venerdì 25 ottobre 2013

Sono 4 le candidate "Principesse" pronte a partire per Sharm, per Miss Domina International 2013

Il Patron Devis Paganelli, ha scelto. Sono quattro, le candidate che hanno partecipato a Miss Principessa d'Europa  pronte a partire per Sharm in Egitto, dove dal 9 al 16 Novembre presenzieranno in rappresentanza anche per l'Italia, all'International Beauty Contest MISS DOMINA, all'interno del bellissimo Domina CoralBay ( http://www.dominacoralbay.com ).

Le quattro Miss scelte da Devis Paganelli sono :

CAT
ALINA CIOCAN ( Toscana )
MIRIAM RUFFINO ( Sicilia )
MARTINA QUARANTA  ( Emilia Romagna )

GIULIA MALKO ( Emilia Romagna )

Complimenti ragazze!! 


Iscrizioni gratuite a Miss Principessa d'Europa www.principessadeuropa.it


IL PROSSIMO ANNO, POTRESTI ESSERE TU, A PARTIRE PER SHARM.

lunedì 21 ottobre 2013

KATY PERRY, La tigre del Pop ha ricominciato a ruggire!

La tigre del Pop ha ricominciato a ruggire!

KATY PERRY

Da oggi disponibile in digitale
e già al 1° posto di iTunes in 69 paesi tra cui l’Italia

“PRISM”

Il nuovo album da domani in tutti i negozi
in edizione standard e deluxe
(è disponibile anche in Italia un’edizione limitata
della deluxe edition con all’interno dei semi di piante floreali)

Katy Perry - PRISM - Standard Cover_m


“ROAR”
supera i 5 milioni di download nel mondo



Milano, 21 ottobre 2013. È da poche ore su iTunes “PRISM”, il nuovo atteso album di KATY PERRY che in poche ore ha raggiunto la prima posizione della classifica digitale in oltre 69 paesi del mondo, tra cui l’Italia, e il numero è destinato a crescere.
L’album sarà nei negozi tradizionali da domani in versione standard e deluxe. È stata resa disponibile anche in Italia una edizione limitata della deluxe edition che contiene un prisma da piantare per far crescere dei fiori come quelli presenti sulla copertina del disco della cantante e cantautrice americana.

La versione STANDARD contiene le 13 tracce: “Roar”, “Legendary Lovers”, “Birthday”, “Walking On Air”, “Unconditionally”, “Dark Horse” feat. Juicy J, “This Is How We Do”, “International Smile”, “Ghost”, “Love Me”, “This Moment”,  “Double Rainbow”, “By The Grace Of God”.
A queste canzoni si aggiungono nella versione deluxe i brani:  “Spiritual”, “It Takes Two” e “Choose Your Battles”.

L’uscita di “PRISM”, album prodotto da Martin, Dr. Luke e Greg Wells, è stata anticipata dal singolo “ROAR”, in vetta a tutte le classifiche radiofoniche e digitali del mondo da oltre 8 settimane che ha già venduto quasi 5 milioni di singoli nel mondo conquistando il singolo d’oro in Italia. Un successo che si affianca a quello del video che vede Katy provetta Jane nella giungla visibile su  http://vevo.ly/Gcxgnb che ha totalizzato oltre 140 milioni di views.

La 29enne Katy Perry (compirà 30anni il 25 ottobre), ha venduto più di 30 milioni di copie nel mondo con“Teenage Dream” (certificato disco d’oro in Italia), è stata protagonista di un tour, “California Dreams World Tour”, con oltre 120 date tutte sold out e ha portato nei cinema un film sulla sua vita, “Katy Perry: PART OF ME”, che ha riscosso grande successo di pubblico e critica ma soprattutto è entrata nella leggenda piazzando (unica artista donna e vivente) 5 singoli estratti dallo stesso disco (parliamo di “California Gurls”, “Teenage Dream”, “Firework”, “E.T.” e “Last Friday Night (T.G.I.F.)” tratti dall’album “Teenage Dream”) al primo posto della classifica Billboard delle Pop Songs, eguagliando così il record di Michael Jackson.

lunedì 14 ottobre 2013

Paolo Zucca fa goal con ‘’L’arbitro’’

Paolo Zucca fa goal con ‘’L’arbitro’’
di Silvia Bertocchi - Slide

Il film ‘’l’arbitro’’ è uscito il 12 Settembre in tutta italia per la regia dell’oristanese Paolo Zucca. Vanta tra i personaggi principali un serio ed impegnato Stefano Accorsi come non ti aspetti di trovarlo, nei panni dell’arbitro Cruciani, determinato a destreggiarsi tra vicende più o meno gravi di corruzione di cui il calcio dei giorni nostri è sfortunatamente pregno, ma Paolo Zucca ci spiega che non è un film sul calcio, e nemmeno sulla Sardegna e Geppi Cucciari (la Miranda del film) tiene puntualizzare si tratti semplicemente di ‘’un bel film’’. La pellicola è in bianco e nero ma ti pare di vederla colorata, colorata dal linguaggio sardo, un po’ sgangherato, dai paesaggi sterminati e da quel retrogusto puro che la Sardegna custodisce. E poi c’è il calcio, o per lo meno quello che l’Atletico Pabarile (squadra di terza categoria chenon ha mai vinto una partita) intende per tale. Siamo in un paesino che non trovi sulle carte geografiche ma che nasce dalla fantasia di Zucca, regista che incontro prima dell’inizio della prima cagliaritana del film per un’intervista:

