domenica 28 agosto 2011

Intervista a Edoardo De Angelis - Radio Cinema per Slide


Mozzarella Stories
Intervista a Edoardo De Angelis
di Emanuele Rauco / Radio Cinema


L'esordio di Edoardo De Angelis, noto per alcuni cortometraggi, ha una doppia responsabilità dalla sua: arrivare diretta al Controcampo italiano, la sezione della Mostra del Cinema di Venezia dedicata alle tendenze del cinema italiano, e bissare il successo di Basilicata Coast to Coast sul fronte della commedia “regionale”. Almeno questa è l'ambizione della Eagle Pictures che, come il film di Papaleo (anch'esso un esordio), produrrà questa “commedia malavitosa a base di caglio, country campano, canzoni neo-melodiche, bufale e gustose cineserie”.
Un film dal risvolto comico dove si muovono personaggi eccentrici e “coloriti” sullo sfondo di una guerra di mercato tra produttori italiani e cinesi di oro bianco: la squisita mozzarella di bufala. Di fronte al rischio concreto di finire rovinato, la reazione di Ciccio 2 (Giampaolo Fabrizio) scatena una serie di eventi con cui dovranno fare i conti sua figlia Sofia (Luisa Ranieri), una donna affascinante e carismatica, il cantante confidenziale Angelo Tatangelo (Massimiliano Gallo), nonché la sua vecchia partner e amore mai dimenticato Autilia “Jazz – Mood” (Aida Turturro) e un ex campione di pallanuoto (Goran Danicic). All'orizzonte si stagliano le complicate pretese dell'inquietante Mastu Pascale, la violenza letale di Gravinio (Tony Laudadio) e la follia melodrammatica di Gigino a' Purpetta (Giovanni Esposito). Nel momento più difficile, però, il lucido Ragioniere (Andrea Renzi) offrirà una serie di ottimi consigli.
Più che all'on the road picaresco di Basilicata Coast to Coast, De Angelis pare guardare alle radici “mitiche” della sua terra, quel misto di modernità imprenditoriale e antichità gastronomica con la camorra – mai nominata, sempre sottintesa – a fare da fiume carsico. A Riccione, durante le Giornate Professionali del Cinema, abbiamo incontrato il regista Edoardo De Angelis e gli abbiamo fatto qualche domande su Mozzarella Stories, in uscita il 23 settembre.

E' un film particolare, una saga familiare e criminale con la mozzarella al centro di tutto.
Come dice il manifesto, è una commedia malavitosa a base di caglio, un film che nasce in tempo di crisi e racconta le gesta di una serie di personaggi che cercano l'antidoto alla propria crisi. Qualcuno ci riesce, qualcun altro no, qualcuno alla fine sopravvive, qualcun altro soccombe.

Com'è nata l'idea di mettere al centro di una storia del genere la mozzarella di bufala?
La mozzarella di bufala è il simbolo più forte della città in cui sono nato, Caserta, ma non è un simbolo vuoto, un mero prodotto alimentare, è l'oro bianco attorno al quale si fonda un'economia grande. Non è solo qualcosa che si mangia, ma anche che si racconta, come le vite che vi ruotano attorno, quelle di decine di personaggi che ho visto durante la mia adolescenza.

Quali sono le tue principali fonti d'ispirazione cinematografica?
Non ci sono registi particolari a cui mi sono ispirato, anche perché ho l'obiettivo di fare una proposta cinematografica particolare, nuova e unica. Posso però dire che per me Emir Kusturica è sicuramente un maestro, ed è un onore che abbia partecipato alla produzione del film, dando linfa a un progetto complesso e non brevissimo, del quale hanno fatto parte la Eagle Pictures di Lombardo e Ben Ammar, la Bavaria Films e la CSC Productions, la nuova casa nata dalla fondazione del Centro Sperimentale di Cinematografia.

Il fenomeno delle donne "Cougar" ( a cura della Dott.ssa Pina Li Petri )


Rubrica a cura della Dott.ssa Pina Li Petri - Tel. 335 5477666
Laureata in Scienze dell'educazione degli adulti e formazione continua. Psicologa, Psicoterapeuta, Esperta di in sessuologia clinica e medicina olistica. Problem Solving, coaching stratetigico.
Nomi e luoghi indicati nell'articolo, sono modificati per tutelare la privacy delle persone coinvolte.

Il fenomeno delle donne “COUGAR”
“A 50 anni, mi sono lasciata sedurre da un ragazzo 22enne.”

