giovedì 24 marzo 2011

Devis Paganelli, ospita Francesca Cipriani

In occasione del Meeting Ufficiale TEAM SLIDE, il Presidente Devis Paganelli ospita Francesca Cipriani.


mercoledì 23 marzo 2011

Enjoy Television intervista Devis Paganelli Presidente Slide

Durante uno degli eventi mondani più noti della riviera romagnola, all'interno del notissimo Paradiso Dream Club, Enjoy Television intervista il Presidente di Slide, Devis Paganelli.


martedì 22 marzo 2011

Devis Paganelli incontra Martina Colombari a Riccione

Devis Paganelli incontra Martina Colombari a Riccione grazie all'amicizia del grande Claudio Berardi alias Spadino.


giovedì 17 marzo 2011

Devis Paganelli e Marcello Arnone ospiti al Moda Movie di Cosenza

Devis Paganelli con l'attore Marcello Arnone, ospiti al Moda Movie di Cosenza.

mercoledì 16 marzo 2011

Max Scattarella visita il Meeting ufficiale del Team Slide

Durante i lavori del Team Slide, tenuti a Bologna presso il Best Western di San Lazzaro, Max Scattarella ha fatto visita a Devis Paganelli, il Presidente di Slide.



martedì 15 marzo 2011

Devis Paganelli e Carmen Masola ospiti a Miss Universo 2011

Carmen Masola ( Italia's Got Talent ) e Devis Paganelli, ospiti a Miss Universo 2011, durante una pausa pomeridiana.


Devis Paganelli giurato speciale alla finale di Miss Universo

In giuria alla finale nazionale di Miss Universo 2011, Devis Paganelli, Nina Moric, Marco Balestri.

giovedì 10 marzo 2011

Devis Paganelli, con Flavia Vento e Marika Fruscio ospiti a Salerno

In occasione delle selezioni locali di Miss Slide, Devis Paganelli Presidente di SLIDE, in compagnia di Flavia Vento e Marika Fruscio, ha presenziato ai casting per scegliere la MISS SLIDE SALERNO.




mercoledì 9 marzo 2011

Devis Paganelli giurato a La Più Bella del Mondo

Devis Paganelli, come giurato esclusivo alla finale de La Più Bella del Mondo.

martedì 8 marzo 2011

Devis Paganelli, ospite al Party Ufficiale di Piazza Italia con Lele Mora e Nina Morich

Devis Paganelli è stato ospite insieme a Lele Mora, Nina Moric e Francesca Cipriani, all'evento Piazza Italia svoltosi a Milano.



lunedì 7 marzo 2011

Devis Paganelli incontra il Premio Oscar Osvaldo Desideri

Il grande Osvaldo Desideri, Premio Oscar Migliore Scenografia per L'Ultimo Imperatore, ha incontrato Devis Paganelli, durante il Moda Movie di Cosenza, per poi incontrarsi nuovamente ad Ischia, per la Finale Nazionale di Miss Universo 2011, dove entrambi sono stati in giuria.





mercoledì 2 marzo 2011

Devis Paganelli con Orietta Berti, ospiti al Capodanno Rai

Bellissimo capodanno Rai quello organizzato a Rimini.
Qui in foto Devis Paganelli con Orietta Berti e Tommaso Torri ospiti al Capodanno Rai

CONSIGLI PER LA MENTE del Dott. Andrea Ronconi

Ho 24 anni, commessa a part-time e frequento l’ Università a Rimini.
Pur ritenendomi soddisfatta dei voti degli esami già sostenuti, sono rimasta molto indietro rispetto ai miei colleghi di corso e per questo sto facendo travolgere dall’ansia e dalla paura di non farcela più. Ho accumulato troppi esami e non so più da quale incominciare. Tutto è iniziato 3 mesi fa, da quando ho incontrato il mio ragazzo che mi ha fatto letteralmente perdere la testa. Inoltre dormo male, bevo almeno 5 caffè al giorno per rimanere sveglia e studiare ma poi, alla sera, non riesco ad addormentarmi. Sono troppo confusa ed arrabbiata con me stessa perché proprio ora, che vorrei stare sempre e solo con lui, tutto sembra più difficile e complicato.

RISPOSTA : Gent.ma Signorina comprendo il suo disagio e come possa provare sentimenti contrastanti verso se stessa e il suo partner, dove la passione e l’amore chiedono di essere meglio gestite (non inibite!) nella prospettiva di un futuro migliore per entrambi. Per riacquisire un senso di padronanza della sua vita potrebbe iniziare affrontando, in maniera diversa da come ha fatto fin ora, la situazione di stress e insoddisfazione personale che sta attraversando. Innanzitutto è bene modificare alcune abitudini di base che sono controproducenti per la realizzazione di un cambiamento positivo. Come diminuire drasticamente il numero di caffè, assumendolo al risveglio o durante la mattina. Troppa caffeina può determinare nervosismo e ansia associati a fastidiose risposte somatiche come tensione muscolare, tachicardia, ecc. Simili conseguenze negative se associate a un ritmo sonno-veglia disorganizzato potrebbero contribuire a mantenere (e nel tempo anche aggravare) la difficoltà di concentrazione dell’attenzione e quindi di memorizzazione delle nozioni da studiare. Potrebbe allo stesso tempo incominciare gradualmente ad alzarsi un po’ più presto dal letto ogni mattina ed ogni sera coricarsi prima del solito e tornarci per dormire prima del solito. All’inizio dovrà resistere alla tentazione di fare dei pisolini durante le ore del giorno e, senza prendere altri caffè, arrivare alla sera normalmente stanca e assonnata. Cerchi di ritagliarsi del tempo per fare sport uscendo da casa, meglio se fatto in palestra o all’aria aperta. L’attività fisica la farebbe stare e sentire meglio anche emotivamente, diversificando anche i rapporti sociali e con l’ambiente esterno. Mettendo in atto questi semplici accorgimenti e grazie all’accrescimento della sua motivazione potrà trasformare il circolo vizioso in virtuoso, eliminando i fattori che attualmente mantengono il suo stato di disagio. Fondamentale a questo proposito smettere di rimandare nel tempo (procrastinare) la realizzazione di un’azione utile ma impegnativa come lo studio di un esame con la “scusa” di averne accumulati troppi. Si aiuterà facendo un piano di studi personale con obiettivi specifici, concreti e verificabili sia a breve che e a medio termine. La scelta del primo esame da affrontare è vincolata al grado di difficoltà stimato per prepararlo: meglio iniziare da quello potenzialmente più facile e piacevole. Una semplice strategia che può risultare efficace consiste nel cominciare dal principio del programma a studiare andare avanti e poi ancora avanti fino alla fine, facendo però delle piccole pause, per esempio di 15 minuti, nelle quali fare qualcosa di alternativo e piacevole, anche ogni 45 minuti di studio. L’attenzione si esercita al meglio se viene focalizzata passo dopo passo sul presente senza arrovellarsi e farsi travolgere dalle preoccupazioni legate a quanto ancora le rimane da studiare. Per quanto riguarda la relazione con il suo ragazzo è importante che vi prendiate tutto il tempo necessario per chiarirvi i reciproci bisogni nel rispetto degli spazi privati di ciascuno. Prima di optare per la diminuzione del tempo della vostra frequentazione, considerate l’ipotesi di poter studiare, ogni tanto, anche in presenza l’uno e dell’altra. Organizzatevi il tempo libero in maniera tale da bilanciare i momenti dedicati allo studio e al lavoro con quelli della vostra vita amorosa e sociale. All’inizio sarà molto impegnativo, ma una volta superate le prime difficoltà e vissute le prime conseguenze positive dei cambiamenti realizzati, aumenteranno il senso di autoefficacia e l’autostima, tutto sarà gradualmente più facile e anche il tempo libero potrà essere vissuto più serenamente.

martedì 1 marzo 2011

Ricky Tognazzi e Alessandro Gassman incontrati da Radio Cinema per SLIDE

Ricky Tognazzi e Alessandro Gassman incontrati da Radio Cinema per SLIDE
Il Padre e lo straniero
Il film presentato fuori concorso al Festival Internazionale del Film è stato un amore a priva vista sia per il regista sia per l’inteprete.
di Alessandro Aniballi per RadioCinema

Abbiamo incontrato Ricky Tognazzi e Alessandro Gassman, l’uno regista, l’altro interprete principale del film Il padre e lo straniero, presentato fuori concorso al Festival Internazionale del Film di Roma del 2010 e la cui uscita in sala è prevista per il prossimo febbraio. Il padre e lo straniero è un adattamento dal primo romanzo di Giancarlo De Cataldo, lo scrittore di Romanzo criminale, e vi si racconta un’amicizia complicata e profonda tra un italiano, Gassman per l’appunto, e un siriano, interpretato da Amr Waked. I due sono entrambi genitori di bambini down e da ciò ricaveranno la forza per la loro amicizia, un’amicizia che nasce quasi istintivamente. Poi però interverranno dall’esterno molteplici ostacoli a mettere in difficoltà il loro rapporto, tanto da venare il film, soprattutto nella seconda parte, di una trama gialla dal respiro internazionale. Tognazzi si misura con la regia cinematografica a sette anni di distanza da Io no che diresse in co-regia con Simona Izzo sua collaboratrice storica nonché compagna di vita, mentre Gassman torna a un ruolo drammatico dopo diverse commedie.