D- Ciao Paolo, complimenti per il tuo lavoro. ‘’L’arbitro’’ è stato molto apprezzato dalla critica e in generale ha collezionato vari successi, uno su tutti al festival di Venezia, questo fa ben sperare per l’uscita nelle sale. Com’è vivere questa esperienza da regista?
R- Non mi aspettavo assolutamente tanta attenzione mediatica, basti pensare che hanno parlato del film il TG1, TG2 e anche critici del calibro di Ferzetti e Mollica che io ammiro particolarmente. È senza dubbio frastornante, ora come ora, ritrovarsi in un vortice di questo genere anche se ovviamente molto appagante. Siamo tutti molto contenti, ovviamente non ero abituato a questo genere di attenzioni che la critica ci ha riservato, sono una persona molto sulle sue: passo la giornata a scrivere sceneggiature perché fare il regista è il mio lavoro e non un hobby, non uso face book né altri social networks perché mi distrarrebbero dal mio obbiettivo principale: dedicarmi al mio lavoro.

D- Quali sono le tue aspettative per ‘’l’arbitro’’?
R- Oggi ‘’l’arbitro’’ esce in 62 sale, che per un’opera prima di un regista non noto è già abbastanza e chiaramente spero che si possa ampliare allargando il raggio di distribuzione. Più avanti inizieremo a portare il film in giro per i festival, ‘’l’arbitro’’ sarà in concorso in più di cento festival, ad esempio a Ottobre concorrerà in Korea al festival di Butan come unico film italiano.

D- Raccontaci la scelta del bianco e nero in questo film…
R- Ho scelto il bianco e nero per rendere l’idea di un luogo immaginario, il paese dove il film si svolge non esiste, è astratto. È un po’ quello che è ‘’Macondo’’ per Garcia Marquez, un luogo dell’anima. È un film profondamente sardo ma non incentrato sulla Sardegna, terra che ho cercato di raccontare e che mi sono immaginato.

D- In che senso?
R- Non parlo solo di Sardegna, e nonostante il film sia incentrato su un bizzarro campionato di calcio di terza categoria, tra sconfitte, vittorie, tiri a segno… non voglio che passi nemmeno sia un film sul calcio; è molto importante il percorso di ascesa professionale di Cruciani (Stefano Accorsi n.d.r.), è un film sulla fragilità umana.

D- Tu, appunto, hai lavorato con un attore del calibro di Stefano Accorsi, descrivicelo con un aggettivo…
R- Professionale.
Dopo aver concluso la mia intervista con Paolo Zucca, incontro Geppi Cucciari, volto noto della televisione italiana, già da qualche tempo prestato al grande schermo. Nel film interpreta Miranda, la giovane figlia di Prospero (Benito Urgu), allenatore cieco dell’ Atletico Pabarile. Ironica nell’ interpretazione, spietata ma dal cuore buono, si innamorerà del bomber Matzuzi (Iacopo Cullin), suo vecchio compagno di scuola.

D- Geppi, tu sei originaria di Macomer, com’è stato recitare in un film che racconta la tua terra ora che sei diventata un volto noto ai più? L’hai vissuta un po’ come un ritorno alle origini del tuo successo e, perché no, della tua vita?
R- Le origini non le ho mai perdute, sono molto legata alla mia terra e ci torno spesso. È stata particolare come esperienza lavorativa perché ho potuto prendere parte ad un film pensato e diretto da un regista sardo e il tutto dormendo a casa mia. È importante passasse, però, che questo non è un bel film sardo: è un bel film.

D- Vi aspettavate questo genere di consensi da parte della critica e l’accoglienza che la pellicola ha ricevuto?
R- Il nostro auspicio è che l’attenzione e la stima che la critica ha riservato a questo film sia coerente con quella che sarà l’accoglienza del pubblico. Anche perché esiste una dimensione artistica e di valutazione e poi ne esiste un’ altra commerciale.

D- Com’è stato lavorare al fianco di un professionista come Stefano Accorsi?
R- Io e Stefano non abbiamo scene assieme ma ci siamo conosciuti comunque in occasione di questo film. Credo che l’aver detto di sì ad un giovane regista ci dia un’idea, ancora una volta, della sua grandezza.

D- Previsioni? Ormai sei un’ attrice affermata, credi di continuare su questa linea?
R- Io non mi considero ancora un’ attrice, diciamo che mi sono trovata a recitare, ma non mi sento ancora tale. Sto studiando per diventarlo e continuerò a farlo. La settimana prossima prenderò parte al nuovo film di Veronesi e a Febbraio uscirà quello che ho fatto con Luca e Paolo per la regia di Davide Marengo, quindi questo periodo mi sto dedicando molto alla recitazione. Mi sento una persona che, grata delle occasioni che le ha dato il destino, cerca di approfittarne studiando.




