martedì 24 aprile 2012

L'editoriale di Slide Maggio, a cura di Stefano Pia


"Il lavoro fatto con amore e passione gratifica". Questo è quello che cerco di trasmettere ai professionisti con i quali ho la fortuna di confrontarmi ogni giorno. Professionisti che hanno contribuito a rendere il progetto Slide, una realtà importante e riconosciuta a livello nazionale come una rete di professionisti al servizio della comunicazione per il tessuto imprenditoriale italiano. Sono passati ormai due anni, ed oggi festeggiamo il numero 24, e ho la felicità di constatare che sempre più imprenditori hanno la volontà di unirsi al Team Slide, e sempre più aziende hanno la convinzione che veicolare il loro prodotto/servizio su nostro free press network magazine sia il modo giusto per arrivare ad ottenere i risultati prefissati. Quindi questo editoriale voglio utilizzarlo per ringraziare pubblicamente Devis Paganelli, Presidente della Are Communication, e con lui tutto il management, che hanno reso l'idea di un sogno una solida realtà. Ringrazio altresì tutti i Direttori Locali, che con il loro contributo quotidiano ed il grande impegno riescono a rendere Slide ogni mese più bello ed importante, ricordando che "i sogni non si realizzano dormendo...". Auguri Slide!

Stefano Pia
Direttore Nazionale Slide Italia

Ciro Toro, segni particolari napoletano. Mister Italia 2011


Ciro Toro, segni particolari napoletano.
Mister Italia 2011
si racconta: cinema e fantasia.
L’unica donna per me, mia madre”
di Alessandra Mura – Direttore Editoriale Slide
Si ringraziano i fotografi Sergio Goglia, Alberto Magliozzi, Raffaele di Matteo e l'Hair Stylist Gildo Vituperio.


A 24 anni, Ciro Torlo è Mister Italia 2011. Eletto a Pescara nel settembre del 2011, il modello di Torre del Greco si fregia così del titolo che fu anche di Gabriel Garko, Walter Nudo, Giorgio Mastrota e Raffaello Balzo. Considerato in Campania tra i «top» del momento, Ciro è stato protagonista di numerose campagne pubblicitarie e scelto per gli scatti di Alberto Magliozzi, artista della fotografia, che ha immortalato volti come quelli di Nicole Kidman o Demi Moore. Lo abbiamo intervistato per i nostri lettori di Slide ai quali ha confessato : Oltre al cinema e la moda mi divido tra due donne: mia madre e la mia nipotina.


Speravi nella conquista del titolo mister Italia 2011?
No, la partecipazione al concorso è stata per gioco, solo per divertimento, non avevo certo in mente di arrivare alla fine e di essere premiato.. Alla fine è arrivata la vittoria, inaspettata sicuramente, ma mi ha reso felice.

Sei stato protagonista di numerosi scatti d’autore e campagne pubblicitarie, hai mai pensato di usare la tua immagine nel campo del sociale?
Si, sono impegnato nel sociale e ho già partecipato a diversi eventi; attualmente sono coinvolto come volto per una raccolta fondi che servirà per acquistare materiali specifici di sostegno ai ragazzi disabili; mi piace sostenere operazioni umanitarie anche perchè i miei genitori mi hanno dato un grande insegnamento. Si occupano di un gruppo di ragazzi diversamente abili e spesso, vado ai loro incontri per stare insieme a loro. Non lo faccio per visibilità, ovviamente, lo facevo già prima di essere conosciuto nel campo della moda e delle passerelle, anche tra le mura di casa mia. Mi rende felice e mi fa capire quanto sono fortunato.

Avresti voluto diventare un calciatore, poi sei approdato nel mondo del cinema. Dallo sport professionistico al grande schermo. Una svolta casuale o voluta?
Giocavo a calcio dall’età di quattro anni con mio fratello che ne aveva sette. Ho proseguito fino ai vent’anni, poi mi sono reso conto che volevo coltivare altre passioni. Il calcio è stata la mia prima passione e forse una delle mie più grandi. Ho esordito in diverse categorie ma poi è finita perché dovevo impegnarmi nella scuola, nello studio e poi perché ero in una categoria non di alti livelli; secondo me e detto anche da altri ero molto bravo ma mi sarei dovuto spostare da Napoli e crescere in realtà diverse. Cosi, vuoi la scuola, vuoi la voglia di aprirmi altre porte, ho ascoltato i giusti consigli e ho fatto i miei primi passi nel mondo della tv e della moda.

Ti definisci un nomade di professione, come riesci a coniugare questa vita con i valori che la tua famiglia napoletana doc ti ha insegnato?
Napoli è stupenda, è la mia citta natale, però non ha tanto da offrirmi; per quanto riguarda il discorso cinema e moda, mi sposto spesso tra Roma e Milano. Poi per le serate come ospite vado ovunque, ora come ora sono felice perché giro tantissimo l’Italia e non mi sono mai fermato; per come sono fatto e per il mio carattere lunatico, questo mi serve. Napoli rimane sempre nel cuore e spero di tornarci un giorno con un gran bagaglio sulle spalle. Spero un domani di far conoscere il mio nome, mi impegnerò per raggiungere i traguardi che mi sono prefissato. Mi auguro ovviamente di poter fare carriera in questo mondo che mi ha già dato tanto in poco tempo e che sono sicuro può farmi maturare anche come persona. Il talento e le capacità credo di averle e le userò per esaudire i miei sogni. Tra questi uno in particolare mi sta a cuore:
riuscire a portare a Napoli una scuola di recitazione legata a quella di Roma.




Dalla moda al cinema, qual è l’attore e cui ti ispireresti?
Uno dei miei attori preferiti e Richard Gere, preferisco quelli hollywoodiani mentre tra quelli italiani, apprezzo tantissimo, per la carriera, Raul Bova e Gabriel Garco.

Che ruolo hanno avuto le donne nella tua vita e in questo tuo cammino? Tua madre, tua nonna, la tua fidanzata…
Per me, le donne come gli amici, come ogni persona e anche la vita stessa, le paragono a una nota; devono essere dolci e creare una giusta sintonia e armonia musicale, appena mi stona qualche cosa o incontro una donna che mi da problemi o anche che sia un amico o una persona che non sia ottimista, io le accantono e le abbandono; una cosa che mi sono premesso dopo aver passato determinate esperienze; anche se sono giovane, ora cerco solo persone positive. Non voglio vicino persone negative, io mi regalo a tutti, donne o amici, in momenti belli, unici, passionati, però non deve essere un impegno con la “I” maiuscola perché oggi sono preso soltanto dal mio lavoro che mi gratifica e mi piace tanto.
Con mia madre che è l’unica donna oltre alla mia nipotina, ho un rapporto da uomo a donna e benché sia una famiglia molto unita, ho un papà spesso lontano per lavoro e quindi io divento l’uomo di casa. mi assumo tante responsabilità e di conseguenza ho un rapporto diverso anche con lei; amo tantissimo mia madre che è l’unica donna, unica perché a differenza delle altre quando mi annoia o mi secca non la mando a quel paese, la mamma è sempre la mamma.

In questo momento c’è posto per l’amore?
Tutti e tutte mi augurano il famoso colpo di fulmine o una persona che mi travolgerà; io aspetto che arrivi questa donna che mi travolga totalmente, però finora non è successo, quindi non c’è amore.

