sabato 10 dicembre 2011

Slide intervista Marika Fruscio, da pinup a consulente in amore


Marika Fruscio
Da pinup a “consulente in amore”
da un mese nel Team Slide
di Tommaso Torri – Slide Italia

Bella e provocante; il suo décolleté mozzafiato ha attirato l’attenzione dell’Italia intera; grazie a lei il calcio, se possibile, è diventato uno sport ancora più interessante. Marika Fruscio, la sexy e prosperosa ex corteggiatrice di “Uomini e Donne” balzata agli onori delle cronache rosa per una presunta sua relazione con l'attaccante del Milan Pippo Inzaghi, non perde occasione di mettere in bella mostra la sua scollatura da capogiro tanto che il suo topless è stato tra i più paparazzati dell’estate ibizencha.
A dare l’ennesima mazzata alle coronarie dei maschi italiani, poi, la soubrette si è cimentata una particolare performance in occasione di una festa organizzata dal noto pasticciere Antonio Cafiero in onore del Napoli e della sua partecipazione alla Champions League. Cafiero ha addirittura dedicato alla bella Marika un gelato che prenderà il suo nome, un mix di fichi, cioccolato, champagne, miele e zenzero. Ma non basta: il noto pasticciere ha anche coronato il sogno erotico dei tantissimi fan della Fruscio, cospargendo di panna il seno, coperto a stento da due cialde, della seminuda Marika. È stato questo, infatti, il momento più esaltante per i numerosi tifosi partenopei accorsi a una festa all'insegna della sensualità, con la "gelataia" Marika Fruscio pronta ad assaporare (a suo modo) un cono record con 10 palline una sopra l’altra.
La procace Marika lungo lo stivale continua ad essere una delle bellezze più desiderate e, per la gioia di tutti i maschietti, è anche una sfegatata appassionata di calcio tanto da diventare la madrina simbolica del Napoli partecipando anche ad alcune trasmissioni partenopee.

Il tuo topless è stato tra i più apprezzati dell’estate, il tuo video dove racconti barzellette in pose piccanti è tra i più cliccati di internet senza dimenticare le foto dove ti sei fatta ricoprire il decolté di gelato. Quanto ti piace provocare?
Credo che nella vita l’importante sia divertirsi e giocare quindi, in tutte le cose che faccio, unisco la mia forza di volontà al divertimento. Le mie non sono provocazioni: sono predisposta a questo genere di cose e mi viene spontaneo mettermi in mostra.

Sei più per il calcio o per i calciatori?
Sono più per il calcio: è una passione che ho sempre avuto fin da piccola, i calciatori sono stati una conseguenza. Credo che il migliore tra tutti sia Cavani che sta dando prova di una grande competitività sul campo facendo sognare tutti i tifosi del Napoli. Come uomo… Vista la batosta che ho avuto non me ne interessa nessuno anche perché visto uno visti tutti!

Sei stata al centro del gossip per la tua relazione con Pippo Inzaghi. Come mai è finita? Cosa ne pensi delle voci sul suo imminente matrimonio con Alessia Ventura?
Non voglio commentare questo periodo della mica vita. Se alla fine si sposerà con la Ventura sono contenta per lui ma, oramai, il nostro è un capitolo chiuso definitivamente. Credo che a questo punto ognuno debba fare la propria vita e, per quanto mi riguarda, quella con Pippo è stata una parentesi aperta e poi subito chiusa.

Hai già pronto un calendario per il 2012?
Sicuramente mi inventerò qualcosa per celebrare il Napoli dal momento che la squadra sta andando alla grande e ha rifilato tre babà alle grandi. Se vincerà lo Scudetto o la Champions, anche se sarebbe bello se fossero tutti e due, combinerò qualcosa di veramente grosso.

Programmi per quest’inverno?
Continuerò a seguire in Napoli per alcune Tv locali.

Dal momento che il presidente della squadra è anche un noto produttore cinematografico, prenderesti in considerazione l’idea di un cine-panettone?
Spero che De Laurentis me lo proponga per davvero e che, dopo tanti cine-panettoni all’estero, venga girato a Napoli: è una città che amo e nella quale mi piacerebbe poter vivere ma, per il momento, sono costretta a dover fare la pendolare da Milano.

Su Slide, trovate la rubrica CUORI INFRANTI, dove Marika, risponde alle domande proposte dai lettori.

Slide intervista PAOLO CEVOLI da Zelig


Slide intervista l’Assessor Cangini
Paolo Cevoli
Il comico di Zelig, romagnolaccio DOC.
di Alessandra Mura - Slide Sassari

Per l’inaugurazione del casinò WinPalace ad Alghero, Paolo Cevoli, dopo il taglio del nastro, ha intrattenuto gli ospiti con le sue battute esilaranti. Dopo Zelig e il suo tour per le piazze e i teatri d’Italia,Paolo Cevoli presenta la sua “Penultima Cena”

Ricordiamo ai nostri lettori che Paolo Cevoli, si cala immediatamente nei panni di Palmiro Cangini, quindi non ci prendiamo nessuna responsabilità sulla grammatica afasica e disconnessa che l’Assessore “alle varie ed eventuali” usa per raccontare di sè. Ogni responsabilità sul report qui sotto verrà attribuita all’Assessore.
“Sono già venuto ad Alghero altre volte, ma tutta la Sardegna, proprio tutta, mi ha sempre ospitato con grande affettuosità e “mirulgimiranza”. Ogni qual volta che riesco a venire da queste parti lo faccio molto volentieri. Dal 2003 che faccio spettacoli in tutta l’Isola e ancora non mi hanno cacciato quindi sono espropriamente contento di trovarmi qui oggi per tagliare il nastro di inaugurazione di questo fantasmagorico casinò”. ( Preciso che l’Assessore passeggiava con fare sospetto e forbici da giardino davanti all’ingresso del locale, incutendo involontariamente un certo terrore fra i partecipanti) Sono venuto a Sassari, a Cagliari e a Macomer, ha spiegato Palmiro, quest’ultimo paese tra le altre cose ha dato i natali ( e non i genitali) a Geppy Cucciari e sempre qui Claudio Bisio ha fatto il militare, perciò l’aria sberlesca ( ? ) era già contaminata da parecchio”.

