martedì 1 marzo 2011

AIDS, NON ESISTE! Chi l’ha detto e perchè?

AIDS, NON ESISTE!
Chi l’ha detto e perchè?
La redazione di Slide si è occupata di riportare informazioni, notizie, articoli e dichiarazioni senza alcuna presa di posizione in merito.
a cura della redazione


Note di riferimento e bibliografia per il testo seguente : http://it.wikipedia.org/wiki/Ipotesi_alternative_sull'AIDS
Uno dei tanti siti che contiene informazioni del movimento dissidente : http://www.ilvirusinventato.it/
Il sito dell’Associazione Italiana per la Lotta all’Aids : www.lila.it

Sintesi della fonte Wikipedia :
Alcuni autori, prevalentemente appartenenti all'ambito delle cosiddette teorie del complotto, hanno ipotizzato che l'AIDS non sarebbe causato dal retrovirus HIV. L'ipotesi, scientificamente infondata, di una mancanza di correlazione tra il virus HIV e la malattia definita come AIDS è sostenuta da un piccolo gruppo eterogeneo di attivisti, che sono però considerati in assoluta minoranza dalla comunità scientifica internazionale.
Tale gruppo, in aperto contrasto con la descrizione dell'eziologia data dalla ricerca scientifica, afferma che l'AIDS sarebbe una sindrome conseguente all'abbassamento delle difese del sistema immunitario, e non riterrebbe dimostrato che sia il virus a causare questo indebolimento.
Secondo questa ipotesi alternativa, del tutto indimostrata scientificamente ed incoerente da un punto di vista biomedico, l'AIDS deriverebbe dall'interazione di una serie di concause che porterebbero all'indebolimento, a volte irreversibile, del sistema immunitario - ad esempio, l'uso o l'abuso di farmaci.
L'enorme diffusione degli antibiotici, che secondo i sostenitori dell'ipotesi sarebbero usati a sproposito, anche quando non è realmente necessario, avrebbe enormemente debilitato il sistema immunitario dei soggetti interessati. Lo stesso discorso ipotetico varrebbe per i cortisonici (il cui utilizzo terapeutico è volontariamente volto a deprimere una risposta immunitaria), per gli psicofarmaci e, a seconda delle opinioni, per tutti i tipi di farmaci.
In realtà, le opinioni su questo argomento sono diverse, e non necessariamente in relazione fra loro. Tali opinioni alternative, scientificamente infondate e già ripetutamente dimostrate false, possono essere sintetizzate in queste categorie:
  • L'HIV non esiste
  • L'HIV esiste ma è un retrovirus inoffensivo
  • L'HIV esiste, e potrebbe causare l'AIDS, ma non è stato mai provato
  • L'HIV esiste, e potrebbe causare l'AIDS, ma soltanto in combinazione con altri fattori
  • L'HIV esiste, ma non causa l'AIDS: altri agenti infettivi provocano la malattia
  • L'HIV esiste, ma non è all'origine dell'AIDS: l'AIDS non è, dunque, una malattia infettiva
  • L'HIV esiste, ma non è responsabile dell'AIDS: la causa è una combinazione di altri fattori, infettivi e non infettivi.

Simili argomentazioni incontrano obiezioni, e spesso generano ostilità nell'ambito di gran parte della comunità scientifica, che sottolinea come i sostenitori di queste ipotesi ignorino la chiara evidenza scientifica (sia biologica che clinica) della correlazione diretta tra HIV e AIDS, ed esprime il timore che la loro propaganda possa costituire una minaccia irresponsabile per la salute pubblica.

I cosiddetti dissidenti non concordano su molti aspetti della teoria HIV dell'AIDS, ed il loro pensiero è espresso in sintesi nei paragrafi seguenti; alcune hanno avuto maggiore eco mediatico di altre, in particolare quelle di Peter Duesberg e di pochi altri.