I tuoi prossimi obiettivi per il 2012?
C’è in programma un film da girare in puglia, con una famosa regista, Maria Pescerullo, dove questo “bello”, dovrà dimostrare di essere anche bravo. Vestirò i panni di un pescatore protagonista e lo interpreterò dai 20 ai 27 anni mentre al raggiungimento dei 35 anni, forse ci sarà l’intervento di Gabriel Garco. E’ ancora tutto da definire ma potrebbero esserci dei cambi di personaggi. Sarà una bella avventura e non vedo l’ora di poter capire se piacerò al pubblico. Io intanto ce la metto tutta.



Vittorio Sgarbi: "Con la mia sola parola ho fatto rinascere Cosenza"


Vittorio Sgarbi:
"Con la mia sola parola ho fatto rinascere Cosenza"
Al Parco Degli Enotri della Fondazione Carical lo show del critico d'arte tra battute e consigli a Mario Occhiuto
di Marcello Romanelli – Direttore Slide Cosenza

L'ex Sporting Club di Mendicino è illuminato da un tramonto primaverile. La Fondazione Carical, con il suo Presidente Mario Bozzo, in poco tempo è riuscita a far un miracolo. L'ex struttura sportiva ripresa proprio dalla Fondazione diventa luogo, anche di incontri, presentazioni di libri e grandi eventi. Tra questi ecco l'arrivo di Vittorio Sgarbi. Il critico d'arte presentato dallo stesso Bozzo come “uomo delle istituzioni” è carico ben benino per la presentazione del suo ultimo libro “ Piene di Grazia”. La chiacchierata è tra Sgarbi e Colasanti. Il Vittorio nazionale sale in cattedra, tutto è pronto e dalla bella struttura di Mendicino arrivano fulmini e saette. Si parte dal libro, ma ,naturalmente, si esce fuori tema spesso e volentieri. Sgarbi e Cosenza: "Ho il merito di aver fatto rinascere la città solo con la mia parola. Quando arrivai nel 1989 trovai il centro storico tutto intatto. Rimasi colpito dalla città così tanto da parlarne bene in tutt'Italia e Mancini ha iniziato la nuova politica del centro storico spinto dalle mie parole". Non mancano i complimenti anche a Rende ed Altomonte: "Incantevoli. Principe padre e Belluscio sono stati dei grandi". E quando qualcuno prova a chiedere al furioso Vittorio una possibile candidatura in Calabria arriva secca la risposta: "Con l'aria che tira non mi candiderei in nessun luogo del meridione. L'indicazione di Cefalù dipende solo dal fatto che voglio riscattare l'onta di Salemi, non per me, ma per i cittadini. Non accetto nessuno che mi dica vattene". E Sgarbi ha anche parole per il sindaco Mario Occhiuto: " So che è bravo, ma io lo sono di più. Basta vedere quello che ho fatto a Salemi. Alle fine quello che è importante secondo me è riuscire come primo cittadino a fare parlare della tua città. Io con la mia bella Salemi ci sono riuscito". E alla fine si stupisce quando gli raccontano del progetto del restauro del Castello Svevo: "Balaustre in ferro sul tetto? Sarebbe come far restaurare un dipinto di Giotto da Picasso". Sgarbi esce dal Parco degli Enotri a braccetto con il suo amico di sempre, quel Franco Corbelli che confessa: "Come lui nessuno mai".



Salone Internazionale del Libro di Torino 2012


Si torna a sfogliare e a leggere
Salone Internazionale del Libro
Torino : A metà maggio, quest'anno si terrà la 25a edizione
di Stefania Spadafora – SLIDE Torino


Da giovedì 10 a lunedì 14 maggio 2012 al Lingotto Fiere si tiene la 25a edizione del Salone Internazionale del Libro.
Tema conduttore è la «Primavera digitale», cui è ispirata la campagna di comunicazione 2012: le trasformazioni che il «vivere in rete» ha indotto nel leggere, scrivere, comunicare e conservare informazioni e culture.
Computer ultrasottili, tablet e smartphone, tecnologie digitali sempre più portatili, potenti e a buon mercato, in grado di garantire una connessione continua, stanno cambiando radicalmente il nostro modo di pensare, scrivere, comunicare, stampare, pubblicare, leggere, vendere. E con esso la produzione, la distribuzione, la ricezione dei prodotti intellettuali: dai giornali ai libri. La Primavera Digitale è un fenomeno che va al di là del futuro degli e-book o dei destini dell’editoria su carta.
La vistose mutazioni in corso sono il motivo conduttore dell’edizione 2012 del Salone Internazionale del Libro. Si comincia perciò con una tavola rotonda sulle nuove strategie che il digitale impone agli editori.
L’edizione 2012 vede inoltre la nascita del DigiLab, un laboratorio dedicato all’editoria digitale. Nel laboratorio saranno presenti 25 tablet a disposizione dei bambini, che sotto la guida di un Master parteciperanno a laboratori studiati per loro. È la prima volta, a livello internazionale, che una fiera del libro organizza un’attività laboratoriale di questo tipo.
Per la prima volta nella storia del Salone i Paesi ospiti d’onore sono due: la Romania e la Spagna, che portano a Torino una significativa rappresentanza dei propri autori e della propria cultura. E nel tradizionale focus realizzato assieme alla Camera di Commercio di Torino si fa il punto sulle sfide che la Romania offre ai player economici ed editoriali.
Due Paesi collocati agli estremi geografici dell’arco della lingua e cultura latina, che saranno entrambi presenti al Lingotto Fiere come Ospite d’onore con pari dignità, un proprio grande stand, autori, editori, incontri. Entrambi offriranno – com’è tradizione - il diorama della propria creatività e vivacità culturale, e l’ampio spettro della propria civiltà che si estende dalla memoria alla cultura materiale, dalla vita quotidiana al paesaggio umano. Anche coinvolgendo le rispettive comunità linguistiche ampiamente presenti sul territorio torinese e nazionale.
I venticinque anni del Salone di Torino coincidono con una profonda metamorfosi della città e del suo ruolo. Ad essi il Salone dedica la mostra La Città Visibile. Torino, 1988-2012>>, ideata assieme al Circolo dei lettori e curata da Luca Beatrice: dai loghi del Salone alla sentenza Thyssen, dall’Mp3 al motore Common Rail, dalla torcia olimpica allo zainetto Invicta, i venticinque oggetti-simbolo della Torino dell’ultimo quarto di secolo, esposti e raccontati ognuno dalle parole di uno scrittore.
Torna il Bookstock Village, il progetto del Salone per i giovani lettori sostenuto dalla Compagnia di San Paolo: come lo scorso anno il programma per i giovani 14-20 anni è curato dallo scrittore Andrea Bajani.
Tante le novità e le conferme nelle sezioni del Salone. Dimensione Musica è l’area dedicata al Made in Italy del settore musicale: dai prestigiosi strumenti tradizionali alle pubblicazioni editoriali, dalle tecnologie audio dell’HiFi alle case discografiche, fino alle produzioni più squisitamente artistiche (concerti, festival, manifestazioni). Book to the future è lo spazio interamente dedicato alle tecnologie per la fruizione culturale: eBook reader, tablet, device per la lettura digitale, distributori, portali, librerie online.
Confermati tutti gli altri spazi più amati dal pubblico. A cominciare da Lingua Madre, l’area dedicata al meticciato culturale, con l’omonimo concorso per le scrittrici straniere in Italia. Anche Libro e Cioccolato. Tentazione e meditazione che schiera il meglio degli chocolatiers di Torino e Piemonte in un programma di incontri con grandi chef e maîtres à penser del gusto.
Grazie alla partnership con Gtt – Gruppo Trasporti Torinesi, i possessori di biglietto urbano timbrato in giornata, abbonamento settimanale, mensile e dipendenti Gtt entrano al Salone con l’ingresso ridotto a 8 €; con l’abbonamento annuale o plurimensile a 6 €.
Da quest’anno il Salone è su Twitter, con gli eventi principali raccontati e commentati da tutti in tempo reale. Diventa follower anche tu: @SalonedelLibro.

