venerdì 4 giugno 2010

MELITA TONIOLO : La "diavolita" Intervistata da Slide

4 giugno 2010
Hai iniziato la tua carriera nel 2003 come fotomodella e hai partecipato a diversi concorsi di bellezza minori, oltre a comparire come ospite e valletta in alcune trasmissioni dell’emittente locale Antenna 3.
Ricordi con piacere quegli anni?
Si assolutamente, anche il primo concorso Miss Sole a Iesolo dove ho sfilato perché una negoziante locale mi ha invitato a partecipare. Conseguentemente all’insistenza ed all’interessamento di questa signora è iniziato tutto, prima non avevo mai pensato di intraprendere questa strada.
Grazie al Grande Fratello 7 hai fatto successo , dopo il reality sono arrivati i calendari, il programma di “Italia 1 Lucignolo” dove hai messo in evidenza le tue capacità e il tuo aspetto fisico provocante e sexy.
Di seguito hai partecipato alla Talpa, quale dei 2 reality ti ha dato di più?
Sicuramente mi ha dato di più il Grande Fratello perché prima ero sconosciuta e mi ha doto notorietà, ma la Talpa mi ha dato più cose belle che custodisco dentro di me ed è stata un’esperienza bellissima, unica e affascinante.

Se te lo chiedessero parteciperesti ancora ad un reality?
Oggi no, forse tra 10 anni se la carriera non va come spero io.

Ho notato che ami dare un proseguo a quello che fai, modella agli inizi e da due anni testimonial della linea intimo Fruscio, di cui sei madrina in modo ammaliante, provocante e naturale.
Ti definisci fashion victim?
No, amo vestirmi alla giornata, nel senso che non ho uno stile mio. Non ho uno standard look personale e a seconda della giornata scelgo un look sexy o casual.

Ti è mai capitato di sbagliare un vestito?
Tantissime volte specie all’inizio dopo il Grande Fratello, per inesperienza e perché non mi capacitavo ancora dell’interpretazione dell’abito abbinato all’occasione.

Visitando il tuo sito ufficiale vedo che ti aspetta un’estate ricca di impegni.
Sarai la conduttrice di Radio Bruno Tour estate 2010, e il 15 maggio hai aperto ufficialmente la Web tv Melita Toniolo che hai chiamato Diavolita Tv? In cosa consiste?
Praticamente è simile a quella di Simona Ventura in cui lei fa tante interviste e video che non si trovano nel Web ma solo nel suo sito. Il mio intento è quello di far vedere a chi mi segue e non, che non sono solo sexy ma che ho altre qualità.
Inoltre mi piacerebbe poter piacere al pubblico femminile.
Ti garantisco che la solidarietà femminile la conquisti bene e questa intervista per me ne è una conferma……

Ti ha dato tanto il nomignolo Diavolita che continui a portarti dietro? Ti si addice o ti porta fortuna?
Me lo porto dietro perché comunque oramai è come un marchio di fabbrica, e forse questo nomignolo mi ha dato di più del Grande Fratello, anche se ogni tanto mi pesa. Passare per strada e sentirsi chiamare Diavolita senza avere infastidito nessuno non mi fa piacere, sono un tipo pacifico che non va in giro a rompere le p……

La nostro è il primo Free Press in assoluto in Italia della Are Communication per copie diffuse, una rivista di entertainments che segue attivamente ogni iniziativa locale in tutta la Riviera, per il Diavolita poker tour nelle discoteche verrai anche a Riccione?
Credo proprio di si, anche perché Riccione è un luogo dove torno molto volentieri; del resto vi ho trascorso le mie prime vacanze da sola a 15 anni.
Di recente hai partecipato alla trasmissioni di Bonolis, Ciao Darwin e al Barbareschi sciok; con quale dei due popolari conduttori ti piacerebbe lavorare? Chi ritieni più affascinante?
Con Bonolis ho lavorato pochi giorni fa per la prima volta. Posso definirlo il grande genio della Tv in quanto è l’unico in grado di condurre oltre otto ore senza copione ad un livello eccezionale, quindi o sei baciato dal Signore o sei un genio!
Barbareschi non è così divertente come Bonolis che ha sempre la battuta pronta, ma fa più il “piacione” e penso potrebbe insegnarmi di più perché è più alla mano e lavora in un emittente più piccola e quindi avrebbe più tempo da dedicarmi.
Passiamo al personale in modo non invadente; in passato hai fatto discutere per alcune tue relazioni sentimentali, e numerosi flirt che ti sono stati attribuiti, recentemente il tuo nome è stato abbinato a quello dell’attore Fabio Troiano, il tenete “Ghiro”nei Ris ,è il grande amore?
Assolutamente no, ci siamo conosciuti, ci siamo visti un po’ di volte ma poi tutto è finito lì.
Purtroppo per far nascere l’amore bisogna che ci sia feeling e complicità. Tra noi questo non è successo e quindi restiamo amici e a volte ci sentiamo.