Salone Franchising Milano ai blocchi di partenza

Qui si cresce
Salone Franchising Milano ai blocchi di partenza
4 giorni e 200 opportunità di business per costruire impresa e futuro
Si inaugura tra pochi giorni la 28° edizione della storica manifestazione dedicata al franchising, all’innovazione nel retail, alle nuove idee per la distribuzione. Il Salone Franchising Milano (Fieramilanocity 8-11 novembre), organizzata da Rds con Fiera Milano e con il sostegno di BNL Gruppo BNP Paribas come Main Sponsor 2013, è la principale fiera al servizio di un settore di mercato che continua a tenere, a dispetto della situazione economica generale.
Confermato l’interesse da parte delle aziende, da quelle storiche e affermate alle debuttanti, da Loacker a Universo Vegano, da L’Occitane en Provence a La Sidreria Trentina, da LaClinique a The king of salads, da Espressamente Illy a Stirato e Cucito…
Accanto alle aziende espositrici, che sono il cuore del Salone, associazioni, istituzioni, professionisti, l’intero comparto del franchising italiano riunito per 4 giorni. Oltre a Fiera Milano e a BNL Gruppo BNP Paribas, sono a fianco del Salone Franchising molti partner, in primis le tre Associazioni di categoria del settore, Assofranchising, Confimprese, Federazione Italiana Franchising. Inoltre, aggiornati a ottobre, Assotemporary, Assintel, Cfmt, Evernote, Iolavoro, Ubifrance.
Novità di quest’anno i percorsi a tema, dieci colori per dieci tematizzazioni che vanno dall’alimentare all’abbigliamento, dai servizi alla persona, alla casa, alla distribuzione… Ogni azienda presente è contrassegnata sia online sul sito del Sfm, sia in pianta, sia accanto al numero dello stand da una Icona che rappresenta il percorso/settore e da un colore che contraddistingue il tema.
Seconda edizione per la Franchising Factory, il laboratorio per gli aspiranti imprenditori, un servizio di consulenza gratuito per i visitatori attivo nei giorni del Salone con una serie di desk dove vari professionisti sono a disposizione sia di chi ha una idea e vuole diventare franchisor, sia di chi vuole diventare franchisee.
Punta sulla innovazione come chiave di sviluppo l’Innovation Retail Lab, l’area dedicata all’innovazione e alle nuove tecnologie, realizzata con Disignum. L’area in fiera ospita aziende come Econocom, Ingenico, Guttadauro, H&S Custom, Kgroup.
Fitto l’appuntamento degli incontri e seminari nei 4 giorni del Sfm: l’apertura di venerdì mattina è dedicata ai Distretti Urbani Commerciali ed è organizzata con Fiera Milano e con la collaborazione della Federazione Italiana Franchising. Gli appuntamenti proseguono con temi quali Social Franchising, le Startup del franchising, Franchising al femminile, Franchising e temporary, le Nuove Tecnologie per il mondo del Franchising.
Completamente ridisegnato nel 2011, riposizionato nel 2012 su un target business (con +2% di visitatori), il Sfm2013 punta definitivamente al vero obiettivo finale: la trasformazione da fiera classica a piattaforma di servizio a disposizione della filiera del franchising e del retail italiani con la missione di diffondere la cultura del commercio e dell’impresa.
Certo, è solo una goccia in questa crisi che morde ancora, ma noi facciamo la nostra parte.


SCHEDA

Le istruzioni per l’uso
Data Dal 8 al 11 novembre 2013
Orario Dalle 9,30 alle 18,30
Ingresso Fieramilanocity, Viale Scarampo, Porta Teodorico 6
Ingresso
Intero 1 g € 25 2 gg € 35
Ridotto (14-17 anni) 1 g € 12
Con prevendita online 1 g € 12 2 gg € 15
Con preregistrazione online 1 g € 20 2 gg € 28
Arrivare Sul sito www.salonefranchisingmilano.com sono disponibili le informazioni


VUOI APRIRE LA TUA IMPRESA IN FRANCHISING A SOLI €.690?



Manuale per coppie di precari

Amore ai tempi dello stage
Manuale per coppie di precari
edito da Edizioni Galassia Arte.