I programmi completi del Salone e delle iniziative collaterali sono su salonelibro.it.
Orari: gio-do-lu 10-22; ve-sa 10-23. Biglietto intero 10.00 €, ridotto 8.00 €.

Bernardo Bertolucci, per SLIDE Radio Cinema incontra il Premio Oscar


Ritorno al cinema per
Bernardo BertolucciPer Slide, Radio Cinema incontra il regista Premio Oscar
di Silvio Grasselli – Radio Cinema / Slide Italia


Ci siamo quasi, non manca molto ormai. Appena un anno fa sarebbe stato impensabile, e invece l’11 maggio è previsto il ritorno sul grande schermo di Bernardo Bertolucci con Io e te, nuovo lungometraggio le riprese del quale si sono concluse a Roma, a pochi metri dalla residenza del regista, pochi giorni prima della fine dell’anno scorso.
Il film segna l’inedita collaborazione con lo scrittore Niccolò Ammanniti. L’aneddotica vuole che, dopo aver letto un paio di romanzi del suddetto, Bertolucci si sia trovato fra le mani l’ultima fatica del non più giovane autore romanziere: letto in un paio d’ore sull’aereo per New York - dove una personale sul suo cinema attendeva il regista presso il prestigioso MOMA -, Io e te ha subito colpito la fantasia di Bertolucci al punto da spingerlo a decidere di trarne il film del ritorno all’attività. Trama del romanzo a parte, del film si sa ancora relativamente poco. Tutto girato nello studio di un artista romano – Sandro Chia - trasformato in una cantina, è affidato a un cast composto, in essenza, da quattro interpreti, due post-adolescenti e due adulti. La coppia dei genitori avrà corpo e fattezze di Sonia Bergamasco e Pippo Delbono, mentre per i due fratelli protagonisti – intorno ai quali si sviluppa in realtà il grosso della vicenda – Bertolucci ha scelto personalmente due esordienti: Jacopo Olmo Antinori – vero interprete principale del film – e Tea Falco, fotografa e videoartista alla prima esperienza da attrice. Ancora una volta dunque lo sguardo fisso sul passaggio dalla prima giovinezza alla prima maturità della persona e ancora una volta un film “calustrofilo” (la definizione è di Bertolucci), per la prima volta così perché più facila da dirigere dalla sedia a rotelle sulla quale il regista è costretto da anni ormai.


Che cosa l’ha colpita del romanzo di Ammanniti?
Prima di tutto la storia: io non ho capacità di resistenza quando qualcuno mi racconta di un giovane che sta crescendo. C’è poi un fatto importante per me: che si tratta di una storia che si svolge tutta in un ambiente, un po’ come è già successo per L’assedio, il film che ho girato prima di questo, nel 1998.

In questo film – come in molti altri della sua filmografia – la musica torna ad avere un ruolo importante.
In quasi tutti i miei film ci sono momenti in cui i personaggi ballano. Proprio nei primissimi film – quegli degli anni Sessanta e Settanta, era una specie di feticcio quello del momento del ballo. Le scene di ballo mi sono sempre venute bene. Non che abbia mostrato a Maria Schneider e a Marlon Brando come dovevano ballare il tango. I momenti di musica ti permettono di dire molto di più di quanto non riesci a fare con la narrazione, i dialoghi. I momenti di musica sono degli spazi poetici in cui ci si può attardare. In questo film si tratta di una parte fondamentale: il momento in cui fratello e sorella si abbandonano l’uno all’altro, si accettano, si riconoscono.

Come ha scelto i due giovani protagonisti?
Io sono estremamente aperto a quello che porta la realtà. Le caratteristiche dovevano essere che lui doveva aver quattordici anni e lei ne doveva avere dieci di più. Per tutto il resto aspettavo che venisse da loro dagli attori: ho bisogno d’incuriosirmi del segreto che c’è nelle persone che incontro. Nella costruzione dei personaggi ho cercato molto nei misteri nascosti di questi due ragazzi.

Cosa la interessa così tanto degli adolescenti?
Cito Rimbaud: “non siamo tanto seri quando abbiamo diciassette anni e dei tigli verdi sulla nostra passeggiata”. Questo m’interessa degli adolescenti: sono in continuo cambiamento, in continua crescita e questo per me è irresistibile, un materiale umano che devi acchiappare in quel momento se no lo perdi. Il cinema qualche volta riesce in questo compito così difficile.

Qual è invece il ruolo degli adulti in questo film?
Forse quello di far sentire più forte la solitudine del protagonista che finge di organizzarsi una settimana bianca e invece si nasconde, si ritira in cantina, senza però aver previsto l’arrivo della variabile impazzita, la sorellastra, tossica e portatrice di “cose” che lui non ha mai conosciuto prima.

Si è sentito parlare del dietrofront della produzione rispetto alla scelta di girare questo film in 3D. Che cosa è successo veramente?
Magari! Se la produzione mi avesse detto che non si poteva girare in 3D, sarei stato piùm tranquillo, avrei potuto sempre pensare che fosse colpa della produzione. Invece no, sono io che ho fatto dei provini in 3D a Cinecittà e mi sono reso conto che il processo delle riprese – il momento per me più importante nella produzione di un film perché è anche quello che mi diverte di più – era incredibilmente rallentato, messo in pericolo, il mio ritmo di lavoro ostacolato e reso impossibile. Avevo una grande curiosità anche rispetto al digitale. Ma anche in questo caso, dopo aver messo alla prova la tecnologia, sono rimasto deluso e contrariato: io non sono abituato a una definizione così diabolicamente perfetta, che alla fine riccia di diventare la cosa più importante del film. Io per tanti anni ho cercato proprio quella definizione, adesso che mi viene offerta su un piatto d’argento la fuggo. Alla fine ho girato in pellicola 35mm. Si cambia idea nella vita.

Bernardo Bertolucci, per SLIDE Radio Cinema incontra il Premio Oscar


Ritorno al cinema per
Bernardo BertolucciPer Slide, Radio Cinema incontra il regista Premio Oscar
di Silvio Grasselli – Radio Cinema / Slide Italia


Ci siamo quasi, non manca molto ormai. Appena un anno fa sarebbe stato impensabile, e invece l’11 maggio è previsto il ritorno sul grande schermo di Bernardo Bertolucci con Io e te, nuovo lungometraggio le riprese del quale si sono concluse a Roma, a pochi metri dalla residenza del regista, pochi giorni prima della fine dell’anno scorso.
Il film segna l’inedita collaborazione con lo scrittore Niccolò Ammanniti. L’aneddotica vuole che, dopo aver letto un paio di romanzi del suddetto, Bertolucci si sia trovato fra le mani l’ultima fatica del non più giovane autore romanziere: letto in un paio d’ore sull’aereo per New York - dove una personale sul suo cinema attendeva il regista presso il prestigioso MOMA -, Io e te ha subito colpito la fantasia di Bertolucci al punto da spingerlo a decidere di trarne il film del ritorno all’attività. Trama del romanzo a parte, del film si sa ancora relativamente poco. Tutto girato nello studio di un artista romano – Sandro Chia - trasformato in una cantina, è affidato a un cast composto, in essenza, da quattro interpreti, due post-adolescenti e due adulti. La coppia dei genitori avrà corpo e fattezze di Sonia Bergamasco e Pippo Delbono, mentre per i due fratelli protagonisti – intorno ai quali si sviluppa in realtà il grosso della vicenda – Bertolucci ha scelto personalmente due esordienti: Jacopo Olmo Antinori – vero interprete principale del film – e Tea Falco, fotografa e videoartista alla prima esperienza da attrice. Ancora una volta dunque lo sguardo fisso sul passaggio dalla prima giovinezza alla prima maturità della persona e ancora una volta un film “calustrofilo” (la definizione è di Bertolucci), per la prima volta così perché più facila da dirigere dalla sedia a rotelle sulla quale il regista è costretto da anni ormai.


