sabato 1 febbraio 2014

Con papa Francesco tutti i cristiani saranno Uno?

Con papa Francesco tutti i cristiani saranno Uno?

Il Time l'ha pubblicato come persona dell'anno.
Con papa Francesco tutti i cristiani saranno Uno?
Riflessioni di Paolo Leone - Medico e Sacerdote della Polish National Catholic Church (U.S.A.)




Cristo non può essere diviso” (1 Cor, 1-17). Questo il tema della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani svoltasi il 18-25 gennaio scorso. La settimana di preghiera comune di quest’anno è stata vissuta dai rappresentanti delle diverse Chiese, con uno spirito e una forza mai avvertiti prima. Forse perché le parole di papa Francesco contenute nell’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium” a proposito del dialogo ecumenico “Non si tratta solamente di ricevere informazioni sugli altri per conoscerli meglio, ma di raccogliere quello che lo Spirito ha seminato in loro come un dono anche per noi”, hanno avuto una buona risonanza e sortito effetto soprattutto su clero e fedeli cattolici. In queste parole emergono indicazioni che toccano i problemi che angustiano i diversi momenti della vita e additano i temi di grande importanza nell’attualità di una Chiesa che sembra avere perduto la capacità di coinvolgere i cuori dei suoi fedeli. Parole che rilevano la necessità di un ritorno a una Chiesa evangelizzatrice, che ponga al centro Cristo e che intenda essere sempre più vicina alle “periferie geografiche ed esistenziali” del mondo, sempre meno vaticanocentrica e imprigionata dalle regole e dai protocolli della Curia vaticana. Una Chiesa sempre meno Organizzazione e sempre più Ecclesia.
I lenti passi che le Chiese cristiane hanno finora compiuto sulla strada dell’ecumenismo, un cammino che si svolge in flemmatiche tappe e momenti successivi, continua a mostrare molti ostacoli, dispute e polemiche. Ciò avviene anche se abbiamo avuto l’opportunità di usufruire di diversi strumenti, a partire da importantissimi documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II, purtroppo spesso disattesi, come l’invito al confronto fra le espressioni di fede e di dottrina delle confessioni cristiane. Per questo motivo è importante capire e farsi capire. Per un vero dialogo ecumenico si deve conoscere l’interpretazione della fede e la prassi di vita cristiana dell’interlocutore. Per ogni dialogo è condizione indispensabile per non incorrere in equivoci che gli interlocutori si comprendano l’un l’altro. Capire l’altro richiede non solo intelligenza, ma anche sintonia, simpatia, nostalgia dell’incontro con Cristo e il fratello. Vuol dire considerare l’altro all’interno della sua cultura, cogliendone i valori e le forme espressive.
In certi periodi della nostra storia, qualunque attenzione al dialogo ecumenico è stata negata, nonostante siano stati pubblicati già nel 1964 documenti come il Decreto sull’Ecumenismo “Unitatis Redintegrazio” di Paolo VI: “Da Cristo Signore la Chiesa è stata fondata una e unica, eppure molte comunioni cristiane propongono se stesse agli uomini come la vera eredità di Gesù Cristo. Tutti asseriscono di essere discepoli del Signore, ma hanno opinioni diverse e camminano per vie diverse, come se Cristo stesso fosse diviso.
Come non ricordare l’instancabile impegno ecumenico che Giovanni Paolo II ha perseguito lungo tutto il suo Pontificato: “L’invocazione ‘Ut unum sint’ è, insieme, imperativo che ci obbliga, forza che ci sostiene, salutare rimprovero per le nostre pigrizie e ristrettezze di cuore” (Novo Millennio Ineunte).
In tempi molto recenti hanno preso una chiara posizione autorevoli testimoni di questo cammino, come mons. Francesco Moraglia, patriarca di Venezia, che ha affermato: “l’ecumenismo ha bisogno di gesti concreti”.