Sono una donna di 50 anni. Divorziata e con 2 figli. Della mia vita non sono soddisfatta, mi sento fragile e impaurita dai debiti fatti per avviare la nuova attività.. Ho tradito mio marito che quando l’ha saputo mi ha lasciata e con lui ho perso anche il lavoro perché eravamo soci nell’attività. Anche la storia extraconiugale è finita lasciandomi solo delusione... Dopo i primi tempi, in cui mi sono dovuta riadattare al ruolo di single, ho rifiutato l’idea di impegnarmi in una nuova relazione affettiva e sessuale. Sono stata corteggiata per tanto tempo da un ragazzo di 22 anni che ho cercato di scoraggiare, infine ho deciso di concedermi questa esperienza senza impegno ma soprattutto per rinascere sessualmente. Non so se lo amo mi comunica allegria e spensieratezza, mi protegge, mi consola nei momenti di sconforto, mi aiuta anche economicamente.... Lui non aveva avuto esperienze sessuali prima di me e mi ama ossessivamente, è quotidianamente presente nella mia vita annullando quasi del tutto la sua. Ora non mi piacciono più i miei coetanei, ma guardo solo i giovani con un fisico sportivo e anch’io piaccio a loro e molto. Sono forse anormale?".
Gentilissima Paola,
il problema che Lei mi espone non la colloca certamente in un ambito di “a-normalità”, visto che la tendenza da parte di donne mature a intessere relazioni sessuali con giovani e giovanissimi è in rapida diffusione. Statistiche recenti ci dicono che a Roma e a Milano rispettivamente il 60% e il 72% di donne over 40 sarebbero disponibili ad una simile esperienza infatti è stata coniata la locuzione “donna caugar” o “donne pantere”. Un termine nuovo nasce quando si deve rappresentare un fenomeno già consolidato e la sua ampiezza e diffusione lo richiedono. Quindi nulla di anormale. Il fenomeno può essere però considerato di qualche interesse se osservato nella sua origine sia per quanto riguarda “lui” che “lei”. Lui è un ragazzo che, a 22 anni, non conosce ancora il sesso. Spesso l’aggressività delle giovani di oggi impauriscono i maschi nell’ambito sessuale. In una donna di 50 anni si trovano quelle competenze e quelle rassicurazioni che liberano i ragazzi dalla paura delle loro prime esperienze. Non a caso un tempo l’iniziazione alla vita sessuale dei giovani era compito di donne esperte, spesso donne cosiddette “navigate”. Da un punto di vista psicanalitico possiamo pensare ad un Edipo realizzato che ha consentito il possesso della madre. Questi due primi elementi spiegherebbero anche l’ossessività del rapporto stabilito con lei. Il ragazzo è riuscito a realizzarsi contemporaneamente come uomo, sessualmente capace e a reificare uno degli archetipi più condizionanti e questo riempie la sua vita e la persona che gli ha consentito tutto ciò è lei! Che altro cercare? Inoltre la relazione sessuale è all’insegna del totale disimpegno e del gioco perché ambedue su questo rapporto non intendete, tacitamente, costruire alcunché, sia pure giurando “per sempre”. In Lei hanno giocato la solitudine e il sentirsi ormai votata al nulla per quanto riguarda una vita affettiva e sessuale in un periodo in cui la donna è percorsa da mutamenti definitivi e non certo incoraggianti. Inoltre si è sentita rivitalizzata da una presenza giovanile, allegra e anche economicamente generosa, il tutto unito al desiderio di non perdere forse un’ultima occasione per sentirsi viva a 360°, in una conferma della sua desiderabilità a tutti i livelli, una sorta di demone del meriggio al femminile. Anche per lei ha avuto importanza il conoscere l’aspetto ludico della sessualità ormai liberata dalle paure di gravidanze indesiderate o da obblighi maritali. Non è poi di scarsa importanza che oggi una donna di 50 anni può essere ancora desiderabile e di aspetto molto gradevole. Queste le cause scatenanti, ma si può parlare di una prognosi? La situazione è da viversi nel “qui ed ora”, giorno per giorno senza pensare a “patti eterni di fedeltà ed esclusività” oggi impensabili anche per coppie di coetanei. Qui sta il vero pericolo soprattutto per lei. Perché il perseguire un’eternità vuol dire per la donna cercare l’eterna giovinezza fino a rendersi ridicola. Inoltre quando il giovane sarà un uomo e avrà acquisito certezza delle sue capacità amatorie rimetterà i piedi per terra e comincerà a guardarsi intorno distraendosi da lei. In quel momento una presenza femminile congrua con i suoi anni improvvisamente gli farà stabilire dei paragoni che andranno a tutto discapito della signora ormai “enne”. Quindi si goda l’oggi senza farsi troppe domande e se si sente in pace con il mondo, verso il suo ragazzo e soprattutto con la sua coscienza sia felice della sua esperienza che le ha regalato serenità in un momento critico.


Roberto Re, il leader dei leader


IL LEADER DEI LEADER
ROBERTO RE
a cura di Marco Aurora – Slide Torino


Roberto Re ha migliorato la vita a molte persone. Ad altre gliel’ha letteralmente capovolta. E’ il Personal Coach numero uno in Italia, stretto amico e collaboratore di Anthony Robbins, il numero uno mondiale, col quale lavora da oltre dieci anni in qualità di trainer alla sua Mastery University.
Nel 1992 fondò la HRD Training Group, società leader in Italia nella formazione manageriale e comportamentale, della quale è attualmente unico titolare e Master Trainer.
I corsi che Roberto Re dirige ogni anno sono pressoché infiniti e mirano tutti allo stesso risultato: la crescita personale. Dal manager allo studente, ce n’è per tutti, dal vivo oppure online, sfogliando un libro o lasciandosi ipnotizzare da un dvd.
Particolare attenzione meritano i corsi dedicati agli imprenditori e direttori di aziende in cui si insegna come prima cosa a diventare leader di se stessi. Il primo imprescindibile step. Il manager di oggi è sottoposto a sollecitazioni diverse rispetto anche solo a qualche hanno fa. Ha più attenzione per il benessere, fisico e psicologico, per l’aspetto emozionale, e la sua gratificazione non si limita al mero profitto, bensì è strettamente connessa alla qualità del lavoro e della vita. Al leader di oggi sono richieste specifiche abilità relazionali: è leader chi riesce ad entrare in empatia col singolo e con il gruppo. Leader non è più soltanto la guida di una moltitudine, ma un individuo in grado di gestire innanzitutto le proprie emozioni e che ha la capacità di guidare se stesso e il suo gruppo verso l’obiettivo prefissato, non con l’autorità ma attraverso la sua grande personalità.
Da manager a leader” è la nuovissima e prima scuola di leadership dedicata esclusivamente a manager, professionisti e imprenditori, articolato in un percorso di 10 incontri tematici per sviluppare tutte le abilità necessarie al giorno d'oggi per essere un vero leader. Il corso racchiude in un unico percorso il meglio dell'esperienza che HRD Training Group ha raccolto in questi anni. L'intero programma di formazione prevede un'ampia gamma di contenuti, che spaziano dalla gestione del tempo alle abilità comunicative, dalla leadership personale alla gestione dei collaboratori e molto altro ancora.
Un altro innovativo strumento a disposizione di manager e imprenditori è la “Roberto Re University Online”, un insieme di programmi multimediali studiato appositamente per coloro che non hanno il tempo o la possibilità di partecipare ad un corso dal vivo. Un vero e proprio percorso di coaching a distanza, senza limiti di orari fissi, corse a prendere il treno, code nel traffico e costi aggiuntivi per hotel e pasti extra. Roberto Re diventa un Personal Leadership Coach virtuale, da ascoltare come, quando e dove si vuole.
L’offerta formativa di HRD Training Group è senza limiti e spazia dalle tecniche di vendita alla comunicazione persuasiva, fin addirittura al “Golf Mental Training”, il corso di training mentale ed emotional fitness dedicato ai giocatori di golf. Si tratta di un seminario full-immersion di due giorni durante i quali si impara ad allenare la mente e gestire al meglio gli stati d'animo per migliorare la perfomance sul green. “La mia mente è la più grande arma che ho a disposizione" dice Tiger Woods, mentre Jack Nicklaus sostiene che “nel golf il 90% lo fa la mente”. Tecnica ed attrezzatura non sono sufficienti, il Golf è uno sport in cui la mente svolge un ruolo fondamentale e, come in ogni attività sportiva, un corretto allenamento mentale è in grado di incrementare drasticamente le prestazioni. Tutte le tecniche apprese durante i corsi possono essere successivamente approfondite attraverso programmi di Personal Coaching individuali, particolarmente consigliati per giocatori di livello medio-alto e professionisti. Il Personal Coach è uno strumento a disposizione di chiunque voglia esplorare senza paura i propri limiti, per superarli costantemente. Non insegna nulla, non da le risposte, le risorse, fornisce solo i mezzi per trovarle da sé.
Ad ottobre, precisamente il 14 e 15 al Teatro degli Arcimboldi di Milano, si terrà il primo Italian Ledership Event, un evento sulla leadership che prevede un mix di seminari e convegni e il Gran Galà finale, in cui verranno consegnati gli Italian Leadership Award. Accanto a Roberto Re, che condurrà l’evento, ci saranno celebri personaggi dello sport, dello spettacolo e del business che hanno applicato strategie straordinarie per ottenere risultati straordinari. L’evento, a cui è possbile iscriversi direttamente dal sito www.leadershipevent.it, è dedicato a tutti coloro che vogliono sviluppare doti di leadership facendo proprie un insieme di idee e metodologie, attraverso l’incontro dal vivo con grandi personaggi del nostro tempo che condivideranno la loro esperienza con i partecipanti.
Questo e molto altro è Roberto Re. L’evento di ottobre potrebbe essere un’ottima occasione per iniziare ad esplorare il proprio potenziale.  