Che cosa l’ha colpita del romanzo di Ammanniti?
Prima di tutto la storia: io non ho capacità di resistenza quando qualcuno mi racconta di un giovane che sta crescendo. C’è poi un fatto importante per me: che si tratta di una storia che si svolge tutta in un ambiente, un po’ come è già successo per L’assedio, il film che ho girato prima di questo, nel 1998.

In questo film – come in molti altri della sua filmografia – la musica torna ad avere un ruolo importante.
In quasi tutti i miei film ci sono momenti in cui i personaggi ballano. Proprio nei primissimi film – quegli degli anni Sessanta e Settanta, era una specie di feticcio quello del momento del ballo. Le scene di ballo mi sono sempre venute bene. Non che abbia mostrato a Maria Schneider e a Marlon Brando come dovevano ballare il tango. I momenti di musica ti permettono di dire molto di più di quanto non riesci a fare con la narrazione, i dialoghi. I momenti di musica sono degli spazi poetici in cui ci si può attardare. In questo film si tratta di una parte fondamentale: il momento in cui fratello e sorella si abbandonano l’uno all’altro, si accettano, si riconoscono.

Come ha scelto i due giovani protagonisti?
Io sono estremamente aperto a quello che porta la realtà. Le caratteristiche dovevano essere che lui doveva aver quattordici anni e lei ne doveva avere dieci di più. Per tutto il resto aspettavo che venisse da loro dagli attori: ho bisogno d’incuriosirmi del segreto che c’è nelle persone che incontro. Nella costruzione dei personaggi ho cercato molto nei misteri nascosti di questi due ragazzi.

Cosa la interessa così tanto degli adolescenti?
Cito Rimbaud: “non siamo tanto seri quando abbiamo diciassette anni e dei tigli verdi sulla nostra passeggiata”. Questo m’interessa degli adolescenti: sono in continuo cambiamento, in continua crescita e questo per me è irresistibile, un materiale umano che devi acchiappare in quel momento se no lo perdi. Il cinema qualche volta riesce in questo compito così difficile.

Qual è invece il ruolo degli adulti in questo film?
Forse quello di far sentire più forte la solitudine del protagonista che finge di organizzarsi una settimana bianca e invece si nasconde, si ritira in cantina, senza però aver previsto l’arrivo della variabile impazzita, la sorellastra, tossica e portatrice di “cose” che lui non ha mai conosciuto prima.

Si è sentito parlare del dietrofront della produzione rispetto alla scelta di girare questo film in 3D. Che cosa è successo veramente?
Magari! Se la produzione mi avesse detto che non si poteva girare in 3D, sarei stato piùm tranquillo, avrei potuto sempre pensare che fosse colpa della produzione. Invece no, sono io che ho fatto dei provini in 3D a Cinecittà e mi sono reso conto che il processo delle riprese – il momento per me più importante nella produzione di un film perché è anche quello che mi diverte di più – era incredibilmente rallentato, messo in pericolo, il mio ritmo di lavoro ostacolato e reso impossibile. Avevo una grande curiosità anche rispetto al digitale. Ma anche in questo caso, dopo aver messo alla prova la tecnologia, sono rimasto deluso e contrariato: io non sono abituato a una definizione così diabolicamente perfetta, che alla fine riccia di diventare la cosa più importante del film. Io per tanti anni ho cercato proprio quella definizione, adesso che mi viene offerta su un piatto d’argento la fuggo. Alla fine ho girato in pellicola 35mm. Si cambia idea nella vita.

Bernardo Bertolucci, per SLIDE Radio Cinema incontra il Premio Oscar


Ritorno al cinema per
Bernardo BertolucciPer Slide, Radio Cinema incontra il regista Premio Oscar
di Silvio Grasselli – Radio Cinema / Slide Italia


Ci siamo quasi, non manca molto ormai. Appena un anno fa sarebbe stato impensabile, e invece l’11 maggio è previsto il ritorno sul grande schermo di Bernardo Bertolucci con Io e te, nuovo lungometraggio le riprese del quale si sono concluse a Roma, a pochi metri dalla residenza del regista, pochi giorni prima della fine dell’anno scorso.
Il film segna l’inedita collaborazione con lo scrittore Niccolò Ammanniti. L’aneddotica vuole che, dopo aver letto un paio di romanzi del suddetto, Bertolucci si sia trovato fra le mani l’ultima fatica del non più giovane autore romanziere: letto in un paio d’ore sull’aereo per New York - dove una personale sul suo cinema attendeva il regista presso il prestigioso MOMA -, Io e te ha subito colpito la fantasia di Bertolucci al punto da spingerlo a decidere di trarne il film del ritorno all’attività. Trama del romanzo a parte, del film si sa ancora relativamente poco. Tutto girato nello studio di un artista romano – Sandro Chia - trasformato in una cantina, è affidato a un cast composto, in essenza, da quattro interpreti, due post-adolescenti e due adulti. La coppia dei genitori avrà corpo e fattezze di Sonia Bergamasco e Pippo Delbono, mentre per i due fratelli protagonisti – intorno ai quali si sviluppa in realtà il grosso della vicenda – Bertolucci ha scelto personalmente due esordienti: Jacopo Olmo Antinori – vero interprete principale del film – e Tea Falco, fotografa e videoartista alla prima esperienza da attrice. Ancora una volta dunque lo sguardo fisso sul passaggio dalla prima giovinezza alla prima maturità della persona e ancora una volta un film “calustrofilo” (la definizione è di Bertolucci), per la prima volta così perché più facila da dirigere dalla sedia a rotelle sulla quale il regista è costretto da anni ormai.


Che cosa l’ha colpita del romanzo di Ammanniti?
Prima di tutto la storia: io non ho capacità di resistenza quando qualcuno mi racconta di un giovane che sta crescendo. C’è poi un fatto importante per me: che si tratta di una storia che si svolge tutta in un ambiente, un po’ come è già successo per L’assedio, il film che ho girato prima di questo, nel 1998.

In questo film – come in molti altri della sua filmografia – la musica torna ad avere un ruolo importante.
In quasi tutti i miei film ci sono momenti in cui i personaggi ballano. Proprio nei primissimi film – quegli degli anni Sessanta e Settanta, era una specie di feticcio quello del momento del ballo. Le scene di ballo mi sono sempre venute bene. Non che abbia mostrato a Maria Schneider e a Marlon Brando come dovevano ballare il tango. I momenti di musica ti permettono di dire molto di più di quanto non riesci a fare con la narrazione, i dialoghi. I momenti di musica sono degli spazi poetici in cui ci si può attardare. In questo film si tratta di una parte fondamentale: il momento in cui fratello e sorella si abbandonano l’uno all’altro, si accettano, si riconoscono.

Come ha scelto i due giovani protagonisti?
Io sono estremamente aperto a quello che porta la realtà. Le caratteristiche dovevano essere che lui doveva aver quattordici anni e lei ne doveva avere dieci di più. Per tutto il resto aspettavo che venisse da loro dagli attori: ho bisogno d’incuriosirmi del segreto che c’è nelle persone che incontro. Nella costruzione dei personaggi ho cercato molto nei misteri nascosti di questi due ragazzi.