L’autrice è Alessia Bottone, classe 1985 laureata in relazioni internazionali, balzata agli onori della cronaca per una lettera indirizzata al Ministro Fornero. Con il suo primo blog Danordasudparliamone ha dato voce a più di 90.00 giovani e meno giovani che, nelle loro lettere pubblicate quotidianamente, hanno raccontato l’Italia di oggi, un Paese dove la flessibilità si è trasformata in precariato.
Ospitata da diverse trasmissioni televisive Alessia ha raccontato la sua storia, il suo sogno di lavorare alle Nazioni Unite, i suoi studi, il suo percorso fatto di gratificazioni fino al suo ritorno in Italia quando ad attenderla ha trovato il nulla se non colloqui di lavoro che seguivano sempre il medesimo copione e le medesime domande.
Ha intenzione di avere figli? Lei ha viaggiato troppo è una persona instabile. Lei è troppo per la nostra azienda. Lei ha un curriculum perfetto ma non possiamo pagarla”.
Un giorno, tornata dall’ennesimo colloquio senza speranza e dopo una ramanzina della responsabile del centro per l’impiego che valutava i suoi 500 curriculum inviati in Italia e all’estero non sufficienti e reputandola non proattiva nella ricerca del lavoro ha deciso di voltare pagina.
Nessun lavoro e completamente dipendente da qualcuno non era certo il suo obiettivo e la sola idea di dover fare la casalinga a vita o di dover mettere un annuncio di ricerca partner che potesse mantenerla iniziava ad inquietarla e così una sera di febbraio iniziò a buttare già qualche riga, per ridere un po’.
Se non poteva offrire soluzioni concrete ai suoi utenti, se la sua battaglia mediatica non poteva offrire beneficio a coloro che la stavano seguendo almeno li avrebbe fatti ridere.
Cominciò a pensare a tutte quelle conversazioni notturne con le sue amiche al bar, in pizzeria, davanti a u caffè, a tutto quel gossip e a quei resoconti di storie che non avevano funzionato o peggio ancora non erano mai partite.
Iniziò a pensare anche ai suoi amori, ma quelli erano pochi, si trattava di storie tipo “C’eravamo tanto amati ma lui non ne era al corrente”, oppure “Io vivevo per lui, lui viveva benissimo senza di me” o peggio ancora “Sei la donna della mia vita, ma non in questa, magari la prossima” e così decise di ispirarsi a quelle ed altri racconti che mano a mano le arrivavano all’orecchio.
Il primo racconto , quello della famosa “Donna crocerossina” ebbe un successo strepitoso. Le ragazze si riscontravano in quel personaggio, in quella donna che attende inesorabilmente il suo turno per essere guardata, notata, che ascolta senza sosta le ansie, le paure di Uomo “Ti amo ma non posso” alle prese con con “Donna sono bella solo io” che ovviamente non lo calcola neanche di striscio.
Nasce così Amore ai tempi dello stage, perché in fondo siamo stagisti anche in amore, in prova, con diritto di recesso, precari nei sentimenti. Un sms oggi può determinare la tua serenità, un mi piace invece può turbare le notti di “Ragazza con notifica” che spera in un rimorso di coscienza della’agognato ex tramite un riavvicinamento virtuale ignorando di fatto l’unica regola vera e appurata dell’amore:” Ci ti vuole, non si nasconde, ma ti cerca”-
Essere troppo romantici non paga e lo sa bene Donna “La confidente” che non ricorda che “La regola dell’amico” è estesa anche al genere femminile e che per quanto possa prodigarsi come cuoca come la Sora Lella oppure danzare come in Dirty Dancing è, e resterà, per sempre Donna Asessuata. Il maschio italiano ha bisogno di soffrire, tanto quanto la donna per poter iniziare una relazione. Il tutto è riassunto in un unico epiteto, vero e sacrosanto “Se l’uomo adda puzzà, la donna addà suffrì”.
Poi però dallo stage, a volte, con un po’ di fortuna ci si rende conto che il vostro contratto d’amore si sta trasformando in un contratto a tempo indeterminato, e allora che fare? Come sopravvivere all’amore vero?
Come non disperarsi di fronte ad un pigiama antisesso o alle vacanze nei villaggi turistici che tutto sono tranne che rilassanti? E come sopravvivere al Natale se anche quest’anno oltre al Panettone non hai portato nessuno da far conoscere alla proprio famiglia che vi attende per l’interrogatorio sentimentale di rito? Con l’aiuto degli amici naturalmente.
E’grazie al famoso comitato “Dio perdona io non ci penso proprio” o all’amica fidata di turno che i fazzoletti e le vostre notti insonni si trasformeranno in un tripudio di risate. In men che non si dica sarete pronti nuovamente a lanciarvi in una nuova avventura, alla ricerca del vostro principe azzurro, o meglio verdognolo.

Amore ai tempi dello stage è un manuale per precari in amore che vi coinvolgerà con le sue 110 pagine da leggere tutto d’un fiato.

PRENDI PER MANO LA TUA VITA di Stefano Pia

PRENDI PER MANO LA TUA VITA
Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste fino al giorno estremo del giudizio. E se questo errore mi sarà provato, allora vorrà dire che io non avrò mai scritto, ma nessuno avrà mai amato”.
(W. Shakespeare)

Quanto è difficile essere felici, trovare la chiave della felicità con il proprio partner. Trovare gli accorgimenti giusti per risolvere eventuali problemi, ma prima ancora riuscire a prevenirli. Oggi, dopo tanti anni, vedo molte coppie nelle mie sessioni di coaching per ritrovare il benessere del e nel rapporto. Oggi purtroppo sono veramente molte le relazioni che non garantiscono una qualità di vita accettabile. Una qualità di vita che ti faccia sentire soddisfatto. Chissà anche tu quante coppie di amici hai visto e vedi tuttora che stanno buttando al vento una storia di anni, magari con dei figli, magari dopo aver già superato tante difficoltà, ma alla fine hanno rinunciato. E non perché non vi fosse amore tra di loro, perché se così fosse avrebbero fatto benissimo, ma solo perché non sono stati in grado di farlo riemergere.
Perché ricordati che l'amore è il fulcro delle nostre giornate. Per Amore sono state fatte guerre. Per Amore sono stai commessi plateali gesti risolutivi. Per Amore è stata scritta la letteratura. Non possiamo pensare di riporre l'Amore in un posto lontano nel nostro meccanismo gerarchico di cosa è importante o cosa lo è meno. Forse vuoi illuderti che per te non sia così importante. Ma ti stai raccontando una bugia l'amore è il senso della vita. L'amore è l'energia che circonda il nostro ambiente, il nostro habitat. L'amore è in grado di influenzare uno stato d'animo, trasformare una giornata nera in una giornata da ricordare. Una brutta notizia in una ragione per lottare e non abbattersi. Questo è il potere dell'amore. 
Incontro spesso queste coppie, o a volte incontro solo uno dei partner, che mi chiede aiuto, che mi chiede di dargli una risposta sensata al suo stato confusionale per aver perduto ciò che di più importante avesse riconosciuto. La vita frenetica, la crisi di valori che ha avvolto il nostro secolo, la poca voglia di sacrificarsi, la poca voglia di lottare. Ecco oggi più che mai si è persa questa voglia, la voglia di combattere, di lottare. Oggi più che mai a qualsiasi imprevisto ed ostacolo rispondiamo con l'inversione di marcia. Poche persone affrontano l'ostacolo per vedere cosa vi è oltre. Poche persone sbattono la testa contro gli spigoli per cercare una soluzione per oltrepassare l'ostacolo. Preferiscono cambiare strada. Nella speranza che quella nuova non porti con se altri intoppi, e se mai così fosse sono pronte a ricambiare nuovamente. Non c'è atteggiamento più sbagliato! Non c'è errore più grande! Troppo facile così. Troppo facile scappare dalla fatica, sia mentale che fisica, troppo facile privarsi del confronto con se stessi e con gli altri. La crisi di valori ha portato anche a consolidare questo tipo di comportamento, quello per il quale sembriamo alla continua ricerca di cosa non abbiamo. C'è bisogno di riscoprire i veri valori, le vere emozioni. Quelle che riempiranno il tuo cassetto dei ricordi, quelle che riempiranno la parte più irrazionale di te. Devi aver la forza di riscoprirti diversa o diverso. Devi aver la voglia di riscoprire semplici gesti che potrebbero assumere un valore talmente grande da strapparti un senso di riconoscenza verso la persona alla quale sono stai rivolti. 
Ma come riconoscere che il rapporto ha bisogno di una svolta, o peggio ancora è in dirittura d'arrivo? Ci sono segnali ben precisi, Gli psicologi cognitivi Frank Fincham e Steven Beach dell'Università della Florida hanno individuato 7 segnali comportamentali*, caratteristici di un'insoddisfazione di coppia, che se ignorati possono portare alla crisi definitiva.