YULI DEL REY. Artista Made in Cuba


Artista eclettica Made in Cuba
di Luigi Petrone – Slide Romagna

Una vera scoperta YULI DEL REY ( all’anagrafe Yulaime Rodriguez del Rey Fernandez
) , nata all’Avana il 12 giunio 1975, oggi in Italia da circa 3 anni, deve la sua formazione artistica e culturale all'isola caraibica che le ha dato i natali: CUBA! Un’artista eclettica, completa, che ama trasformarsi e da sempre mettersi in gioco in ogni situazione che sia legata al mondo dell’arte, della moda e dello spettacolo.

Come è iniziata la tua carriera artistica?
Da giovanissima ho iniziato a lavorare come modella e ballerina di danza contemporanea dopo gli studi presso la Scuola Paulita Concepcion.

Dal 1996 fino al 2006, hai studiato ed affinato la tua istintiva capacità di espressione seguendo corsi di formazione teorici e pratici di direzione artistica, linguaggio della fotografia, direzione cinematografica, disegno tessile – taglio - confezione abiti e accessori di moda. Cosa ti spinge in tutte queste direzioni?
Il mondo della moda nasce con la storia dell’uomo ed è per questo che è incredibilmente affascinante. Disegnare e creare un abito o un accessorio non è solo realizzare un mio sogno ma è anche realizzare il sogno di altri che attraverso quella creazione mostreranno una immagine più positiva di sé. Ogni volta che finisco un mio lavoro mi rendo conto che ancora una volta la magia si è realizzata: è l’idea, la creatività il sogno che prende forma e diventa pensiero. Pensiero che si trasforma in disegno, scelta di colori, di stoffe, di piccoli particolari e accessori fino a quando tutti gli ingredienti si mescolano per arrivare a finalizzare l’opera stessa, un abito ad esempio, che e a sua volta forma parte della storia e del tempo.

Parlaci delle tue esperienze nel mondo del teatro.
Mi sono avvicinata al teatro con il "Festival de artistas aficionados" per il quale ho seguito la direzione artistica dal 1995 al 1999. Nello stesso periodo sono stata Art Director dell'unico concorso di bellezza nazionale "Miss Estudiante".

Ma non hai mai smesso di studiare ad alti livelli.
Esatto. Il mio istinto nel voler approfondire sempre ogni mia passione mi porta infatti a seguire nel 2002 un corso di Maquillaje artístico, Gran Teatro de La Habana, “García Lorca”. Mi sono diplomata all'Accademia di Belle Arti “San Alejandro” all'Avana con cui successivamente ho collaborato come professoressa di Disegno Tessile e Arti Manuali fino al 2008.

Non solo moda ma anche musica?
E' vero. Ho collaborato come Direttore Artistico con l'Orchestra del Alacran, gruppo di musica e danza folkloristica e ho seguito la Direzione Artistica del settore "teatro" del "Wemilere festival", festival delle arti che si tiene ogni due anni nella città di Guanabacoa.

Ma non ti sei fermata alla musica e ti sei anche cimentata in maniera ottimale anche nella regia.
Nel 2003 ho conosciuto Aco Bocina e ho firmato la regia del suo concerto al "Tropicana" e nel 2005 ho curato anche la regia del musical "Habana mia", al Salon Rojo. Poi mi sono dedicata alla direzione artistica per l'agenzia "Caricatos" e per l'ACAA, Associazione Cubana di Artisti e Artigiani.
Nel 2008, rimanendo in tema di regie, sono stata la regista dello spettacolo "Arte Moda", un importante evento cubano, vetrina per stilisti e artisti che ha avuto luogo al Museo di Belle Arti.

Alcuni nomi di artisti con i quali hai lavorato?
Tra i tanti, il coreografo Santiago Alfonso, il cabarettista Ulices Toirac e Juan Carlos Cremara, regista del film "Viva Cuba”.