STORIA DEL MOVIMENTO DISSIDENTE.
Il movimento dissidente è spesso associato a Peter Duesberg, professore di Biologia Cellulare e Molecolare presso l'University of California, Berkeley, il quale ha contribuito più di ogni altro scienziato dissidente al dibattito. Tuttavia c'è stato chi ha messo in discussione la "teoria dell'HIV" prima di Duesberg, e fra questi anche ricercatori appartenenti alla stesso NIH. Prima del 1984, molte furono le ipotesi avanzate per spiegare la nuova epidemia. Fattori come l'abuso occasionale di droga e di farmaci, determinati ambienti sociali, infezioni da malattie veneree, modelli comportamentali, ed altro, furono presi in esame dai ricercatori. A seguito dell'aumento a livello mondiale dei casi di AIDS tra i soggetti sottoposti a trasfusioni di sangue, emofiliaci, partner sessuali infetti, ed altri gruppi di individui, si appurò che la malattia si trasmetteva attraverso il contatto con il sangue ed i rapporti sessuali, e si affermò quindi l'ipotesi dell'HIV come causa predominante (Cohen, 1994a; Horton, 1995).
Uno dei primi a mettere in dubbio il ruolo HIV nel morbo AIDS fu Casper Schmidt, il quale nel 1984 scrisse un articolo sul Journal of Psychohistory intitolato "The Group-Fantasy Origins of AIDS" (Schmidt, 1984) in cui sosteneva che l'AIDS sarebbe un esempio di "epidemic hysteria" (isteria epidemica), in cui gruppi di persone inconsciamente darebbero forma concreta ai conflitti sociali, e paragona la malattia a casi documentati di isteria epidemica del passato, che furono ritenuti erroneamente di origine infettiva. L'elevato livello di speculazione teorica dell'articolo, unito alle scarsissime conoscenze allora disponibili sulla biologia dell'HIV, rendono però la tesi dell'autore scientificamente falsa e del tutto infondata, sia da un punto di vista psicologico, che biologico e medico.


Scheda 1 :Ipotesi alternativa: l'HIV non esiste
La tesi sostenuta dalla quasi totalità della comunità scientifica internazionale è che HIV-1 e HIV-2 siano responsabili dell'AIDS nell'uomo, che entrambi sono stati isolati e ne è stato individuato il genotipo. L'ipotesi dei dissidenti non è che il retrovirus HIV non esista, bensì che a loro dire non sarebbe stata provata l'esistenza dell'HIV-1 dichiarazione che si basa su due presupposti: vi è un solo sistema per isolare perfettamente un virus, ma non è quello applicato nel caso dell'HIV-1.

Dimostrazioni dell'infondatezza di questa ipotesi

Entrambe le affermazioni dei "dissidenti" sono però false, poiché esistono decine di tecniche per isolare i retrovirus, e tutte sono state impiegate per ricavare l'HIV-1; compreso quello che i dissidenti prentenderebbero fosse l'unico metodo, ossia la centrifugazione a gradiente di densità (separazione delle particelle in base alla densità per mezzo di un gradiente di densità variabile).
Mentre questa tecnica spesso è utilizzata per la sintesi dell'HIV-1 e di altri lentivirus, nei primi anni settanta sono stati ideati sistemi più elaborati, compresa la riproduzione di molecole infette clonate. Per fare un esempio, Sinoussi non fu in grado di isolare tre tipi di virus ricorrendo ai sistemi in voga negli anni settanta, e soltanto attraverso la clonazione delle molecole gli scienziati, nel 1980, riuscirono a dimostrare che per far sviluppare gli oncovirus, incapaci di riprodursi, sono utili i virus secondari o aiutanti, in grado invece di replicarsi.