Quale è la cosa più estrema che hai fatto per amore o il rimpianto più amaro ?
Il giorno prima del suo compleanno ho inviato al mio fidanzato che si trovava a Formentera cento rose rosse mentre io ero a Milano. Poi sono partita all’improvviso, l’ho raggiunto per una notte e sono ritornata subito a Milano perché dovevo lavorare.
Il mio rimpianto è tutta la storia.

Oggi assisteremo qui a Riccione ad una prorompente Diavolita in passerella, in diverse occasioni hai dichiarato di prediligere le donne tutte curve grazie a cui tu hai creato una fitta rete di fans.
Insomma basta con l’anoressia abbinata alla moda?
Si anche perché io notoriamente non sono altissima cosa indispensabile se vuoi fare la modella; il fisico l’ho ereditato da mia madre ed anche mia sorella ha un bel seno ed è normale che io apprezzi di più le ragazze “formose”.

So che sei sportiva e che aspetti ogni volta le partite dell’Inter con trepidazione, è vero che se l’Inter vince lo scudetto dedicherai alla tua squadra del cuore uno strip tease e darai un bacio appassionato a Mourinho?
In questo caso l’Inter club di Riccione sarebbe lieto di festeggiare con te al Victor pub covo degli interisti più veri...
Diciamo che darò un bacio a Mourinho se lo vuole, ma aspetto ancora una risposta da lui.

So che inizia un tuo tour a breve.
Si, sono felicissima di far parte del Tour di Radio Bruno , è un’occasione d’oro.
Dal 26 aprile inoltre ogni lunedì dalle 18:00 alle 20:00 affianco Robby Mantovani nella conduzione radiofonica del programma ribattezzato Robby e Melita, sono entusiasta in quanto ho sempre nutrito una forte passione per la radio! So che Voi di Slide siete anche concessionari di Radio Bruno quindi anche per voi motivo in più per ascoltarmi.

Certamente. Tutto il nostro staff è già tuo fan!