Qualche tempo fa don Luciano Marrucci, mio insegnante di Sacramentaria e Trinitaria, mi ha detto: “Quando più persone s’inginocchiano insieme, cadono a terra tutti gli orpelli di gerarchie precostituite; è l’unico modo per dare inizio al fare comunione e fondare davvero un’intesa ecumenica”. Con queste parole ha espresso ciò che Benedetto XVI ha detto ricevendo in udienza una delegazione della Chiesa Evangelica Luterana Tedesca a conclusione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani del 2011: “L'ecumenismo richiede dialogo e preghiera comune. (…) Nonostante le differenze teologiche che continuano a esistere su questioni in parte fondamentali, è cresciuto un ‘insieme’ fra noi, che diviene sempre più la base di una comunione vissuta nella fede e nella spiritualità”.
L’apertura di papa Francesco è quindi in continuità con la linea di desiderio e necessità ecumenica già tracciata dai suoi predecessori.
Papa Francesco rivolgendosi ai rappresentanti del Patriarcato Ortodosso Ecumenico, il 29 giugno a Roma e il 30 novembre a Istanbul, ha detto: “La ricerca dell’unità tra i cristiani è un’urgenza (…) alla quale, oggi più che mai, non possiamo sottrarci. Nel nostro mondo affamato e assetato di verità, di amore, di speranza, di pace e di unità, è importante per la nostra stessa testimonianza, poter finalmente annunciare a una sola voce la lieta notizia del Vangelo”.
Le Chiese ai tempi di Paolo erano Antiochia, Siria, Cilicia, Gerusalemme, Roma, Corinto, Galazia, Efeso, Filippi, Colosse, Tessalonica. “La Chiesa allora viveva in pace in tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria” (At 9, 31). Le diverse Chiese, oggi come allora, devono essere un segno dell’unità in Cristo, che si faccia carico delle differenze teologiche e dottrinali che permangono fra le varie tradizioni. Questo papa Francesco cerca di farlo capire a tutti i fedeli cattolici ma anche a quelli delle altre Chiese.
La Chiesa Cattolica conta al suo interno svariate visioni liturgiche e dottrinali sui più diversi aspetti della realtà spirituale, familiare, occupazionale, comunitaria, sociale, ecc. Al tempo stesso sono presenti “anime” che auspicano una Chiesa serva e povera e altri fedeli che fervono per “riti sublimi, altari maestosi e comunione in ginocchio”. Questa ricchezza nella varietà è la grandezza della Chiesa Cattolica, ma nello stesso tempo è ciò che la rende più difficilmente predisposta a un’unione compatta e a una reale apertura verso le Chiese sorelle.
La mia esperienza di prete di una Chiesa Veterocattolica, mi porta altresì a essere ottimista nel valutare lo sprone e il “pungolo” che papa Francesco attua nelle sue analisi e nei suoi insegnamenti. Oggi nonostante la mia Chiesa sia espressione di una linea che ha come nodo aperto la questione del Primato e quindi del diverso modo di intendere il ruolo del Papa, apprezza gli slanci di apertura del papa Francesco, come pure l’innovativa e inconsueta visione del Papato di papa Benedetto XVI, il quale non solo ha dichiarato “L’autorità del Papa non è illimitata” ma è arrivato ad gesto inatteso e rivoluzionario come quello delle sue dimissioni, facendo riflettere sempre più su “potestà di ordine e potestà di giurisdizione”.
Papa Francesco sta dimostrando ciò che è: gesuita e francescano insieme. Ha una personalità forte, capace di guidare il cambiamento con delle scelte ben precise ma anche un uomo preparato a interpretare i sentimenti di una grande quantità di persone e in grado di indicare nuovi comportamenti e stili di vita nella semplicità del suo esempio.
