giovedì 20 novembre 2014

Lady Gaga si riprende la voce con “Cheek to Cheek”

Nessuno sentiva l'esigenza di un' incursione nel jazz di Lady Gaga, diciamolo subito. L'avanguardista del pop si muoveva spavalda nel suo territorio creativo forte dei traguardi raggiunti negli ultimi anni, almeno fino a quando l' ultimo album "Artpop" si è rivelato poco apprezzato e le vendite sono crollate, ragion per cui Miss Germanotta ha dovuto congedare il suo team creativo, licenziare il manager e affrontare i primi aspetti negativi di quella "fama" che profeticamente raccontava nelle gloriose hits del suo primo cd. 




La rinascita viene battezzata dall'uscita di "Cheek to Cheek" (Interscope), primo disco jazz della sua carriera disponibile dal 19 Settembre, e primo realizzato in collaborazione con la leggenda del genere, Tony Bennett. Pare sia stato proprio quest'ultimo a farle tornare la voglia di cantare dopo la lunga depressione di cui la cantante è stata vittima,  che le avrebbe fatto considerare l'ipotesi di appendere parrucca e costumi di scena al chiodo e chiudere con la frenetica vita da “regina delle provocazioni da svariati milioni di dollari” che sembrava aver completamente risucchiato la sua essenza artistica. Così, complice la lunga amicizia che da tempo li legava i due si sono ritrovati in studio per dare vita ad un progetto che suona tanto “operazione salvataggio popstar in declino”, quanto il tenero intervento “cuore a cuore” di un nonno che tende la sua “mano jazz” alla nipote in difficoltà, fatto che regala una certa nobiltà al progetto ma che perde in consistenza quando realizzi che alla fine è prevalentemente di business che si parla, venduto con un rassicurante contorno di sentimentalismo padre-figlia, ma pur sempre business . Senza contare che ad essere coinvolta nell'affare è colei che in virtù del marketing si è reinventata circa un milione di volte dal 2008 ad oggi, in un vortice di travestimenti estremi, numero uno, scandali, ammiccamenti più o meno velati all'operato di una certa Lady Madonna, profumi di colore nero (perchè appunto secondo la sua creatrice, nera è l'anima della fama) più ambiziose operazioni commerciali, spesso ( e un po' meramente) travestite da operazioni umanitarie rigorosamente a mezzo stampa, supportata da una comunità di ammiratori (gli ormai celebri “Little Monsters) che da soli garantiscono la metà del fatturato di tutto ciò che sul mercato porta il marchio “Lady Gaga”. Ecco, fare finta che tutto ciò non ci sia mai stato è piuttosto difficile. Ciò che possiamo fare è valutare quest'album che in effetti (e complici le controversie dell'ultimo anno)  ci restituisce una Gaga per la prima volta totalmente “anima e voce”, al di la delle teatrali performance nei tour, dei vestititi di carne cruda (e crudi) sfoggiati sul red carpet, delle decine di provocazioni mediaticamente vincenti che nel tempo avevavo oscurato il fatto che si, Lady Gaga è senza dubbio un fenomeno culturale che va giudicato nella sua totale, spudorata e a più riprese ostentata “espressione pop”, ma che d'altro canto è anche un' artista dotata di grande vocalità, abilità per la scrittura e notevoli capacità al pianoforte, piccole perle nascoste tra una esagerazione e l'altra come “You and I” (da “Born this way” del 2011) che sembrano riecheggiare le leggende rock degli anni 70, lo hanno dimostrano ampiamente. Parlando dei singoli brani, tra le 11 tracce spiccano la seducente “Firefly” e la gaia raffinatezza di “Anything goes”. In “Lush life” la voce di  Lady Gaga brilla di virtuosismo e da un quid particolare al tutto, mentre “But beautiful” è abbastanza trasognante da proiettarti a Times Square, di sera, magari negli tardi anni 50. Infine “Nature boy” ha la giusta carica di disperato sentimentalismo vintage in un fumoso jazz club. In definitiva tutto scorre omogeneo e piacevole, la vocalità di entrambi si intreccia con facilità e forse l'unica cosa su cui potremmo obiettare, strettamente legata alle logica di produzione del disco è il periodo di uscita. Canzoni come queste avrebbero funzionato bene durante le festività natalizie, e si si sa che a Natale le vendite dei cd si impennano enormemente. Forse allora non è andato tutto perso  nei meandri della sofisticata immagine che la cantante ha adottato durante le recenti interviste promozionali, e qualcosa di irrazionalmente legato alla pura voglia di evadere dalle solite cose fatte per vendere sembra esserci ancora. Dubitiamo che la ragazza possa seriamente lasciare i piani alti delle classifiche e il mainstream, per una ridimensionata carriera da piccola Etta James, ma gioiamo del fatto che lei stessa abbia capito che in certe circostanze la semplicità premia, nobilita e soprattutto riabilita. In quanto a Mr. Bennett potremmo dispendiare innumerevoli parole di elogio, a voler rimarcare l'eccellente attitudine artistica che a più di ottanta anni c'è lo regala ancora in splendida forma e totalmente a suo agio, perfettamente amalgamato a qual si voglia Lady Gaga del caso, ma incredibilmente superiore a qualunque supporter per splendore e maestranza nella voce. Autentico “jazz maker”, consumato, abile esponente della vecchia guardia, poco altro da aggiungere insomma.