Come ti sei avvicinato al romanzo di De Cataldo?
Ricky Tognazzi: Tramite Graziano Diana, uno sceneggiatore con cui lavoro da anni. È stato lui che mi ha segnalato Il padre e lo straniero. Ed è stato un amore a prima vista. Io e Simona Izzo ci siamo innamorati del testo così come scoppia l’amore e l’amicizia viscerale tra i due protagonisti del romanzo. Da qui è partito il progetto, poi è arrivato Alessandro Gassman per il ruolo di protagonista e poi Amr Waked, che è un attore egiziano molto intenso, e poi è partita la produzione...insomma, si tratta di un film all’insegna dell’amore e dell’amicizia.

Pur in un contesto sostanzialmente da film di genere, è vero che Il padre e lo straniero vuole parlarci anche d’altro?
Ricky Tognazzi: Sì, certo. Si parla di diversità e tolleranza. La diversità come valore, naturalmente. Così, allo stesso modo, nel film c’è il tentativo anche di analizzare che cos’è la normalità. Abbiamo un protagonista che è un normale per eccellenza, il nostro Alessandro Gassman…[si volta verso Gassman, ndr.] è vero che sei molto normale?
Alessandro Gassman: A parte il quarantasette di piede [ride, ndr.], mi sento abbastanza normale, sì. Medio, un italiano medio.
Ricky Tognazzi: Ecco, abbiamo un italiano medio che si scontra con una storia non media, con una storia gigantesca per lui. Una nuova conoscenza, un nuovo amico misterioso, che viene da un altro mondo. Un po’ esotico ai suoi occhi. Ma li accomuna un identico dolore e da qui scatteranno i meccanismi di una storia che ha anche le sue tinte gialle nella seconda parte.

Alessandro, dopo diverse commedie, torni a recitare in un ruolo drammatico. Il tuo è un personaggio che viene attraversato da un radicale cambiamento. Ce ne puoi parlare?
Alessandro Gassman: Sì, credo che questa fosse, per quanto riguarda il mio lavoro di attore, la sfida più difficile. Partivamo da un bellissimo romanzo, da un bellissimo adattamento e, lasciamelo dire, da una guida di regia di Ricky Tognazzi che ha molto aiutato tutti noi a cercare di essere veri il più possibile. Infatti raccontiamo una storia che ha molto a che fare con la realtà di questo paese oggi. È la storia di un uomo, anzi di due uomini, che cambiano. Credo che sia un film importante in questo momento qui, oggi in Italia, proprio alla luce di un paese che sta rapidamente cambiando, che sta cambiando colori, nel senso che si stanno sommando molti colori aggiuntivi rispetto a quelli che avevamo già in partenza. L’immigrazione ci sta giustamente cambiando e dobbiamo farne i conti. E credo che sia importante che anche il cinema si occupi di questo. Io lo faccio in teatro da regista e direttore di un teatro stabile con i miei spettacoli e sono molto felice di poterlo fare per la prima volta al cinema.     

fai una scheda Scheda del Film
Titolo : Il padre e lo straniero
Regia : Ricky Tognazzi
Sceneggiatura : Giancarlo De Cataldo, Simona Izzo, Graziano Diana
Fotografia : Tani Canevari
Montaggio ; MoCarla Simoncelli
Musica : Carlo Siliotto
Scenografia : Mariangela Capuano
Costumi : Lina Nerli Taviani
Interpreti : Alessandro Gassman (Diego), Amr Waked (Walid), Ksenia Rappoport (Lisa), Leo Gullotta (Santini)
Italia 2010, 110’, 35mm, colore

INTERVISTA ESCLUSIVA A : Vladimir Luxuria

In scena al Teatro Verdi di Sassari
Vladimir Luxuria
in “Si sdrai per favore”, esilarante performance dell’ex parlamentare nei panni di una professoressa esperta in sessuologia.

Il segreto per una vita sessuale felice? Chiedetelo alla sessuologa dell'Università Lasolunga di Roma. E’ arrivata in punta di piedi e se n’è andata osannata dal pubblico. Uno show esilarante quello che ha catturato gli spettatori del teatro Verdi a Sassari. Vladimir Luxuria, dopo una prima tappa nell’isola a Cagliari, ha voluto  fare il bis deliziando il part terre di fan e appassionati che si sono lasciati trasportare nel suo studio di psicoterapia, affrontando una tematica fondamentale della vita di tutti: il sesso.
E la Professoressa dell’Università Lasolunga di Roma, ha voluto sondare la vita privata dei malcapitati spettatori, coinvolgendoli in uno show fatto di risate e improvvisazioni, di frizzanti monologhi  e di battute spiazzanti. Un’esplosione di sorrisi e lacrime, dove le vittime consenzienti, si lasciavano  psicanalizzare la loro vita sessuale, al fine di ricevere dalla professoressa, un attestato di  VITA SESSUALE SANA.
L’appuntamento , che ha inaugurato la V edizione del Festival “La musica che gira intorno”dell’Associazione culturale La Via del Collegio, ha consacrato la figura della Transgender più famosa d’Italia nei palcoscenici dello stivale, decretando di fatto un enorme successo di pubblico e critica. L’ex deputata di Rifondazione comunista e Vincitrice dell’Isola dei famosi , coadiuvata dalla spettacolare Drag Queen Fuxia Loka, hanno dato vita ad un vero e proprio show, nel quale ogni luogo comune sul sesso perdeva sostanza, per arrivare a giocare, a sorridere e a sbeffeggiare le abitudini sessuali della gente comune.
Una donna intelligente, comunicativa e determinata a perseguire la lotta contro l’omofobia, questo è quello che è apparso a tutti coloro che l’hanno seguita nelle sue apparizioni televisive come opinionista e ospite dei salotti più conosciuti d’Italia. Nell’Isola dei famosi, si era fatta apprezzare per la sua straordinaria trasparenza e abilità comunicativa, senza paura di poter essere giudicata dal pubblico a casa.
E a teatro, siamo riusciti a fotografare di lei, un’altra qualità ormai rara: la sensuale profondità dell’essere che ha comunicato a noi di Slide, durante l’intervista in esclusiva poco prima di entrare in scena.

Com’è arrivata la popolarità Vladimir? E’ stata voluta o è arrivata cammin facendo?
Andrò controcorrente, ma io considero la popolarità un effetto collaterale, il mio obbiettivo non era quello di diventare tra virgolette “famosa”, preferisco per altro il termine famosa rispetto a VIP, perché non capisco perché una persona debba considerarsi importante solo perché va in televisione. Io ho cominciato ad occuparmi di diritti civili, di lotta alla discriminazione, man mano questi impegni  hanno fornito un certo interesse, ed ho potuto esprimere le mie idee in contenitori televisivi di impatto mediatico. L’effetto collaterale di queste battaglie è stata la popolarità. Dico sempre che è meglio incontrare gente che ti è riconoscente del semplice essere riconosciuta. In tv oggi ci vanno cani e porci, anche maiale se vogliamo arricchire il bestiario umano, quindi, la cosa più importante è la soddisfazione di piacere alla gente. Credo che il mio incidere quotidianamente, come una goccia che intacca la roccia, abbia contribuito almeno in parte ad allargare anche la mentalità di certe persone.

Dal Dirty Dixi club di Foggia, poi la Mucca Assassina a Roma, fino a Montecitorio. Cosa è cambiato nella vita di Vladimir?  
Ci sono state tante svolte importanti della mia vita: la prima quando ho preso coscienza della mia identità sessuale e quando ho deciso di reagire agli insulti, agli sguardi schifati e non di incassare i colpi. Ho sempre preferito sfogare, magari ho sempre preso delle botte, ma almeno non mi è mai venuta nessuna malattia psicosomatica. La seconda svolta quando c’è stato il trasferimento a Roma dalla mia città natale che è Foggia. La terza è arrivata quando sono riuscita a prendermi la laurea che ho raggiunto a pieni voti e questa è stata un’altra grande soddisfazione, poi l’incontro con l’Associazionismo gay, in particolare con il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli che mi ha dato la possibilità di organizzare le serate di Mucca Assassina dove ho acquisito pian piano popolarità. Un'altra svolta è avvenuta quando mi chiamò Maurizio Costanzo al Maurizio Costanzo Show e infine la proposta di candidarmi alla Camera. Una proposta che è arrivata inaspettatamente e ancora oggi mi dicono di ritornare. La mia presenza a Montecitorio è stata costruttiva, detto da chi proprio comunista non è, vedi La Russa. Quindi è una cosa che mi ha dato grandi soddisfazioni.

Teatro o tv?
La tv  arriva a tutti, persino a chi è in carcere o chi è allettato in ospedale, per citare qualche esempio. Il teatro ti da una scarica orgasmatica direi, diversa, perché l’applauso, il respiro della gente, il contatto , è un’altra cosa.  In tv c’è sempre uno schermo fra te e chi ti guarda. A teatro il filo conduttore è diretto.

Come ti è venuto in mente di mettere in scena una lezione di sessuologia e approfondire un tema cosi delicato come il sesso?  
Io mi ricordo, quando ero piccolo, un po di sessi fa, vedevo sempre questi film comici, oppure questi skech dove si facevano battute sui gay, e un giorno ho detto: può una come me prendere per i fondelli le manie sessuali dei cosiddetti normali? E allora mi sono costruita questo spettacolo dove gioco sull’orgasmo femminile, sulla masturbazione maschile, sui modi in cui un uomo cerca di rimorchiare una donna, su quello che un uomo dice mentre fa sesso o non dice. Ed è venuto fuori uno spettacolo che ha un unico intento, quello di far ridere.