Questo modo di fare satira e l’utilizzo di linguaggi impropri che fanno sbellicare dalle risate la gente, l’hai ereditato da tuo padre?
Si si, quando ero bambino, migliaia e migliaia di anni fa, mio padre aveva una locanda e mia madre cucinava le tagliatelle e i tortelloni più saporiti della Romagna. E mio padre intratteneva gli ospiti come un vero show man. Io lo guardavo, forse immaginavo che anch’ io un giorno avrei potuto fare come lui, raccontare cazzate mentre la gente mangia. Ma in verità è qui in Romagna che abbiamo questo modo di fare, di dire castronerie (questa volta il termine è corretto!) , di ridere sulle disgrazie altrui, intendo sdrammatizzando per sorridere un po. Ci divertiamo, ci prendiamo per il culo gli uni con gli altri, è una bella famiglia la nostra. E’ un istinto naturale il mio, che poi è lo stesso istinto che ha fatto nascere personaggi quali Palmiro Cangini, assessore alle attività varie ed eventuali del Comune di Roncofritto. ( Tengo a precisare che Paolo Cevoli, si è laureato con voti altissimi alla facoltà di giurisprudenza, è un imprenditore affermato nel settore alberghiero e non in maialistica, e lavora con una belissima moglie , affermata anche lei nel campo della moda).

Dal 2010 ti esibisci nelle piazze e nei teatri d’Italia con questo spettacolo elettrizzante che si intitola La Penultima cena. Dove hai tratto ispirazione ?
Ma, allora, ho pensato :Chi avrà fatto da mangiare all’ultima cena …sicuramente I ROMAGNOLI.. E da li è nata una storia fatta di battute in bocca ad un cuoco pasticcione, che si chiama Paulus Simplicius Marone, che sono io. E’ un cuoco romano che si trova a preparare la cena di Gesù e dei suoi apostoli prima del suo arresto e che da Roma è costretto a fuggire finendo in Palestina. Qui si imbatte in Gesù, che sembra rovinargli la carriera. Marone infatti è al pranzo di Cana, responsabile del banchetto per le nozze di una giovane coppia. Quando il vino finisce, per fare bella impressione Paulus compra dell'altro vino, ma si trova davanti al miracolo dell'acqua trasformata in vino. Nonostante il disastro economico, Paulus si imbatte i questa figura straordinaria:  “Io Gesù l’ho incontrato per davvero quando mi ha guardato è successo tutto un buridone dentro, un mulin gasino. E siccome Gesù quel giorno mi ha guardato nelle palle degli occhi, da quel momento, non sono stato più lo stesso. Mi ha visto l’anima”. Paulus però pensa soprattutto ai soldi e vuole che Gesù diventi suo socio di affari: “Io lo guardo lui mi guarda. In un attimo ho capito tutto. Miracolo! Vedo già l’insegna: ristorante ‘Al Miracolo’, cucina tipica: si mangia da Dio”. Il cuoco si mette a seguire Gesù e apostoli, decide di aprire un banchetto per vendere pani e pesci ai tanti che vanno ad ascoltare il Maestro. Ma anche qui Gesù gli rovina gli affari, facendo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Paulus sarà il cuoco anche dell'ultima cena. Ma dopo che Gesù viene crocifisso, i romani lo prendono e lo vendono come schiavo. Diventa guardiano dei leoni al circo e proprio al circo ritrova un cristiano che aveva conosciuto in Palestina, condannato a morte da Nerone, che gli dice che Gesù è risorto. I romani dicono a Paulus di lasciare a digiuno i leoni che il giorno dopo dovranno mangiare i cristiani. Lui, per aiutarli, ingozza invece gli animali, commentando: “Lo sapevo che ero destinato a fare qualcosa di grande” e poco prima di morire ripensa alla frase di Gesù: “Non c’è amore più grande di quello di dare la vita per i propri amici”. Ecco, l’ultimo pensiero son gli occhi di Gesù che mi guardavano come se mi volesse dire: “Paolo Simplicio, sei un gran coglione, però ti voglio bene uguale”.

Riprende il programma Zelig, e anche quest’anno ci sarai con i tuoi personaggi folli. Da Cangini a Teddy, e ora cosa ci dovremmo aspettare?
A Gennaio mi vedrete nuovamente con gli amici di Zelig.. ma non posso darvi un anticipazione. Se lo sapessi, di quello che dovrei dire, ve lo direi, ma siccome non lo posso sapere allora non ve lo posso dire .. ( ?)Posso solo dirvi però…che l’Assessore ci sarà.

A proposito Assessore, visto che lei ci sarà, ci può dare un opinione di quest’Italia sfasciata dagli scandali e dalla disgrazia economica? Come siamo messi Assessore?
Meglio di Cosi non potrebbe andare. Mamma mia, non sarà facile superare questo momento ma di sicuro più in basso, non si può andare. Bisogna solo ben sperare, avere fiducia, l’italiano ci ha sempre la forza di resistere anzi, forse più tocca il fondo più…. Speriamo che il fondo l’abbia già toccato, perché non si mai con queste robe qui…

E visto che siamo in tema di maialistica, cosa suggerisce per una ripresa economica rapida?
Beh, il maiale è per sempre, il maiale è l’anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia, del maiale d’altronde non si butta via niente, della maiala nemmeno il numero di telefono.