Ecco come riconoscerli:
1. Negare il sostegno al partner. Smettere di offrire (o di ricevere) sostegno e approvazione alla persona che ci sta accanto è il primo segnale da prendere in considerazione e su cui è necessario "lavorare". Perché è il comportamento di rifiuto che, prima di ogni altro, determina un generale sentimento di malessere psico-fisico. 
2. Pensieri negativi in loop. Uno dei segnali di insoddisfazione nella coppia è dato dal circolo vizioso di pensieri negativi e atteggiamenti ostili nei confronti dell'altra persona. Che vanno dalla discussione perché il latte è finito al covare l'idea di abbandonare il/la partner in un autogrill alla prima occasione! 
3. Lo schema richiesta-rifiuto. Voi esprimete a voce alta un dubbio relativo all'ultima visita dei suoi genitori. Lui, prontamente, vi ignora sdraiandosi sul divano a guardare la tv. 
Un altro pericoloso segno di malcontento all'interno di un rapporto è il sistema "richiesta-rifiuto", che denota una forte incomunicabilità. In genere, è la donna ad avanzare richieste o lanciare argomenti di discussione, mentre l'uomo, tra i due, è colui che tende a rifiutare il confronto, isolandosi. 
4. Convinzioni (ir)reali. Fare ripetutamente l'inventario delle carenze del partner non è il modo migliore per mantenere l'armonia. Quelle "distorsioni cognitive", quelle "convinzioni irreali" che, specie nei primi tempi, rendono la persona amata un essere pressoché "perfetto", fanno bene alla relazione e sono determinanti per la soddisfazione di coppia. 
Pertanto, finché l'interpretazione personale di ciò che altri definirebbero "difetti" è positiva, tutto filerà liscio. In caso contrario, meglio alzare le antenne e indagare su cosa effettivamente non va più. 
5. Le giustificazioni. Ha fatto tardi al lavoro, sei certa, per ragioni che non dipendevano da lui? Oppure è una cosa che succede di continuo e pensi che potrebbe facilmente trasformarla in un'abitudine? Le ragioni che attribuiamo al nostro e al suo comportamento sono determinanti ai fini di una buona intesa. Se l'ago della bilancia, anziché verso la giustificazione, tende alla critica, è il caso di riflettere su quanto ci si sente soddisfatti dalla relazione. 
6. Discrepanza tra partner e ideale. "Mi piace e desidero un uomo come Brad Pitt". "Non ho intenzione di accettare alternative" (nonostante un partner ci sia già...). Se la mettete così, l'insoddisfazione è garantita! 
7. L'evoluzione. Il grado di soddisfazione è associato alla percezione che la relazione sia migliorata nel tempo. Se vi sentite in una sorta di "limbo sentimentale", probabilmente non vi è stata grande evoluzione e forse è giunto il momento di dare "una spinta" al rapporto. Nel bene o nel male.
*Fonte www.style.it