Il tuo show è attualissimo, visto il gran parlare dei presunti reati del Premier Berlusconi e della sua vita privata. Che idea ti sei fatta della vicenda  Ruby e su tutto ciò che è stato costruito attorno agli scandali di Arcore?
E’ patetico il modo in cui si cerca di minimizzare tutto questo, ma te lo dico da persona libera che crede che ognuno debba fare nel suo privato quello che vuole. Non è questo il problema. Tengo ben distinti i campi del peccato che è un concetto relativo che dipende dalla propria scala di valori e dalla propria fede religiosa, dal concetto di reato, che non è un concetto relativo, dipende dalle leggi dello stato. Per cui, uno che stia con 35 donne a sera, è una cosa sua, una bulimia sessuale, non so, ma dove possa essere confermato il reato della concussione, della prostituzione minorile o  dell’induzione alla prostituzione, allora  bisogna fare due valutazioni diverse. Però si possono fare due tipi di valutazioni in politica: la prima è che in questo periodo di grande difficoltà economica, sentire di uno che paga 6000, 7000, 8000 euro una ragazza solo perché va con lui a letto, secondo me si può avere solo una grande indignazione. La seconda è una valutazione di una persona che pensa che può comprarsi tutto, non solo i calciatori, ma anche i deputati, promettendogli posti da sottosegretario che pagheremo noi, perché aumenteranno i costi della politica, e che può anche comprarsi le donne. La cosa peggiore è che queste donne non hanno la consapevolezza di prostituirsi, magari loro credono di essere diverse da una donna di colore che batte per strada, capisci?

Un ultima domanda prima di lasciarti ai preparativi dello spettacolo. Tu hai dichiarato in un’intervista di avere una caratteristica dei sardi, ovvero la testardaggine. E’ cosi?
Ah… si .. Testardaggine che è anche sinonimo di determinazione no? Che non vuol dire non cambiare idea, perché una persona intelligente se viene stimolata può cambiare idea, però è la determinazione, quando devi raggiungere un’obbiettivo, diventiamo carri armati cingolati, passiamo su tutto. E’ questa è una forza che ho riscontrato nella gente di questa terra meravigliosa.

AIDS, NON ESISTE! Chi l’ha detto e perchè?

AIDS, NON ESISTE!
Chi l’ha detto e perchè?
La redazione di Slide si è occupata di riportare informazioni, notizie, articoli e dichiarazioni senza alcuna presa di posizione in merito.
a cura della redazione


Note di riferimento e bibliografia per il testo seguente : http://it.wikipedia.org/wiki/Ipotesi_alternative_sull'AIDS
Uno dei tanti siti che contiene informazioni del movimento dissidente : http://www.ilvirusinventato.it/
Il sito dell’Associazione Italiana per la Lotta all’Aids : www.lila.it

Sintesi della fonte Wikipedia :
Alcuni autori, prevalentemente appartenenti all'ambito delle cosiddette teorie del complotto, hanno ipotizzato che l'AIDS non sarebbe causato dal retrovirus HIV. L'ipotesi, scientificamente infondata, di una mancanza di correlazione tra il virus HIV e la malattia definita come AIDS è sostenuta da un piccolo gruppo eterogeneo di attivisti, che sono però considerati in assoluta minoranza dalla comunità scientifica internazionale.
Tale gruppo, in aperto contrasto con la descrizione dell'eziologia data dalla ricerca scientifica, afferma che l'AIDS sarebbe una sindrome conseguente all'abbassamento delle difese del sistema immunitario, e non riterrebbe dimostrato che sia il virus a causare questo indebolimento.
Secondo questa ipotesi alternativa, del tutto indimostrata scientificamente ed incoerente da un punto di vista biomedico, l'AIDS deriverebbe dall'interazione di una serie di concause che porterebbero all'indebolimento, a volte irreversibile, del sistema immunitario - ad esempio, l'uso o l'abuso di farmaci.
L'enorme diffusione degli antibiotici, che secondo i sostenitori dell'ipotesi sarebbero usati a sproposito, anche quando non è realmente necessario, avrebbe enormemente debilitato il sistema immunitario dei soggetti interessati. Lo stesso discorso ipotetico varrebbe per i cortisonici (il cui utilizzo terapeutico è volontariamente volto a deprimere una risposta immunitaria), per gli psicofarmaci e, a seconda delle opinioni, per tutti i tipi di farmaci.
In realtà, le opinioni su questo argomento sono diverse, e non necessariamente in relazione fra loro. Tali opinioni alternative, scientificamente infondate e già ripetutamente dimostrate false, possono essere sintetizzate in queste categorie:
  • L'HIV non esiste
  • L'HIV esiste ma è un retrovirus inoffensivo
  • L'HIV esiste, e potrebbe causare l'AIDS, ma non è stato mai provato
  • L'HIV esiste, e potrebbe causare l'AIDS, ma soltanto in combinazione con altri fattori
  • L'HIV esiste, ma non causa l'AIDS: altri agenti infettivi provocano la malattia
  • L'HIV esiste, ma non è all'origine dell'AIDS: l'AIDS non è, dunque, una malattia infettiva
  • L'HIV esiste, ma non è responsabile dell'AIDS: la causa è una combinazione di altri fattori, infettivi e non infettivi.

Simili argomentazioni incontrano obiezioni, e spesso generano ostilità nell'ambito di gran parte della comunità scientifica, che sottolinea come i sostenitori di queste ipotesi ignorino la chiara evidenza scientifica (sia biologica che clinica) della correlazione diretta tra HIV e AIDS, ed esprime il timore che la loro propaganda possa costituire una minaccia irresponsabile per la salute pubblica.

I cosiddetti dissidenti non concordano su molti aspetti della teoria HIV dell'AIDS, ed il loro pensiero è espresso in sintesi nei paragrafi seguenti; alcune hanno avuto maggiore eco mediatico di altre, in particolare quelle di Peter Duesberg e di pochi altri.

STORIA DEL MOVIMENTO DISSIDENTE.
Il movimento dissidente è spesso associato a Peter Duesberg, professore di Biologia Cellulare e Molecolare presso l'University of California, Berkeley, il quale ha contribuito più di ogni altro scienziato dissidente al dibattito. Tuttavia c'è stato chi ha messo in discussione la "teoria dell'HIV" prima di Duesberg, e fra questi anche ricercatori appartenenti alla stesso NIH. Prima del 1984, molte furono le ipotesi avanzate per spiegare la nuova epidemia. Fattori come l'abuso occasionale di droga e di farmaci, determinati ambienti sociali, infezioni da malattie veneree, modelli comportamentali, ed altro, furono presi in esame dai ricercatori. A seguito dell'aumento a livello mondiale dei casi di AIDS tra i soggetti sottoposti a trasfusioni di sangue, emofiliaci, partner sessuali infetti, ed altri gruppi di individui, si appurò che la malattia si trasmetteva attraverso il contatto con il sangue ed i rapporti sessuali, e si affermò quindi l'ipotesi dell'HIV come causa predominante (Cohen, 1994a; Horton, 1995).
Uno dei primi a mettere in dubbio il ruolo HIV nel morbo AIDS fu Casper Schmidt, il quale nel 1984 scrisse un articolo sul Journal of Psychohistory intitolato "The Group-Fantasy Origins of AIDS" (Schmidt, 1984) in cui sosteneva che l'AIDS sarebbe un esempio di "epidemic hysteria" (isteria epidemica), in cui gruppi di persone inconsciamente darebbero forma concreta ai conflitti sociali, e paragona la malattia a casi documentati di isteria epidemica del passato, che furono ritenuti erroneamente di origine infettiva. L'elevato livello di speculazione teorica dell'articolo, unito alle scarsissime conoscenze allora disponibili sulla biologia dell'HIV, rendono però la tesi dell'autore scientificamente falsa e del tutto infondata, sia da un punto di vista psicologico, che biologico e medico.


Scheda 1 :Ipotesi alternativa: l'HIV non esiste
La tesi sostenuta dalla quasi totalità della comunità scientifica internazionale è che HIV-1 e HIV-2 siano responsabili dell'AIDS nell'uomo, che entrambi sono stati isolati e ne è stato individuato il genotipo. L'ipotesi dei dissidenti non è che il retrovirus HIV non esista, bensì che a loro dire non sarebbe stata provata l'esistenza dell'HIV-1 dichiarazione che si basa su due presupposti: vi è un solo sistema per isolare perfettamente un virus, ma non è quello applicato nel caso dell'HIV-1.