Cosa la interessa così tanto degli adolescenti?
Cito Rimbaud: “non siamo tanto seri quando abbiamo diciassette anni e dei tigli verdi sulla nostra passeggiata”. Questo m’interessa degli adolescenti: sono in continuo cambiamento, in continua crescita e questo per me è irresistibile, un materiale umano che devi acchiappare in quel momento se no lo perdi. Il cinema qualche volta riesce in questo compito così difficile.

Qual è invece il ruolo degli adulti in questo film?
Forse quello di far sentire più forte la solitudine del protagonista che finge di organizzarsi una settimana bianca e invece si nasconde, si ritira in cantina, senza però aver previsto l’arrivo della variabile impazzita, la sorellastra, tossica e portatrice di “cose” che lui non ha mai conosciuto prima.

Si è sentito parlare del dietrofront della produzione rispetto alla scelta di girare questo film in 3D. Che cosa è successo veramente?
Magari! Se la produzione mi avesse detto che non si poteva girare in 3D, sarei stato piùm tranquillo, avrei potuto sempre pensare che fosse colpa della produzione. Invece no, sono io che ho fatto dei provini in 3D a Cinecittà e mi sono reso conto che il processo delle riprese – il momento per me più importante nella produzione di un film perché è anche quello che mi diverte di più – era incredibilmente rallentato, messo in pericolo, il mio ritmo di lavoro ostacolato e reso impossibile. Avevo una grande curiosità anche rispetto al digitale. Ma anche in questo caso, dopo aver messo alla prova la tecnologia, sono rimasto deluso e contrariato: io non sono abituato a una definizione così diabolicamente perfetta, che alla fine riccia di diventare la cosa più importante del film. Io per tanti anni ho cercato proprio quella definizione, adesso che mi viene offerta su un piatto d’argento la fuggo. Alla fine ho girato in pellicola 35mm. Si cambia idea nella vita.

La Normativa antincendio incendia Sergio Pizzolante


Il 30 % degli alberghi italiani a rischio chiusura
On. Pizzolante: “Salviamo la stagione e concediamo 6 mesi di proroga”
di Alessandra Mura – Direttore Editoriale Slide

Il Parlamentare riminese del pdl Sergio Pizzolante, entra nel merito di una normativa da lui definita “pro recessione”, bocciando il decreto a firma del Ministro Anna Maria Cancellieri che determina l’adeguamento delle norme antincendio delle strutture alberghiere italiane. In base a quanto si apprende da verifiche condotte nel territorio, solamente il 30 % delle strutture italiane sono a norma, mentre, il 50 % potrebbe troversi costretto a ridurre l’offerta al di sotto dei 50 posti letto, arrecando di conseguenza un danno non solo per l’immagine, ma soprattutto economico, per la struttura alberghiera e per la ricaduta di presenze nel territorio.

Onorevole: la stagione 2012, che già non inizia nelle più rosee prospettive potrà essere influenzata negativamente da questo decreto? ( al momento di andare in stampa, non era cambiata la situazione sul decreto ).
Certamente si. Non possiamo chiudere la porta alle attività alberghiere soprattutto all’inizio della stagione. Secondo quanto si evince dalla normativa, i tecnici degli alberghi avranno 30 giorni di tempo per le verifiche di parte (impossibile espletarle in cosi poco tempo), e i tecnici dei vigili del fuoco avranno dopo la prima fase di verifiche, altri 60 giorni per decidere la riduzione dei posti letto o addirittura la chiusura delle attività, magari nei mesi di giugno o luglio con i clienti all’interno dell’albergo.

Una delle tante conseguenze potrebbe essere il crollo del Pil, che si aggiunge ad una riduzione dell’offerta turistica. Come valuta questa situazione?
Sicuramente da evitare. Il prodotto interno lordo che già soffre e lo vediamo dai numeri, non sarà certo agevolato dall’applicazione di questa normativa. E il soffocamento dell’offerta turistica che ne conseguirà, sarà un grave danno per l’economia turistica. Non vi è alcun dubbio che questa deve essere l’ultima proroga, ma non si devono cambiare i requisiti minimi in corsa, senza concedere agli alberghi il tempo necessario per rimettersi in regola. Anche perché mettersi in regola, significa affrontare spese in un momento di crisi che difficilmente verranno assorbite e di certo non immediatamente. Ci tengo a precisare che questa manovra, è figlia di un ottusa rigidità della burocrazia che non tiene conto delle difficoltà delle imprese.

Come hanno reagito gli albergatori?
In questi anni c’è chi si è messo in regola e che non avrà alcun problema; chi invece non possedeva le risorse necessarie o ha aspettato troppo, si trova a dover far fronte ad un ultimatum che se non rispettato creerà grandi disagi. Non è nemmeno questione di volontà, quanto di procedure tecniche ferraginosissime che possono andar bene per strutture molto grandi ma non per le piccole medie imprese, che in tante regioni sono la stragrande maggioranza, come in Romagna.

Quale potrebbe essere la soluzione?
Da parte mia c’è e continuerà ad esserci tutto l’impegno possibile per allungare i tempi. Ho già inviato le mie rimostranze al Presidente degli albergatori Patrizia Rinaldis, al Ministro del Turismo dottor Piero Gnudi con il quale stiamo esaminando la situazione e dialogando sulla strada de perseguire. Il dossier è stato esaminato ed ora si procederà ad una soluzione definitiva, spero basata sul buon senso e sulla difficoltà oggettiva dei tempi che stiamo attraversando .Penso che sia ragionevole dare agli operatori 6 mesi di tempo per l’acquisizione dei nuovi requisiti minimi e accedere così all’ultima proroga. In questo modo si salverebbe la stagione estiva, che è uno dei motori italiani per la tenuta del Pil, senza alterazioni sostanziali del processo che prevede la messa in regola delle strutture entro il 2013.

Sergio Pizzolante è nato a Castrignano del Capo (LE) 47 anni fa e vive a Riccione da 28 anni. E' deputato dal 2006, con Forza Italia prima e con ilPdl ora. E' stato nominato Segretario della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera. E' stato membro della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera nella XV Legislatura; è membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione “Riformismo e Libertàdi cui coordina la Consulta per l'Economia e vicepresidente vicario della Consulta Nazionale per l'Agricoltura del Pdl.

Squilla il telefono e Mario Biondi risponde: " This is what you are".


Squilla il telefono e Mario Biondi risponde:
" This is what you are".
Chiacchierata prima del grande successo del cantante catanese al Rendano di Cosenza
di Marcello Romanelli – Slide Cosenza


ll Barry White italiano risponde al telefono così: "Pronto, simu pronti e accussi accusi…". Spiazzati. Con il suo vocione Mario Biondi si diverte ad imitare il dialetto calabrese ed è pronto "per far saltare in aria il vostro Rendano".
Su facebook ci sono mille richieste di domande e tutti ricordano con piacere il concerto di quest'estate fatto ad Acri: "Mi sono veramente divertito in quella serata". Una chiacchierata al volo con il Mario nazionale prima del concerto che ha registrato il tutto esaurito. Non si trova più un posto da una settimana, l'organizzatore Roberto Iacobino è uno dei pochi che riesce a riempire sempre il Rendano e Biondi se la ride: "E' accusi!!". Ritorniamo un attimo seri. Il registratore è aperto, le domande e le curiosità sono tante e Mario Biondi non si tira indietro: "Pronto!".