Nello spettacolo “Suonami, o diva” hai sfruttato la tua formazione legata all'accademia delle belle arti firmando e realizzando i costumi di scena, pezzi unici disegnati, cuciti e pitturati a mano.
Ho cercato, con i miei costumi di raccontare l’Odissea attraverso vestiti di scena fedeli allo stile del tempo, ma rivisti in chiave moderna. Sono comunque sempre rimasta ttenta al dettaglio e alle rifiniture.

Dal 2010 ti sei affacciata anche al mondo del cinema.
Si, proprio nel 2010 sono stata l’aiuto regia nel documentario “Appuntamento con gli angeli” del regista Angelo Rizzo, e ho fatto la costumista nel film “The voodoo’s list” sempre sotto la regia di Angelo Rizzo.

Editoriale Tommaso Torri - Settembre 2011


Tutto sommato settembre si potrebbe definire una sorta di capodanno intermedio: dopo le meritate vacanze è il momento di un piccolo bilancio per fare il punto della situazione e affrontare con grinta l’ultima parte del 2011. Questo mese, quindi, è un po' come gennaio: si ricomincia un anno dopo un piccolo break di vacanza, pieni di buoni propositi e di grandi progetti.
In tema di vacanze ci sono tante cose ancora da fare: sistemare le foto e, magari, sottoporre i propri amici a delle drammatiche serate per mostrare loro le immagini e i filmini girati durante le ferie; per i più tecnologici c’è da riaggiornare la propria lista di amici, aggiungendo le nuove conoscenze, sui social network; per i più lungimiranti, invece, c’è già da pianificare il prossimo viaggio. Certo il rientro dalle vacanze è sempre un po' traumatico. Ci siamo abituati a non avere orari, a mangiare senza regole, a fare quel riposino pomeridiano che mai durante l'anno ci concediamo. Poi improvvisamente ci ritroviamo, senza sapere nemmeno noi come, dentro la macchina, nel traffico, con l'orologio che non ci dà tregua. Ma com'è possibile che in vacanza in un pomeriggio si riesce a far entrare mille cose, mentre quando si lavora non basta per spostarsi di un posto all'altro?!
La chiamano sindrome del ritorno e i soliti americani gli hanno addirittura trovato un nome scientifico: "Post vacation blues"; certo che, detta così, mette pure un po' paura e i soliti esperti d’oltre oceano assicurano che può portare, in casi estremi, addirittura alla depressione acuta. È un po' come quella pubblicità di chi tornava dalla crociera e non la smetteva più di piangere. Certo, per la maggior parte di noi non è così tragica, ma tutti dobbiamo ammettere che il rientro pesa e già dopo due giorni siamo su internet a sognare e, per chi se lo può già permettere, ad organizzare le prossime vacanze.
Per chi proprio non riesce a ingranare la marcia per riprendere il ritmo lavorativo i consigli si sprecano: dal momento che sono necessari  almeno due giorni di riposo o di start up prima del rientro al lavoro, per riabituarsi al drammatico suono della sveglia non sarebbe male, qualche giorno prima della fine delle ferie, puntarla sempre qualche minuto prima in maniera tale da riallineare l’organismo a una vita più regolare.


L'Aquila nel cuore. Intervista a 2 anni dal sisma!


L’Aquila nel cuore
A due anni dal sisma, Slide torna sul luogo del disastro per scoprire come stanno le cose.
Intervista esclusiva a Stefania Mezzopane, Assessore della città.
a cura di Fabio Pavesi - Slide Aquila

Alle 9.30 del mattino è già nel suo ufficio. Prima passa in rassegna i principali quotidiani, locali e nazionali. Poi, insieme alle sue collaboratrici ( uno staff tutto rosa come è sua consuetudine da anni ) controlla la corrispondenza e fissa gli appuntamenti settimanali. Un’agenda carica di impegni quella di Stefania Pezzopane, attuale assessore comunale a L’Aquila,con delelghe alle politiche Sociali, Culturali, al Diritto allo Studio.
È salita agli onori delle cronache nazionali proprio durante l’emergenza post sisma per aver più volte sollecitato il governo, talvolta anche con toni aspri, ad accelerare i tempi delle ricostruzione, ad usare metodi più democratici e a far valere i diritti della sua gente.
Ma in città, Stefania, come tutti la chiamano, sin da quando era consigliere comunale nella giunta Centi, è conosciuta come donna di punta del Partito Democratico. Combattiva e coriacea come pochi, ma cortese e disponibile con tutti, ha lottato davvero come una leonessa per far ascoltare la voce degli aquilani, che reclamavano pari diritti e pari dignità.
Dopo aver guidato la Provincia dell’Aquila per sei anni (dal 2004 al 2010, un anno straordinario in più dopo il terremoto) il sindaco dell’Aquila l’ha chiamata a far parte della sua squadra. Ed ora è alle prese con tre deleghe davvero impegnative in una città ancora in emergenza.

Assessore qual è la situazione oggi a L’Aquila a oltre due anni dal terremoto?
Siamo ancora in piena fase emergenziale. Chi parla di miracolo mente. A L’Aquila dopo più di due anni la ricostruzione vera è al palo. Basta venire a visitare la città per rendersi conto della situazione del centro storico, ancora tutto puntellato. L’emergenza iniziale è stata affrontata con rapidità. Sono stati costruiti 19 nuovi quartieri, lontani dal centro storico, che hanno dato la sensazione che qui ci fosse stato un miracolo. Ma non sono sufficienti a dare una risposta abitativa a tutti. Abbiamo ancora migliaia di persone ospiti negli alberghi, i più anziani addirittura sulla costa, ad oltre 100 km dalla città perché non ci sono risorse per la ristrutturazione degli appartamenti. Le nostre attività commerciali e le imprese sono in ginocchio, ma siamo ancora in attesa che la promessa della Zona Franca diventi realtà, mentre sulla sospensione delle tasse, concesse per altre emergenze, non ci sono ancora certezze. Il tutto è stato gestito sulla base di ordinanze del governo e della Protezione civile, senza l’ombra di una legge, nonostante siano state raccolte le firme per una legge d’iniziativa popolare.

