”. La serie ricca di nuovi avvenimenti circa la presenza dei tre protagonisti, interpretati da Anna Safroncik, Roberto Farnesi e Luca Capuano, tutti confermati per i nuovi episodi insieme a gran parte degli altri volti già noti. Accanto a loro si muoverà un gruppo di new entry, che promette di portare nuova linfa vitale alla storia e tra queste, Beppe Convertini.
Convertini nella fiction sarà Franco, un boss che vive per le donne, i soldi e vizi di ogni genere. Socio con Edoardo Monforte (Luca Capuano) di un night club. Vestito di tutto punto con modi da gangster di lusso. Un personaggio camaleontico, doppiogiochista, astuto, arrivista, fautore di diverse malefatte e di alcuni colpi di scena.
La fiction, ancora una volta, sarà ambientata a Villalba dove Aurora è diventata una delle donne più ricche del paese, riuscirà a rivendicare i suoi diritti? E la sua storia d'amore con Alessandro Monforte si riaccenderà, nonostante lei sia ufficialmente sposata con suo fratello Luca? Alessandro si ritroverà a ricominciare da zero. Veronica invece uscirà dal carcere con l'intenzione di vendicarsi di Aurora Taviani. Alcuni di questi nodi saranno già sciolti, visto che le vicende ripartiranno tre anni dopo il finale della seconda stagione.

Beppe parlaci del tuo personaggio.
“Nella terza serie della fiction interpreto un cattivo dalle mille sfaccettature che si troverà a destreggiarsi con astuzia in diversi misfatti”

Due parole su questa nuova esperienza?
E' stata umanamente e professionalmente una esperienza straordinaria con l’intero gruppo di lavoro, sono davvero contento di far parte del cast di una serie televisiva di così grande successo”.

Slide incontra Pietro delle Piane

Slide incontra
Pietro delle Piane
Un’attore con un grande talento ed un volto particolarmente intenso.

di Nadia Bengala - Direttore Slide


L’ho incontrato in questi giorni e mi ha raccontato del film che sta girando in Sicilia. Un film sulla vita di Carmelo Zappulla, un cantante partenopeo con origini siciliane. Una storia drammatica che vede coinvolto il cantante in una travagliata vicenda giudiziaria, legata ad un omicidio del quale lui si è sempre dichiarato innocente.
Il film è tratto dal libro autobiografico di Carmelo Zappulla e la regia è di Alfonso Bergamo “Il ragazzo della Giudecca”.
Il cast è ricco di nomi prestigiosi come Franco Nero, Giancarlo Giannini, Tony Sperandeo, Pietro delle Piane ed altri.

Pietro cosa ne pensi di questo film, di questa storia?
Appena letto il copione ho pensato a “ L’uomo in più “ di Paolo Sorrentino, spero che “Il ragazzo della Giudecca “ abbia lo stesso successo. Una storia vera, con una bella sceneggiatura. Sono un’attore che sente molto il personaggio e quando ho girato la mia prima scena con Carmelo, posso dire che c’e’ stato subito feeling ed abbiamo lavorato molto bene. Alfonso ha preparato il film con largo anticipo, c’e’ stato un lavoro molto accurato sui personaggi, la loro storia, stiamo facendo un buon lavoro.

Finito questo film sai gia’ cosa farai? C’e’ qualche progetto in vista?
Sto’ lavorando al mio primo corto da regista, che realizzerò a breve.

Bene! Quindi un nuovo debutto! Siamo curiosi di vedere questa tua opera prima. Che sei un bravo attore lo abbiamo visto,cosi vedremo come te la cavi in regia. Sappiamo che hai lavorato con registi del calibro di Mimmo Colapresti, Ricki Tognazzi, Guido Chiesa…..
Si e anche Diego Abatantuono nella sua opera prima di regia.

Con chi vorresti lavorare ancora e non ne hai avuto l’occasione?
Sicuramente con Marco Bellocchio e Crialese, mi piace molto Paolo Sorrentino, adoro Salvatores e spero di avere l’onore e il piacere di lavorare con loro prima o poi.

Professionalmente le cose stanno andando bene, ma del privato mi vuoi dire qualcosa?
Nadia, ti dico solo che ho una compagna e un figlio che abbiamo chiamato Filippo che amoooooooooo.

Grazie Pietro di questa chiacchierata, so che sei in partenza, devi tornare sul set, in bocca al lupo, a presto, un saluto a nome di tutti i lettori di Slide.