A che punto è la vita artistica del giovane talento catanese?
Grazie del giovane, troppo buono. E' un momento buono sono in salute e in crescita. Sto lavorando ad un nuovo progetto con il gruppo britannico degli Incognito e sono molto contento del lavoro fatto fin qui.

Una data di uscita del nuovo album?
Senza fretta. Voglio fare una cosa fatta bene.

Il concerto in teatro. Il tipo di spettacolo che propone Biondi qual'è?
Uno spettacolo molto intimo. In teatro prediligo il contatto con il pubblico diretto e vi assicuro che è un piacere, anche perché, siamo reduci da tour europeo che mi ha dato grandi soddisfazioni.

Nei tuoi spettacoli c'è anche una sorpresa, vero?
E' mio fratello. Si chiama Stefano ha 22 anni e lo sto portando sul palco con me...

Nell'ultimo album "Due" c'è l'incontro con 20 artisti di talento che provengono dalla scena soul e jazz italiana e internazionale, cosa pensi dei talent show?
Tutto il bene possibile. I giovani di adesso hanno questa possibilità che è quella di misurarsi con altri artisti e confrontarsi con loro.

Ai tempi di Mario Biondi giovane?
Forse ho cantato in più locali, ma anche io ho avuto la possibilità di salire e cantare in vetrine importanti eppure non esistevano i talent show.

C'è stato un momento nella tua carriera che hai detto a te stesso… è fatta?
Sicuramente il successo di "This is what you are" mi ha dato una carica impressionante. Chiedevo, ma possibile? Si, in testa. Primo nelle vendite, primo nelle radio, uno sballo!.

Come è nato quel successo?
E' stato un momento mio particolare con un modo scanzonato di fare musica. A quel pezzo io non avrei dato più di un centesimo. Ebbene si, non avevo capito nulla.

Finito Sanremo si spengono i riflettori sul palco, cosa resta?
Una programma televisivo fatto bene, anche se avrei dato più spazio alla musica". Sanremo giovani? " Preferisco i talent show. Non ho ben capito quest'anno la scelta di facebook.

Tra i tanti artisti con cui hai collaborato manca un nome?
Manca proprio Lucio Dalla e di questo sono molto dispiaciuto. Lucio l'avevo incontrato a Roma un mese fa mi sarebbe piaciuto tanto collaborare con quel piccolo grande uomo.

Mario Biondi un sogno da realizzare ancora?
L'ho già realizzato. In questo nuovo progetto: ho cantato con il mio mito che seguivo da giovane. Si chiama All Jarreau ed è il leader degli Incognito.

Dopo la telefonata arriva l'incontro al ridotto del Rendano. L'assaggio dei prodotti tipici con l'assessore regionale Trematerra, il brindisi con un bel bicchier di vino rosso e… This is what you are…

Marika Fruscio, La pinup più cliccata del web, arriva su Canale Italia.


Da corteggiatrice a conduttrice tv.
MARIKA FRUSCIO
La pinup più cliccata del web, arriva su Canale Italia.
di Tommaso Torri – Direttore Slide

Si è aperto da marzo il salotto televisivo di Marika Fruscio, la sexy e prosperosa ex corteggiatrice di “Uomini e Donne” balzata agli onori delle cronache rosa per una presunta sua relazione con l'attaccante del Milan Pippo Inzaghi e per sua scollatura da capogiro.
Partita con immediato successo su Canale Italia del digitale terrestre, una trasmissione condotta dalla soubrette che, oltre ad essere una nota appassionata di calcio, si cimenta e si cimenterà con i pettegolezzi e le indiscrezioni dei personaggi celebri del panorama italiano. Il programma, dal titolo “Pomeriggio italiano”, è in onda dal 23 marzo alle 19.30 e Marika veste proprio i panni di padrona di casa simatica e coinvolgente. Il nuovo appuntamento televisivo non è solamente condotto dalla protagonista della cronaca rosa ma è stato ideato anche dalla prorompente soubrette che, in ogni puntata, ospiterà un personaggio gossip e, il pubblico presente, potrà partecipare attivamente durante la trasmissione.
Il format di questo programma televisivo – ci ha confermato Marika – è quello di un tipico salotto televisivo dove passeranno a trovarmi i vip che si dovranno raccontare a 360 gradi e, ne sono certa, non mancheranno di svelare particolari meno noti della loro vita privata. «Pomeriggio italiano» è in onda nella fascia oraria dei quiz televisivi per intercettare quella fascia di pubblico che non ama queste trasmissioni e preferisce qualcosa di leggero e divertente”.

Durante la trasmissione, quindi, ci dovremo aspettare anche delle tue domande imbarazzanti?
Il programma prevede un’ora di chiacchiere e, quindi, i personaggi che inviterò avranno tutto lo spazio per raccontarsi. Le domande non saranno assolutamente preparate e non ci sarà alcun tipo di tabù né di schemi per dare il modo ai miei ospiti di far uscire il loro lato meno conosciuto. Sono più che sicura che verranno fuori delle cose che non si potrebbero dire.

Durante la trasmissione si parlerà solo di gossip?
Questo dovrebbe essere l’argomento importante, perché il pubblico è molto curioso sugli aspetti più riservati e sulla vita privata dei personaggi famosi. Tuttavia non mancheremo di parlare anche di altre cose o di argomenti di stretta attualità.

Parlaci della prima puntata che hai registrato tempo fa.
Sono partita con Davide de Marinis, cantautore e musicista, ma nel mio salotto passeranno anche i personaggi dei reality, i protagonisti dei gossip e anche tutti quelli che, magari da un po’ di tempo, non appaiono in televisione. Non mi dispiacerebbe incontrare quelli che si sono allontanati dalle luci della ribalta per capire che fine hanno fatto o quali progetti stanno portando avanti.

C’è un personaggio che vorresti assolutamente accogliere nel tuo nuovo salotto televisivo?
Ci terrei molto ad ospitare Simona Ventura, farei qualsiasi cosa per intervistarla. Lei è un personaggio veramente eccezionale e sarebbe molto bello se potesse raccontarci tutta la sua storia e la sua carriera: dalle prima apparizioni televisive a diventare una delle regine incontrastate dei programmi delle reti ammiraglie di Rai e Mediaset. Credo che tutto il mio pubblico sarebbe molto interessato a sentire il suo racconto per capire come è riuscita ad emergere in questo ambiente.

E un personaggio che proprio non vorresti incontrare?
Veto assoluto per Melissa Satta. Credo che lei sia oramai troppo sovraesposta a livello mediatico e non ci sarebbe nulla di interessante da dire su si lei. Anche perché, credo, lei si affida troppo ai social network come Facebook e Twitter postando continuamente tutto quello che fa. Se di un personaggio mediatico si conosce già tutto, che gusto c’è a parlare di pettegolezzi?

Quindi sei contraria ai social network?
No, non sono contraria tutt’altro. Però ritengo che quando certi personaggi arrivano alla notorietà dovrebbero avere un minimo di riservatezza perché rischiano di diventare troppo esposti e, il pubblico, poi si stanca. Nel mio programma voglio trattare con persone che possono destare la curiosità degli spettatori e, se tutte le notizie di un personaggio famoso sono su un social network, non ha più senso parlarne.

