giovedì 16 febbraio 2012

2012 : La fine del mondo è vicina


Il calendario Maya è chiaro : sarà catastrofe.
2012
La fine del mondo è arrivata

di Tommaso Torri – Slide Italia


A che ora è la fine del mondo?” si domandava Ligabue nel suo quarto album pubblicato nel 1994 e, se si deve dare una risposta a questo quesito interrogando le varie discipline new age, l’appuntamento più vicino a noi è quello del 23 dicembre 2012. È proprio in questa data che il celebre calendario dei Maya si interrompe bruscamente facendo presagire, per i più catastrofisti, che il mondo finirà.
Se, da un lato, molti credono che la predizione della fine del mondo sia un argomento di futile conversazione, molti altri ritengono che la data indicata sia assolutamente vera e che, quel giorno, la terrà sarà funestata da disastri naturali, rivolte civili, ecatombe belliche, e ogni genere di inconsueta catastrofe della massima entità. Verosimilmente, prendendo l’immagine da svariati film di serie B, ci si dovrebbe aspettare che le strade siano invase da strani personaggi che, con indosso un saio, agitino un campanaccio urlando che la fine dei tempi si sta avvicinando e, come un uomo sandwich, indossare cartelloni ammonitori.
Il pallino della fine del mondo è una cosa che ha sempre affascinato le civiltà antiche ed è sempre andato a braccetto con la religione: se, per i cattolici, si rifanno al versetto del Vangelo dove Gesù afferma che "nessuno conosce l'ora o il giorno, eccetto il Padre", gli ortodossi non menzionano una fine del mondo, ma la fine di una società empia. Per entrambi, però, l’Apocalisse di San Giovanni è il libro guida di quello che dovrà succedere quando ci sarà l’ultima battaglia tra il bene e il male.
Tutte le religioni parlano di un avvicendamento ciclico di età. I romani e i greci facevano seguire alla presente età del ferro una nuova età dell'oro secondo un simbolismo presente anche nel libro del profeta Daniele. Difficilissimo, però, è interpretare qli avvenimenti descritti da San Giovanni nell’Apocalisse. Diverse correnti li hanno interpretati alla lettera favorendo il nascere di vari millenarismi. Si tratta in ogni caso di simbolismi derivati dalla kabbalah ebraica. Si pensi all'abbondanza della numerologia e all'esoterismo delle figure e delle immagini presenti in gran parte riprese dall'antico testamento. Come nel cattolicesimo anche per l'Islam il tempo della fine ha una data ignota che conosce soltanto. Nonostante questo, Maometto indicò dei segni maggiori e altri minori che erano: "aumento dell'omosessualità", "trattare i cani come figli", "donne vestite come uomini e viceversa", "segni nel cielo", "grande terremoto, apertura di una faglia che avrebbe allargato la Terra, allungando il giorno".
Per i più scettici si tratta solamente di sciocche credenze e, su questo fronte, ci conforta sapere che nei secoli passati il mondo era stato dato per spacciato in varie occasioni. Tra le date più celebri in cui tutto sarebbe dovuto finire c’è l’anno 1000: il detto “mille e non più mille” si basa su un’interpretazione dell’Apocalisse oltre a vari passi dei Vangeli Apocrifi.
A terrorizzare il popolino dell’alto Medioevo, inoltre, ci aveva pensato anche il cielo quando, nel 989, era riapparsa nella volta celeste la cometa di Halley dando così la conferma alle voci più disparate sulla fine del mondo.
Il secondo “profeta di sventure” a parlare della fine dei tempi è stato il Beato Gioacchino da Fiore che, nel 1182, basandosi su una sua interpretazione dell’Apocalisse predisse una nuova data: secondo lui la fine sarebbe stata nel 1260. Per arrivare a questo risultato, Gioacchino aveva pensato che i 1260 giorni descritti nel libro di San Giovanni dovevano intendersi come anni da contarsi partendo dalla nascita di Cristo. Due date e due errori clamorosi, dal momento che siamo ancora tutti qui vivi e vegeti, che oltretutto hanno segnato la fine degli anni bui del Medioevo per passare al periodo storico del Rinascimento dove maturò un nuovo modo di concepire il mondo e la figura umana che ha accompagnato la storia dell’umanità fino ad oggi.
Dalla profezia di Gioacchino da Fiore passano quasi 600 anni prima che qualcuno ritorni a parlare di fine del mondo. A riportare in auge il discorso ci pensò il reverendo John Wesley, fondatore del Metodismo, che riprese in mano Apocalisse e calcolatrice per indicare una nuova data: dopo complessi calcoli giunse alla conclusione che la data sarebbe dovuta essere il 18 giugno del 1836.
Dopo altri 150 di relativa calma, ad annunciare l’ennesima catastrofe ci pensa Sun Myung Moon, capo della chiesa dell’Unificazione, che rivela come l’ultimo anno della terra è il 1967.