Gli eterni SEXYMen. Classifica di SLIDE


Gli eterni SexyMen
Classifica dei 10 uomini più sexy del pianeta
di Christie Berlini Neuhaus - Slide Italia

Lavorando a questo articolo e paragonandolo a quello che vi ho proposto qualche mese fa su Slide rivolto alle donne più belle del mondo, mi trovo subito, davanti ad una sostanziale differenza della definizione di bello tra uomo e donna.
Innanzi tutto per la categoria maschile vale da sempre che “non è bello ciò che bello, ma ciò che piace”. Già dai tempi preistorici infatti il canone di bellezza femminile veniva rappresentato nelle opere con il volto appena abbozzato e con le forme tipiche della femminilità evidenziati, per valorizzare essenzialmente la funzione materna ed erotica della donna. Ad ogni modo , sarà un caso ma anche oggi la donne viene sempre giudicata secondo accreditati canoni di bellezza, che passa dalla bellezza faraonica alla maggiorata attraversando epoche e situazioni socio-economiche. Sarà che le donne sono meno esigenti ed è per questo che per alcuni uomini sex symbol, che non sono dei “bellocci”si usa spesso la definizione charmant, affascinante, rude,brillante, possente, dannato, tenebroso, atletico, prestante e chi più ne ha più ne metta.
Già negli anni passati attori poco avvenenti come Jean Paul Belmondo, Steve Mc Queen fino a quelli dei giorni nostri come Bruce Willis o Vincent Cassel, MR. Bellucci per intenderci , godono di un vasto pubblico di fans e sono comunque considerati belli e sexy nonostante la loro “dubbia” prestanza fisica. Consultando la lista dei più belli del mondo e prendendo in considerazione la stessa fonte già utilizzata per le donne nell’articolo a loro dedicato, e cioè People, mi trovo veramente in disaccordo specie sui primi tre, visto che la classifica si riferisce a personaggi di fama mondiale. Personalmente, vorrei stilare una classifica che valuti la bellezza maschile nella stessa maniera di quella femminile e cioè valutandone i canoni estetici. Mi sono accorta comunque confrontandomi con altre donne, che i veri sex symbols per l’immaginario femminile sono rimasti coloro cha hanno interpretato ruoli particolarmente sexy in film cult che hanno segnato le loro carriere. Chi non ricorda, Julian e la sua camminata dell’” American Gigolo’ ” magistralmente interpretato da Richard Gere, oppure un già attempato Marlon Brando in “Ultimo Tango a Parigi”o Mickey Rourke interprete erotico di “Orchidea selvaggia” uno dei film più brutti della storia del cinema , ma che grazie alla carica sexy del protagonista e all’ambientazione esotica del Brasile ha goduto di un gran successo al botteghino.
Vi propongo a seguire la classifica dei 10 più belli del mondo stilata da People e quella di Slide sulla base di testimonianze di una fitta cernita di amiche, che vi garantisco di uomini se ne intendono!!


SLIDE  / PEOPLE
1 ) Sean Connery 1 ) Ray Reynolds
2 ) Gabriel Garko 2 ) Jon Hamm
3 ) Johnny Depp 3 ) Kellan Lutz
4 ) Chad Michael Murray   4 ) Drake
5 ) Cristiano Ronaldo 5 ) Matthew Morrison
6 ) Brad Pitt 6 ) Jon Bon Jovi
7 ) Orlando Bloom 7 ) Joe Manganiello
8 ) Zac Efron 8 ) Robert Downey Jr.
9 ) Raul Bova 9 ) Jesse William
10 ) José Mário dos Santos Mourinho Félix 10 ) Justin Timberlake

Siete stupiti della nostra classifica? Io, no. Sean Connery lo scettro lo merita alla grande; il primo interprete della fortunata serie 007 ha mantenuto lo stesso sguardo ammaliante nonostante abbia già soffiato le ottanta candeline ! Aggiungo che quest’anno quale uomo più sexy del mondo è stato incoronato Jonny Depp, e che un solo sportivo, precisamente David Beckham, già da tempo occupato in campagne pubblicitarie proprio grazie alla sua avvenenza, occupa solo la sesta posizione di questa classifica. Vi potrà anche interessare sapere che tra i reali la prima posizione del più sexy spetta a Carlo Filippo di Svezia che precede il principe Andrea Casiraghi di Monaco. A noi donne ci piace essere delle “Cenerentole” e fin quando non lo troviamo siamo tutte alla ricerca disperata del nostro principe; perfetto naturalmente e magari anche azzurro. Quando lo troviamo capita che non è così bello, o così azzurro e invece che con il cavallo arriva con una “panda”, ma per tutte quando arriva vale molto più di questo e per amore ci adeguiamo. Insomma dopo questi due sondaggi concludo dicendo che la donna e l’uomo perfetto o bellissimo non esistono, perché nulla è perfetto nemmeno noi siamo perfette , anzi non è bello ciò che è bello ma ciò che piace!

Carlo Fabiano, un gran bravo ragazzo!


Ha soli 22 anni il talento emergente del cinema italiano.
Carlo Fabiano, un gran bravo ragazzo!
a cura di Tommaso Torri – Slide Italia

Nonostante i suoi 22 anni si è già imposto tra gli attori italiani emergenti e, il suo ruolo di coprotagonista nel film dei fratelli Vanzina “La vita è una cosa meravigliosa”, ha dato prova di una buona maturità artistica. Carlo Fabiano, prima di approdare al cinema, aveva al suo attivo solo esperienze nel campo del teatro amatoriale ma, nonostante questo, la sua prima grande avventura davanti alla macchina da presa si è dimostrata un "battesimo del fuoco" vincente. Una grande Commedia all'Italiana che ha ottenuto buoni riscontri di critica e di botteghino.

Carlo, com’è nata questa tua passione per il cinema?
In realtà tutto è nato dalle mie esperienze teatrali perché, la mia carriera, è iniziata sul palcoscenico. Se devo essere sincero, ho scartato il cinema a 10 anni: troppo imbarazzante fare scene un po' spinte! Poi Carlo Vanzina mi ha fatto innamorare del set.