MARCO BERRY e la sua Onlus 'Magic for Children'


La magia per un sorriso.
MARCO BERRY e la sua Onlus 'Magic for Children'
Non voglio essere ricco, voglio solo vedere il sorriso dei miei figli”
I progetti della Onlus: L’ospedale pediatrico in Somalia
di Alessandra Mura – Direttore Editoriale Slide

Marco Berry, volto ormai popolare delle Iene, questa volta non smaschera millantatori o ladruncoli ma costruisce un sorriso per ogni bambino che ha il diritto di crescere sano e in salute. Intervistatore d’assalto, per un giorno si fa intervistare da Slide Italia e ci racconta il suo grande progetto: la nascita della sua onlus “Magic For Children”, che servirà per concretizzare importanti opere di vita come la costruzione di un ospedale pediatrico infantile in Somalia, luogo in cui il tasso di mortalità infantile è il più alto del mondo. Ma non solo, opere come queste, verranno seguite da altri impegni sociali e umanitari che vogliono restituire un sorriso ai bambini, a tutti i bambini che hanno diritto alla salute, che sono il vero motivo di vita, di speranza, di crescita umana e sociale del nostro paese.
Marco Berry, dalla magia, allo spettacolo al suo grande amore per i bambini: Com’è nata la Onlus “Magic for Children?
“Dico sempre di essere stato molto fortunato. Faccio il lavoro che voglio, ho due bimbe bellissime sane e divertenti, sto bene di salute. Il risultato è che posso avere la forza necessaria per occuparmi di ciò che amo di più, e cioè i bambini. Tutti gli anni restituisco questa fortuna come posso: faccio spettacoli, presento, batto l’asta, lo faccio per un mucchio di Associazioni. La mia parte sociale salta sempre fuori: mi ha fatto fare programmi come Invincibili, Invisibili... Con le iene , con la tv che è un mezzo potente che ti da la forza in più per arrivare a tante persone contemporaneamente,sono riuscito a smascherare tante truffe e affari sporchi, ma ho sempre volto la mia attenzione a qualcosa che più mi stava a cuore, la salute e la felicità di un bambino che sorride.
La Tv ti ha aiutato.
Tramite la tv ho saputo raccontare in maniera a volte ironica e divertente spaccati di vita anche tristi e negativi, ma ho usato il sorriso, grazie a programmi come Le Iene, per sdrammatizzare e arrivare prima al cuore delle persone. Non bisogna mai essere troppo retorici e neanche superficiali. Racconto quello che vedo senza dover far lacrimare per forza, con l’onestà intellettuale e il rigore dell’informazione. E da qui sono partito per far crescere un sogno e un’obbiettivo: recuperare forze, energie umane e economiche che serviranno per far crescere la speranza di vita a chi, soprattutto i bambini, non sono stati fortunati. Basta andare in un reparto oncologico o cardochirurgico infantile per rendersi conto di tanta sofferenza e ingiustizia. Ho solo voluto dedicare la mia vita a questo impegno.
Magic for Children” La magia è stato il tuo primo amore. E’ vero che uno dei primi obbiettivi in auge è assumere due maghi nei reparti oncolgici pediatrici?
Nonostante il lavoro che faccio sono una persona timida e riservata. Io nella vita ho due bambine, il mio pensiero di base è che i bambini non hanno colore della pelle o sulla lingua, sono i nostri bambini, la nostra speranza il nostro futuro, la nostra ricchezza, dovrebbero avere per diritto una cosa fondamentale che è il sorriso. Il sorriso che non hanno è una perdita per tutti. La Onlus, cerca di restituire ciò che dovrebbero avere per diritto. il primo progetto è quello su cui stiamo lavorando e si tratta dell’ assunzione di due maghi che studino dei giochi e che tutte le mattine vadano al Regina Margherita di Torino, nel reparto oncologico e cardochirurgico.
Da dove è partito il progetto dell’Ospedale in Somalia?
Ho conosciuto il professor Abruzzese quando mia figlia è stata operata al cuore. E insieme è partito un progetto al Regina margherita di Torino, dove ci adoperiamo per recuperare risorse e costruire importanti apparati di supporto, come le camere che ospitano le famiglie più povere che seguono i loro bambini in ospedale e che non possono permettersi di pagare un albergo. Ma poi, insieme ad altri grandi cuori e cervelli, abbiamo pensato. Perché non raccogliamo le energie in un grande progetto?
E da questo è partito il tutto..
Nasce cosi l’idea della Onlus a nome mio, nonostante fossi titubante in un primo momento, perché non volevo fosse vista come un operazione di visibilità nei miei riguardi. Ho capito però in seguito che poteva funzionare. Incontrai un gruppo di amici a Ottobre del 2011. Ognuno mette insieme quello che ha per creare un obiettivo comune: Giorgio Risi, Guido Avigdor, il vicepresidente Giorgio Merlone, Matteo Migliano, e Cristina Cavagnero (questi ultimi si sono inventati il trofeo dell’Amore di tennis in carrozzina). Il Professor Abruzzese a fine Novembre mi fa conoscere il professor Regge, il primario di Radiologia di Calgliolo, un eccellenza piemontese, numero uno per la ricerca sul cancro. Da qui mi legai molto ad un progetto importante nato da un altro uomo eccezionale morto qualche anno fa.
Puoi parlarcene?
Si tratta del Dott. Mohamed Aden Sheikh. In Somalia Aden fu ministro, per il suo pensiero critico venne incarcerato nel periodo della dittatura e dichiarato per questo da Amnesty International “prigioniero dell’anno” nel 1984. In Italia Aden è stato medico e consigliere comunale a Torino. L’obbiettivo di Mohamed era di costruire un ospedale pediatrico gratuito in Somaliland (regione somala, regione dell’amore che si è autoproclamata stato anche se non è ancora riconosciuta) , il paese della Somalia dove sono tutti molto in pace, dove non c’è conflitto. Per chiudere il progetto servivano 500 mila euro necessari al completamento della struttura ospedaliera. E non so come, ma sono riuscito a trovarli.
Complimenti Marco, una grande iniziativa che scalda i cuori. Raccontaci ancora qualcosa in merito.
Sono andato in Somalia a fine gennaio , dove ho visto che è ripartito il cantiere. La Somalia, ha il tasso di mortalità infantile più alto: i bimbi muoiono di malnutrizione, di dissenteria, di malattie al di sotto dei 5 anni. Il nostro obbiettivo è costruire l’ospedale che voleva Mohamed: attualmente nell’ospedale che esiste già, ci sono capre cani che girano indisturbati nei reparti e immondizia dappertutto, i medici ci passano solo di striscio perché vanno a lavorare in clinica dove sono pagati e hanno uno stipendio serio. Il progetto non è solo pediatrico ma, riuscirà a dare lavoro anche ai medici scappati per la diaspora,è un progetto ambizioso che si concluderà entro ottobre 2012.
Ovviamente l’Ospedale dovrà essere mantenuto e mandato avanti negli anni. Quali sono i prossimi impegni ?
Per il prossimo evento stiamo lavorando alla realizzazione di un Galà di atletica leggera , previsto per il 25 Maggio pv. Le squadre si sfideranno in diverse discipline, ci sarà da ridere, da divertirsi e soprattutto lo faremo per ottenere un grande risultato per il progetto Somalia.

Tanti VIP al B-DAY di SLIDE 2012.