Dopo Barack Obama nel 2012, papa Francesco è stato considerato dal Time la «persona dell’anno» 2013: “Una nuova voce della coscienza”. Nancy Gibbs, direttore del noto settimanale americano, che gli dedica un servizio di ventidue pagine, nelle motivazioni ha detto: “Papa Francesco è riuscito a catturare l’attenzione di milioni di persone disilluse nei confronti del Vaticano. Ha preso il nome di un umile santo, poi ha lanciato un appello per una chiesa di riconciliazione. Il primo Papa non europeo da 1.200 anni si avvia a trasformare il Vaticano, un luogo che misura il cambiamento in secoli. (…) Quel che rende questo Papa così importante è la velocità con cui ha catturato l’immaginazione di milioni che avevano perso la speranza nella Chiesa(…) Stiamo vivendo un periodo di grande cambiamento e incertezze, persino coloro che avviano rivolte vengono a trovarsi spesso spiazzati. Ma a sorpresa una voce nuova si è levata con fermezza sopra tutte le altre per suggerire che la cultura della temporarietà è la strada per la rovina”.
Papa Francesco non solo in Italia, ma in tutto il mondo, è visto come un vero innovatore che rimarca: “Senza rendercene conto, ci ritroviamo incapaci di provare compassione per i lamenti dei poveri; di soffrire per le altrui sofferenze; di sentire il bisogno di aiutarli. Per quanto tutto questo possa essere responsabilità d’altri la cultura della prosperità ci ha resi sordi a tutto”.
Mons. Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste, nel suo commento all’Esortazione “Evangelii Gaudium” dice: “Contiene molti aspetti che riguardano, direttamente o indirettamente, la Dottrina sociale della Chiesa. (…) E’ una Esortazione ‘cristocentrica’, perché dalla luce di Gesù Cristo prendono luce il creato, la Chiesa, l’umanità, la storia”.
Papa Francesco ha la capacità di approfondire le tematiche della fede in maniera sobria e chiara, in modo che il messaggio possa arrivare anche alle persone semplici, ha la capacità di dare un impulso essenziale per la vita dell’uomo, usando termini di orientamento concreto ed efficace ad esempio: I cristiani malinconici hanno una faccia da peperoncini all’aceto e non quella di chi è gioioso e ha una vita bella. Sant’Agostino diceva: ‘Canta e cammina!’. Questa è la gioia del cristiano: il cristiano canta con la gioia, e cammina, e porta questa gioia”.
Questo papa rileva l’approfondimento della fede che si esprime nel Credo, ma manifesta anche la capacità d’illuminare, interpretare e orientare i credenti e politici riguardo a ogni realtà umana, come la storia, la politica, il lavoro, l’ambiente: “Casa e famiglia sono legati. Chiedo alle autorità di assicurare a tutti di abitare una casa”.
Una rilevante novità è l’ampio approfondimento, della cosiddetta “scelta preferenziale per i poveri”. Emerge anche l’importante concetto di “pace sociale”: C’è la pace diplomatica tra le nazioni, c’è la pace politica tra i partiti, ma c’è anche la pace sociale tra i ceti e tra i cittadini.
Ha sottolineato aspetti delicati nel campo dell’etica: “La cosa di cui la Chiesa ha più bisogno oggi è la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli”.
In una lunga intervista il Pontefice parla, tra gli altri, anche di temi sensibili per la Chiesa come il divorzio, l’aborto e l’omosessualità. Sostiene un vigoroso atto d’accusa verso un’economia che uccide, inoltre lancia l’allarme sulla globalizzazione dell’indifferenza e punta l'indice su “speculazione finanziaria” e “autonomia assoluta dei mercati”, che “impone le sue leggi e le sue regole” e porta all’esclusione e all’iniquità.
Papa Francesco prendendo l’esempio di una donna separata che in passato ha avuto un aborto, di cui è pentita, ora felicemente sposata con figli, e vuole andare avanti nel suo percorso di fede, spiega che in questo caso il confessore e la Chiesa non possono “insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi”. “Gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. L’annuncio di tipo missionario si concentra sull’essenziale”.
