venerdì 1 aprile 2011

NONSOLOFASHION

NONSOLOFASHION

La seconda edizione di Milano Loves Fashion, svoltasi lo scorso febbraio, è uscita dai luoghi canonici delle sfilate di moda per trasferirsi sotto una tensostruttura trasparente da mille posti ad ingresso libero, allestita in piazza Duomo accanto al Museo del ‘900. Le passerelle si sono spostate nelle vie e nelle piazze del centro e, novità assoluta a parte un esperimento a Berlino nello scorso luglio, le modelle hanno sfilato all’interno delle carrozze del “Meneghino”, il nuovissimo convoglio fiore all’occhiello della linea rossa della MM milanese.
Con questa incursione dell’effimero nella realtà concreta di una delle metropoli più attive d’Italia si afferma in modo definitivo ed inequivocabile un profondo legame tra moda e città, tra moda e vita, tra moda, arte, architettura, grafica e design.

“C'è un profondo intreccio - poetico, semiotico, testuale - tra la moda e la città, un intreccio che si avviluppa sul nucleo della "strada", per riprendere l'immagine di Benjamin, intesa come il luogo dove il gusto sperimenta l'atmosfera del tempo, come zona di incrocio tra culture e tensioni, come spazio fisico e metaforico entro cui la città acquisisce il suo senso in virtù di pratiche sociali condivise. Dalla "strada", concepita in questo modo, è possibile guardare ai flussi che moda e architettura veicolano e moltiplicano.“ ((Patrizia Cefalato, ‘Corpi moderni nell'abito-mondo’, 2006)

In realtà il legame tra edifici e abiti è già evidente nel barocco, nel rinascimento, nel neoclassicismo, oggi, parallelamente all’arte visiva e all’architettura, più o meno consapevolmente la moda si caratterizza sempre più in senso concettuale, assecondando la ‘fluidità’ del corpo (non si può non pensare alla società ‘liquida’ di Zygmunt Bauman o alla progettazione ‘fluida’ di Zaha Hadid), addivenendo ad una disinvolta ibridazione di forme e materiali grazie alla quale “moda e architettura si integrano come stili di vita e forme di estetizzazione del quotidiano.” (Patrizia Cefalato, idem)

E mentre il legame tra moda ed arte si consolida attraverso meccanismi anche economici quali le varie fondazioni di note maison di moda che promuovono mostre ed eventi culturali (fondazione Trussardi, fondazione Prada, fondation Louis Vuitton, fondation Cartier ecc.), quello tra moda e architettura si concretizza nei progetti di famose archistar (Rem Koolhaas, Tadao Ando, Daniel Libeskind, Ben Van Berkel ecc.) che firmano in tutto il mondo le sedi e l’arredo dei punti vendita di famosi marchi di fashion.

Eleonora Fiorani nel suo libro ‘Abitare il corpo. Il corpo di stoffa e la moda’ volge l’attenzione proprio alle interazioni e gli sconfinamenti tra moda, arte, architettura, cinema, grafica, musica, danza ed alle sinergie dei rispettivi codici espressivi, individuando nella moda l'osservatorio privilegiato dei rapidi mutamenti di questa nostra epoca della comunicazione globale.

Una teoria tanto curiosa quanto poco nota formulata da Gottfried Semper, architetto e teorico tedesco dell’ottocento, vorrebbe che l’architettura, nata per rispondere a necessità primarie di difesa del corpo umano dai pericoli esterni e dai rigori climatici, sia stata pensata con funzione di 'abito' vero e proprio, da cui l’architettura ‘abitata’, con etimo appunto nella parola ‘abito’. Non solo, ma proprio la pratica della tessitura, attraverso la quale veniva costruito l’abito per il corpo, avrebbe ispirato le prime costruzioni a struttura intrecciata e tessuta (tende e capanne).

Dal canto suo, Maurizio Zappalà scrive su Antithesi, giornale online di critica dell’architettura, “ ‘habitus’ e ‘habitare’ hanno un legame semantico. ‘Abito’ è un elemento della loro connessione, poichè ne condivide la radice latina. Visto che l'habitus è inscritto nell'abitare perchè non ampliare il paradigma aggiungendo all'equazione anche l'elemento moda? Dare riparo al corpo e vestirlo sono collegati da un vincolo stretto ……. ‘Abito’ non è soltanto un vestito ma anche la prima persona singolare dell'indicativo presente del verbo abitare, …… è anche affascinante pensare nei termini inglesi, ‘address’ e ‘dress’, come fossero i due lati di un tessuto double-face, in una interazione di habitus e habere che tanto definiscono la moda e l'architettura quanto naturalmente il cinema ……. ”

Moda e architettura, due ambiti che è sempre più difficile scindere, e forse sempre meno necessario.