Nonostante tu sia ancora giovanissimo, però, la tua esperienza di teatro è molto vasta. Come mai?
Ho iniziato a recitare sul palcoscenico quando avevo 9 anni; a quell’età, di solito, si cerca qualche sport da praticare ma non riuscivo a trovarne uno che mi appassionasse e, così, come attività extrascolastica ho scelto di partecipare a un laboratorio teatrale. Finito il liceo, oltre all’università, mi sono iscritto a una scuola professionale di recitazione e, da lì, ho poi partecipato al provino per il film “La vita è una cosa meravigliosa”. Mi hanno preso subito e, solo dopo, mi hanno rivelato che al mio posto ci sarebbe dovuto essere un attore famoso ma evidentemente il mio profilo era troppo simile a quello di Gigi - chi vuol capire, capisca – e la produzione non si è voluta lasciar scappare l’occasione.

Com’è stato trovarsi, alla prima esperienza, a lavorare con attori del calibro di Nancy Brilli, Enrico Brignano, Vincenzo Salemme, Luisa Ranieri e Gigi Proietti?
È stata un’esperienza davvero fantastica oltre a una grande opportunità per migliorarmi. Stare a contatto con un grande come Gigi Proietti mi è servito molto dal momento che da uno come lui si può imparare tantissimo. Lavorare con questi professionisti ha voluto dire molto per crescere professionalmente e, sul set, ho capito che il cinema era per me.

Durante le riprese è successo qualcosa d’imprevisto?
Di aneddoti ce ne sono a centinaia: io ero il novellino del cast e certe scene mi hanno fatto ridere moltissimo. Appena arrivato sul set sono stato affidato alle cure di Stefano Bucci che, fin da subito, mi ha ricordato lo schiavo di regia come nella serie Tv “Boris”. Non mi ha aiutato molto a capire tutte le varie interazioni ma, alla fine, siamo diventati amici. Alla prima cena che ho fatto con Gigi Proietti e Nancy Brilli mi sentivo in forte soggezione e loro non contribuivano certo a rendere le cose più facili; è andato a finire che mi sono ritrovato a fare il convitato di pietra. Un’altra volta stavamo girando una scena per cui, di prima mattina e con l’asfalto ancora umido, dovevo farmi rincorrere; abbiamo fatto una prova e io ho rischiato di scivolare. Ho detto agli altri di fare attenzione ma, appena è partito il ciak, un’attrice – di cui non dirò il nome nemmeno sotto tortura – è volata per terra facendosi anche molto male.

Archiviato il film “La vita è una cosa meravigliosa”, su cosa stai lavorando?
Ho appena finito di girare un film con la Cucinotta dal titolo “La moglie del sarto”, ambientato negli anni ’60, dove interpreto un personaggio siciliano che, per campare, fa l’artista di strada suonando l’organetto. È stata una preparazione lunghissima, un vero e proprio parto, e adesso la pellicola è in fase di post produzione.

Quali sono i tuoi obbiettivi?
Oggi come oggi non si può essere attori solamente di cinema o di teatro o di Tv e basta: si deve essere poliedrici e sapersi anche adattare. Nell’arco delle ultime due settimane ho partecipato a “La moglie del sarto”, ho recitato in Tv per una ricostruzione storica, provato per Nuts al Teatro Sistina di Roma che ha debuttato il 27 novembre e realizzato un cortometraggio. Si rischia di andare in tilt ma quando si fa un mestiere come l’attore spesso e volentieri non si lavora per diversi mesi e poi tutto si ammucchia in poche settimane. Adesso voglio trovare me stesso come artista! Uno spirito nuovo che mi porti avanti nel mondo che ho scelto. Il mio obbiettivo è quello di poter vivere del mio lavoro, non diventare - per forza - famosissimo, ma avere una dignità artistica e professionale. Nel brevissimo termine c’è anche la laurea al Dams da discutere e, poi, sto anche valutando di andare all’estero per poter crescere ulteriormente; tra i sogni del cassetto c’è anche quello di vedere consolidarsi un gruppo coeso e forte di giovani che abbiano come primo obiettivo quello di fare arte, di emozionare. Non di fare semplicemente soldi o fama. Può sembrare retorico. Ma è sincero.

SLIDE intervista la IENA Marco Berry


Marco Berry presenta
BAU BOY
Intervista esclusiva alla “super” iena
di Tommaso Torri - Slide

Appena partito e subito di successo: il nuovo programma di Italia 1, Bau Boys condotto da Marco Berry, nella sua prima puntata ha tenuto incollati alla televisione quasi 900mila telespettatori (13,5% di share) confermandosi come una delle trasmissioni più innovative dell’autunno. La squadra di giovanissimi reporter, guidati da Marco Berry, ha l’obiettivo di divertire i ragazzi ma anche di insegnare loro ad avere cura degli animali che ci circondano, e non solo di loro.
Il tutto attraverso le avventure dei “Bau Boys”, appunto, formati da Picchio, intelligente e sensibile; Falco, il leader bello e brillante; Doc, un “secchione” curioso e geniale; Pulce, l”unica ragazza ammessa nel gruppo, e le reclute: Junior, Tigre e Riccio. I ragazzi dovranno compiere le missioni che verranno assegnate loro da Marco Berry, qui nelle vesti di un capo determinato ma pronto a dare consigli. Infine, c’è Bau, simpatico cane mascotte del gruppo.
Si parla molto di animali: le missioni che i ragazzi dovranno compiere, ed attraverso le quali si vuole insegnare ai ragazzi da casa ad avere cura della natura e di chi la vive, avranno a che fare, ad esempio, con la ricerca di cavalli che possano fare da pet therapy ai reclusi del carcere di Bollate, o di piccole ruote che possano servire a formare protesi per animali disabili. Spazio, però, anche a delle “prove di addestramento”, che serviranno a capire come convivere al meglio con gli animali domestici, sempre più presenti nelle case degli italiani. Secondo i dati Eurispes, infatti, oltre quattro famiglie su 10 (più di 10 milioni) ospitano in casa un animale domestico. Quasi la metà (48,4%) possiede un cane, mentre un terzo (33,4%) ha un gatto. Pesci e tartarughe sono presenti nel 4,9% e nel 4,7% dei casi, mentre presenze solo leggermente meno rilevanti sono quelle di uccelli (4,1%), conigli (2,1%), criceti (1,6%) e rettili (0,8%). Il cane, di solito è l'unico “pet” di famiglia; quando c'è un gatto, invece, è più facile la presenza contemporanea di un altro animale domestico. Dati più preoccupanti per quanto riguarda l’abbandono degli amici a 4 zampe: si calcola che in un anno siano oltre 20mila di cui più di 4.500 solo nei mesi di luglio e agosto.
A supporto del programma c’è un sito ufficiale, bauboys.tv, attraverso cui i ragazzi da casa possono formare un proprio gruppo di “boys” e segnalare missioni da loro compiute o che i protagonisti del programma potrebbero portare a termine. Ma sul sito si possono anche trovare delle Fattorie Bau Boys Camp, nelle quali sarà possibile per i ragazzi effettuare attività all’aria aperta grazie ad un “passaporto” scaricabile online.
Insomma, “Bau Boys” sembra voler essere un adattamento aggiornato alla tv ed ai social network dei boy scout, puntando sia sullo spirito di gruppo e sui buoni valori ma anche sui nuovi media e la loro capacità virale di incuriosire il pubblico. Un esperimento che, a sentire Berry, risalta in un panorama televisivo fatto di poche idee e scarsi budget:
Siamo in un momento importante per il piccolo schermo – ci spiega Marco Berry - non ci sono più le disponibilità finanziarie di una volta e si rivelano perciò necessarie idee nuove e grande sensibilità per quello che accade nella società. Da questo punto di vista, Bau Boys è certamente un esperimento molto interessante”.