scheda 2Ipotesi alternativa: L'AIDS non si comporta come una malattia infettiva.
I dissidenti sostengono che:
  1. la malattia dell'AIDS avrebbe avuto un decorso diverso dalle più comuni patologie infettive, le quali si diffondono con estrema rapidità, a livelli quasi esponenziali; infatti, in confronto a queste, la propagazione dell'AIDS è avvenuta con una certa lentezza, e ciò a loro dire dimostrerebbe che non è dovuta ad un agente infettivo.
  2. I dissidenti hanno anche costatato che nell'America settentrionale e nell'Europa occidentale la diffusione non è casuale, poiché si riscontra maggiormente in determinati gruppi sociali, ed inoltre si suddivide in distinte infezioni collaterali, con patologie specifiche riconosciute come AIDS.
  3. Sempre secondo l'opinione dei dissidenti, l'AIDS in Africa presenterebbe caratteristiche del tutto diverse da quelle dell'analoga sindrome diffusa nei paesi dell'Occidente. Uno fra gli esempi citati è che, in quel continente, colpisce lo stesso numero di uomini e donne, mentre in Nord America e nell'Europa occidentale ne sono affetti più gli uomini che le donne. Viene citata inoltre anche un'altra statistica, secondo la quale l'AIDS nei paesi occidentali è associata soprattutto con l'uso di droghe, mentre in Africa con la malnutrizione e la povertà. Questi vengono presentati come presunti segnali indicatori di un'origine non infettiva dell'AIDS.


Dimostrazioni dell'infondatezza di questa ipotesi.

Il punto di vista unanime della comunità scientifica internazionale è invece che:
  1. la lentezza con cui l'AIDS si diffonde è da attribuirsi ad un lungo periodo di incubazione dell'HIV, oltre che alle nuove cure e campagne di prevenzione che ne hanno rallentato la propagazione. Esistono del resto numerose patologie infettive molto note a progressione e diffusione lenta: ad esempio, il morbo di Creutzfeldt-Jakob e l'epatite C; in realtà, questo fatto non implica affatto che la malattia non sia contagiosa. La trasmissione attraverso il contatto con i fluidi corporei è stata ampiamente dimostrata, ed è tipica di un'infezione; l'HIV, in merito al contagio attraverso il sangue ed il latte materno, si comporta esattamente come tutti gli altri virus. La gran quantità ed incidenza dei dati a disposizione consente di fare previsioni certe, basate sull'assunto che l'AIDS è una malattia contagiosa, e l'epidemiologia non è incompatibile con la causa infettiva.
  2. Ancora, la diffusione maggiore all'interno di gruppi di persone specifici, come eroinomani o omosessuali con elevata frequenza di rapporti non protetti, avviene proprio perché il contagio avviene solitamente per via sessuale o con lo scambio degli aghi.
  3. L'HIV induce lo stato di immunodepressione, la quale, a sua volta, è causa di malattie specifiche tra gruppi diversi di individui. Ad esempio, nel caso di due persone entrambe immunodepresse, se una beve acqua pura e l'altra no, è ovvio aspettarsi che chi ha bevuto acqua inquinata abbia maggiori probabilità di soffrire di diarrea, malgrado l'affinità delle difese dell'organismo.
  4. Molteplici sono gli elementi che potrebbero spiegare perché l'AIDS è presente in diversi gruppi di persone in continenti diversi, uno dei quali è la pura coincidenza dell'insorgere dei primi casi di malattia in gruppi sociali diversi ed in continenti diversi. Le campagne d'informazione possono avere avuto un effetto positivo in Occidente, cosa che non è avvenuta in Africa; le pratiche sessuali negli Stati Uniti probabilmente sono diverse da quelle africane. Considerato inoltre che povertà, malnutrizione e uso di droghe sono tutti fattori di richio per l'infezione da HIV, risulta evidente che l'associazione dell'AIDS con l'uso di droghe in nord America e in Europa occidentale deriva dal maggior uso di droghe che viene fatto in queste zone, come l'associazione con malnutrizione e povertà in Africa deriva dalla maggior rilevanza del fenomeno in questo continente. Secondo il più comune punto di vista, nessuno di questi elementi può annullare la certezza che l'HIV sia la causa principale all'interno di questi gruppi.
  5. Dal punto di vista storico, l'insorgenza dell'AIDS nella popolazione mondiale ha accompagnato la comparsa dell'HIV. Negli Stati Uniti, il primo caso di AIDS fu individuato nel 1981 tra omosessuali maschi di New York e californiani, ed in precedenza, un esame su alcuni campioni congelati di sangue appartenenti ad un vasto numero di uomini omosessuali ha rivelato la presenza di anticorpi HIV fin dal 1978, non prima. Negli anni successivi, in ogni regione, paese, città dove è apparso l'AIDS, l'evidenza dell'infezione HIV ha preceduto l'AIDS di pochi anni.