101 FILM da salvare!

Slide e il Cinema alla carica dei
101 FILM da salvare!
a cura di Fabio Buffa - Slide


Quali sono i cento film italiani da non dimenticare? Quali sono i film che rappresentano il collante tra le generazioni? Quali descrivono meglio la storia d’Italia degli ultimi 70 anni? Ma, soprattutto, esiste un elenco di pellicole ritenute le più rappresentative nel contesto della celluloide? Certo che esiste.  L’idea di crearlo nacque nel 2006 dalle Giornate degli Autori, ovvero la rassegna autonoma della mostra del Cinema di Venezia, indirizzata ai ragazzi delle scuole medie e superiori, per far crescere in loro, e non disperdere nelle generazioni, l’amore e la passione per i film. 
Così, nel 2008, l’idea di creare questo elenco venne raccolta da un gruppo di addetti ai lavori che ha redatto la lista delle cento pellicole italiane da salvare dal dimenticatoio. A dire il vero le opere sono 101 in quanto si sono aggiunti i documentari del regista e sceneggiatore siciliano Vittorio de Seta, sul mondo del proletariato del mezzogiorno d’Italia. Il progetto si chiama “100+1, cento film e un paese, l’Italia”. La realizzazione è stata affidata alle Giornate degli autori, con la collaborazione di Cinecittà Holding, del Ministero dei Beni Culturali e del critico cinematografico Fabio Ferzetti. Quest’ultimo  ha radunato a sé il  regista Gianni Amelio, i giornalisti Gianpiero Brunetta, Paolo Mereghetti e Morando Morandini. Un elenco in cui ce n’è per tutti i gusti: commedie brillanti ed ironiche, film drammatici, cinici, crudeli, con un comune denominatore: descrivere, nel bene e nel male, l’Italia, attraverso vari spaccati. Il grande Federico Fellini è il regista presente nella lista con più film, ben sette titoli, mentre le attrici più evocate sono Sophia Loren , Anna Magnani e Stefania Sandrelli. Proprio quest’ultima, con 5 film tra i cento, in un’intervista rilasciata a Repubblica il 28 febbraio 2008 dichiarò: “questi sono film di cui vado orgogliosissima: rappresentano l'Italia, le italiane, e anche me stessa, le scelte che ho fatto. Guai a chi me li tocca!”. I titoli in cui è presente la Sandrelli sono, Divorzio all'italiana (Pietro Germi), Io la conoscevo bene (Ettore Pietrangeli), Il Conformista (Bernardo Bertolucci), Novecento (ancora Bertolucci) e C'eravamo tanto amati (Ettore Scola).
Questo elenco è da ritenersi “chiuso” o “aperto” e disposto ad essere incrementato da altri titoli? L’idea è di adeguarlo (se giungessero pellicole meritevoli) con nuovi film, tenendo presente che non si è voluta realizzare una classifica dei film “più belli”, piuttosto dei più rappresentativi come “cerniera” tra passato e nuove generazioni. 
L’arco di tempo coperto dai cento lavori va dal 1942 al 1978, 36 anni in cui l’Italia, seppur tra mille contraddizioni, è riuscita a risollevarsi, dopo la guerra, diventando, da paese devastato e arretrato dagli eventi bellici, a potenza economica. Ora è importante continuare a salvaguardare il nostro cinema: da considerare non soltanto sotto il profilo dello svago e del divertimento, ma come vera e propria opera d’arte capace di raccontare (e di fare)  la nostra storia. 


Ecco quindi l’elenco delle centouno pellicole: 