È per questo che Lei è andata ad appendere le chiavi alle transenne di piazza Palazzo?
Quella è stata una manifestazione simbolica e provocatoria al tempo stesso, nata in maniera spontanea dai tanti comitati cittadini. Una manifestazione corale, senza colori politici, a cui gli aquilani che amano a loro città, me compresa, hanno preso parte. Il messaggio era chiaro. Riconsegniamo la chiavi delle nostre case, dato che la ricostruzione è ferma. La voglia di protagonismo e di partecipazione nata dopo il sisma è stata linfa vitale per questa città. Un’attestazione d’amore e d’impegno, che ha dato forza a tante altre iniziative, come la manifestazione contro le tasse ai terremotati a Roma o L’Aquila chiama l’Italia, con l’appello forte lanciato all’intero paese a non spegnere i riflettori.

Qual è la vera emergenza dopo il terremoto?
Ce ne sono tante. Oltre alla ricostruzione delle abitazioni bisogna pensare alla ricostruzione sociale e all’emergenza abitativa delle fasce meno abbienti. Dopo il terremoto sono aumentati i nuovi poveri, ma gli alloggi popolari sono carenti. Ci sono 1500 alloggi di edilizia popolare inagibili; la ristrutturazione ancora non inizia, dopo due anni e mezzo. Se questi appartamenti venissero ristrutturati, gli inquilini che adesso vivono nei progetti CASE o nei MAP (per intenderci le case provvisorie antisismiche sorte dopo il terremoto), potremmo tornare nei loro appartamenti, lasciando liberi quelli che occupano adesso. Si tratta di oltre 700 appartamenti con cui il comune dell’Aquila potrebbe rispondere alle esigenze sociali delle famiglie in difficoltà. E le assicuro sono tante. Le farei vedere la fila che ogni giorno trovo fuori il mio ufficio. Gente disperata. Altro che miracolo aquilano!

Questa situazione la preoccupa?
Mi preoccupa la situazione di estremo disagio sociale di alcune famiglie, che rischia di esplodere. Molte di queste persone prima del 6 aprile riuscivano a condurre una vita dignitosa, pur nelle difficoltà. Ora la fascia di povertà si è dilatata. I prezzi degli affitti sono aumentati a dismisura e le opportunità di lavoro si sono ridotte. Sono in molti a non farcela. Ci sono alcuni casi estremi. C’è chi vive in un camper o in roulotte da mesi; c’è il caso di una famiglia di 4 persone, in cui lavora solo il padre, ma non ce la fa a pagare un affitto troppo caro e spesso ricorre al Comune per avere un minimo di assistenza. Ci sono persone che non riescono a pagare il mutuo dopo il terremoto. Ci persone che ricorrono a noi perché non hanno più un tetto sulla testa e soldi per sbarcare il lunario. Il Comune dell’Aquila, che è ancora in attesa del terzo lotto del Fondo immobiliare promessoci dal governo, è stato costretto a fare un bando per reperire alloggi a prezzi calmierati per aiutare le famiglie in difficoltà. Siamo riusciti a reperire per il momento 22 alloggi, ma le domande sono molte di più.

Cosa manca davvero alla città? Di cosa L’Aquila avrebbe davvero bisogno adesso per poter tornare, come più volte metaforicamente affermato, a volare?
Abbiamo bisogno di un impegno straordinario da parte del governo. Di una legge per la ricostruzione, che stanzi risorse certe e fissi regole definitive. I comitati cittadini hanno raggiunto le firme. Non vedo perché ci deve essere negato quello che è stato concesso ad altri territori in emergenza. Abbiamo bisogno della Zona Franca per risollevare l’economia. Abbiamo bisogno di spazi culturali e soprattutto di spazi aggregativi, dove i giovani, i ragazzi, gli anziani possano incontrarsi e stare insieme. Abbiamo bisogno di poter tornare ad una fase di normalità anche nella “governance” della città. Basta con i commissari. I poteri devono tornare a chi è stato legittimamente eletto dai cittadini.

Per i giovani a cosa state pensando?
I ragazzi sono quelli che soffrono di più. Prima del 6 aprile il centro storico, i portici, le piazzette e i vicoli della città erano i luoghi naturali di incontro e di socializzazione. La sera il centro diventava il cuore della movida, che metteva insieme i ragazzi aquilani e i tantissimi universitari fuori sede, che amavano la nostra città. Ora gli spazi sono carenti. Alcuni mesi fa gli alunni del Liceo Classico dell’Aquila, a nome anche degli altri studenti aquilani, ci hanno mosso la richiesta di riavere uno spazio in centro. Se il Presidente della Regione e Commissario Chiodi ci trasferisse le risorse provenienti dalle donazioni post terremoto, potremmo accelerare i tempi per la realizzazione di una struttura a Piazza San Berardino (nel centro storico, ma fuori dalla zona rossa). Si tratta di un struttura provvisoria, perché la nostra idea è quella di rimettere in piedi edifici e locali già esistenti. Ma ne frattempo ai ragazzi devono essere date delle rispos! te concrete. Ci chiedono nuovi spazi per potersi incontrare, socializzare, studiare, e svolgere tutte le attività che facevano prima. Il Comune ha poi messo in piedi un piano in cui ha individuato alcuni spazi ricreativi per i giovani. Si tratta di scuole, asili e palestre da ristrutturare. Uno spazio per i giovani sorgerà anche a Parco del Sole, un polmone verde nel cuore della città, da sempre luogo ideale di incontri, di iniziative per i ragazzi, che tornerà presto ad essere fruibile anche grazie alla destinazione di una parte dei fondi della legge mancia che i parlamentari del PD hanno interamente devoluto alla ricostruzione dell’aquila.

Come pensa di mantenere la vocazione universitaria della città?
Il Comune dell’Aquila ha vinto un bando ANCI, aggiudicandosi un finanziamento di circa 400mila euro per migliorare i servizi per gli universitari. I fondi provengono dal Ministero della Gioventù. Insieme all’Università, all’Azienda al Diritto allo Studio e l’Azienda Municipale dei trasporti abbiamo pensato ad un pacchetto di servizi per gli universitari. Si va da un’agenzia per la ricerca di appartamenti, al potenziamento dei mezzi di trasporto, dalla realizzazione di sale studio, biblioteche alla creazione di eventi culturali, senza tralasciare l’allestimento di una piattaforma per migliorare i servizi e-learnig. Tra gli obiettivi principali anche la richiesta al governo di prorogare l’esenzione delle tasse d’iscrizione all’Università, che mi sembra una delle esigenze prioritarie per L’Aquila in questo momento.