Dimostrazioni dell'infondatezza di questa ipotesi

Entrambe le affermazioni dei "dissidenti" sono però false, poiché esistono decine di tecniche per isolare i retrovirus, e tutte sono state impiegate per ricavare l'HIV-1; compreso quello che i dissidenti prentenderebbero fosse l'unico metodo, ossia la centrifugazione a gradiente di densità (separazione delle particelle in base alla densità per mezzo di un gradiente di densità variabile).
Mentre questa tecnica spesso è utilizzata per la sintesi dell'HIV-1 e di altri lentivirus, nei primi anni settanta sono stati ideati sistemi più elaborati, compresa la riproduzione di molecole infette clonate. Per fare un esempio, Sinoussi non fu in grado di isolare tre tipi di virus ricorrendo ai sistemi in voga negli anni settanta, e soltanto attraverso la clonazione delle molecole gli scienziati, nel 1980, riuscirono a dimostrare che per far sviluppare gli oncovirus, incapaci di riprodursi, sono utili i virus secondari o aiutanti, in grado invece di replicarsi.

scheda 2Ipotesi alternativa: L'AIDS non si comporta come una malattia infettiva.
I dissidenti sostengono che:
  1. la malattia dell'AIDS avrebbe avuto un decorso diverso dalle più comuni patologie infettive, le quali si diffondono con estrema rapidità, a livelli quasi esponenziali; infatti, in confronto a queste, la propagazione dell'AIDS è avvenuta con una certa lentezza, e ciò a loro dire dimostrerebbe che non è dovuta ad un agente infettivo.
  2. I dissidenti hanno anche costatato che nell'America settentrionale e nell'Europa occidentale la diffusione non è casuale, poiché si riscontra maggiormente in determinati gruppi sociali, ed inoltre si suddivide in distinte infezioni collaterali, con patologie specifiche riconosciute come AIDS.
  3. Sempre secondo l'opinione dei dissidenti, l'AIDS in Africa presenterebbe caratteristiche del tutto diverse da quelle dell'analoga sindrome diffusa nei paesi dell'Occidente. Uno fra gli esempi citati è che, in quel continente, colpisce lo stesso numero di uomini e donne, mentre in Nord America e nell'Europa occidentale ne sono affetti più gli uomini che le donne. Viene citata inoltre anche un'altra statistica, secondo la quale l'AIDS nei paesi occidentali è associata soprattutto con l'uso di droghe, mentre in Africa con la malnutrizione e la povertà. Questi vengono presentati come presunti segnali indicatori di un'origine non infettiva dell'AIDS.


Dimostrazioni dell'infondatezza di questa ipotesi.

Il punto di vista unanime della comunità scientifica internazionale è invece che:
  1. la lentezza con cui l'AIDS si diffonde è da attribuirsi ad un lungo periodo di incubazione dell'HIV, oltre che alle nuove cure e campagne di prevenzione che ne hanno rallentato la propagazione. Esistono del resto numerose patologie infettive molto note a progressione e diffusione lenta: ad esempio, il morbo di Creutzfeldt-Jakob e l'epatite C; in realtà, questo fatto non implica affatto che la malattia non sia contagiosa. La trasmissione attraverso il contatto con i fluidi corporei è stata ampiamente dimostrata, ed è tipica di un'infezione; l'HIV, in merito al contagio attraverso il sangue ed il latte materno, si comporta esattamente come tutti gli altri virus. La gran quantità ed incidenza dei dati a disposizione consente di fare previsioni certe, basate sull'assunto che l'AIDS è una malattia contagiosa, e l'epidemiologia non è incompatibile con la causa infettiva.
  2. Ancora, la diffusione maggiore all'interno di gruppi di persone specifici, come eroinomani o omosessuali con elevata frequenza di rapporti non protetti, avviene proprio perché il contagio avviene solitamente per via sessuale o con lo scambio degli aghi.
  3. L'HIV induce lo stato di immunodepressione, la quale, a sua volta, è causa di malattie specifiche tra gruppi diversi di individui. Ad esempio, nel caso di due persone entrambe immunodepresse, se una beve acqua pura e l'altra no, è ovvio aspettarsi che chi ha bevuto acqua inquinata abbia maggiori probabilità di soffrire di diarrea, malgrado l'affinità delle difese dell'organismo.
  4. Molteplici sono gli elementi che potrebbero spiegare perché l'AIDS è presente in diversi gruppi di persone in continenti diversi, uno dei quali è la pura coincidenza dell'insorgere dei primi casi di malattia in gruppi sociali diversi ed in continenti diversi. Le campagne d'informazione possono avere avuto un effetto positivo in Occidente, cosa che non è avvenuta in Africa; le pratiche sessuali negli Stati Uniti probabilmente sono diverse da quelle africane. Considerato inoltre che povertà, malnutrizione e uso di droghe sono tutti fattori di richio per l'infezione da HIV, risulta evidente che l'associazione dell'AIDS con l'uso di droghe in nord America e in Europa occidentale deriva dal maggior uso di droghe che viene fatto in queste zone, come l'associazione con malnutrizione e povertà in Africa deriva dalla maggior rilevanza del fenomeno in questo continente. Secondo il più comune punto di vista, nessuno di questi elementi può annullare la certezza che l'HIV sia la causa principale all'interno di questi gruppi.
  5. Dal punto di vista storico, l'insorgenza dell'AIDS nella popolazione mondiale ha accompagnato la comparsa dell'HIV. Negli Stati Uniti, il primo caso di AIDS fu individuato nel 1981 tra omosessuali maschi di New York e californiani, ed in precedenza, un esame su alcuni campioni congelati di sangue appartenenti ad un vasto numero di uomini omosessuali ha rivelato la presenza di anticorpi HIV fin dal 1978, non prima. Negli anni successivi, in ogni regione, paese, città dove è apparso l'AIDS, l'evidenza dell'infezione HIV ha preceduto l'AIDS di pochi anni.


scheda 3
Ipotesi alternativa: l'HIV è innocuo
Oltre a quanto asserito a proposito dei modi diversi con cui l'AIDS si manifesta in America settentrionale, Europa occidentale ed Africa, un altro elemento citato a sostegno dell'ipotesi alternativa secondo cui l'HIV sarebbe inoffensivo, è il fatto che un esiguo numero di individui positivi all'HIV non contrae alcuna malattia neppure 15 o 20 anni dopo essere risultato positivo al retrovirus; mentre, in alcuni soggetti sieronegativi insorgono quelle che sarebbero diagnosticate come patologie di tipo AIDS se fossero risultati sieropositivi.
Secondo l'opinione di Albert Mossérti, il virus HIV non sarebbe causa dell’AIDS. L'immunodeficienza sarebbe dovuta a varie cause, tra cui lo stato di intossicazione del malato, le vaccinazioni, i trattamenti contro il rigetto nei pazienti che hanno subito un trapianto, i cortisonici e soprattutto l’abuso di droga (non le siringhe infette), di antibiotici e di trasfusioni.

Dimostrazioni dell'infondatezza dell'ipotesi

È stato dimostrato che individui con mutazioni per le molecole (CD4; CCR5; CXCR4) che mediano l'ingresso del virus all'interno dei linfociti e delle altre cellule infettate, non presentano malattia, anche in caso di infezione, perché il virus non può entrare all'interno di queste. Ciò depone per il ruolo dell'HIV nella patogenesi dell'AIDS. Secondo il punto di vista corrente, prima che l'AIDS si manifesti, è prevedibile un lungo periodo di infezione da HIV, poiché il virus impiega anni per dare origine all'immunodepressione, condizione indispensabile per permettere l'insorgere della malattia opportunistica, ossia quando si verificano determinate circostanze. Prima della scoperta di una terapia, si riteneva che tra l'infezione da HIV e l'insorgere dell'AIDS trascorressero da otto a dieci anni; un periodo lungo che, però, secondo l'opinione corrente degli scienziati, non deve certo far pensare che il virus sia innocuo.
Per quanto riguarda i soggetti affetti da malattie riconducibili all'AIDS in assenza di HIV, gli scienziati affermano che il loro sistema immunitario risultava già compromesso da altri fattori, e non vi è alcuna relazione con la capacità dell'HIV di causare immunodepressione; la quale, in assenza del retrovirus, può anche avere origine da cure chemioterapiche, da gravi difetti genetici, da leucemia, da mononucleosi e da grave malnutrizione. Gli scettici citano un'altra statistica sulle percentuali di infezione HIV nel corso degli anni. Per quanto riguarda la popolazione degli Stati Uniti, negli ultimi venti anni l'incidenza di HIV è rimasta relativamente costante, suggerendo ai dissidenti l'ipotesi che il retrovirus esisteva già nei primi anni ottanta, quindi è anteriore all'AIDS; opinione alla quale gli scienziati replicano che questo fatto indica soltanto che il numero di nuove infezioni è quasi uguale a quello dei decessi, e per questo motivo si attesta su livelli costanti.
L'errore scientifico dei "dissidenti" è che l'HIV utilizza un sistema di trascrizione del suo materiale genetico diverso dagli organismi a DNA (è un retrovirus a doppia catena di RNA+); questo sistema di trascrizione è molto "infedele" e compie molti errori e, tra quelli isolati, ha moltissime varianti. Anche nello stesso paziente si possono trovare due cloni diversi dello stesso virus, e ciò spiega anche la comparsa della resistenza ai farmaci antiretrovirali oggi in commercio. Il fatto è che il virus, nei primi anni dell'infezione, si trova in un equilibrio dinamico con il sistema immunitario; ci sono inoltre aree di infezione inaccessibili alla terapia, quali il sistema nervoso, i linfonodi e i macrofagi. Il virus è comunque in attiva replicazione all'interno dei linfociti CD4+, ma il numero di cellule infettate e che muoiono viene rimpiazzato da nuove cellule, che vengono a loro volta infettate. Inoltre, condizioni di stress o infezioni virali, promuovono la replicazione del virus e l'infezione di nuove cellule CD4+. Si arriva così ad uno squilibrio, per la progressiva riduzione dei linfociti, e alla malattia conclamata in un arco di tempo che può variare da 8 a 12 anni.
A questa ipotesi a volte se ne aggiunge un'altra, secondo la quale tutti i retrovirus sarebbero innocui; ma poiché è ampiamente dimostrato il legame tra alcuni tipi di leucemia da linfocita T e di linfomicon il retrovirus RNA, chiamatovirus linfotropo T umano di tipo I (HTLV-1), causa di una grave forma di leucemia diffusa ai Caraibi, in Africa e Giappone, questa ipotesi alternativa ora è meno frequente; in effetti, l'HIV stesso, in origine, fu ritenuto una variante di HTLV, ovvero HTLV-3.

scheda 4Ipotesi alternativa: Il test HIV sarebbe inaffidabile
Coloro che mettono in dubbio la teoria HIV come causa di AIDS dichiarano che la tecnica dell'esame della ricerca del virus HIV nell'uomo potrebbe essere difettosa. Uno degli esempi comunemente citati è la possibilità di avere a che fare con un falso positivo, ossia un soggetto sarebbe riscontrato positivo all'HIV, mentre in realtà è negativo (il problema dei "falsi positivi" è però comune a tutte le metodologie di ricerca clinica). Viene anche affermato che la presenza di anticorpi all'HIV dovrebbe comprovare che il virus all'interno dell'organismo sta per essere annientato dal sistema immunitario, piuttosto che essere un sintomo che il virus è attivo.