scheda 3
Ipotesi alternativa: l'HIV è innocuo
Oltre a quanto asserito a proposito dei modi diversi con cui l'AIDS si manifesta in America settentrionale, Europa occidentale ed Africa, un altro elemento citato a sostegno dell'ipotesi alternativa secondo cui l'HIV sarebbe inoffensivo, è il fatto che un esiguo numero di individui positivi all'HIV non contrae alcuna malattia neppure 15 o 20 anni dopo essere risultato positivo al retrovirus; mentre, in alcuni soggetti sieronegativi insorgono quelle che sarebbero diagnosticate come patologie di tipo AIDS se fossero risultati sieropositivi.
Secondo l'opinione di Albert Mossérti, il virus HIV non sarebbe causa dell’AIDS. L'immunodeficienza sarebbe dovuta a varie cause, tra cui lo stato di intossicazione del malato, le vaccinazioni, i trattamenti contro il rigetto nei pazienti che hanno subito un trapianto, i cortisonici e soprattutto l’abuso di droga (non le siringhe infette), di antibiotici e di trasfusioni.

Dimostrazioni dell'infondatezza dell'ipotesi

È stato dimostrato che individui con mutazioni per le molecole (CD4; CCR5; CXCR4) che mediano l'ingresso del virus all'interno dei linfociti e delle altre cellule infettate, non presentano malattia, anche in caso di infezione, perché il virus non può entrare all'interno di queste. Ciò depone per il ruolo dell'HIV nella patogenesi dell'AIDS. Secondo il punto di vista corrente, prima che l'AIDS si manifesti, è prevedibile un lungo periodo di infezione da HIV, poiché il virus impiega anni per dare origine all'immunodepressione, condizione indispensabile per permettere l'insorgere della malattia opportunistica, ossia quando si verificano determinate circostanze. Prima della scoperta di una terapia, si riteneva che tra l'infezione da HIV e l'insorgere dell'AIDS trascorressero da otto a dieci anni; un periodo lungo che, però, secondo l'opinione corrente degli scienziati, non deve certo far pensare che il virus sia innocuo.
Per quanto riguarda i soggetti affetti da malattie riconducibili all'AIDS in assenza di HIV, gli scienziati affermano che il loro sistema immunitario risultava già compromesso da altri fattori, e non vi è alcuna relazione con la capacità dell'HIV di causare immunodepressione; la quale, in assenza del retrovirus, può anche avere origine da cure chemioterapiche, da gravi difetti genetici, da leucemia, da mononucleosi e da grave malnutrizione. Gli scettici citano un'altra statistica sulle percentuali di infezione HIV nel corso degli anni. Per quanto riguarda la popolazione degli Stati Uniti, negli ultimi venti anni l'incidenza di HIV è rimasta relativamente costante, suggerendo ai dissidenti l'ipotesi che il retrovirus esisteva già nei primi anni ottanta, quindi è anteriore all'AIDS; opinione alla quale gli scienziati replicano che questo fatto indica soltanto che il numero di nuove infezioni è quasi uguale a quello dei decessi, e per questo motivo si attesta su livelli costanti.
L'errore scientifico dei "dissidenti" è che l'HIV utilizza un sistema di trascrizione del suo materiale genetico diverso dagli organismi a DNA (è un retrovirus a doppia catena di RNA+); questo sistema di trascrizione è molto "infedele" e compie molti errori e, tra quelli isolati, ha moltissime varianti. Anche nello stesso paziente si possono trovare due cloni diversi dello stesso virus, e ciò spiega anche la comparsa della resistenza ai farmaci antiretrovirali oggi in commercio. Il fatto è che il virus, nei primi anni dell'infezione, si trova in un equilibrio dinamico con il sistema immunitario; ci sono inoltre aree di infezione inaccessibili alla terapia, quali il sistema nervoso, i linfonodi e i macrofagi. Il virus è comunque in attiva replicazione all'interno dei linfociti CD4+, ma il numero di cellule infettate e che muoiono viene rimpiazzato da nuove cellule, che vengono a loro volta infettate. Inoltre, condizioni di stress o infezioni virali, promuovono la replicazione del virus e l'infezione di nuove cellule CD4+. Si arriva così ad uno squilibrio, per la progressiva riduzione dei linfociti, e alla malattia conclamata in un arco di tempo che può variare da 8 a 12 anni.
A questa ipotesi a volte se ne aggiunge un'altra, secondo la quale tutti i retrovirus sarebbero innocui; ma poiché è ampiamente dimostrato il legame tra alcuni tipi di leucemia da linfocita T e di linfomicon il retrovirus RNA, chiamatovirus linfotropo T umano di tipo I (HTLV-1), causa di una grave forma di leucemia diffusa ai Caraibi, in Africa e Giappone, questa ipotesi alternativa ora è meno frequente; in effetti, l'HIV stesso, in origine, fu ritenuto una variante di HTLV, ovvero HTLV-3.

