sabato 10 dicembre 2011

Carlo Fabiano, un gran bravo ragazzo!


Ha soli 22 anni il talento emergente del cinema italiano.
Carlo Fabiano, un gran bravo ragazzo!
a cura di Tommaso Torri – Slide Italia

Nonostante i suoi 22 anni si è già imposto tra gli attori italiani emergenti e, il suo ruolo di coprotagonista nel film dei fratelli Vanzina “La vita è una cosa meravigliosa”, ha dato prova di una buona maturità artistica. Carlo Fabiano, prima di approdare al cinema, aveva al suo attivo solo esperienze nel campo del teatro amatoriale ma, nonostante questo, la sua prima grande avventura davanti alla macchina da presa si è dimostrata un "battesimo del fuoco" vincente. Una grande Commedia all'Italiana che ha ottenuto buoni riscontri di critica e di botteghino.

Carlo, com’è nata questa tua passione per il cinema?
In realtà tutto è nato dalle mie esperienze teatrali perché, la mia carriera, è iniziata sul palcoscenico. Se devo essere sincero, ho scartato il cinema a 10 anni: troppo imbarazzante fare scene un po' spinte! Poi Carlo Vanzina mi ha fatto innamorare del set.

Nonostante tu sia ancora giovanissimo, però, la tua esperienza di teatro è molto vasta. Come mai?
Ho iniziato a recitare sul palcoscenico quando avevo 9 anni; a quell’età, di solito, si cerca qualche sport da praticare ma non riuscivo a trovarne uno che mi appassionasse e, così, come attività extrascolastica ho scelto di partecipare a un laboratorio teatrale. Finito il liceo, oltre all’università, mi sono iscritto a una scuola professionale di recitazione e, da lì, ho poi partecipato al provino per il film “La vita è una cosa meravigliosa”. Mi hanno preso subito e, solo dopo, mi hanno rivelato che al mio posto ci sarebbe dovuto essere un attore famoso ma evidentemente il mio profilo era troppo simile a quello di Gigi - chi vuol capire, capisca – e la produzione non si è voluta lasciar scappare l’occasione.

Com’è stato trovarsi, alla prima esperienza, a lavorare con attori del calibro di Nancy Brilli, Enrico Brignano, Vincenzo Salemme, Luisa Ranieri e Gigi Proietti?
È stata un’esperienza davvero fantastica oltre a una grande opportunità per migliorarmi. Stare a contatto con un grande come Gigi Proietti mi è servito molto dal momento che da uno come lui si può imparare tantissimo. Lavorare con questi professionisti ha voluto dire molto per crescere professionalmente e, sul set, ho capito che il cinema era per me.

Durante le riprese è successo qualcosa d’imprevisto?
Di aneddoti ce ne sono a centinaia: io ero il novellino del cast e certe scene mi hanno fatto ridere moltissimo. Appena arrivato sul set sono stato affidato alle cure di Stefano Bucci che, fin da subito, mi ha ricordato lo schiavo di regia come nella serie Tv “Boris”. Non mi ha aiutato molto a capire tutte le varie interazioni ma, alla fine, siamo diventati amici. Alla prima cena che ho fatto con Gigi Proietti e Nancy Brilli mi sentivo in forte soggezione e loro non contribuivano certo a rendere le cose più facili; è andato a finire che mi sono ritrovato a fare il convitato di pietra. Un’altra volta stavamo girando una scena per cui, di prima mattina e con l’asfalto ancora umido, dovevo farmi rincorrere; abbiamo fatto una prova e io ho rischiato di scivolare. Ho detto agli altri di fare attenzione ma, appena è partito il ciak, un’attrice – di cui non dirò il nome nemmeno sotto tortura – è volata per terra facendosi anche molto male.

Archiviato il film “La vita è una cosa meravigliosa”, su cosa stai lavorando?
Ho appena finito di girare un film con la Cucinotta dal titolo “La moglie del sarto”, ambientato negli anni ’60, dove interpreto un personaggio siciliano che, per campare, fa l’artista di strada suonando l’organetto. È stata una preparazione lunghissima, un vero e proprio parto, e adesso la pellicola è in fase di post produzione.

Quali sono i tuoi obbiettivi?
Oggi come oggi non si può essere attori solamente di cinema o di teatro o di Tv e basta: si deve essere poliedrici e sapersi anche adattare. Nell’arco delle ultime due settimane ho partecipato a “La moglie del sarto”, ho recitato in Tv per una ricostruzione storica, provato per Nuts al Teatro Sistina di Roma che ha debuttato il 27 novembre e realizzato un cortometraggio. Si rischia di andare in tilt ma quando si fa un mestiere come l’attore spesso e volentieri non si lavora per diversi mesi e poi tutto si ammucchia in poche settimane. Adesso voglio trovare me stesso come artista! Uno spirito nuovo che mi porti avanti nel mondo che ho scelto. Il mio obbiettivo è quello di poter vivere del mio lavoro, non diventare - per forza - famosissimo, ma avere una dignità artistica e professionale. Nel brevissimo termine c’è anche la laurea al Dams da discutere e, poi, sto anche valutando di andare all’estero per poter crescere ulteriormente; tra i sogni del cassetto c’è anche quello di vedere consolidarsi un gruppo coeso e forte di giovani che abbiano come primo obiettivo quello di fare arte, di emozionare. Non di fare semplicemente soldi o fama. Può sembrare retorico. Ma è sincero.