Dimostrazioni dell'infondatezza di questa ipotesi.

Gli esperti sono perfettamente consapevoli che da tutti i test medici emergono sempre piccoli numeri di falsi positivi e di falsi negativi, e si adoperano affinché la percentuale di entrambi sia sempre più bassa; in ogni modo, i ricercatori si basano sui dati relativi ad un gruppo, e non ad un singolo individuo, in modo che ogni riscontro ingannevole non travisi i risultati. In effetti, le infezioni diagnosticate per mezzo del test sugli anticorpi sono uno dei più apprezzati principi della medicina. Sebbene l'ortodossia sostenga che i risultati dei test degli anticorpi HIV sono superiori alla maggior parte dei test sulle malattie infettive sia in termini di reattività (il test di valutazione può dare un riscontro negativo quando l'individuo che vi si sottopone è affetto, in realtà, dalla malattia), sia in termini di specificità (il test può dare un riscontro negativo quando i soggetti testati non hanno contratto la malattia in fase di studio), la realtà è molto diversa. Tutti i test attualmente effettuati ed approvati dal governo superano del 98% dopo 3 mesi e del 100% dopo i 6 mesi ("periodo-finestra") di sensibilità e specificità, e perciò sono più che affidabili. E tutti i test ammessi contengono una clausola che afferma che non esiste un valore in base al quale stabilire l'assenza o la presenza di HIV nel sangue umano.
Grazie a tecnologie come la reazione polimerasica a catena (PCR), o i campioni di DNA, oggi applicate con regolarità in tutti i pazienti nelle nazioni progredite, l'HIV è rintracciabile in quasi tutti i malati sintomatici di AIDS. I test attuali sulla struttura genetica del virus, sugli antigeni e sul virus stesso nei fluidi e nelle cellule, sono molto più reattivi ed affidabili di quelli sulla ricerca degli anticorpi. È anche risaputo che non tutti gli anticorpi hanno un effetto neutralizzante, e sono stati individuati molti altri anticorpi generati dall'infezione da HIV. Sebbene non siano diffusi come esami di routine a causa dei costi elevati e di specifiche attrezzature di laboratorio, queste analisi tecniche dirette hanno confermato la validità dei test sugli anticorpi.
L'asserzione che la presenza di anticorpi sarebbe prova di un'azione di soppressione del virus non è assolutamente corretta. La presenza di anticorpi specifici, sta semplicemente a significare che il sistema immunitario ha riconosciuto qualcosa di estraneo, non che lo stia eliminando. Molte altre malattie stimolano la produzione di anticorpi, ma non sono certo la risoluzione della malattia. Solo per citarne alcuni, i virus dell'epatite B, C e gli herpes sono virus che rimangono latenti all'interno dell'organismo.


SCHEDA 5
Abbiamo interpellato la LILA ( Lega Italiana per la Lotta all’Aids ) , per chiedere un commento in riferimento all’articolo che stavamo perparando. Ecco la loro risposta :

“...di doveroso la Lila fa molto, a partire dal diffondere informazioni che abbiano fondamento e riconoscimento da parte della comunità scientifica internazionale (ovvero la garanzia della correttezza dei metodi e delle finalità con cui qualsiasi ricerca deve essere condotta, a tutela delle persone). La nostra opinione sul negazionismo è chiara da sempre, e così le nostre scelte di informazione e
comunicazione. Se la vostra scelta editoriale è differente, buon lavoro, ma qui non è questione di "opinioni diverse", le malattie non sono opinioni su cui costruire talk show o variopinte speculazioni, ma fatti che richiedono serietà e rigore, e molta attenzione su come e su cosa si decida di informare i lettori. A vostro beneficio, possiamo aggiungere che le teorie di Duesberg sono state smontate pezzo per pezzo da tempo, come dovreste sapere dato che sul tema state svolgendo un'inchiesta. E che fra i documenti cui ci ispiriamo, elencati nella sezione "chi siamo" del nostro sito, c'è la Dichiarazione di Durban, che nel 2000 ha sancito, basandosi sull'evidenza scientifica, che è l'Hiv a provocare l'Aids, che la terapia antiretrovirale è efficace e che l'accesso ai trattamenti per la cura dell'Hiv/Aids è un diritto universale. Per essere brevi: non vediamo dove sia la notizia. E non abbiamo alcun interesse a partecipare a tale dibattito. Cordiali saluti - Valentina Avon - Ufficio stampa Lila”.

Risponde il Direttore Editoriale di Slide Italia Devis Paganelli :
Gent.ma Sig.na Avon, l’intento di Slide ( che Le ricordo essere un magazine gratuito che non ha alcun interesse a mettere titoloni in prima pagina per vendere più copie ), era prettamente volto a dare spazio a un tema che anche negli ultimi tempi, ha dato seguito a cattiva informazione. La giornata mondiale contro l’aids, riconosciuta nel 1° Dicembre, mi ha dato stimolo nel voler chiarire alcuni dubbi di molti lettori che ci hanno chiesto di approfondire il tema Aids. Il non parlarne equivale all’alimentare i dubbi. Chiarire le posizioni dei negazionisti, contrapponendole a basi scientifiche che smontano tesi spesso idiote,  a mio modesto parere, aiuta a combattere l’Aids, non crede? La LILA non dovrebbe forse essere lieta di poter, ancora una volta e sempre di più, in prima linea, contribuire a dare la giusta informazione, anche attraverso chi, come Slide, mette a disposizione spazio gratuito per informare ?

Rimaniamo, come sempre, a totale disposizione di tutte quelle associazioni, che vogliono attraverso noi, raggiungere l’opinione pubblica, avviando un dialogo costruttivo anziché inutili contraddittori.

Scheda 6
Diffusione AIDS
Fonte Istituto Superiore della Sanità :
   

I dati riportati da questi Sistemi di sorveglianza indicano che nel 2008 sono stati diagnosticati 6,7 nuovi casi di HIV positività ogni 100.000 residenti, posizionando l’Italia fra i Paesi dell’Europa Occidentale con un’incidenza di HIV medio-alta.
La Sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da HIV, che riporta i dati relativi alle persone che risultano positive al test HIV per la prima volta, è stata attivata fi no a oggi in 13 regioni/province italiane: sono purtroppo assenti i dati relativi ad alcune grandi regioni e a buona parte delle regioni del Centro-Sud. L’incidenza HIV è maggiore al Centro-Nord rispetto al Sud-Isole.
A fronte di un notevole decremento dell’incidenza HIV negli anni ’90, negli ultimi 10 anni si osserva invece una stabilizzazione delle segnalazioni. Tuttavia, negli ultimi anni si rileva un aumento dell’incidenza in alcune zone; questo andamento potrebbe preludere ad una possibile riattivazione dell’epidemia in varie aree del nostro Paese.


Dall’inizio dell’epidemia, l’infezione da HIV è estremamente mutata. In particolare:
  • è aumentata l’età mediana delle persone che ricevono oggi una diagnosi di infezione da HIV: nel 2008 è di 38 anni per i maschi e di 34 anni per le femmine;
  • sono aumentati i casi attribuibili a contatti etero sessuali e omosessuali, che nel 2008 costituiscono complessivamente il 75% di tutte le segnalazioni (in particolare i contatti omosessuali rappresentano il 29% e i contatti eterosessuali il 46%);
  • sono aumentate le nuove diagnosi tra la popolazione straniera: nel 2008 su tre persone diagnosticate come HIV positive per la prima volta, una è di nazionalità straniera;
  • nonostante il test HIV venga raccomandato a tutte le donne in gravidanza, nel 2008 sono stati segnalati 6 casi di trasmissione HIV da madre a figlio: 2 delle 6 mamme HIV positive erano straniere;
  • si stima che circa un quarto delle persone HIV positive presenti in Italia non sappia di essere infetto.



Le stime effettuate sulla base dei dati disponibili indicano che in Italia sono attualmente presenti circa 160.000 persone HIV positive viventi, di cui circa 22.000 con AIDS. Un sieropositivo su quattro non sa di essere infetto.Rispetto a venti anni fa, oggi si infetta un minor numero di persone (circa 4.000 all’anno), ma è molto più elevato il numero dei sieropositivi viventi per effetto delle nuove terapie combinate; inoltre, la principale via di trasmissione è rappresentata dai contatti sessuali non protetti, che tuttavia non vengono sufficientemente percepiti come a rischio, in particolare dalle persone di età matura.
Questi risultati sottolineano la necessità di:
  • implementare la prevenzione primaria, attraverso interventi informativi rivolti alla popolazione mirati a non sottovalutare la percezione del rischio di infezione da HIV;
  • promuovere la prevenzione secondaria, favorendo l’accesso al test HIV e al trattamento antiretrovirale per le persone a rischio d’infezione;
  • promuovere comportamenti sessuali “sicuri” per ridurre il rischio di trasmettere l’HIV e altre infezioni trasmissibili per via sessuale.