Fin’ora sono ben cinque le cantonate prese da altrettanti “uccelli del malaugurio” che, nonostante le dotte disquisizioni, hanno clamorosamente sbagliato.
Nuovo veggente, nuova interpretazione e nuova predizione; l’unica cosa in comune con le altre è che è sbagliata. A venire tirato in ballo, questa volta, è il medico e veggente provenzale Nostradamus: interpretando la quartina X.72 la fine del mondo doveva essere nel 1999. Qui, infatti, si prediceva l'arrivo di un "re del Terrore", che sarebbe disceso dal cielo, e che avrebbe fatto rivivere il "roi d'Angoulmois", che alcuni interpreti anagrammavano "roi Mongolais", identificato con Gengis Khan. Alcuni reputano che volesse riferirsi a un re venuto da territori corrispondenti all'antica Sarmazia e Scitia,territori divisi tra le attuali Russia, Kazakhstan e Turkmenistan.
Non molti lo sanno ma anche l’anno scorso il mondo doveva finire stando a quanto aveva affermato il protestante novantenne Harold Camping. Dopo aver eseguito complicati calcoli giunse alla conclusione che il 21 maggio 2011 erano trascorsi esattamente 7000 anni dal diluvio universale. Allo scattare della mezzanotte del 21 maggio, avrebbe avuto inizio per i cristiani nel mondo il Giudizio Universale.
Il resto della popolazione (di fedi non cristiane) sarebbe rimasta a patire sulla terra atroci sofferenze, convivendo con continui maremoti e distruttivi ed apocalittici terremoti. Non so voi, ma io quel giorno ero tranquillamente in spiaggia a prendere il sole e non mi sono accorto di niente. Andata male la prima predizione, forse per qualche banale errore di calcolo, Harold Egbert Camping, profeta dell’Apocalisse, ci riprova e torna a predire la fine del mondo per il 21 ottobre 2011, assicurando che questa volta, diversamente dal passato, la profezia era vera.
Arriviamo quindi alla data più vicina a noi, il fantomatico 23 dicembre 2012, giorno in cui si interromperebbe il loro calendario con la conseguente fine del mondo. Anche questa predizione, per i detrattori, è da ritenersi simili a quelle del passato: secondo gli storici più attenti, infatti, i calendari dei Maya si caratterizzano per la ciclicità dei periodi e, quindi, il termine da loro indicato andrebbe interpretato come la fine di un’era e l’inizio di un’altra. C’è tuttavia da aggiungere che, secondo alcuni dati diffusi dalla Nasa, a cavallo del dicembre di quest’anno dovrebbe essere attesa una forte tempesta solare che potrebbe abbattersi come un impulso elettromagnetico sulla Terra. Quando, nel 1859, un fatto analogo venne registrato dagli astronomi di allora, le onde elettromagnetiche emesse dal sole paralizzarono l’intera rete telegrafica degli Stati Uniti e, se nella nostra società sempre più tecnologicizzata, dovesse capitare una cosa simile è difficile dire quali potrebbero essere le conseguenze. I più catastrofisti ritengono che potrebbero riportare seri danni i satelliti, i sistemi di comunicazione e di distribuzione dell'energia oltre a portare allo scoppio di molti condensatori elettrici e paralizzare buona parte delle apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Tuttavia, se come per le altre volte anche questa predizione dovesse essere sbagliata, possiamo stare tranquilli: è già pronta una nuova data per la fine del mondo. A scomodarsi, questa volta, è niente meno che sir Isaac Newton: secondo il suo biografo, John Maynard Keynes, il grande matematico e fisico avrebbe eseguito un'enorme quantità di calcoli e considerazioni basate su cronologie ebraiche e cristiane dell'Apocalisse. Anche Newton considerava come anni i 1260 giorni dell'Apocalisse. Dal momento che la data dell'anno 1260 era stata "mancata", Newton, basandosi su cronologie bibliche, faceva iniziare il conteggio dall'incoronazione di Carlo Magno come imperatore, nell'anno 800. Sulla base di questi calcoli, Newton avrebbe predetto la fine del mondo per l’anno 2060.
Se anche lo scienziato inglese si fosse sbagliato, basterà aspettare il 2240 quando, secondo il Talmud, la Midrash e l’antico libro cabalistico Zohar, arriverà la data “limite” entro la quale il Messia deve apparire in quanto, questo anno, dovrebbe corrispondere a 6000 anni dalla creazione.
Decisamente più catastrofica, invece, la previsione per il 2280 quando, secondo gli astronomi, l’asteroide (29075) 1950 DA potrebbe passare molto vicino alla terra tanto da essere attratto dalla forza di gravità del nostro pianeta. In questo caso, l’asteroide potrebbe avere una collisione che sprigionerebbe una forza tale da portare significativi cambiamenti nel clima e nella biosfera costituendo una minaccia per la nostra civiltà.
Se il mondo dovesse passare indenne a queste catastrofi, l’ultimo appuntamento è previsto per il 3797 quando finiscono le profezie lasciate da Nostradamus.