martedì 19 giugno 2012

Il capo si approfitta di me e mi ricatta. Se non sono “gentile”, rischio il licenziamento.


Il capo si approfitta di me e mi ricatta. Se non sono “gentile”, rischio il licenziamento.
a cura di Pina Li Petri - Psicoterapeuta

Dottoressa, mi sono ammalata perché costantemente afflitta da atteggiamenti ricattatori del mio capo. Sono una donna di 38 anni, separata con un figlio di 2 anni, il padre non mi dà nulla per mantenerlo ed io faccio 2 lavori per andare avanti. Nella società dove lavoro hanno licenziato 3 persone, molte mie amiche hanno perso il lavoro nell’ultimo anno, tutto ciò mi ha fatto sempre più impaurire tanto che una mattina … disperata … ho parlato con il mio capo chiedendo rassicurazione rispetto al mio posto di lavoro. Lui mi ha guardata dalla punta dei piedi fino alla testa … lentamente e mi ha risposto che non correvo nessun rischio se fossi stata più gentile con lui … Da allora ogni giorno mi chiede di uscire con lui, di mettermi la minigonna per andare in ufficio e spesso mi tocca, io mi allontano lamentandomi e lui mi ricorda che rischio il posto di lavoro. Per disperazione mi sono venuti gli attacchi di panico e una volta mi hanno portata anche al pronto soccorso e mi sono messa in malattia perché sono in preda all’ansia e non riesco a dormire ma fra 4 giorni devo ritornare e non so cosa fare …
Gentilissima lettrice lei è vittima di stalking ossia una serie di atteggiamenti tenuti da un soggetto che tormenta un altro soggetto perseguitandolo a tal punto da generargli stati d’ansia e di paura tali da compromettere la sua capacità di affrontare la sua solita quotidianità. La parola stalker è traducibile come “cacciatore all’agguato”, “chi avanza furtivamente”, nel suo caso il gioco è più nell’aumentare la sua paura se non accetta le molestie o le proposte fatte in una serie di escalation fino ad arrivare addirittura agli attacchi di panico. Lo stress della separazione, la precarietà economica e la crisi sociale hanno favorito un vissuto di preoccupazione tale da generare in lei preoccupazione ed insicurezza a tal punto da divenire terreno fertile per chi in quel ha potere sulla vita di altri. Per affrontare al meglio il suo problema è necessario avere delle conoscenze appropriate che le permettono di sentirsi in grado e capace di risolvere il suo problema.
Chiediamo il parere della mia collega ed amica Marcella Marra, sindacalista, economista e sociologa del lavoro.
Ringrazio la dott.ssa Li Petri, che ha perfettamente inquadrato il problema della lettrice: lo stalking sul suo luogo di lavoro che le sta creando un disagio e un danno esistenziale, tanto da invadere la sua vita privata. Dal 2009 anche la legge italiana lo riconosce come reato penale e come tale può essere perseguito. Il mio consiglio è quello di denunciare il suo capo, senza paura di perdere il suo posto. Un’azienda sana, pur in un momento di grave crisi, non può che apprezzare responsabilmente il coraggio di chi fa valere le proprie legittime ragioni: un capo, per quanto competente possa essere, se usa il suo potere per perseguitare il personale rischia di perdere la fiducia dei proprietari dell’azienda stessa, la quale ha tutto l’interesse a risolvere la situazione in favore della vittima. La legge le concede sei mesi di tempo dal momento in cui si sono svolti i fatti per recarsi presso un qualsiasi ufficio della Polizia di Stato o dei Carabinieri e presentare una denuncia-querela dove viene descritta la condotta dello stalker, fornire le sue generalità e possibilmente portare prove concrete, come ad es. testimoni fidati, e-mail, SMS, registrazioni, telefonate a viva voce ascoltate da altri o una porta lasciata socchiusa… Il reato è punibile, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a quattro anni, oltre alla richiesta di risarcimento del danno subito, che nel suo caso è di tipo esistenziale.