Mamme in attesa, ora più sicure! Grazie alla conservazione delle Cellule Staminali

Mamme in attesa, ora più sicure!
Grazie alla conservazione delle Cellule Staminali
In Italia non è consentito, ma ….
a cura della redazione
Si ringrazia per la collaborazione e per le foto il Bioscience Institute di San Marino.

In giro per il mondo se ne parla da anni. Sono già oltre 20.000 i trapianti staminali del cordone ombelicale praticati ad oggi. La scoperta delle proprietà di queste cellule, definita medicina rigenerativa, rende possibile intervenire in maniera decisiva per curare moltissime patologie ematologiche, genetiche, metaboliche, immunologiche e oncologiche per le quali non esistono terapie alternative.
Il momento del parto, di per se unico e irripetibile, è un momento in cui si possono raccogliere le steminali contenute nel sangue del cordone ombelicale e corservarle per utilizzarle eventualmente qualora ci fosse tale esigenza in futuro o nell'immediato.
Chiunque volesse visitare un luogo, in cui, il servizio di conservazione, viene effettuato con rigore in strutture altamente professionali, può accordare una visita al Bioscience Institute di San marino.
L'accesso ai laboratori è svolto in assoluta trasparenza. Un biologo specializzato in criogenia, sarà a disposizione di quei genitori che vogliano approndire la possibilità di conservare le staminali. La visita è completamente gratuita e prevede anche l'ospitalità di una notte in albergo. Questa importante iniziativa, permette ai futuri genitori, di approfondire le conoscenze sulla conservazione del sangue del cordone ombelicale, con un riscontro diretto sulle reali garanzie di competenza e sicurezza offerta dai laboratori.

Cos'è il CORDONE OMBELICALE
Il cordone ombelicale è il collegamento vascolare che collega la placenta al feto. Dalla placenta, attraverso il cordone ombelicale, arriva il sangue materno ricco di sostanze nutritive, ossigeno, ormoni e anticorpi, mentre dal feto ritorna quello carico di anidride carbonica e scorie prodotti dai processi metabolici (catabolismo fetale). Il cordone ombelicale è costituito da due arterie ombelicali, che dal feto vanno alla placenta, e una vena ombelicale con un flusso inverso dalla placenta al feto. Subito dopo la nascita il cordone ombelicale viene chiuso attraverso una piccola pinza di plastica (clampaggio), reciso a circa 8/10 cm dall’addome del neonato.
In questa fase, dalla parte di cordone ombelicale reciso e ancora unito alla placenta ed alla madre, è possibile raccogliere il sangue placentare contenuto al suo interno, ricco di cellule staminali adulte. Se non si effettua la raccolta del sangue del cordone ombelicale, questo viene buttato via insieme alla placenta, smaltito con i rifiuti speciali ospedalieri.

COSA SONO LE CELLULE STAMINALI?
Le cellule staminali, dette anche “cellule madri”, sono cellule immature che non hanno ancora “deciso” quale sarà la loro funzione all’interno dell’organismo umano. Le cellule staminali sono, quindi, dei precursori delle altre cellule che compongono i diversi tessuti e organi di un individuo. Le cellule staminali rimangono immature fino a quando non interviene uno stimolo che le induca a trasformarsi e differenziarsi in cellule specializzate per adempiere a una specifica funzione.
Le cellule staminali sono molto importanti perché capaci di fornire il ricambio e la rigenerazione delle cellule di organi e tessuti danneggiati a causa del fisiologico invecchiamento cellulare, malattie o incidenti.

QUANDO ENTRANO IN AZIONE LE CELLULE STAMINALI ?
Le cellule staminali sono attive principalmente nella fase di sviluppo e accrescimento embrionale, quando producono le cellule che andranno a costituire tutti gli organi e i tessuti del corpo umano; Le cellule staminali entrano in azione anche nella vita adulta dell’individuo, per la produzione di cellule di riserva che andranno a integrare o sostituire le cellule danneggiate o usurate di organi e tessuti.

QUANTI TIPI DI CELLULE STAMINALI ESISTONO ?
Le cellule staminali maggiormente utilizzate nella sperimentazione terapeutica sono le staminali embrionali e le staminali adulte.
Le cellule staminali embrionali si ricavano con una procedura di estrazione che richiede l’inevitabile soppressione embrione umano. Sono presenti nell’embrione dal 4° al 14° giorno successivo alla sua fecondazione e sono cellule totipotenti, cioè capaci di generare a tutti i tipi di cellule specializzate.
In Italia l’impiego di cellule staminali embrionali umane è vietato, ma il confronto tra etica e progresso scientifico continua ad alimentare il dibattito politico sui futuri scenari legislativi in materia. In altri Paesi vigono leggi diverse che, in alcuni casi, consentono sia l’utilizzo delle cellule staminali embrionali umane che il finanziamento pubblico della relativa ricerca scientifica.
Le cellule staminali adulte, per le quali non sussiste nessun problema di tipo etico, sono cellule multipotentipresenti nell’organismo umano già formato con il compito di accrescerlo e generare nuove cellule per il mantenimento e la riparazione di organi e tessuti. Le staminali multipotenti sono capaci di trasformarsi in alcuni tipi di cellule specializzate.

QUALI SONO LE PRINCIPALI FONTI DI CELLULE STAMINALI ADULTE?
Le cellule staminali adulte sono normalmente presenti nell’organismo umano, rintracciabili nel sangue del cordone ombelicale, nel midollo osseo, nel sangue periferico, nella polpa dentale, nel liquido amniotico e nel tessuto adiposo.
In caso di trapianto, tra le staminali adulte multipotenti, possono essere selezionati due tipi di cellule: - le staminaliematopoietiche (capaci di differenziarsi prevalentemente in cellule del sangue); - le staminali mesenchimali (capaci di differenziarsi in tessuto osseo, cartilagineo, tendineo, muscolare, cardiaco, epatico, polmonare e neuroni).

COME POSSONO ESSERE PRELEVATE LE CELLULE STAMINALI?
Dal cordone ombelicale è possibile estrarre quantità abbondanti di cellule staminali e il prelievo è semplice, sicuro e indolore.

COME SI EFFETTUA IL PRELIEVO DI STAMINALI DAL SANGUE DEL CORDONE OMBELICALE ?
Nella porzione di cordone reciso e ancora unito alla placenta viene inserito un ago collegato alla sacca di raccolta. Il prelievo può essere effettuato sia in caso di parto naturale che di taglio cesareo. Il prelievo è assolutamente indolore, avviene in maniera rapida e sicura senza alcun rischio sia per la madre che per il bambino.

PER QUANTO TEMPO POSSO ESSERE CONSERVATE LE CELLULE STAMINALI E PERCHÉ?
La conservazione di cellule staminali ha attualmente una durata di circa 20 anni. Studi scientifici, compiuti fino ad oggi, hanno potuto accertare una sicurezza di vitalità delle cellule conservate per un periodo non superiore ai 20 anni. In futuro sarà possibile determinare se il congelamento per tempi più lunghi comprometta la sopravvivenza delle cellule staminali crioconservate.
Conservare cellule staminali del cordone a scopo preventivo, prima dell’eventuale insorgenza di gravi malattie per le quali è indicato un trapianto di midollo osseo, permette di evitare sia la ricerca di un donatore compatibile che ogni rischio di rigetto o infezione conseguenti al trapianto. La probabilità che un paziente in attesa di trapianto trovi un donatore compatibile, anche nell’ambito dei suoi familiari, non è elevata.

QUALI PATOLOGIE SONO CURABILI CON LE CELLULE STAMINALI ?
Attualmente le cellule staminali consentono di intervenire efficacemente nella cura di gravi malattie ematologiche, immunologiche, genetiche, metaboliche e oncologiche. La ricerca scientifica, inoltre, sta sviluppando nuove terapie che utilizzano le cellule staminali per la cura di malattie degenerative come l’Alzheimer, il morbo di Parkinson, l’ictus, il diabete tipo 1, la distrofia muscolare, le patologie cardiovascolari e numerose altre malattie per le quali non esistono cure alternative. Si è sempre più convinti che in un futuro prossimo, i risultati della ricerca sulle cellule staminali determineranno una vera e propria rivoluzione nel modo di curare tante malattie invalidanti e mortali.

COME POSSONO ESSERE CONSERVATE LE CELLULE STAMINALI DEL CORDONE?
Attualmente sono tre le possibili modalità di conservazione del sangue cordonale:
- conservazione ETEROLOGA
- conservazione AUTOLOGA
- conservazione AUTOLOGA DEDICATA

COSA DEVO FARE PER LA CONSERVAZIONE ETEROLOGA (DONAZIONE) DEL CORDONE OMBELICALE DI MIO FIGLIO?
Come prima cosa verificare se la struttura in cui si partorirà é accreditato, ossia che il punto nascita è abilitato ad effettuare la raccolta per uso solidaristico.
Per poter effettuare la donazione bisogna essere in buone condizioni di salute e non devono sussistere condizioni di rischio, sia durante la gestazione che al momento del parto. Bisogna, inoltre, compilare un questionario, sostenere un colloquio con un medico e firmare il “consenso informato alla donazione” con il quale la coppia donatrice si dichiara disponibile a donare il sangue del cordone ombelicale presso la Banca pubblica e ad acconsentire che sul campione vengano effettuate indagini di laboratorio, test genici e l’utilizzo a scopo di ricerca.
Per dare seguito alla procedura, entro il 7° mese di gravidanza devono essere effettuate alcune analisti per escludere malattie e infezioni, gli stessi esami saranno ripetuti a 6/12 mesi dal parto. Al momento della nascita sarà la gestante a far presente agli operatori la propria intenzione di donare il sangue cordonale del bambino.