Lei ha raccontato la sua esperienza e i difficili mesi del terremoto in un libro, “La politica con il cuore” (ed. Castelvecchi) dove si parla anche del G8. Che ricordi ha di quel periodo?
Sì, ho accettato la proposta di raccontare l’esperienza di quei terribili giorni, e insieme ho intrecciato altri miei ricordi di vita politica e personale. Il ricavato del libro sarà devoluto ai bambini di Haiti, che hanno subìto un trauma davvero forte dopo il terremoto che ha sconvolto l’isola. Il dolore della perdita e della distruzione è uguale a L’Aquila e ad Haiti, stesse lacrime, stessa disperazione. Allora guidavo la Provincia dell’Aquila, ma quando sono stata eletta non pensavo certo di dover affrontare una tragedia di simili dimensioni. Il terremoto ha sconvolto la vita di tutti noi. È come uno spartiacque che segna una netta cesura tra il “prima” e il “dopo”. Ricordo il dolore, le lacrime e il senso di abbandono e smarrimento della gente, ma anche la grande forza e la determinazione di non mollare. Sono stati (e sono ancora) mesi difficili. Il presidente del Consiglio è venuto a L’Aquila 22 volte. Ci ha sedotto e poi abbandonato. Le case te! mporanee costruite dopo il sisma hanno dato sollievo, ma non è di legno la città che vogliamo. E poi c’è stata la grande prova del G8. Un’esperienza davvero unica. Ho avuto modo di stare a fianco ai grandi della terra. L’abbraccio e l’incoraggiamento del presidente Obama non lo dimenticherò mai più. E neanche la giornata trascorsa con Clooney. Beh, una presidente della Provincia è anche una donna, e al fascino di Clooney è difficile resistere. Tuttavia le aspettative del G8 sono andate deluse. Il governo non ha saputo richiamare le potenze del mondo ai loro impegni verbali di aiuti economici per la ricostruzione del patrimonio culturale della città.



Ma di aiuti ne sono arrivati tanti?
Sì. L’Italia e il mondo intero sono stati davvero generosi. Grazie alla solidarietà della gente, delle associazioni, di tanti comuni e province amiche ci sono arrivati tanti finanziamenti, che sono arrivati a L’Aquila, ma anche nei comuni del cratere e alle frazioni del capoluogo.

Come immagina L’Aquila del futuro?
Una città più bella e più sicura di prima. Un’Aquila delle scienze e della tecnologia, dove le bellezze storiche si intreccino con le nuove tecnologie della comunicazione. Una città a misura di donna, di giovani, di anziani e di bambini. Una città con il fascino delle tante città d’arte, a cui la nostra non ha niente da invidiare. L’Aquila è una città che ha conosciuto il dolore più estremo, ma proprio da questa tragedia che troveremo la forza per andare avanti.

Luciana Littizzetto, ridere e ancora ridere!


I mille volti di
Luciana Littizzetto
a cura della redazione / informazioni tratte da Wikipedia

Luciana Littizzetto (Torino, 29 ottobre 1964) è un'attrice, cabarettista, doppiatrice, speaker radiofonica e scrittrice italiana.

Gli esordi
Nata a Torino da una famiglia originaria di Bosconero, è cresciuta nel quartiere San Donato; dove nell'omonima via i genitori gestivano una latteria.
Dopo essersi diplomata in pianoforte nel 1984 presso il conservatorio di Torino, intraprende l'insegnamento della musica in una scuola media di un quartiere della periferia di Torino, attività che la terrà occupata per nove anni e che le permetterà di venire a contatto con situazioni che, in futuro, le daranno spunto per la creazione dei suoi personaggi. In quegli anni inoltre Luciana collabora con Gioventù Operaia, il mensile della GiOC (movimento a cui aderisce in quel periodo), su cui pubblica i suoi primi articoli, per lo più sul mondo della scuola o recensioni musicali o cinematografiche, in cui è già percepibile lo stile ironico e disincantato che la caratterizzerà in seguito.
Nel frattempo si laurea in Materie Letterarie presso la facoltà di Magistero nel 1990, con una tesi in storia del melodramma intitolata "La luna nel romanticismo". Tra il 1988 ed il 1990 frequenta la scuola di recitazione dell'"Istituto d'Arte e Spettacolo" al circolo Dravelli di Moncalieri, all'epoca diretta da Arnoldo Foà. Qui concepisce i suoi primi spettacoli di cabaret, Lacrime, Sogni e Sesso, iniziando ad esibirsi in alcuni locali cittadini come il Teatro Juvarra ed Hiroshima Mon Amour, spesso con altri (allora) giovani cabarettisti torinesi come le Sorelle Suburbe, Cesare Vodani, Federico Bianco e Beppe Braida.
Parallelamente inizia l'attività di doppiaggio presso la "Delta Film" di Gassino Torinese, prestando la voce a personaggi di soap e telenovele. Dopo aver vinto, nel 1991, il premio "Ettore Petrolini" al Festival di cabaret Bravograzie di Aosta e dopo la partecipazione come corista, sempre nello stesso anno, ad una delle canzoni del disco Càbala dei Loschi Dezi (poi divenuti Mau Mau) entra a far parte del cast della trasmissione televisiva "Avanzi" di RaiTre, condotta da Serena Dandini, guadagnando continui consensi.
Iniziano anche sporadiche apparizioni televisive al Maurizio Costanzo Show. Aiutata da un'agenzia di Milano, Luciana Littizzetto abbandona l'impiego di insegnante e si dedica a tempo pieno ai suoi spettacoli.