Probabilmente riconoscerai in questi comportamenti anche il tuo stato attuale. Allora devi preoccuparti. Si hai capito bene, devi preoccuparti, perché sono l'anticamera della vera crisi, della vera perdita del rapporto. Della fine.
Converrai con me quindi che c'è assolutamente bisogno di un nuovo approccio, di un nuovo modo di porsi verso il proprio partner, per evitare la catastrofe. C'è bisogno ora di una inversione di tendenza. Un punto di rottura che faccia ripartire il meccanismo. Lo so ti sembrerà strano sentirmi parlare in modo così tecnico e razionale, ma credimi che la soluzione è molto vicina, e per poterla trovare e per far si che tu possa scovarla, e per poterti prendere per mano per accompagnarti da essa devo essere molto schematico, altrimenti sarebbe un ennesimo libro sulla visione astrattistica dell'amore. Ma non voglio questo. Io voglio dirti esattamente cosa devi fare, quando farlo, come farlo e perché farlo.
Ma chi è che riesce a superare questa fase di stallo? Che è che riesce a ricostruire il rapporto?
Riesce colui o colei che sa mettersi in gioco. Che non ha paura di essere giudicata/o. Si perché ricordati che verrai giudicata/o dai tuoi amici, dai tuoi parenti. Perché romperai gli schemi, perché ti differenzierai. E quando inizierai a fare cose diverse, verrai considerata/o una persona diversa. E questo non sempre porta con se considerazioni positive. Ma ricordati che se mai fosse, queste considerazioni sono dettate dall'ignoranza del non sapere, del non conoscere, della paura di qualcosa che non si è abituati a riconoscere. Tu vai avanti, perché sarai sulla strada giusta. Quel cammino che ti porterà dove nessuno ha osato andare. E diverrai una guida. Si hai capito bene, dopo questo viaggio diverrai una guida per tutti coloro che ieri ti avevano guardato con circospezione. Ma domani ti guarderanno con ammirazione e rispetto.
Ti dico questo perché è quello che è successo a me. E' il viaggio che ho fatto io prima di te. Lo conosco. Ho codificato la mappa. E adesso la condividerò con te per raggiungere il tuo obiettivo.
Ricorda si se sono la scusa dei perdenti, i nonostante le ragioni dei vincenti.


estratto dal libro "Amore ho deciso:Ricomincio da Noi!" di Stefano Pia
www.stefanolovecoach.it

SEGUE SUL PROSSIMO NUMERO


Giorgio Scimeca denunciò il "pizzo'
Il condannato sconta la pena e apre l'attività di fronte a chi l'ha denunciato.
"L'estorsore mafioso, ora mio concorrente!"

La storia non è nuova. Risale ormai a qualche anno fa. Ma sono cose che non si dimenticano, anzi devono essere ricordate. Giorgio Scimeca, nel territorio di Caccamo in Sicilia, dopo alcune vessazioni ha deciso di denunciare i suoi estortori, con il risultato che l'estorsore è stato arrestato e condannato a quattro anni di carcere in primo grado. Alla fine la condanna è stata ridotta ad un anno e due mesi. Oggi a pena scontata, il condannato è in libertà e una volta libero, diventa concorrente del Scimeca aprendo un bar proprio vicino a quello di colui che l'ha denunciato.
Ne parlò al Maurizio Costanzo Show e ad oggi, pur non avendo più subito tentativi di estorsione, Giorgio continua a subire piccole pressioni che comunque nel quotidiano lasciano il segno.
L'infame, l'amico degli sbirri, quello da evitare. Ma oggi, grazie anche al sostegno dell'Addiopizzo questo non è più un caso isolato eccezionale. Anzi il caso di denuncia sta diventando la regola, confermando che le cose sono cambiate.

La mafia esiste ancora?
La mafia non si sente, non si vede ma ancora c'è. Nessuno bussa alla porta chiedendoti il pizzo, la cosa è molto più sottile e sfumata. Qualcuno viene e ti dice che può aiutarti nel caso qualcuno voglia bruciarti il negozio, facendoti capire che dietro un compenso periodico, quell'aiuto può esserti comodo.

Il primo a denunciare, è stato quello che si può ritenere un icona, un esempio, qualcuno da imitare : Giorgio Scimeca. All'inizio si trova amicizia e aiuto solo nelle forse dell'ordine. Poi è arrivata l'associazione di Addiopizzo e tante persone che offrono solidarietà e sostegno.

Ecco la lettera di Giorgio che la redazione di Slide ha ricevuto dopo la nostra dichiarazione di solidarietà nei suoi confronti.

Ciao,
sono davvero commosso di aver ricevuto tantissimi attestati di stima e solidarietà, non mi aspettavo di ricevere cosi tante e-mail da non riuscire a contarle, mail piene di parole confortanti e rassicuranti che mi inorgogliscono e mi danno ancora più forza per andare avanti nella mia attività.
Sto cercando di rispondere a tutti nel più breve tempo possibile, ma vi assicuro non è facile perché siete davvero tanti, e ancora ora continuate ad aumentare. Questa lettera è un modo per ringraziarvi tutti, anche se non mi sembra abbastanza, per chi come voi , anche non conoscendomi si è preso la briga di scrivermi. Proprio per questo vi dirò sin d’ora che mi farebbe piacere continuare a sentirmi con tutti voi.
Vi ringrazio veramente di cuore, perché con le vostre parole mi dimostrate che la strada che ho intrapreso non è un percorso solitario. Oggi ho la consapevolezza che tutti insieme si può fare tanto per cambiare questa società malata, e voi in primis, con questa sensibilità e questa attenzione, siete il motore di tale cambiamento. E proprio grazie a voi che molti imprenditori come me hanno deciso di denunciare il pizzo, perché la Sicilia e l’ Italia tutta, sono terre fatte per la stra-grande maggioranza di persone oneste che lavorano e vivono la loro vita nella legalità.
Per chi ne volesse sapere di più sulla nostra vicenda, vi allego la nostra storia raccontata da mia sorella Nicoletta, la più piccola della famiglia, all’ epoca appena sedicenne ed adesso perno centrale della nostra pasticceria.
Come avete visto la nostra attività a seguito delle ormai note vicende, si è trasformata in una pasticceria, che anche grazie all’ associazione ADDIOPIZZO ed all’ iniziativa del consumo critico si sta ingrandendo e riesce a portare i nostri dolci in tutta Italia per far assaggiare un pezzo di Sicilia onesta a tutti coloro che ne avessero voglia.
Vi invitiamo a seguirci sul nostro sito www.pasticceriascimeca.it, sito ancora in allestimento, e prossimamente su facebook e twitter.
Per ulteriori informazioni chiamateci al 333/3570302
Grazie ancora per aver reso questo giorno indimenticabile.


