sabato 4 febbraio 2012

Slide intervista FRANCESCO BACCINI


Le interviste esclusive di Slide
Francesco Baccini : La Sardegna? Isola magnifica.
Alghero apre il 2012 con la musica d’autore.
di Alessandra Mura - Slide Sassari / foto Gabriele Doppiu



Tra gli artisti che animato il palcoscenico allestito al porto di Alghero, uno in particolare era atteso con ansia. E’ il cantautore genovese che nel 2011 ha portato in giro per i teatri la poesia di Tenco, che ha reinterpretato il genio artistico di un grande nome della musica italiana e che ha saputo contestualizzare oggi, la forza delle sue scelte artistiche. Baccini, ha incantato la platea con un live immortale, dichiarando il suo amore sfrenato per la musica vera, quella che non si dimentica con la stagione che passa, quella che ti entra nel sangue, che diventa espressione di sogni e desideri e allo stesso tempo di denuncia. E dopo il capodanno in piazza a Milano, ecco che Baccini arriva in Sardegna per festeggiare i suoi 20 anni di carriera e omaggiando il primo giorno dell’anno nuovo con un concerto dedicato un a Tenco. L’Abbiamo intervistato in esclusiva, soprattutto per dovere di cronaca, grazie al manager Valerio Bonalumi che nonostante i suoi impegni, ha voluto dedicarci un po di tempo e raccontarci i retroscena di chi come Baccini, e come lui stesso, ha sfidato il destino per inseguire un sogno, il sogno della vita.

La Sardegna ti accoglie a braccia aperte. Eri da molto tempo che non venivi nell’isola?
E’ sempre straordinario il calore dei sardi, tra l’altro non è la prima volta che ho suonato e cantato in quest’isola meravigliosa. Sia per lavoro sia per diletto ho sempre visto la Sardegna come una meta non solo di mare ma di bella gente.

Da operatore portuale alla musica: il coraggio di fare un salto nel buio e buttarti nella musica, da cosa è scaturito?
A dir la verità non è che amassi particolarmente quel lavoro. Però come tutti mi arrangiavo, mi serviva per vivere e dovevo mantenerlo. Poi quando mi sono reso conto che potevo sfruttare una possibilità che mi avrebbe lanciato realmente in quello che per me è sempre stato un sogno irrealizzabile allora mi sono buttato. E dopo vent’anni di sacrifici, di successi ma anche di piccole sconfitte, sono qui che porto la mia musica in giro per i teatri d’Italia e mi sento appagato dell’amore che pubblico e critica mi hanno riservato.

Portare Tenco tra la gente: una scelta azzardata che il pubblico ha ripagato. Cosa ti accomuna all’artista che si è suicidato a Sanremo?
Beh, Tenco è stato un profeta della musica. Era avantissimo e già aveva dichiarato quale sarebbe stato il fine della musica se fosse stata manipolata dal sistema. Tenco non è il ragazzo depresso che tutti hanno conosciuto a Sanremo. E’ il primo cantante di protesta, ha scelto con coraggio di mettersi contro tutti e l’Italia non aveva capito che la sua rivoluzione sarebbe servita per cambiare l’approccio sociale alla musica italiana. Io ho deciso di portare Tenco nel mio live, perché voglio far sentire parole e messaggi e non suoni che tornano alla mente come cantilene.

Cosa intendi per messaggi ? Pensi che la musica oggi sia fatta più da cantilene che di messaggi?
Beh, diciamo che oggi se no hai le spalle larghissime devi sottostare ad una legge di mercato che ti impone uno standard e a me gli standard non piacciono. La musica che sentiamo oggi è sempre la stessa. La definirei quasi una musica da spot, ci sono una valanga di canzoni da trasmettere alla radio ma se si ascoltano 24 ore di palinsesto si sentono le solite 20 che si ripetono una dietro l’altra. E di queste venti cinque sono italiane e le altre 15 straniere.

Mancanza di originalità?
Non c’è alcuna originalità in quello che oggi si fa passare come musica, e la gravità sta nel insegnare all’ascoltatore un genere commerciale che distrugge quella musica d’autore che invece cerco di salvaguardare.

Le radio dovrebbero aiutare.
Oggi la musica si è messa al servizio della radio e invece dovrebbe essere al contrario.E’ la radio che deve mettersi a disposizione della musica e proporre più varietà, più generi, più scelta. Sono la maggior parte come li chiamo io polli da allevamento che fanno musica per vendere e non perché comunicano. Una sorta di martellamento musicale che non ha nulla di originale ma che diventa un tormentone senza significato.

Oggi Baccini dopo vent’anni di carriera. Sogni nel cassetto e progetti.
Portare in giro il concerto su e giu per l’Italia, continuare a sentire il mio pubblico che apprezza il lavoro degli ultimi anni e l’anno prossimo anche un nuovo disco ma su questo, preferisco non anticiparvi nulla. Ci sono anni di lavoro e grandi sorprese.



Cantautore della “scuola genovese”, nato appunto a Genova il 4 ottobre 1960,  tra i più eclettici del panorama musicale italiano, Baccini inizia a studiare pianoforte da bambino e, dopo essersi dedicato ai grandi compositori del passato, a 20 anni scopre anche la musica leggera ed il rock, alternando questa passione al suo lavoro.