Anni novanta
Luciana Littizzetto con la fiaccola olimpica, il 10 febbraio 2006
Dal 1993, Luciana Littizzetto torna a teatro con lo spettacolo Parlami d'amore Manù, del quale è anche autrice dei testi. Il copione mette in scena personaggi tipici della Littizzetto, stravaganti vittime della società, che si rivolgono ad una misteriosa dispensatrice di aiuto per risolvere i loro dilemmi. Al Festival di Sanscemo scrive un testo provocatorio, Naziskina, affidato al cabarettista torinese Cesare Vodani, che si classifica quarto.
Lo stesso anno partecipa, sempre su Raitre, alla trasmissione Cielito Lindo condotta da Claudio Bisio ed Athina Cenci, nella quale interpreta il personaggio di Sabrina (personaggio al quale si deve una frase divenuta un tormentone in voga in quegli anni, "Minchia Sabbry!"). Successivamente esordisce in radio conducendo, assieme a Piero Chiambretti, una trasmissione per RadioDue, la Hit Parade.
Il 1995 si apre con la partecipazione alla trasmissione di Raitre Letti gemelli con Oreste De Fornari e Gloria De Antoni e, in estate, sempre sulla stessa rete, è nel cast di TV cumpra dove presenta gag comiche in collaborazione con Michele Mirabella e Toni Garrani. Non si ferma la sua attività presso Radiodue, con cui firma la radiocommedia Giada, che sarà in onda fino all'estate 1996. Nel 1997 conduce "Single" con Bruno Gambarotta su Rai 2 per poi dedicarsi al ruolo di inviata per il programma Radio Duo, in onda da giugno a settembre dello stesso anno.
La nuova stagione è zeppa di impegni per la Littizzetto che si trova divisa tra televisione e il debutto al cinema: passando alla Mediaset lavora a Facciamo Cabaret prima e a Ciro, figlio di Target (con Gaia De Laurentiis e Enrico Bertolino) poi; parallelamente è sul set di Tutti giù per terra, storia tratta dall'omonimo romanzo del torinese Giuseppe Culicchia, e del fortunatissimo film d'esordio di Aldo, Giovanni e Giacomo, Tre uomini e una gamba. Il successo la lancia in un periodo della sua carriera molto fertile: dal 1998 partecipa per la prima volta a numerose puntate di Mai dire gol per poi tornare nel cast di Ciro, figlio di Target. In aprile riceve l'incarico di condurre il programma radiofonico "Titanic(a)", ogni domenica dopo pranzo, che per ogni puntata ha un colore associato attorno al quale la Littizzetto costruisce ogni volta un monologo di un'ora. Più avanti esordisce anche in Zelig - Facciamo Cabaret presentato da Simona Ventura dove corona una fama da comica da tempo consolidata.
I mondiali di calcio Francia 1998 le danno occasione di improvvisarsi nuovamente inviata, stavolta per conto della Gialappa's Band, e, contemporaneamente, torna in radio con un nuovo programma, dal curioso nome Quizzas. La stagione televisiva la vede impegnata ancora con Mai dire gol dove introduce due nuovi personaggi molto popolari, la pianista Nives e la ninfomane Lolita.
Nel 1999 la Littizzetto ritorna sul set, dove recita insieme a Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu in E allora mambo! poi continua la sua felice partecipazione a "Mai dire gol", riproponendo la figura di Sabrina, assunta come cassiera in un fast-food. L'anno si chiude con la pubblicazione del suo primo libro, intitolato L'agenda di Minchia Sabbry.



Anni recenti
Il nuovo millennio si apre con la scritturazione della Littizzetto in svariate pellicole cinematografiche: oltre a recitare nel primo film della Gialappa's Band, Tutti gli uomini del deficiente, e nella seconda pellicola di Lucio Pellegrini, Tandem, è cosceneggiatrice di Ravanello pallido, di cui è la protagonista. Tornata alla RAI, partecipa a Quelli che il calcio di Fabio Fazio, proponendo diversi nuovi personaggi, tra cui le celebri Babooskha e Bianca Eberni.
In novembre, pur non corrispondendo ai canoni di quella che viene normalmente definita una vamp, appare in un servizio fotografico sexy nella rivista Max; scrive infine il suo secondo libro Ti amo, bastardo. Successivamente a Mediaset lavora a Matricole, in onda su Italia 1, e al Maurizio Costanzo Show e nel 2001 conduce in radio Le parole che non ti ho chiesto, incentrato sui problemi di coppia. La sua attività di scrittrice non si ferma e trova nello stesso anno un grande slancio: dopo Un attimo, sono nuda, ottiene un imprevedibile successo editoriale con Sola come un gambo di sedano, pubblicato dalla Mondadori (oltre un milione di copie vendute ).
Il libro raccoglie alcuni degli articoli che la Littizzetto scrive settimanalmente per Il pensiero debole, la rubrica da lei tenuta su Torino Sette, l'inserto del venerdì de La Stampa.
Il 2002 la vede ospite di trasmissioni molto popolari, da Stasera pago io di Fiorello (in cui propone una famosa rivisitazione in chiave comica della canzone Buonasera, dottore di Claudia Mori) a C'è posta per te di Maria De Filippi, ma anche in Per un pugno di libri, e ancora Mai dire Domenica e Maurizio Costanzo Show. Particolarmente nota la comparsata al Festival di Sanremo del 2003, dove bacia in diretta il conduttore Pippo Baudo.
Bissa la fortuna ottenuta con il libro precedente con la pubblicazione de La principessa sul pisello, sempre per la Mondadori. Sotto il profilo radiofonico viene ingaggiata da Radio Deejay, con cui presenta insieme a Paoletta la trasmissione settimanale La Bomba. Comincia inoltre a firmare degli spot pubblicitari, la cui vena umoristica viene addirittura premiata . Nella prima parte del 2003 torna a lavorare con la Gialappa's Band, entrando nel cast di Mai dire Domenica, dove porta al successo la parodia della cartomante della Zingara e trasforma la pianista Nives in un'esperta sessuologa. Insieme a Davide Ferrario mette in scena Se devo essere sincera, film di cui è cosceneggiatrice e protagonista: nel cast anche Neri Marcorè.
L'anno successivo la vede impegnata alla radio, dove La bomba viene trasformato in un appuntamento quotidiano, e di nuovo nel ruolo di scrittrice: mentre i suoi due più grandi successi commerciali vengono tradotti in Portogallo, Spagna, Germania, Ungheria, Russia, Repubblica Ceca e Lituania, a dicembre pubblica Col cavolo (che chiude la cosiddetta "Trilogia della verdura"). Prima che avvenisse la fusione tra Le Iene con Mai dire Lunedì (che porta alla nascita di Mai dire Iene) Luciana ne era coconduttrice a fianco di Luca & Paolo (la coppia artistica con cui debuttava nel 1999 al cinema).
Dal 2005 è nel cast del programma di Fabio Fazio Che tempo che fa, appuntamento settimanale molto seguito che le garantisce nuovo lustro: abbandonati i personaggi che l'hanno resa celebre, la Littizzetto si prodiga in monologhi comici su temi d'attualità, spesso irriverenti (di gran successo gli appelli a Camillo Ruini, al quale la Littizzetto si rivolge con l'appellativo di Eminens, parodiando il trattamento di "eminenza" dovuta ai cardinali), nei quali rimane spesso senza scarpe. Nel corso dello stesso anno gode del successo al botteghino di Manuale d'amore di Carlo Verdone. Ancora impegnata alla conduzione de La bomba, stavolta affiancata da Vic, Luciana si prepara nel frattempo alla stesura di una sceneggiatura per un film.
Nel 2006 la Littizzetto viene confermata per l'appuntamento domenicale di Che tempo che fa e pubblica un nuovo libro, Rivergination, edito Mondadori: nel giro di poche settimane il libro fa capolino al primo posto dei libri più venduti della settimana , confermando il grande successo editoriale della comica torinese. Anche la stagione 2007-2008 di Che tempo che fa vede ancora la comica impegnata la domenica sera. In aprile subisce un'operazione per asportare dei calcoli renali: ne approfitta per scherzare anche su questa esperienza, con dei collegamenti televisivi dalla sua casa di Torino, facendo leggere bollettini medici al limite dell'assurdo. L'8 marzo 2009 è stata la protagonista assoluta del programma Che tempo che fa, con una puntata tutta dedicata alle donne.
Nei mesi di luglio, agosto e settembre 2010 è impegnata su due set, quello dello sceneggiato televisivo Fuoriclasse (in onda nel 2011) e quello del nuovo film di Giovanni Veronesi, Genitori & figli - Agitare bene prima dell'uso.