scheda 4Ipotesi alternativa: Il test HIV sarebbe inaffidabile
Coloro che mettono in dubbio la teoria HIV come causa di AIDS dichiarano che la tecnica dell'esame della ricerca del virus HIV nell'uomo potrebbe essere difettosa. Uno degli esempi comunemente citati è la possibilità di avere a che fare con un falso positivo, ossia un soggetto sarebbe riscontrato positivo all'HIV, mentre in realtà è negativo (il problema dei "falsi positivi" è però comune a tutte le metodologie di ricerca clinica). Viene anche affermato che la presenza di anticorpi all'HIV dovrebbe comprovare che il virus all'interno dell'organismo sta per essere annientato dal sistema immunitario, piuttosto che essere un sintomo che il virus è attivo.

Dimostrazioni dell'infondatezza di questa ipotesi.

Gli esperti sono perfettamente consapevoli che da tutti i test medici emergono sempre piccoli numeri di falsi positivi e di falsi negativi, e si adoperano affinché la percentuale di entrambi sia sempre più bassa; in ogni modo, i ricercatori si basano sui dati relativi ad un gruppo, e non ad un singolo individuo, in modo che ogni riscontro ingannevole non travisi i risultati. In effetti, le infezioni diagnosticate per mezzo del test sugli anticorpi sono uno dei più apprezzati principi della medicina. Sebbene l'ortodossia sostenga che i risultati dei test degli anticorpi HIV sono superiori alla maggior parte dei test sulle malattie infettive sia in termini di reattività (il test di valutazione può dare un riscontro negativo quando l'individuo che vi si sottopone è affetto, in realtà, dalla malattia), sia in termini di specificità (il test può dare un riscontro negativo quando i soggetti testati non hanno contratto la malattia in fase di studio), la realtà è molto diversa. Tutti i test attualmente effettuati ed approvati dal governo superano del 98% dopo 3 mesi e del 100% dopo i 6 mesi ("periodo-finestra") di sensibilità e specificità, e perciò sono più che affidabili. E tutti i test ammessi contengono una clausola che afferma che non esiste un valore in base al quale stabilire l'assenza o la presenza di HIV nel sangue umano.
Grazie a tecnologie come la reazione polimerasica a catena (PCR), o i campioni di DNA, oggi applicate con regolarità in tutti i pazienti nelle nazioni progredite, l'HIV è rintracciabile in quasi tutti i malati sintomatici di AIDS. I test attuali sulla struttura genetica del virus, sugli antigeni e sul virus stesso nei fluidi e nelle cellule, sono molto più reattivi ed affidabili di quelli sulla ricerca degli anticorpi. È anche risaputo che non tutti gli anticorpi hanno un effetto neutralizzante, e sono stati individuati molti altri anticorpi generati dall'infezione da HIV. Sebbene non siano diffusi come esami di routine a causa dei costi elevati e di specifiche attrezzature di laboratorio, queste analisi tecniche dirette hanno confermato la validità dei test sugli anticorpi.