Marco, come è nata l’idea di questo programma?
Tutto è partito con l’obiettivo di fare un programma per i ragazzi in grado di spiegare loro, con facilità e con esperienze sul campo, che gli animali non sono oggetti o giocattoli ma esseri viventi con un cuore e con un cervello. Credo che, al di là dello show, se nel corso di queste puntate abbiamo sensibilizzato anche solo uno di loro su questo tema abbiamo raggiunto la nostra intenzione.

Per l’Italia, per la televisione e per le famiglie è un momento difficile; questi ultimi, poi fanno anche fatica a far quadrare il loro bilancio e, in certi casi, non si esita ad abbandonare gli animali domestici. Cosa ne pensi?
Credo che questa sia solo una scusa: se le famiglie non hanno i soldi per accudire i propri amici a 4 zampe è molto meglio trovare qualcuno che se ne occupi in maniera adeguata; abbandonarli è troppo facile e da vigliacchi. Questo è un momento delicato per la società ma gli italiani sanno rimboccarsi le maniche. Gli animali si accontentano di poco ma esigono molto amore: ho conosciuto gente che viveva in strada ma, prima che a loro stessi, si preoccupavano del loro cane e, piuttosto, stavano loro senza mangiare pur di assicurare un boccone per il loro compagno.

Come ti trovi con i tuoi giovanissimi reporter?
La truppa è entusiasta e piena di energia: un bel gruppo di scapestrati che si divertono. A volte è capitato addirittura che ci siamo dimenticati di stare facendo un programma televisivo.

Un programma dove anche il pubblico da casa può intervenire attraverso internet?
Con Bau Boys abbiamo attivato anche un sita e sono moltissime le segnalazioni che ci arrivano via web.

C’è una puntata o una storia che ti ha colpito più delle altre?
Sarebbe una cosa banale dire che mi è piaciuta di più una cosa rispetto a un’altra: ogni animale che abbiamo incontrato ci ha commosso per la sua storia.

La tua carriera televisiva è tra le più poliedriche e di successo: Iene, Mistero, Danger, Invincibili e tanti altri. Dove trovi l’ispirazione per questi programmi?
Nella vita lavorativa devo immaginarmi di incuriosirmi e di essere in grado di quello che mi sono prefissato. Non riesco a fare cose in cui non credo e mi piace sporcarmi le mani: facendo questo mestiere cerco di imparare cose sempre nuove e di trasmetterle ai telespettatori.

Archiviata la prima stagione di Bau Boys quali sono i tuoi prossimi impegni?
Tornerò nella squadra de Le Iene e sono già al lavoro per la nuova edizione di Invincibili.

Segue l’intervista a Marco Berry, realizzata di persona da Stefano Pia - Direttore Nazionale Nord Slide.

ZELIG, un gesto può cambiare il mondo


Un gesto può cambiare il mondo!I COMICI DI ZELIG SI MOBILITANO!
Con una canzone, per aiutare i terremotati dell’Aquila.
di Tommaso Torri


Vincenzo Torelli è un autore, attore, compositore ed arrangiatore, nonché firma di diverse sigle televisive, colonne sonore e canzoni. Nel 2005 con la canzone “Un gesto può cambiare il mondo” vince l’ADM Awards come miglior compositore internazionale premiato da Vladi Tosetto autore di Giorgia, Ramazzotti, Morandi, Joe Cocker ed altri. Vincenzo è sempre stato molto attento e molto sensibile nei confronti di chi è in difficoltà e nel 2006 esce il singolo “Undici eroi”, la canzone del Torino che raccoglie fondi per i bambini bisognosi e anche la canzone “Senza catene”, cantata in coppia con Don Vito (disco d'oro EMI 1995), raccoglie fondi pro bambini.
Testimonial della canzone sono stati anche Marco Berry delle Iene ed Arturo Brachetti per fondazione SALES. Da poco è uscito il suo ultimo singolo, che è più che altro un “revival” de “Un gesto può cambiare il mondo”, prodotta da Torelli in collaborazione con gli artisti di Zelig, Colorado Cafè e altre trasmissioni tv, per raccogliere i fondi a sostegno dell’Aquila, ancora sconvolta dal sisma dello scorso anno. Vincenzo ha dichiarato, in occasione dell’uscita del singolo, di voler aiutare la sua città natale, L’Aquila per l'appunto, proprio grazie a questo piccolo gesto che, se sostenuto da molti, magari non cambierà il mondo, ma di sicuro aiuterà chi ancora vive in condizioni disagiate a causa del terremoto.
Sono state numerose le iniziative che hanno cercato di sostenere gli aquilani subito dopo il sisma (come il concerto-evento organizzato da Laura Pausini e le “Amiche per l’Abruzzo”), e di certo quella di Vincenzo sarà un’altra goccia nell’oceano che vuole aiutare chi è stato colpito dalla forza distruttrice della natura. Ma c’è qualcosa di più nella canzone di Vincenzo: c’è la passione di un aquilano puro, che si è sentito colpito nel personale, nell’anima, che ha visto letteralmente crollare i luoghi della sua infanzia in una frazione di secondo, inghiottiti dal nero della notte che ha sorpreso giovani vecchi e bambini strappandoli dai loro letti e, in molti casi, dalle loro vite. Passione, amore, tristezza e musica si sono mescolati insieme per creare questa canzone, arricchita dalla partecipazione degli altri artisti che solitamente ci fanno sorridere, ma stavolta vogliono farci riflettere su quanto un piccolo gesto possa aiutare il prossimo in modo decisivo. Abbiamo intervistato Vincenzo Torelli per conoscere in che modo sia nato il progetto e come abbia vissuto il terribile disastro de L’Aquila.