COME EVITARE LINUTILE SPRECO DI TANTI CORDONI OMBELICALI OGNI ANNO ?
La conservazione autologa (per uso personale) può sicuramente fornire un importante sostegno a quella eterologa (donazione per uso solidaristico). Dati statistici dimostrano infatti che, a fronte delle circa 6 milioni di nascite avvenute in Italia negli ultimi 10 anni, sono state conservate per uso eterologo circa 16.129 unità di sangue cordonale (fonte BMDW – 23/06/2008). La sola conservazione eterologa, quindi, non è riuscita a evitare la distruzione del 99.7% dei cordoni ombelicali disponibili. L’esiguo numero di unità di sangue cordonale conservate dalle banche
pubbliche, non d’altronde imputabile all’esistenza delle banche autologhe estere (che ne conservano circa 10.000 all’anno) quanto piuttosto a un deficit strutturale e di risorse del Servizio Sanitario Nazionale.
Appare evidente che, per evitare l’inutile distruzione di un materiale biologico così prezioso, il supporto fornito dalle strutture private che si occupano di crioconservazione delle cellule staminali autologhe può integrare e rafforzare l’attività delle banche eterologhe del cordone, purché siano in grado di garantire serietà e eccellenti standard qualitativi.

PERCHÉ PER POTER CONSERVARE LE CELLULE STAMINALI PER USO AUTOLOGO BISOGNA INVIARLE ALLESTERO?
La legislazione italiana permette la conservazione autologa (per se stessi) delle cellule staminali del cordone ombelicale solo nel solo caso in cui venga riscontrata nel nascituro una patologia per la quale è riconosciuto valido l’utilizzo terapeutico delle cellule staminali cordonali. In tutti gli altri casi, il Ministero della Salute riconosce ai cittadini italiani il diritto di esportare e conservare, a fini preventivi, il sangue del proprio cordone ombelicale nei Paesi in cui è consentita la conservazione autologa.

COSA SUCCEDE ALLA SACCA DI SANGUE QUANDO ARRIVA PRESSO I LABORATORI ?
Alla sacca viene immediatamente assegnato un codice alfanumerico, associato anche a un codice a barre, che ne permette l’identificazione e la tracciabilità. La sacca viene quindi trasferita all’interno di una camera sterile (o camera bianca) e collegata ad un apparecchio che separa le cellule staminali dalle altre componenti del sangue. Le cellule staminali ricavate vengono trasferite in una sacca più piccola, sigillata e avviata al congelamento passando, in un tempo programmato, da 4°C a –130°C e successivamente stoccata in un contenitore criobiologico ai vapori di azoto a –196°C.

COSA FARE PRIMA DI STIPULARE IL CONTRATTO di CONSERVAZIONE?
Accertarsi che i laboratori di conservazione siano in possesso della certificazione GMP (Good Manufacturing Practice, ossia le Norme di Buona Pratica di Fabbricazione).
Questa certificazione rappresenta il massimo standard qualitativo esistente capace di garantire la sicurezza biologica dei laboratori, inoltre, è l’unica certificazione di qualità riconosciuta sia dall’Unione Europea che dalla FDA (Food and Drug Administration). Conservare le cellule staminali in una biobanca non certificata GMP equivale a precludersi la possibilità di un futuro utilizzo delle cellule stesse, infatti, qualunque Centro Trapianti del mondo non accetterebbe mai di trapiantare materiale biologico proveniente da laboratori non certificati GMP. Questo perché un trapianto di staminali non correttamente conservate potrebbe esporre a rischi e compromettere la vita stessa del paziente.

CHE DIFFERENZA CE TRA UN LABORATORIO CERTIFICATO GMP” E UN LABORATORIO CHE HA LOSTANDARD GMP” ?
E’ una differenza importante e sostanziale quella che distingue un laboratorio certficato GMP da un laboratorio che dichiara, invece, di avere lo standard corrispondente alla certificazione, di cui però non ha ottenuto il rilascio.
La sola conformità, infatti, non equivale al conseguimento di una certificazione ottenuta solo dopo aver superato rigorose ispezioni effettuate dagli enti sovranazionali preposti al rilascio.
I laboratori che riescono ad ottenere la certificazione GMP sono quelli che hanno investito ingenti capitali per rendere le strutture biologicamente sicure nel rispetto delle costose procedure imposte dallo standard GMP.

CON CHI E CONSIGLIABILE STIPULARE IL CONTRATTO?
E’ preferibile stipulare il contratto direttamente con la banca estera proprietaria dei laboratori, che risponda direttamente del proprio operato, e non con società commerciali di intermediazione. La Legge n. 219 del 21 ottobre 2005, infatti, vietando ad aziende private qualsiasi attività imprenditoriale legata alle cellule staminali del cordone,rende nullo qualsiasi contratto di crioconservazione autologa stipulato con società italiane, anche se le cellule staminali vengono conservate all’estero, perché in violazione della legislazione italiana. La stessa L. 219/2005 stabilisce che le cellule staminali non possono essere oggetto di lucro e punisce qualsiasi attività che, direttamente o indirettamente, produca un profitto derivante dalle stesse, equiparando, di fatto, le staminali al sangue e agli organi.

QUALI CRITERI SEGUIRE NELLA SCELTA DI UNA BANCA PRIVATA DOVE CONSERVARE LE CELLULE STAMINALI DI MIO FIGLIO ?
La scelta della biobanca privata, cui affidare un materiale biologico così prezioso come le cellule staminali, richiede una attenta valutazione delle garanzie offerte dalla società e dalla struttura che dovrà conservarle. I due principali criteri da seguire sono l’AFFIDABILITÀ della società e la SICUREZZA BIOLOGICA che è in grado di garantire attraverso procedure adottate e le dotazioni tecnologiche dei laboratori.
E’ bene verificare la solidità finanziaria della biobanca. Nell’affidare le cellule staminali, per oltre venti anni, ad una struttura privata bisogna necessariamente verificare le garanzie offerte nel tempo dalla banca in termini di affidabilità finanziaria e societaria (es. preferire una SpA rispetto ad una Srl). Se possibile, è consigliabile andare a visitare i laboratori della biobanca, per verificare di persona la qualità del servizio offerto e le garanzie di affidabilità e sicurezza biologica della struttura e delle procedure adottate.

QUANTO COSTA INVIARE E CONSERVARE LE CELLULE STAMINALI ALLESTERO ?
La conservazione del cordone ombelicale presso le banche estere ha un costo che mediamente si attesta sui 2.000 €, più un canone di conservazione annuale di 50,00 €.
IMPORTANTE: La reale differenza tra le varie biobanche private non risiede nel costo del servizio ma nella capacità di garantire o meno il futuro utilizzo delle cellule staminali conservate. Se la banca di conservazione non può garantire gli standard di sicurezza richiesti dai centri trapianti, il materiale biologico conservato non potrà essere utilizzato. Quindi, per non rischiare di “buttare” via i soldi, oltre le cellule staminali del cordone, conviene fare le dovute verifiche e riuscire, attraverso una scelta oculata della banca di conservazione, a realizzare un effettivo investimento in prevenzione per la futura salute di figli e familiari.

SCHEDA 1

CONSERVAZIONE ETEROLOGA (DONAZIONE) ( CONSENTITA IN ITALIA )
Questo tipo di conservazione prevede la raccolta e lo stoccaggio delle cellule staminali in una delle 18 banche pubbliche del cordone attualmente attive in Italia e la rinuncia alla proprietà delle cellule. Il sangue cordonale prelevato subito dopo il parto viene donato a scopo solidaristico e messo a disposizione della comunità mondiale per trapianti su riceventi compatibili diversi dal donatore e dai sui consanguinei. La raccolta può essere effettuata su richiesta della gestante solo in strutture pubbliche abilitate e la procedura di raccolta e conservazione è completamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Ogni anno un gran numero di mamme desiderano effettuare la donazione e ne fanno richiesta ma, purtroppo, non sempre riescono a portare a termine la procedura. I motivi sono svariati: il limitato numero di punti nascita abilitati al prelievo (in tutta Italia sono 206); le strutture sanitarie coinvolte non possono garantire la continuità delle operazioni di prelievo, di raccolta e di consegna delle sacche nei tempi stabiliti a causa di carenza di personale; in particolari situazioni come orari notturni o giorni festivi non è possibile effettuare la raccolta; l’elevato costo di gestione dei laboratori, del personale e delle procedure di conservazione a fronte di risorse sempre più esigue della sanità pubblica. Tutto ciò, unitamente all’alto numero di sacche scartate (circa 6 su 10) dovuto all’insufficiente quantità di sangue raccolto, ha limitato molto il numero di conservazioni per uso eterologo nonostante le numerose richieste di donazione. Infatti, su circa 560.000 nascite registrate annualmente in Italia, il sangue cordonale conservato dalle banche pubbliche non supera mediamente le 1.200 unità all’anno con la conseguente distruzione dei restanti che non vengono conservati in modalità Autologa.