L'asserzione che la presenza di anticorpi sarebbe prova di un'azione di soppressione del virus non è assolutamente corretta. La presenza di anticorpi specifici, sta semplicemente a significare che il sistema immunitario ha riconosciuto qualcosa di estraneo, non che lo stia eliminando. Molte altre malattie stimolano la produzione di anticorpi, ma non sono certo la risoluzione della malattia. Solo per citarne alcuni, i virus dell'epatite B, C e gli herpes sono virus che rimangono latenti all'interno dell'organismo.


SCHEDA 5
Abbiamo interpellato la LILA ( Lega Italiana per la Lotta all’Aids ) , per chiedere un commento in riferimento all’articolo che stavamo perparando. Ecco la loro risposta :

“...di doveroso la Lila fa molto, a partire dal diffondere informazioni che abbiano fondamento e riconoscimento da parte della comunità scientifica internazionale (ovvero la garanzia della correttezza dei metodi e delle finalità con cui qualsiasi ricerca deve essere condotta, a tutela delle persone). La nostra opinione sul negazionismo è chiara da sempre, e così le nostre scelte di informazione e
comunicazione. Se la vostra scelta editoriale è differente, buon lavoro, ma qui non è questione di "opinioni diverse", le malattie non sono opinioni su cui costruire talk show o variopinte speculazioni, ma fatti che richiedono serietà e rigore, e molta attenzione su come e su cosa si decida di informare i lettori. A vostro beneficio, possiamo aggiungere che le teorie di Duesberg sono state smontate pezzo per pezzo da tempo, come dovreste sapere dato che sul tema state svolgendo un'inchiesta. E che fra i documenti cui ci ispiriamo, elencati nella sezione "chi siamo" del nostro sito, c'è la Dichiarazione di Durban, che nel 2000 ha sancito, basandosi sull'evidenza scientifica, che è l'Hiv a provocare l'Aids, che la terapia antiretrovirale è efficace e che l'accesso ai trattamenti per la cura dell'Hiv/Aids è un diritto universale. Per essere brevi: non vediamo dove sia la notizia. E non abbiamo alcun interesse a partecipare a tale dibattito. Cordiali saluti - Valentina Avon - Ufficio stampa Lila”.

Risponde il Direttore Editoriale di Slide Italia Devis Paganelli :
Gent.ma Sig.na Avon, l’intento di Slide ( che Le ricordo essere un magazine gratuito che non ha alcun interesse a mettere titoloni in prima pagina per vendere più copie ), era prettamente volto a dare spazio a un tema che anche negli ultimi tempi, ha dato seguito a cattiva informazione. La giornata mondiale contro l’aids, riconosciuta nel 1° Dicembre, mi ha dato stimolo nel voler chiarire alcuni dubbi di molti lettori che ci hanno chiesto di approfondire il tema Aids. Il non parlarne equivale all’alimentare i dubbi. Chiarire le posizioni dei negazionisti, contrapponendole a basi scientifiche che smontano tesi spesso idiote,  a mio modesto parere, aiuta a combattere l’Aids, non crede? La LILA non dovrebbe forse essere lieta di poter, ancora una volta e sempre di più, in prima linea, contribuire a dare la giusta informazione, anche attraverso chi, come Slide, mette a disposizione spazio gratuito per informare ?