Vita privata
Dal 1997 è legata a Davide Graziano, ex batterista degli Africa Unite (e session man con altri artisti, tra cui Vinicio Capossela); la coppia ha due ragazzi in affido.

Riconoscimenti
Il 22 novembre 2007 Luciana Littizzetto ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il prestigioso premio De Sica, riservato alle personalità più in luce del momento nel mondo dello spettacolo e della cultura. Come consono al personaggio, la Littizzetto non ha mancato l'opportunità di uno scambio di battute con il Capo dello Stato ("Napo" oppure "Napisan").

Televisione
Su la testa! (1992), Rai Tre
Cielito Lindo (1993), Rai Tre
Letti gemelli (1995), Rai Tre
TV cumprà (1995), Rai Tre
Facciamo Cabaret (1997), Italia 1
Ciro, il figlio di Target (1997-1998), Italia 1
Mai dire gol (1998-2000), Italia 1
Quelli che il calcio (2000), Rai 2
Mai dire Domenica (2003), Italia 1
Le Iene (2004), Italia 1
Che tempo che fa (dal 2005), Rai Tre

Radio
Hit Parade (1994), Radio2
Giada (1995 - 1996), Radio2
Single (1997), Radio2
Radio Duo (1997), Radio2
Le parole che non ti ho mai chiesto (2001), Radio2
La bomba (dal 2004), Radio Deejay

Fiction televisive
Pinocchio (2008)
Non pensarci - La serie (2009)
Fuoriclasse (2011)
Fuoriclasse 2 (2012)

Videoclip
Almeno credo, di Luciano Ligabue

Cinema
Tutti giù per terra, regia di Davide Ferrario (1997)
Tre uomini e una gamba, regia di Massimo Venier (1997)
Scomparsa (1998)
Svitati, regia di Ezio Greggio (1999)
E allora mambo!, regia di Lucio Pellegrini (1999)
La grande prugna, regia di Claudio Malaponti (1999)
Tutti gli uomini del deficiente, regia di Paolo Costella (1999)
Tandem, regia di Lucio Pellegrini (2000)
Ravanello pallido, regia di Gianni Costantino (2001)
Se devo essere sincera, regia di Davide Ferrario (2004)
Manuale d'amore, regia di Giovanni Veronesi (2005)
Cover Boy - L'ultima rivoluzione, regia di Carmine Amoroso (2007)
Peopling the Palaces at Venaria Reale, regia di Peter Greenaway (2007)
Tutta colpa di Giuda, regia di Davide Ferrario (2009)
Genitori & figli - Agitare bene prima dell'uso, regia di Giovanni Veronesi (2010)
Matrimoni e altri disastri, regia di Nina Di Majo (2010)
Maschi contro femmine, regia di Fausto Brizzi (2010)
Femmine contro maschi, regia di Fausto Brizzi (2011)

Pubblicità
Spot televisivi per la Citroën C3 Pluriel (2005)
Spot televisivi per la compagnia telefonica 3 (2008)
Spot televisivi per Coop Italia (2010)

Bibliografia
Minchia Sabbry!, 1999
Ti amo bastardo, 2000
Un attimo, sono nuda, 2001
Sola come un gambo di sedano, 2001
La principessa sul pisello, 2002
Col cavolo, 2004
Rivergination, 2006
Che Litti che Fazio, 2007
La Jolanda furiosa, 2008
Che Litti Che Fazio 2, 2010
I dolori del giovane Walter, 2010

Doppiaggio
Lisa Kudrow in Il dottor Dolittle 2
Jacob Vargas in Il dottor Dolittle 2
Christie Clark (Carrie Brady) in Il Tempo della Nostra Vita
Giudice Grazia Negata in I Simpson
Moto M1 in Quarantasei
Bridget in Uno zoo in fuga