LETTERA DI NICOLETTA SCIMECA, SORELLA GIORGIO.
Sono la più piccola di tre figli, i miei fratelli si chiamano Giorgio e Giuseppe. La nostra è una famiglia abbastanza normale, nata e vissuta a Caccamo, questo piccolo paese alle pendici di monte San Calogero, non lontano dalle Madonie. Mio padre era un operaio della Fiat di Termini Imerese in cassa integrazione, mia madre casalinga. Quando abbiamo finito la scuola dell’obbligo, noi figli, non avendo voglia di continuare gli studi, pensavamo di dover emigrare per forza, come fanno tanti ragazzi come noi qui. Caccamo non è un brutto paese, ma offre davvero poco a chi ci abita. Anzi, il paesaggio è meraviglioso: venendo dalla strada statale, soprattutto verso il tramonto, lo spettacolo della vista del lago artificiale lascia a bocca aperta. Ma tutto questo a dei ragazzi ovviamente non può bastare. Il week-end andiamo tutti a Termini o a Palermo per divertirci, in paese non rimane quasi nessuno. Nonostante questo, il fatto che la nostra sia una famiglia molto unita, ci impediva di lasciare Caccamo definitivamente in cerca di lavoro. Nel gennaio del 2001 io e i miei fratelli, dietro insistenza dei miei genitori (soprattutto di mio padre) decidemmo di non andar via da questa splendida terra e investimmo tutti i risparmi di famiglia in una piccola attività di intrattenimento e ristorazione, una sala giochi per crearci una possibilità di lavoro a casa nostra e dare un posto di ritrovo pulito ai ragazzini di Caccamo. Noi ovviamente non avevamo nessuna conoscenza del settore, ma gli affari iniziarono ad andare veramente bene. Eravamo felici e anche i nostri genitori collaboravano nel locale. Si stava realizzando per noi proprio un gran bel sogno. Forse troppo bello per essere vero! Nel gennaio del 2004 un ragazzo, un cliente, uno insomma del posto decise che da questo sogno ci dovevamo svegliare. Venne da mio fratello Giorgio, se lo chiamò a parte e gli disse chiaramente che il nostro locale pestava i piedi a “gente grossa” di Palermo e che, per farli stare buoni, dovevamo fargli un regalo di quattrocento euro. Raccomandò a Giorgio di non dire niente a nessuno della cosa, perché altrimenti saremmo saltati tutti in aria, noi con il nostro locale e lui per avere fallito nella mediazione. Invece, per quanto siamo attaccati in famiglia, tornando a casa Giorgio ci raccontò subito tutto. Non sapevamo che fare, ma di pagare non ne avevamo la minima intenzione. Parlammo con il maresciallo dei Carabinieri del paese per denunciare il fatto, e quello predispose tutto per la cattura dell’estorsore, che venne arrestato quando, tre giorni dopo, tornò nel locale per ritirare la cifra richiesta. Sembrava tutto finito, ma il duro iniziò proprio allora. Dopo la denuncia, infatti, per la nostra famiglia iniziò una nuova vita, un nuovo modo di vivere e di vedere le cose. Perché iniziammo a chiederci: «E adesso? Cosa si fa?». I carabinieri non ci facevano mancare la loro vicinanza, iniziarono una discreta sorveglianza sulla nostra famiglia, ogni sera a chiusura ci riportavano a casa, era solo con loro che si parlava di quanto era accaduto. Della gente del paese nessuna traccia. Arrivò in fretta la stagione calda, i primi bagni, il primo sole e pian piano il locale si svuotò. Arrivò anche la prima udienza del processo e mio fratello Giorgio fu chiamato a testimoniare, a ripetere stavolta davanti al giudice e al suo estorsore quello che aveva detto in caserma. L’aula del tribunale era molto piccola, ma piena di gente. Noi ci sentivamo così tanto soli! L’aula era piena di gente vicina al mio estorsore, che continuavano a ridere con l’aria quasi di vittoria. E noi diventavamo sempre più piccoli. Fino ad allora non avevamo mai raccontato in paese cosa avevamo fatto, un po’ ce ne vergognavamo. A chi ci chiedeva cosa fosse successo, perché l’estorsore fosse stato arrestato davanti al nostro locale, rispondevamo che forse era seguito da tempo e che noi non ne sapevamo
nulla. Quel giorno, invece, l’edizione locale del “Giornale di Sicilia” riportò la notizia a grandi lettere e così, in poco tempo, tutti in paese vennero a conoscenza della verità. Nel frattempo l’estorsore fu condannato a quattro anni di carcere. A quel punto iniziò una cosa strana a casa nostra: un via vai di persone, conoscenti, parenti che vennero a trovarci per convincerci che avevamo sbagliato, che non era quella la strada da seguire, che ci saremmo potuti rivolgere a qualcuno per risolvere il problema in un’altra maniera, senza denunciare. Noi, giustamente, entrammo in una gran confusione. Il locale non lavorava più: si continuavano a organizzare serate, ma la gente era sempre poca e quella poca che frequentava, veniva allontanata dalle continue liti che nascevano all’interno, sempre a causa delle solite persone. In giro si iniziò a diffamare la nostra attività, molti dicevano che qui si spacciava. La decisione di mollare allora era quasi presa, perché davvero avevamo perso le speranze e la fiducia su quel lavoro e su quella gente. Tutti, ma proprio tutti, ci avevano voltato le spalle. La nostra non era più vita, ma una lotta continua! Un giorno però, era il 2005, durante una partita del Palermo vidi uno striscione allo stadio con la scritta “Uniti contro il pizzo” e mi incuriosii. Il giornale, il giorno dopo, riportò la notizia con un indirizzo e-mail di queste persone misteriose, i ragazzi di Addiopizzo, che da un po’ di tempo attaccavano in giro per Palermo degli adesivi con su scritto “Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Decisi allora di inviare un messaggio, una richiesta di aiuto, ma i ragazzi non mi risposero subito. Entrai in agitazione, perché avevo fatto tutto d’istinto, senza dire niente alla mia famiglia e adesso avevo paura di chi avrebbe potuto leggere quella mail. Controllavo la posta quasi ogni ora per vedere se avessi ricevuta una risposta. Poi, finalmente arrivò un messaggio con scritto: «Ciao, mi chiamo Vittorio e siamo disposti a venire a Caccamo ad ascoltare la vostra storia». Per il comitato era la prima volta che un commerciante si rivolgesse a loro. Per l’arrivo di questi ragazzi da Palermo, preparammo dei dolcetti e qualcosa da bere. Quando giunsero, erano una ventina, Giorgio iniziò a raccontare la nostra storia. In testa c’era Ugo – ancora me lo ricordo – con dei grossi boccoli biondi che uscivano da un cappello tutto colorato. Non posso assolutamente dimenticare quell’immagine, perché quella fantastica domenica di marzo del 2005 fu il giorno della “rinascita” della nostra famiglia. I ragazzi ci salutarono con affetto, dicendoci «Bravi! Complimenti! Avete fatto la cosa giusta. Noi siamo con voi», cioè tutto il contrario di quello che ci dicevano ogni giorno le persone a noi più vicine. Da quel momento in poi non fummo più soli. Avevamo in programma di organizzare una festa e chiedemmo una mano ad Addiopizzo, chiedendo di venire e portare qualche amico con loro. Ma non ci aspettavamo che, pochi giorni dopo, riuscissero a portare più di duecento persone a Caccamo da Palermo. Il locale era pieno, la roba finì in pochissimo tempo e svuotammo i magazzini. È chiaro che la forza che ci diede quel gesto ci convinse a rimanere, a continuare a investire in Sicilia. Ma l’aiuto che io e la mia famiglia ricevemmo da Addiopizzo non si limitò solo a questo. Grazie a loro tutti noi conoscemmo, per la prima volta, le leggi, perché ci spiegarono la legislazione a favore di chi denuncia e, inoltre, quando arrivarono le altre fasi del processo, nell’aula del Tribunale, stavolta eravamo noi a ridere, perché dalla nostra parte c’erano decine di ragazzi con la maglia di Addiopizzo al nostro fianco. Attraverso un piccolo contributo dello Stato, decidemmo di lanciarci in una nuova avventura imprenditoriale e di aprire una pasticceria. Anche stavolta, come qualche anno prima, non avevamo esperienza di questo lavoro, ma non demordemmo. Oggi i nostri prodotti sono conosciuti e molto apprezzati anche oltre lo stretto, grazie a Addiopizzo: questo è il secondo anno che partecipano alla
Fiera “Fa’ la cosa giusta!” a Milano. Siamo poi stati anche ospiti di Maurizio Costanzo e diversi giornali hanno parlato della nostra storia. Ora non abbiamo più paura di parlarne, perché abbiamo capito che denunciare è una cosa giusta. A distanza di otto anni