Rimaniamo, come sempre, a totale disposizione di tutte quelle associazioni, che vogliono attraverso noi, raggiungere l’opinione pubblica, avviando un dialogo costruttivo anziché inutili contraddittori.

Scheda 6
Diffusione AIDS
Fonte Istituto Superiore della Sanità :
   

I dati riportati da questi Sistemi di sorveglianza indicano che nel 2008 sono stati diagnosticati 6,7 nuovi casi di HIV positività ogni 100.000 residenti, posizionando l’Italia fra i Paesi dell’Europa Occidentale con un’incidenza di HIV medio-alta.
La Sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da HIV, che riporta i dati relativi alle persone che risultano positive al test HIV per la prima volta, è stata attivata fi no a oggi in 13 regioni/province italiane: sono purtroppo assenti i dati relativi ad alcune grandi regioni e a buona parte delle regioni del Centro-Sud. L’incidenza HIV è maggiore al Centro-Nord rispetto al Sud-Isole.
A fronte di un notevole decremento dell’incidenza HIV negli anni ’90, negli ultimi 10 anni si osserva invece una stabilizzazione delle segnalazioni. Tuttavia, negli ultimi anni si rileva un aumento dell’incidenza in alcune zone; questo andamento potrebbe preludere ad una possibile riattivazione dell’epidemia in varie aree del nostro Paese.


Dall’inizio dell’epidemia, l’infezione da HIV è estremamente mutata. In particolare:
  • è aumentata l’età mediana delle persone che ricevono oggi una diagnosi di infezione da HIV: nel 2008 è di 38 anni per i maschi e di 34 anni per le femmine;
  • sono aumentati i casi attribuibili a contatti etero sessuali e omosessuali, che nel 2008 costituiscono complessivamente il 75% di tutte le segnalazioni (in particolare i contatti omosessuali rappresentano il 29% e i contatti eterosessuali il 46%);
  • sono aumentate le nuove diagnosi tra la popolazione straniera: nel 2008 su tre persone diagnosticate come HIV positive per la prima volta, una è di nazionalità straniera;
  • nonostante il test HIV venga raccomandato a tutte le donne in gravidanza, nel 2008 sono stati segnalati 6 casi di trasmissione HIV da madre a figlio: 2 delle 6 mamme HIV positive erano straniere;
  • si stima che circa un quarto delle persone HIV positive presenti in Italia non sappia di essere infetto.



Le stime effettuate sulla base dei dati disponibili indicano che in Italia sono attualmente presenti circa 160.000 persone HIV positive viventi, di cui circa 22.000 con AIDS. Un sieropositivo su quattro non sa di essere infetto.Rispetto a venti anni fa, oggi si infetta un minor numero di persone (circa 4.000 all’anno), ma è molto più elevato il numero dei sieropositivi viventi per effetto delle nuove terapie combinate; inoltre, la principale via di trasmissione è rappresentata dai contatti sessuali non protetti, che tuttavia non vengono sufficientemente percepiti come a rischio, in particolare dalle persone di età matura.
Questi risultati sottolineano la necessità di:
  • implementare la prevenzione primaria, attraverso interventi informativi rivolti alla popolazione mirati a non sottovalutare la percezione del rischio di infezione da HIV;
  • promuovere la prevenzione secondaria, favorendo l’accesso al test HIV e al trattamento antiretrovirale per le persone a rischio d’infezione;
  • promuovere comportamenti sessuali “sicuri” per ridurre il rischio di trasmettere l’HIV e altre infezioni trasmissibili per via sessuale.