mercoledì 2 giugno 2010

Enogastronomia : Matilda Rimini ( di Gianluca Missiroli )

Non conoscevo questo locale situato un poco ai margini del centro cittadino, ma avevo sentito dire da alcuni che la pizza di “Matilda” è una delle più buone!.. e, come ben si sa, le voci di popolo celano sempre un fondo di verità.
Il locale, per chi giunge da Nord, si trova a Rivabella di Rimini, praticamente al lato opposto del cartello che indica l’inizio della località, presso il ponte del deviatore, sulla foce del fiume Marecchia .
Chi vuole evitare il “clamore” della città nelle giornate di punta può fare sosta e parcheggiare, nello stradello accanto all’argine che accompagna il fiume verso il mare. Alquanto discreto il locale non grida il proprio nome con insegne eccessive. Modestamente si affaccia sulla strada e sulla sponda sinistra del corso d’acqua, dove scorre la ciclabile che porta a passeggio sul Marecchia, e che, volendo, conduce sino a Novafeltria.
Dalla via, anche i più distratti, se non piove, possono notare le grandi verande spalancate. Lo gestisce da 7 anni la signora Luisa con l’aiuto della figlia Muriel, ci ha servito con garbo Mohamed uno dei collaboratori che mantiene il locale in “servizio” anche la domenica a mezzogiorno. Arredato con tavoli da classica osteria, può immediatamente dare l’impressione di offrire qualche limitazione gastronomica. Incise nel “Menù”, con relativa meticolosa foto, si presenta, invece, una parata di piatti incredibile, quasi eccessiva per chi è un poco dubbioso, ma si rivela invece scelta intuitiva, proporzionata alla “grande” multi-etnicità di Rimini. Le tovagliette di carta, e le posate nella busta, come in questa zona prevedono tanti locali, forniscono il “Body Scanner” di un locale frizzante e veloce, non stereotipato da una “mise en place” troppo impegnativa.
La mancanza del tovagliato lascia il cliente decisamente più rilassato e, se indeciso, trova la libertà di fare anche solo uno spuntino, o bere una birra.
Dalla cucina in offerta qualunque soluzione culinaria, come è chiaramente illustrato dalle foto nel vasto “menù” a doppia pagina, ma è comunque “sempre” attivo una veloce “proposta osteria” per accontentare la toccata e fuga dei più giovani che qui non mancano mai. Tantissime le proposte, dal Tex Mex,alle “Tapas” o Paella spagnola, con accostamento di birre “speciali” di ottima qualità.
Due parole a favore delle “Tapas” che sono un mondo a se, non facilissimo da gustare per locali. Queste sono minuscole porzioni di “pescato” verdure e carne servite in piccole ciotole colorate. Cozze, vongole,calamari ma non pesce bianco o azzurro, pezzetti di pollo “albondigas” (polpettine) e tante salse “all’aglio”,allo cherry ed anche piccanti , per il piacere dello stare a tavola ad intingere queste stuzzicanti piccole proposte. Per chi volesse c’è spazio anche per i succulente tradizionali classici marinari, antipasti “freddi-caldi”, seppia con i piselli, e sardoncini marinati. A seguire la scelta De Cecco per la pasta di semola, è una garanzia per tutti. Le paste fatte in casa sono porzioni tarate abbondantemente oltre la norma …! (120-50gr. Anzichè i soliti 80gr.)
I vini proposti lasciano spazio sufficiente ad accontentare anche qualche severo cliente. Detto questo, si nota uno sforzo determinato nel confezionare, con rigorosa disciplina, una pizza di particolare “qualità”. La dimensione è sensibilmente maggiore della tradizionale ed è per molti una piacevole sorpresa, 40cm circa!
Già confermata l’adesione al progetto “ristoranti verdi”, ha moltiplicato il proprio impegno in un’avventura che, per chi non ne conosce le difficoltà, nasconde invece ampie incognite. Gustare una pizza ad impasto “naturale” cioè, senza lievito di birra, non è certo cosa che potete fare ovunque. La pizza “sembra” sempre ben cotta dico, sembra, perché la croccantezza di questa è imprescindibile dalla cottura. Il bel colore di alcune bolle sporgenti sulla crosta è il segnale di un buon “lavoro” di lievitazione.
Le pizze bianche “sbiadite” che spesso si vedono in giro ( ma che a volte è il cliente a richiedere…!) sono abitualmente vittime di un veloce “rinvenimento”, o una eccessiva e veloce secchezza. Il divenire molliccie in poco tempo, o troppo secche, è chiaro sintomo di una insufficente fermentazione dei microorganismi spinti da una veloce lievitazione “forzata”.
La croccantezza e la giusta elasticità abbinate al profumo che rilascia questo impasto è chiaro sintomo di accuratezza e competenza che, nel bene del cliente, contribuisce anche ad una più idonea digeribilità. Per chi avesse qualche problema di intolleranza, è possibile avere anche pizze con farine biologiche alternative, come integrale,al Kamut o al Farro. Imperdibili le birre proposte in abbinamento con alcune pizze dalla “trappe blonde” alla “blanche de namur” passando da etichette estere di certificata qualità. Potete trovare le fantasiose proposte nel menù appositamente creato.