Quattro passi tra le nuvole di Alessandro Blasetti (1942),
Ossessione di Luchino Visconti (1943),
Roma, città aperta di Roberto Rossellini (1945),
Paisà di Roberto Rossellini (1946),
Sciuscià di Vittorio De Sica (1946),
L'onorevole Angelina di Luigi Zampa (1947),
Ladri di biciclette di Vittorio De Sica (1948),
La terra trema di Luchino Visconti (1948),
Riso amaro di Giuseppe De Santis (1949),
La città dolente di Mario Bonnard (1949),
Cielo sulla palude di Augusto Genina (1949)
Stromboli, terra di Dio di Roberto Rossellini (1949),
Catene di Raffaello Matarazzo (1949),
Il cammino della speranza di Pietro Germi (1950),
Domenica d'agosto di Luciano Emmer (1950),
Cronaca di un amore di Michelangelo Antonioni (1950),
Luci del varietà di Alberto Lattuada e Federico Fellini (1950),
Prima comunione di Alessandro Blasetti (1950),
Bellissima di Luchino Visconti (1951),
Due soldi di speranza di Renato Castellani (1951),
Guardie e ladri di Steno e Mario Monicelli (1951),
Miracolo a Milano di Vittorio De Sica (1951),
La famiglia Passaguai di Aldo Fabrizi (1951),
Umberto D. di Vittorio De Sica (1952),
Europa 51 di Roberto Rossellini (1952),
Lo sceicco bianco di Federico Fellini (1952),
Totò a colori di Steno (1952),
Don Camillo di Julien Duvivier (1952),
Pane, amore e fantasia di Luigi Comencini (1953),
I vitelloni di Federico Fellini (1953),
La spiaggia di Alberto Lattuada (1953),
Napoletani a Milano di Eduardo De Filippo (1953),
Febbre di vivere di Claudio Gora (1953),
La provinciale di Mario Soldati (1953),
Carosello napoletano di Ettore Giannini (1953),
Il sole negli occhi di Antonio Pietrangeli (1953),
L'oro di Napoli di Vittorio De Sica (1954),
Un americano a Roma di Steno (1954),
L'arte di arrangiarsi di Luigi Zampa (1954),
Senso di Luchino Visconti (1954),
La strada di Federico Fellini (1954),
Una donna libera di Vittorio Cottafavi (1954),
Gli sbandati di Francesco Maselli (1955),
Un eroe dei nostri tempi di Mario Monicelli (1955),
Poveri ma belli di Dino Risi (1956),
Il grido di Michelangelo Antonioni (1957),
Le notti di Cabiria di Federico Fellini (1957),
I soliti ignoti di Mario Monicelli (1958),
Arrangiatevi! di Mauro Bolognini (1959),
La grande guerra di Mario Monicelli (1959),
I magliari di Francesco Rosi (1959),
Tutti a casa di Luigi Comencini (1960),
La dolce vita di Federico Fellini (1960),
Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti (1960),
La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini (1960),
La lunga notte del 43 di Florestano Vancini (1960),
Il bell'Antonio di Mauro Bolognini (1960),
Una vita difficile di Dino Risi (1961),
Divorzio all'italiana di Pietro Germi (1961),
Il posto di Ermanno Olmi (1961),
Accattone di Pier Paolo Pasolini (1961),
Leoni al sole di Vittorio Caprioli (1961),
Il sorpasso di Dino Risi (1962),
Salvatore Giuliano di Francesco Rosi (1962),
L'eclisse di Michelangelo Antonioni (1962),
Mafioso di Alberto Lattuada (1962),
I mostri di Dino Risi (1963),
Le mani sulla città di Francesco Rosi (1963),
Otto e mezzo di Federico Fellini (1963),
Il Gattopardo di Luchino Visconti (1963),
La donna scimmia di Marco Ferreri (1963),
Chi lavora è perduto di Tinto Brass (1963),
La vita agra di Carlo Lizzani (1964),
I pugni in tasca di Marco Bellocchio (1965),
Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli (1965),
Comizi d'amore di Pier Paolo Pasolini (1965),
Signore & signori di Pietro Germi (1966),
Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini (1966),
La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo (1966),
La Cina è vicina di Marco Bellocchio (1967),
Dillinger è morto di Marco Ferreri (1968),
Banditi a Milano di Carlo Lizzani (1968),
Il medico della mutua di Luigi Zampa (1968),
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri (1970),
Il conformista di Bernardo Bertolucci (1970),
L'udienza di Marco Ferreri (1971),
Diario di un maestro di Vittorio De Seta (1972),
Il caso Mattei di Francesco Rosi (1972),
Lo scopone scientifico di Luigi Comencini (1972),
Nel nome del padre di Marco Bellocchio (1972),
Amarcord di Federico Fellini (1974),
C'eravamo tanto amati di Ettore Scola (1974),
Pane e cioccolata di Franco Brusati (1974),
Fantozzi di Luciano Salce (1975),
Novecento di Bernardo Bertolucci (1976),
Cadaveri eccellenti di Francesco Rosi (1976),
Una giornata particolare di Ettore Scola (1977),
Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli (1977),
Padre padrone di Paolo e Vittorio Taviani (1977),
L'albero degli zoccoli di Ermanno Olmi (1978),

I documentari di Vittorio De Seta (1954-59).