Dove si trovava al momento del terremoto?
Quella notte ero a Torino e, quando mi sono svegliato, ho sentito la notizia. È iniziata subito la paura e la preoccupazione per i miei parenti che si trovavano a casa e non mi rispondevano più al telefono; mi sono anche dovuto rivolgere a “Chi l’ha visto?” per cercarli e, solo dopo 10 giorni sono riuscito a mettermi in contatto con loro.

Quali sensazioni ha provato in quei momenti drammatici?
All’inizio mi sono sentito come stordito, poi man mano che passavano le ore e che le notizie diventavano sempre più drammatiche una sensazione di vuoto e di impotenza prendevano il sopravvento. Ricordo come il pensiero andasse a tutte le persone che erano lì e che magari avevo incontrato nella mia vita, ai miei familiari a come il fatto di non riuscire a mettermi in contatto con loro aumentasse queste sensazioni. Ero impotente ed arrabbiato, si perché era da un mese che si avvertivano le scosse, ma nessuno fece nulla. Dopo alcuni giorni è subentrata la rabbia che, devo ammetterlo, provo ancora oggi: a distanza di 2 anni dal sisma mi sembra che il dramma della città sia caduto nel dimenticatoio e, quando vedo alla televisione o sui giornali le immagini de L’Aquila, ridotta ancora un cumulo di macerie, mi si stringe il cuore.

Crede che lo Stato italiano abbia fatto abbastanza per L’Aquila e i suoi cittadini?
Io credo che, probabilmente, ci sia stata una disorganizzazione nella distribuzione degli aiuti economici: so per certo che sono arrivati moltissimi soldi, grazie anche alla solidarietà degli italiani, ma, a sentire le istituzioni locali, queste non hanno ricevuto quanto raccontato dalla televisione.

Come è nato il progetto musicale “Un gesto può cambiare il mondo”?
Sono sempre stato attento alla solidarietà e non potevo restare impassibile davanti ad una tragedia a me così vicina, così ho telefonato ad alcuni amici cabarettisti e gli ho proposto di cantare questa canzone, devo dire che gli artisti di Zelig, Colorado e di altre trasmissioni Tv hanno fatto il passaparola e si sono subito resi disponibili. In realtà il titolo è una frase fatta ma, da aquilano, mi è venuto spontaneo rendermi utile con la musica che rappresenta tutta la mia vita.

Quali altre iniziative vorresti portare avanti a sostegno dei terremotati e delle città colpite dal sisma?
Stiamo lavorando ad un progetto molto più ampio ed ambizioso legato alla canzone, che richiede tempo e un importante sforzo: vorremmo realizzare un grosso spettacolo nella piazza de L’Aquila per raccogliere dei fondi. Oltretutto sono stato contattato da una emittente radiofonica neozelandese che sta trasmettendo la mia canzone e che ha sede in una città colpita a sua volta da un terremoto. Sarebbe bello coinvolgere questa realtà per cercare di portare avanti un gemellaggio rugbistico e cercare di far venire a L’Aquila gli All Blaks.

JOVANOTTI, genio musicale a impatto zero! ORA IN TOUR


IL GENIO MUSICALE ITALIANO A IMPATTO ZERO
JOVANOTTI A CAGLIARI
ORA” IN TOUR 2011 : IL PIU’ GRANDE SPETTACOLO DOPO IL BIG BANG
di Alessandra Mura - Slide Sassari