Sulla questione gay papa Francesco racconta di come riceva lettere di persone omosessuali, che sono “feriti sociali perché mi dicono che sentono come la Chiesa li abbia sempre condannati. Ma la Chiesa non vuole fare questo” e ancora “se una persona omosessuale è di buona volontà ed è in cerca di Dio, io non sono nessuno per giudicarla. Dicendo questo io ho detto quel che dice il Catechismo. La religione ha il diritto di esprimere la propria opinione a servizio della gente, ma Dio nella creazione ci ha resi liberi: l’ingerenza spirituale nella vita personale non è possibile”.
In un’intervista parla anche del ruolo della donna nella Chiesa. Papa Francesco ritiene “necessario ampliare gli spazi di una presenza femminile più incisiva” facendo però attenzione al “machismo in gonnella, perché in realtà la donna ha una struttura differente dall’uomo. (…) La Chiesa non può essere se stessa senza la donna e il suo ruolo. La donna per la Chiesa è imprescindibile. Maria, una donna, è più importante dei vescovi.
Certamente alcune “voci fuori dal coro” affermano che è un ottimo comunicatore, dotato di carisma e impatto mediatico come pochi altri suoi predecessori ma sarebbe più importante pensare a risolvere “gli oscuri intrecci con lo IOR della finanza vaticana”, risolvere senza ipocrisie il problema della pedofilia dei preti. Alcuni giornali hanno scritto: “Chissà se la Chiesa di Roma gli permetterà di compiere un passo, oltre a quelli già compiuti, alle pubbliche condanne, ai richiami alle origini, all’esercizio dell’autorità spirituale. Chissà se non sarà soltanto, infine, una bella e utile icona pop”.
Io invece apprezzo le parole di Andrea Riccardi: “Conoscevo Bergoglio e al momento della sua elezione mi sono ribellato alla falsa immagine dell’uomo buono e populista” e sono completamente d’accordo con don Antonio Sciortino che, intervenendo su un articolo del Corriere della Sera, nel quale era scritto: “Il profitto non è lo sterco del diavolo, come predica, male, il Papa gesuita, pauperista, demagogo e vanesio alla perenne ricerca di visibilità mediatica”, afferma: “Le parole del Papa mettono in crisi sistemi politici e logiche economiche che non hanno a fondamento il bene comune e la dignità della persona umana. Non si tratta di essere ‘pauperisti’ o ‘populisti’ per suscitare le simpatie delle folle, di cui papa Francesco non ha affatto bisogno e non cerca”.
E’ stato particolarmente chiaro il commento del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi: “E’ un segno positivo che uno dei riconoscimenti più prestigiosi nell’ambito della stampa internazionale sia attribuito a chi annuncia nel mondo valori spirituali, religiosi e morali e parla efficacemente in favore della pace e di una maggiore giustizia”. “Quanto al Papa per parte sua non cerca fama e successo, perché fa il suo servizio per l’annuncio del Vangelo dell’amore di Dio per tutti. Se questo attrae donne e uomini e dà loro speranza, il Papa è contento”.
Molte persone si allontanano dalla Chiesa e da Dio, non per motivazioni di tipo spirituale o teologico ma per cause o incomprensioni di tipo dottrinale. Per questo occorre fare chiarezza su cosa è veramente importante per una spiritualità e una fede sana. E’ necessario chiarire cosa vuol dire vivere la fede nel Cristo che cambia l’esistenza di chi crede in Lui.

In un momento così tristemente contrastato per i rapporti fra le varie Chiese Cristiane, auspico, come fedele e appartenente al clero della PNCC (che ha una “limitata” comunione “in sacris” con la Chiesa Cattolica), che i nostri Vescovi e i membri dell’Ecumene cristiano sviluppino, sull’esempio di papa Francesco, un dialogo fecondo, che ci porti a testimoniare il Cristo Signore nell’Uno, oltre le pareti delle singole confessioni e comprensioni teologiche soprattutto verso quegli uomini che, non ancora illuminati dalla Luce, incontreremo sul cammino della nostra vita.