Slide al 24° numero.
Tanti VIP al B-DAY di SLIDE 2012.
Il "caso editoriale" degli ultimi anni festeggia due anni di successi senza precedenti
a cura della redazione

E' iniziato tutto tre anni fa, quando Devis Paganelli, propose alla Are Communication di avviare un nuovo progetto editoriale totalmente gratuito. Dopo appena 3 mesi dallo start up, SLIDE divenne subito un caso editoriale, per l'immediata diffusione gratuita in diverse province italiane, in pochissimo tempo.
Il primo free press network magazine patinato in Italia, oggi diventato il n.1 in assoluto con oltre sessanta referenti coinvolti in tutta la penisola, tra Concessionari Esclusivi, Direttori Locali, Agenti e collaboratori.
Il fantastico party organizzato in occasione del 24° numero di Slide, ha trovato location, in uno dei locali più fashion d'Italia, lo Shocking Club di Milano. Per l'occasione, l'evento ideato da Stefano Pia, Direttore Nazionale di Slide, ha ottenuto un grande successo anche grazie al coordinamento straordinario di Antonio Zequila, ormai diventato un appartenente del Team Slide, anche per la conduzione a lui affidata, di molte tappe regionali piemontesi di Miss Reginetta d'Italia, il Primo Concorso di Bellezza Nazionale legato proprio al magazine.
Non a caso, il lancio del concorso, ha trovato ospitalità proprio durante la serata, con presenti tanti amici, VIP e giornalisti della televisione e carta stampata, che insieme ad alcuni componenti del Team Slide, hanno festeggiato fino a tarda notte.
La serata è stata ripresa interamente da Enjoy Television con presente l'editore Enrico Lionello e la seguitissima conduttrice ufficiale Cristiana Elli. Il vino per gli ospiti, è arrivato direttamente dalla Calabria, dalle note Cantine Spadafora. Media partner della serata anche Future Vision e Zero9 Montature.  

Marco Balestri, presenta Miss Reginetta d'Italia




Al timone di Miss Reginetta d'Italia
Marco Balestri
Uno dei volti televisivi più amati dagli italiani
a cura dell'Ufficio Stampa di Miss Reginetta d'Italia

E' un grande. Ha condotto programmi di successo per la televisione. Marco Balestri, è un amatissimo autore televisivo e attuale conduttore radiofonico italiano su Radio 101.
La lista dei successi è veramente straordinaria, per chi non se lo ricordasse iniziò come presentatore nei primi anni ottanta per approdare in Fininvest come autore del famosissimo M'ama non m'ama ma anche per il Gioco delle Coppie presentato da Marco Predolin su Italia 1. Passato a La Cinq in Francia per avviare programmi televisivi di successo, torna in Italia come autore di Una Rotonda sul Mare, premiato poi con un Telegatto. Nel 1987 vince il premio come migliore autore televisivo con "Dire, fare bariare" e nel 1994 vince il Telegatto per il miglior scherzo realizzato epr Scherzi a Parte. Ma i programmi che ha realizzato come autore o conduttore sono veramente tanti : Per la strada, Telemike ( come inviato speciale), La verità, La strana coppia, Lui, lei e l'altro, Scherzi a parte, Bravissima, Ricomincio da capo, Strettamente personale, Il brutto anatroccolo, Taxi giallo, Candid Angel's, Candid Camera Cafè, Stranamore, Stranamore e poi, Bubusette, Sexy car wash.
Scrittore di successo, nel 1995 con il libro "Il bestio e la bestia" e nel 2011 con "SMP Storie Molto Personali", nato dal programma radiofonico che conduce su R101. Nel 2012, arriva al timone di Miss Reginetta d'Italia e lo incontriamo per Slide.



Marco Balestri un uomo di spettacolo dalla grande ironia, come affronta la presentazione di un concorso di bellezza?
Nella mia carriera ho presentato davvero tanti concorsi di bellezza e anche se ho i miei gusti molto personali non ho mai cercato di influenzare in nessun modo le scelte delle giurie. Forse nei concorsi di bellezza è proprio il caso di dire: Non è bella chi è bella ma è bella chi piace.

Si parla molto della mercificazione del corpo della donna, un concorso di bellezza lo è?
Mercificazione è una parola spesso troppo abusata! Non sono i concorsi che mercificano una donna ma lo spirito gli atteggiamenti e le aspettative della donna che affronta un concorso di bellezza.

Come si porrà nei confronti delle ragazze per metterle a proprio agio?
No problem conosco il mio mestiere! Disponibile, sdrammatizzante e nella giusta misura giocoso!

Lo “Scherzo” che non vorrebbe mai ricevere?
Quelli del destino che spaventano tutti noi esseri umani!!!

I suoi prossimi impegni lavorativi?
La radio,il teatro e la televisione.....e poi sono scaramantico mai parlare di progetti per il futuro in questo mondo!

Cosa pensa di Elenoire Casalegno che condurra con Lei, la finale di Miss Reginetta d'Italia?
Brava, intelligente, bella, simpatica e ....molto speciale!

Marco Balestri, presenta Miss Reginetta d'Italia




Al timone di Miss Reginetta d'Italia
Marco Balestri
Uno dei volti televisivi più amati dagli italiani
a cura dell'Ufficio Stampa di Miss Reginetta d'Italia

E' un grande. Ha condotto programmi di successo per la televisione. Marco Balestri, è un amatissimo autore televisivo e attuale conduttore radiofonico italiano su Radio 101.
La lista dei successi è veramente straordinaria, per chi non se lo ricordasse iniziò come presentatore nei primi anni ottanta per approdare in Fininvest come autore del famosissimo M'ama non m'ama ma anche per il Gioco delle Coppie presentato da Marco Predolin su Italia 1. Passato a La Cinq in Francia per avviare programmi televisivi di successo, torna in Italia come autore di Una Rotonda sul Mare, premiato poi con un Telegatto. Nel 1987 vince il premio come migliore autore televisivo con "Dire, fare bariare" e nel 1994 vince il Telegatto per il miglior scherzo realizzato epr Scherzi a Parte. Ma i programmi che ha realizzato come autore o conduttore sono veramente tanti : Per la strada, Telemike ( come inviato speciale), La verità, La strana coppia, Lui, lei e l'altro, Scherzi a parte, Bravissima, Ricomincio da capo, Strettamente personale, Il brutto anatroccolo, Taxi giallo, Candid Angel's, Candid Camera Cafè, Stranamore, Stranamore e poi, Bubusette, Sexy car wash.
Scrittore di successo, nel 1995 con il libro "Il bestio e la bestia" e nel 2011 con "SMP Storie Molto Personali", nato dal programma radiofonico che conduce su R101. Nel 2012, arriva al timone di Miss Reginetta d'Italia e lo incontriamo per Slide.



Marco Balestri un uomo di spettacolo dalla grande ironia, come affronta la presentazione di un concorso di bellezza?
Nella mia carriera ho presentato davvero tanti concorsi di bellezza e anche se ho i miei gusti molto personali non ho mai cercato di influenzare in nessun modo le scelte delle giurie. Forse nei concorsi di bellezza è proprio il caso di dire: Non è bella chi è bella ma è bella chi piace.

Si parla molto della mercificazione del corpo della donna, un concorso di bellezza lo è?
Mercificazione è una parola spesso troppo abusata! Non sono i concorsi che mercificano una donna ma lo spirito gli atteggiamenti e le aspettative della donna che affronta un concorso di bellezza.

Come si porrà nei confronti delle ragazze per metterle a proprio agio?
No problem conosco il mio mestiere! Disponibile, sdrammatizzante e nella giusta misura giocoso!

Lo “Scherzo” che non vorrebbe mai ricevere?
Quelli del destino che spaventano tutti noi esseri umani!!!

I suoi prossimi impegni lavorativi?
La radio,il teatro e la televisione.....e poi sono scaramantico mai parlare di progetti per il futuro in questo mondo!

Cosa pensa di Elenoire Casalegno che condurra con Lei, la finale di Miss Reginetta d'Italia?
Brava, intelligente, bella, simpatica e ....molto speciale!