CONSERVAZIONE AUTOLOGA (PER USO PERSONALE O FAMILIARE)
Questa opzione permette di conservare per uso proprio le cellule staminali contenute nel sangue del cordone ombelicale, inviandolo a proprie spese in una banca estera privata ( IN ITALIA NON E' CONSENTITO ). E’ una conservazione effettuata a scopo preventivo per un eventuale futuro utilizzo, una sorta di assicurazione biologica a tutela della salute del donatore, o di consanguinei compatibili, nel caso dovessero insorgere malattie per le quali è indicato l’impiego di cellule staminali.
Ai cittadini italiani, previa a autorizzazione del Ministero della Salute o direttamente della direzione sanitaria dell’ospedale in cui avverrà il parto, è possibile effettuare il prelievo presso qualsiasi punto nascita utilizzando il Kit di raccolta inviato ai genitori dalla biobanca estera ( A San Marino è presente uno dei centri più noti in Europa ).

CONSERVAZIONE AUTOLOGA DEDICATA
Nell’ambito della donazione pubblica, è possibile effettuare gratuitamente la raccolta del sangue placentare per uso autologo “dedicato”. E’ un tipo di conservazione riservata alle famiglie portatrici di una malattia per la quale è riconosciuta valida la terapia di staminali da sangue di cordone ombelicale, come ad esempio la talassemia. In questo caso il sangue prelevato viene conservato presso una banca pubblica italiana per l’esclusivo utilizzo del bambino, o di un suo familiare. I costi di raccolta e conservazione sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Questo è l’unico caso di conservazione autologa ammesso in Italia.

Scandalo : Ruby in Paradiso! ( Berlusconi Rubacuori Bunga Bunga )

Scandalo : Ruby in Paradiso!
Slide Media Partner, all’evento mediatico del momento.
di Tommaso Torri - Direttore Responsabile Slide

Avrà tenuto un comportamento da bambina viziata, la sua figura fa tremare i palazzi della politica, la sua figura sarà anche controversa ma, su una cosa, l’arrivo di Karima el Mahroug, in arte Ruby Rubacuori, al Paradiso di Rimini ha messo tutti d’accordo: la neo diciottenne è uno di quei fenomeni mediatici capaci di “bucare” lo schermo e di richiamare intorno a se uno stuolo di giornalisti da fare invidia a una finalissima. Slide ha convocato la stampa e seguito la comunicazione e l'impatto mediatico si è visto.
Mai, andando indietro con la memoria, una discoteca per quanto storica e blasonata come il Paradiso ha visto accorrere tanti operatori della stampa come per l’arrivo della marocchina – ed è da ricordare che sulla pista di Covignano sono scesi a ballare ministri, principi, filosofi e potenti di mezzo mondo – che, purtroppo, non ha certo dato il meglio di se in una notte che l’ha vista finire alla gogna a causa dei capricci suoi e del suo manager il tutto ampiamente ripreso da una folla di 50, tra giornalisti, operatori e rappresentanti dei media accreditati da tutta Italia e non solo.

Un silenzio che è arrivato dopo una settimana di tam tam su tutti gli organi di stampa, nazionali e locali, che hanno portato il Paradiso e Rimini al centro della scena e con i telefoni che si sono fatti roventi pur di riuscire a strappare un accredito o un commento della serata.
Annunciata in arrivo entro l’1, Ruby è entrata tatticamente da una porta laterale del locale alle 2.15; solo dopo la sua partenza Devis Paganelli, nostro Direttore Editoriale, svelerà che la marocchina era arrivata nel parcheggio sotterraneo del locale all’1 ma, venuta a sapere dell’elevato numero di reporter e telecamere presenti, avrebbe contattato il suo manager che le avrebbe consigliato di fare marcia indietro. A questo punto è intervenuta direttamente la proprietà del locale che, avrebbe deciso di rifiutare la presenza di un ospite che cambia le carte in tavola all'utimo minuto. Grazie all'intervento di Devis, al fine di accontentare almeno i giornalisti che si sono accreditati da ogni parte d'Italia e dopo un lungo testa a testa tra proprietà/manager, si è riusciti a convincere la ragazza ad entrare in cambio di un assoluto silenzio stampa da parte di Ruby e con la promessa che il servizio d’ordine avrebbe tenuto a distanza di almeno 3 metri telecamere e giornalisti. Non contento, il manager della ragazzina ha preteso il pagamento immediato e in contanti del cachet e, una volta ottenuta la busta dei contanti – non è stato reso noto se accompagnata anche da un Cd del maestro Apicella – e con l’orologio che segnava abbondantemente le 2 passata si è potuto dare il via alla serata. Secondo alcune voci, il misterioso manager che si è intrattenuto al telefono con Ruby, consigliandole di non partecipare alla serata, sarebbe un volto noto del caso “bunga bunga” e gestirebbe già svariati personaggi televisivi.

L’arrivo di Ruby al Paradiso è stato tutto fuorchè un ingresso trionfale: la porta laterale che emerge dai sotterranei del locale è stata presidiata dai media presenti e il personale di sicurezza ha faticato non poco per scortare la “papi girl” al salottino che domina la pista da ballo. Il piccolo corteo è stato salutato dai flash dei fotografi che, una volta arrivati al privè, sono stati tenuti a debita distanza dai buttafuori del locale. Telecamere e giornalisti hanno subito circondato la zona bersagliando Ruby di ma la “rubacuori” è sembrata distratta e assente: giusto il tempo di bere una flute di champagne, accennare qualche passo di danza e mormorare qualche frase incomprensibile al microfono.
Dopo nemmeno un’ora, verso le 3.15 per Ruby è arrivato il momento di ripartire; ennesimo parapiglia di telecamere, fotografi e giornalisti per cercare di forzare il muro della sicurezza che è rimasto impenetrabile fino all’ennesima uscita secondaria dove la “rubacuori” e il suo enturage sono sgattaiolati. Una serata decisamente no per la ragazza che, se sperava di salire alla ribalta del mondo della notte con questa ospitata, dovrà sicuramente rivedere i propri comportamenti; quello che, semmai, ha lasciato un po’ sorpresi è stato vedere e ascoltare i ragazzi – tutti più o meno coetanei della marocchina – che aspettavano la “papi girl” nel locale: tutti a discutere animatamente di politica pro o contro il premier: mai il mondo della notte, soprattutto quello frequentato dai più giovani, è stato teatro di dibattiti politici; semmai, quello che dà più da pensare, è che serviva uno scandalo mediatico condito di gossip e particolari piccanti per avvicinare i ragazzi alla politica.

Rubrica PSIKE Marzo 2011 - Slide Italia - del Dott.Andrea Ronconi

Caro Dottore io ho 31 anni e il mio compagno ha 42 anni conviviamo da 3 anni e sono passati più di 6 mesi da quando abbiamo litigato offendendoci tanto che ci stavamo per lasciare, poi però siamo rimasti sotto lo stesso tetto ma non facciamo più l’amore. Io sono arrivata a chiederglielo ogni fine settimana quando siamo un po’ più liberi dal lavoro. Ho provato a indossare biancheria intima più accattivante, ormai non so più cosa fare e ogni volta che andiamo sotto le lenzuola cala una tensione terribile. Non gli piaccio più, è colpa mia?



Gent.le Signora, da quanto scrive emerge molto chiaramente che l’inizio dell’interruzione dei rapporti più intimi sia contingente al litigio avvenuto proprio 6 mesi fa.  Lei non solo ha accennato ad uno scambio di offese ma sembrava addirittura, almeno per un attimo, che il vostro legame affettivo fosse irrimediabilmente compromesso e in via di dissoluzione. Verosimilmente conservate dentro voi ancora tanta ostilità, rancore e risentimento, anche se ciascuno in maniera e intensità diverse. Questi sentimenti se tenuti dentro e non risolti attraverso una comunicazione pacata, rispettosa ed aperta con il partner potrebbero aver contribuito a determinare il distacco emotivo e quindi l’inibizione del desiderio sessuale. Signora non se ne faccia una colpa persona perché siete stati in due ad offendervi e promettervi di lasciarvi. Semmai sarebbe più opportuno parlare di co-responsabilità. Entrambi avete deciso, successivamente alla crisi, di evitare di chiarire ed evitare di contestualizzare il senso e il peso di quelle offese. Privare volontariamente o inconsapevolmente il partner dei piaceri del sesso è una delle punizioni più usate ed immediate delle coppie in difficoltà. Avete, giorno dopo giorno, rimandato un momento di riconciliazione che avreste potuto promuovere insieme poco dopo il contrasto. Ma non è mai troppo tardi per curare le ferite. Armandovi di coraggio e predisposizione all’ascolto e alla comprensione profonda dei bisogni e dei disagi reciproci può migliorare la situazione, almeno sul piano dei sentimenti e delle emozioni. Mentre sul piano dell’intimità sarebbe più opportuno smettere o quantomeno diminuire la frequenza delle richieste esplicite al partner che potrebbero mantenere ed aggravare la stallo e la distanza relazionale. Inoltre, aver fatto all’amore sempre nei fine settimana e nello stesso luogo, a letto, può aver trasformato il gesto più spontaneo ed istintivo della sessualità in abitudine prevedibile e scontata. Prova a conferma di questa ipotesi è la tensione che si riaccende proprio sotto le coperte e, probabilmente, a darvi le spalle nella speranza di addormentarvi al più presto. Ogni tentativo di sedurre il suo compagno indossando lingerie accattivanti, se non vi siete ancora realmente chiariti e non riuscite neppure a farvi teneramente le coccole, può essere controproducente. Resta quindi di fondamentale importanza predisporre un contesto relazionale costruttivo e un clima emotivo accogliente per fruire con serenità il piacere dell’amore di coppia. E’ molto probabile che entrambi dentro di voi abbiate le stesse aspettative positive di farlo ma è necessario che le condividiate attraverso la comunicazione, perché il desiderio sessuale prima ancora che nei genitali, dovrebbe crescere nella mente di entrambi.