Lo possiamo definire noi “Il più grande spettacolo dopo il big bang” , il concerto di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, che è arrivato a Cagliari per una della sue ultime tappe del tour “a impatto zero” che insieme all’Enel, con questa iniziativa ambientale, favorisce lo sviluppo di sistemi produttivi, migliora le condizioni socio-economiche delle popolazioni locali e sviluppare la micro imprenditorialità locale, dalle pratiche forestali al coinvolgimento nelle lavorazioni agricole e nei vivai. Con questa iniziativa, infatti, le circa 6mila tonnellate di emissioni inquinanti prodotte in occasione dei concerti, saranno compensate con la posa a terra di 12 mila alberi nel villaggio di Mankin in Camerun. Dopo i ripetuti successi nella prima parte della lunga tournèe, la partecipazione al Bonnaroo Festival con una performance indimenticabile, le due serate in Sicilia prima a Taormina e poi ad Agrigento, Lorenzo arriva in Sardegna con un team di musicisti, videoartisti e ingegneri di scena per tradurre dal vivo in due ore e mezza, l’energia di “Ora” il nuovo disco, che dal giorno della sua pubblicazione è stabile ai vertici delle classifiche.
Accompagnato chiaramente dalla sua fidata e preziosa band : Saturnino, Riccardo Onori, Frank Santarnecchi, Christian Rigano, Leo di Angilla, Gareth Brown, “Ora Tour 2011” di Jovanotti è un vero e proprio show in 4D curato in ogni dettaglio. Luci e visioni ottiche strabilianti, nelle quali Jovanotti ha danzato e ha volato per tutto il tempo. Non si è fermato un attimo il Poeta dei nostri tempi: prima la tecno music delle sale disco, poi le rime di Ungaretti e il teletrasporto nel mondo della letteratura moderna. Il mega spettacolo ha coinvolto il pubblico in una sorta di viaggio a bordo dell’astronave Jovanotti, dove bisogna essere pronti a ballare, cantare, tenere il ritmo per più di due ore. Perché con la sua indiscussa crescita, personale e professionale il ragazzo de “La mia moto” è un artista capace di passare nell’arco di un concerto dal reggae al rap, dall’hip hop al funk, dalla dance al rock, senza esitazioni. Ma è anche un abile trasformista che si cambia i vestiti ogni mezzora passando da un abito da cerimonia candido e bianco, ad un completo da sala anni ’60, per finire poi con il verde di una giacca da cabaret. Sullo sfondo poi a rendere tutto ancora più spettacolare un maxi-schermo dove si sono alternate riprese in diretta, videoclip, immagini in 4d e persino effetti speciali di un impatto visivo incredibile.
Una scenografia stupefacente e un artista che ha saputo far emozionare un pubblico di oltre 10 mila persone venuto da ogni parte dell’isola per assistere alla sua performance in continua evoluzione. Se tutto ciò è il succulento contorno, i piatti forti, quelli che scaldano l’atmosfera, sono i suoi migliori successi, vecchi e nuovi: “Tutto l’amore che ho”, “Il più grande spettacolo dopo il big bang”, “Io danzo”, “La porta è aperta”, “Bella”, “Non m’annoio”, “Ciao mamma”, “Ragazzo fortunato”, “L’ombelico del mondo” e altre ancora mentre allo stesso tempo lui dirige le danze, salta e ride. Gioca con gli spettatori, si avvicina alla telecamera che riprende il suo volto sorridente e sudato nel maxi schermo mentre sorseggia qualcosa di fresco in una tazza che riporta la scritta “I love Sardegna”.
E ai sardi è arrivato dritto al cuore quel messaggio cosi fra le righe, ma altrettanto forte; e ancora il grido di battaglia “Ajò”, mentre cavalca il palco con la bandiera dei 4 mori, e sguaina la spada del prode cavaliere, e sventola al cielo la conquista dei suoi traguardi. Un successo di ascoltatori e spettatori a Cagliari a firma della Società “Spettacoli e Musica” che ha voluto fortemente la presenza di questo carismatico genio della canzone italiana. Jovanotti ha sempre colpito per la sua straordinaria riservatezza ma al tempo stesso per questa esplosione di vita: i suoi concerti sono l’esatta ombra di quella che è la sua vita: mutamento di forme e colori, amore per la poetica e la semiologia del linguaggio, fusione di ritmi e tradizioni di tutto il mondo che rendono la sua musica cosi italiana e al tempo stesso cosi internazionale. E l’organizzazione bisogna sottolinearlo, è stata impeccabile.
Tutto ha funzionato per il meglio e anche la luna, che splendeva nel cielo sardo più lucente che mai, sembrava essersi fermata lassu’, sul palco della Fiera, a godersi la magia di note e parole. E’ stato un film denso di emozioni quello che Jovanotti è riuscito a trasmettere al pubblico di Cagliari. E ancora di più, a sottolineare la sua delicatezza e profondità d’animo, la sua interpretazione di quella che viene definita la più dolce canzone d’amore in lingua sarda “Non Potho reposare”. Un emozione condivisa da 10 mila persone, un momento di straordinario silenzio in quelle pause che sono più dolci delle parole. E dopo che i sardi si sono innamorati di lui, ecco irrompere ritmi caraibici e movimenti sensuali per quelle che sono le performance italiane più ballate del momento.

ORA “, IL NUOVO DISCO
Se dovessimo fare una critica del nuovo disco “Ora” che ha presentato nei suoi concerti, condito con vecchi e nuovi successi, dobbiamo sicuramente mettere in conto una trasformazione dell’artista, sia personale sia musicale. E’ stato un periodo molto duro per Lorenzo Cherubini. La morte della mamma ha lasciato un profondo vuoto che nemmeno la sua musica potrà colmare, ma al tempo stesso la sua voglia di rinascere lo ha portato verso la sperimentazione dance, tecno, direi anche soul. “Ora” ha un grande sound. Che non è solo dance o, meglio, non è esclusivamente dance. Ma elettronico, con tante sfumature. C’è “Un po’ di apocalisse e un po’ di Topolino”, in questo disco, come canta Lorenzo nella canzone di apertura, “Megamix”: l’apocalisse sono i suoni, ora incalzanti, ora più rilassati, ma comunque mai banali o scontati. Topolino è la melodia, a cui Lorenzo non rinuncia mai. Tutto ciò che Jovanotti riesce a trasmettere arriva da una parte all’altra del mondo. Ci sono canzoni molto nel suo stile , “Tutto l’amore che ho” e “Ora”, ma vestite di nuovo. Ci sono canzoni molto dance come “Spingo il tempo al massimo” o “Io danzo”, giocate su beat e sintetizzatori. Poi ci sono canzoni più tradizionali, come il rock di “Il più grande spettacolo dopo il big bang”, le ballate “Le tasche piene di sassi” “L’elemento umano”; ci sono riferimenti alla canzone francese (“Quando sarò vecchio”) e alla musica etnica (“La bella vita”).
Ma ciò che dice Lorenzo del suo disco ci lascia pensare che tutto ciò che sembra banale in verità è una ricerca di positività, armonia, leggerezza e spensieratezza, che purtoppo oggi non riusciamo ad avere, poiché siamo soffocati dalle difficoltà economiche e dalla delusioni del nostro sistema politico sociale. Dice anche che questo, più che un album, è una playlist. E’ un disco allegro e pieno di cosmologia, ma soprattutto è un disco che mette allegria, “Ora”. Questo è probabilmente il miglior sostantivo temporale che può identificare la sua musica. Jovanotti è, Ora, la positività di cui il mondo ha bisogno.