sabato 12 ottobre 2013

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venerdì 4 ottobre 2013

L'Italia è in crisi ( di Arianna David - Direttore di Slide Italia )

Cari lettori, stiamo vivendo un momento economico terribile, determinato anche da tanti allarmismi quando la crisi non era reale, da parte di politici con maniere a quanto pare da "terroristi". Oramai la crisi invece ha colpito da tempo un po' tutti, sembra non si salvarsi quasi nessuno. Sono sopratutto le piccole e medie che sentono di più questo crollo. Negli ultimi anni nessuno ha fatto nulla per sbloccare questa situazione che ha messo l'Italia in ginocchio. Nessuno compra, nessuno paga, con la conseguenza che le industrie chiudono, i dipendenti vengono licenziati, gli imprenditori che si suicidano. Il governo è cambiato , al momento in cui scrivo abbiamo Letta a capo di tutto, che cerca di cacciare Berlusconi, credendo di far tornare la speranza a molti italiani che qualcosa cambierà. A mio parere tutti parlano bene, finché si guardano i propri affari. Se qualcuno di questi Onorevoli avesse davvero pensato al paese oggi non ci troveremo in questa situazione così drammatica. Qualcuno dice che nel 2014 ci sarà una ripresa in molti settori, io lo spero davvero ma non ci credo.. A volte vorrei avere la possibilità di andar via dall'Italia e vivere magari in un paese diverso, senza troppe tasse senza usurai come le Banche, senza traffico.. Forse ognuno di noi ha il suo paese delle meraviglie, speriamo che il nostro lo ridiventi, io spero di rivedere l'Italia bella come oramai molti anni fa!
Alla prossima!

ARIANNA DAVID