domenica 15 maggio 2011

I fratelli Bandiera - Eroi risorgimentali morti a Cosenza

I fratelli Bandiera
Eroi risorgimentali morti a Cosenza
Articolo redatto ad opera di Luigi Ciardullo


Era il 25 Luglio 1844 quando, nel Vallone di Rovito, località a pochissimi passi dalla Cosenza storica, venivano giustiziati due giovani eroi risorgimentali italiani, i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera.
La città di Cosenza è sempre indicata nei volumi di storia come luogo di sacrificio di questi due giovani eroi veneti che partiti da Corfù in Grecia, sulla scia delle notizie di una insurrezione antiborbonica scoppiata nella città dei Bruzi ma che in realtà non aveva avuto successo, decisero di correre in aiuto della popolazione locale. Neanche una lettera di Mazzini che li invitava soprassedere per il fallimento dell’iniziativa , riuscì a fermarli ed essi, ignari del pericolo, giunsero in una città con pochi uomini, una ventina, decisi a dar man forte contro il regime borbonico, Ma furono soli e per circa un mese invano cercarono di vitalizzare la rivolta popolare.
La voce del popolo in merito al sommovimento tentato dai fratelli Bandiera vede una Cosenza indifferente alla ribellione, quasi abituata al dominio borbonico evidentemente favorevole per alcuni strati della popolazione. In realtà, invece già molto tempo prima il ribellismo della popolazione bruzia e della sua provincia aveva già cominciato a far sentire la sua voce cercando di occupare il Palazzo dell’Intendenza, lo stesso palazzo Arnone che oggi è sede di un museo.
I Fratelli Bandiera, infatti, ebbero notizia di questa insurrezione attraverso la stampa estera e ciò fu la causa che determinò il loro desiderio di intervenire ed anche la riprova di una Calabria desiderosa di libertà.
La forza della ribellione purtroppo è condizionata da numerosi elementi. Una popolazione allo stremo non riesce a rendersi conto della potenzialità del suo spirito libertario e spesso cede alle angherie delle classi dominanti che ti affamano e limitano la tua volontà di cambiamento.
Anche Garibaldi, qualche anno dopo, sarà accolto in Calabria da folle che lo osannavano, ma folle di nobili, borghesi e ricchi. La gente comune, evidentemente non trova facilmente sbocco ai suoi ideali. E anche quando accoglieranno i nuovi padroni si renderanno conto che molte speranze verranno disattese e che i benefici non saranno spartiti allo stesso modo.
I Fratelli Bandiera, giovani disertori della marina austriaca e convinti sostenitori della causa mazziniana, non sono riusciti nel loro intento di incendiare la rivoluzione in Calabria ed hanno conosciuto anche il tradimento che li ha portati a cadere nelle mani delle milizie borboniche.
Furono catturati nei pressi di San Giovanni in Fiore insieme ai loro compagni e dinanzi alla corte marziale furono condannati a morte.
L’esecuzione tramite fucilazione avvenne nel Vallone di Rovito. Oltre ad Emilio ed Attilio Bandiera, in questo posto, diventato ora uno dei simboli del Risorgimento , furono messi a morte Giovanni Venerucci, Nicola Ricciotti, Giacomo Rocca, Anacarsi Nardi, Francesco Berti, Domenico Moro e Domenico Lupatelli.
Le loro salme furono tumulate nella Chiesa di Sant’AgOstino e poi nel duomo di Cosenza. In seguito quelle dei fratelli Bandiera furono trasferite a Venezia.
Nel museo civico dei Brettii di Cosenza sono custoditi alcuni reperti riferibili al corpi di reato del processo ai fratelli Bandiera. In occasione del 150° Anniversario dell’unità d’Italia, nello stesso museo è stato possibile vedere il tricolore itaIiano portato proprio dai fratelli Bandiera e di proprietà del Comune di Cosenza ed un pezzo dell’albero del Vallone di Rovito presso il quale i due eroi risorgimentali sono stati fucilati.