Editoriale Devis Paganelli - Dicembre 2011


Il caldo è passato. Le finali nazionali dei concorsi di bellezza più importanti in Italia, come Miss Italia e Miss Mondo sono stati come al solito, un appuntamento immancabile per tanti italiani e anche per la redazione di Slide. C’è così tanta voglia di “miss” che i casting e le selezioni, che si tengono in tutte le città d’Italia, sono sempre momenti affollati e pieni di entusiasmo. Come talent scout ufficiale per Miss Universo nel 2011, ho seguito alcuni casting personalmente e ho potuto incontrare bellissime ragazze, spesso accompagnate dalla mamma, belle signore che almeno in apparenza, intuisco essere ex modelle e/o miss mancate che ora auspicano ad un riscatto proprio, con il potenziale successo della figlia. Sono felice di aver portato alla finale nazionale di questo concorso che stenta a decollare ( in Italia organizzato quasi ogni anno da società diverse ) , stupende ragazze che hanno potuto passare una settimana da “miss” ad Ischia, così come sono contentissimo di aver visto che il mio fiuto è stato poi riconfermato dalla presenza di alcune delle medesime ragazze da me selezionate per il piccolo Miss Universo, alla finale del grandioso Miss Italia su Rai1. La partnership tra SLIDE e i sub-licenziatari italiani di Miss Universe Italy ( quelli del 2011 ), ha visto alcune problematiche forse legate ad aspetti "disorganizzativi" e ad alcune "debolezze" lacunose del sistema sull'elezione della Miss Vincitrice , per questo SLIDE ha pensato e sta per lanciare in maniera indipendente, potendo contare sulla serietà di proporre una vincitrice realmente democraticamente eletta, il concorso Miss Principessa d'Europa, il nuovo concorso di bellezza, organizzato e coordinato proprio dal Team Slide. A tutte le ragazze dai 16 ai 26 anni quindi, invio l’invito ad iscriversi su http://www.principessadeuropa.it e a cliccare su MI PIACE nella relativa pagina facebook.

martedì 6 dicembre 2011

HO FATTO UN SOGNO STRANO….

di Carmelinda Giarrizzo Direttore Locale Slide Canicattì

Il sogno, come sappiamo, racchiude l’essenza della vita psichica, interna e relazionale, congiunta agli eventi accaduti o desiderati, ai sentimenti suscitati e alle persone a noi legate. È uno stato alterato di coscienza necessario, in quanto influenza l’organizzazione psicologica e l’umore. Tutti sogniamo e da sempre l’uomo si è chiesto da dove nasce questo fenomeno, intriso di un fascino misterioso che poeti e scrittori hanno cantato in ogni tempo e cultura.
Da sempre i sogni hanno destato, anche in me, curiosità e interesse!!!
Sogniamo a volte situazioni a noi conosciute e che hanno un senso e una logica, altre volte i sogni sono alquanto strani e confusi in cui ci ritroviamo in luoghi a noi sconosciuti o in situazioni improbabili e assurde…, ma non bisogna dimenticare che
“Ogni parte del sogno è una parte di noi”!!!
Ogni parte del sogno è una proiezione della nostra stessa personalità. Quando, con l’aiuto di uno psicologo, si analizza un sogno si scopre che, in molti casi, anche gli aspetti più bui o strani acquistano significato se vengono trattati come esperimenti di capovolgimento eseguiti spontaneamente! Il sognatore, inconsciamente capovolge emozioni, positive o negative, paure, rabbia e desideri inaccessibili, in personaggi e situazioni fantastiche! Nei sogni l’elemento di resistenza, che non può realizzarsi nella realtà, ha l’opportunità di esprimersi in maniera più aperta, ma lo fa attraverso un linguaggio che da svegli sembra incomprensibile.
Anche i sogni ad occhi aperti sono dei capovolgimenti spontanei, con la differenza che il loro significato è in genere molto più ovvio. Normalmente fantastichiamo su qualcosa che è l’opposto di una frustrazione presente (ad esempio se ci troviamo in difficoltà economiche sogniamo di vincere la lotteria). Questi sogni ad occhi aperti non rappresentano un pericolo, purché non diventino sostitutivi degli sforzi che dovremmo compiere nella realtà. Il contenuto, invece potrà aiutare a capire quali frustrazioni ci sono in noi e ad individuare con maggiore chiarezza la natura dei propri bisogni.
Il sogno si esprime nel linguaggio delle immagini, un linguaggio che i bambini usano naturalmente soprattutto nel gioco: per comprendere il senso dei propri sogni bisogna allora recuperare un po’ del nostro essere infantile!! Imparare nuovamente un atteggiamento caratteristico del linguaggio infantile per connettere il verbale con il non verbale, attraverso l’attenta rappresentazione letteraria e pittorica dell’immagine aiuta a dare significato a ciò che alberga nel sogno, in noi, e che ha una sua logica. 
Quando un terapeuta lavora coi sogni aiuta la persona a far emergere le emozioni nascoste e a comprendere il significato simbolico, per permettergli di giungere al ripristino dell’equilibrio interiore e al benessere psicologico. 
La scena rievocata, attraverso il lavoro di rappresentazione scenografica o di interpretazione, certamente non produce la liberazione immediata di traumi, o di una paura…., ma permette il nuovo fluire del sentimento, ora più consapevole. Fornisce immediatamente una sorta di illuminazione, una spiegazione riguardo a ciò che il sogno insolito significa e riguardo al tipo di sentimento al quale si riferisce. L’interpretazione, nel corso di un lavoro terapeutico, ha valore proprio in quanto può spiegare al paziente il nuovo sentimento che ha di se stesso. Il sognatore, che prima disconosceva, negava e proiettava può quindi utilizzare energie nuove nella sua vita reale.