BUTTAFUORI : Cambiano le regole

4 giugno 2010
Fedina penale pulita, tesserino di riconoscimento, regolarmente formato, maggiorenne, con vista buona e grande autocontrollo, ma sopratutto senza potere di intervento!
Ecco le nuove caratteristiche del “Personale addetto alla sicurezza dei locali da ballo o attività di intrattenimento e spettacolo”, cosi come viene inteso dal Decreto Legge attuativo ormai legge firmato dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni, datato Ottobre 2009.
Motivazione primaria : evitare la diffusione di personale non qualificato spesso in nero, che a volte spaccia o si atteggia in modo rude incitando la violenza invece di sedarla.
Punto fondamentale del decreto attuativo è il n, 2 “i gestori dei locali da ballo possono provvedere ai servizi di controllo con personale direttamente alle loro dipendenze o avvalendosi di personale dipendente da istituti di vigilanza autorizzati (e sembrerebbe anche investigatori nella versione ufficiale del decreto attuativo già annunciata e che sarà pubblicata) dall’art. 134 del Tulps”.
Sono cosi tolte dai giochi anche tutte quelle agenzia di security spesso improvvisate, che fino ad oggi utilizzavano personale doppiolavorista, di ogni genere e provenienza. Proprio quelle agenzie che pur non avendone ad esempio titolo, offrivano servizi di vigilanza o di noleggio auto con bodyguard al seguito.
L’art.5 del decreto poi, specificherebbe, in modo chiaro, tutte le competenze che spettano al personale, tra cui spiccherebbe la seguente dicitura: “concorso delle procedure di primo intervento che non comportino l’esercizio di pubbliche funzioni, né l’uso della forza o altri mezzi di coazione (quindi seppur provocati, i buttafuori non possono reagire con pugni, calci o altro ma solo difendersi o difendere altre persone ) o l’esposizione a profili di rischio o interrompere condotte o situazioni potenzialmente pericolose per l’incolumità o la salute delle persone”.
Sembra evidente quindi che da oggi, giganti picchiatori non sono più previsti, anzi sono fuori legge. I servizi che gli “addetti alla sicurezza” possono svolgere sono quelli di vigilanza e possono intervenire SOLO ed esclusivamente per supervisionare senza l’uso della forza ne mezzi di coazione.
Questi “professionisti”, saranno dei vigilantes, che faranno selezione all’ingresso dei locali, probabilmente saranno sempre un buon deterrente visivo a chi può avere cattivi propositi, ma in caso di intervento, non avendo possibilità di azione, i “buttafuori” possono rischiare conseguenze legali in caso di interventi non congrui a quanto stabilito nelle norme.
Difficile capire come regolamentare l’intervento di un “addetto alla sicurezza” con obblighi e norme, quando in caso di urgenza e pericolo, anche un semplice cittadino ( che sicuramente non è iscritto obbligatoriamente a nessun albo ) può intervenire per contribuire a sedare una rissa, aiutare una persona sofferente, evitare un suicidio.
Non tutti lo sanno, ma chiunque può addirittura mettere in arresto un altro individuo se si appura un reato grave.
Nelle ipotesi di flagranza di reati per i quali è previsto l’arresto obbligatorio da parte della PG (qualche esempio dall’art.380 CPP: delitti contro la personalità dello Stato, delitto di devastazione e saccheggio, delitti contro l’incolumità pubblica, delitto di riduzione in schiavitù previsto, delitto di prostituzione minorile, delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, delitto di furto di armi, delitto di rapina e di estorsione, delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope, ecc.), e limitatamente ai casi in cui il delitto sia perseguibile d’ufficio[4], l’art.383 del Codice di Procedura Penale stabilisce che “ogni persona è autorizzata a procedere all’arresto in flagranza”, con l’obbligo consequenziale di “senza ritardo consegnare l’arrestato e gli oggetti costituenti il corpo del reato alla polizia giudiziaria, la quale redige il verbale della consegna e ne rilascia copia”.
In ogni caso, tornando a chi potrà fornire personale addetto alle mansioni previste dalla legge, saranno quelle licenziatarie previste dall’art. 134, vigilanza privata e investigazioni.
Quelle stesse società quindi che prima fornivano vigilantes per banche o supermercati, saranno le medesime che potranno fornire addetti alla sicurezza per le discoteche.
La preparazione di questi sarà totalmente diversa da quella indispensabile per essere vigilantes armati per le banche ad esempio.
L’albo dei buttafuori sicuramente pone dei confini netti tra diverse professionalità e compiti, infatti ad esempio in molti eventi, momenti di aggregazione, intrattenimento è indispensabile la presenza della guardia giurata armata ( che paradossalmente ancora non ha un albo ).
Fine di un era quindi. Il buttafuori “fai da te”, pratica diffusa in tantissimi locali d’Italia, non sarà più possibile. Chiamare l’amico istruttore impegnato ad insegnare fitness durante la settimana, che si presta in nero all’attività di addetto alla sicurezza, è cosa appartenente solo passato. Ma è davvero cosi?
Anche se le sanzioni previste ( per il locale e per l’abusivo buttafuori ) vanno dai 1.500 euro ai 5.000 euro, sembra che ancora discoteche e agenzie di bodyguard, ancora non abbiano ben recepito la legge, adoperando ancora personale dell’ultima ora.
Se avete dubbi quindi sulla regolarità del personale addetto alla sicurezza, intanto controllate se queste persone sono dotate di tesserino di riconoscimento con indicato il numero di iscrizione all’albo e con evidente la Prefettura competente. In caso di dubbi, non esitate a comunicare alle autorità competenti ( Prefettura, Polizia, Carabinieri, Polizia Municipale, Guardia di Finanza ) il vostro dubbio, affinché si possa arginare il fenomeno dell’abusivismo anche in questo settore.
In conclusione, il parere di molti è positivo sulla regolarizzazione di figure come il buttafuori. Questo perché spesso in passato, gli “addetti alla sicurezza” sono finiti al centro di grottesche inchieste che hanno delegittimano di conseguenza tutti gli operatori che lavorano in questo settore in maniera ottimale.
E’ forse ridicolo però che si regolamentino i buttafuori, rendendoli in definitiva semplici spettatori privi di alcun potere, senza pensare che da anni, le guardie giurate per altro armate, non siano dotate di alcun albo che possa evitare dubbi e perplessità sull’effettiva e concreta certezza sulle capacità mentali, fisiche, psicologiche di chi maneggia un arma per le strade delle nostre città. E a dire che a dimostrazione di quanto tengano a questo riconoscimento, è proprio la SNGG ( Sindacato Nazionale Guardie Giurate ) a chiedere di istituire un albo anche per questa categoria.


Chi opera nei locali in qualità di “buttafuori” quindi, oggi deve avere inderogabilmente i seguenti requisiti :

• Divieto di utilizzo di armi
• Riconoscibilità attraverso un tesserino con nome del locale presso cui si presta lavoro, nome, cognome e prefettura di riferimento
• Requisiti fisici (buona salute, maggiore età, assenza di patologie, certificazioni sanitarie).
• Età minima 18 anni
• Corsi di formazione per area giuridica, area tecnica, area psicologica – sociale
• Nessuna denuncia o condanna in corso
• Nessuna sentenza definitiva per delitti anche non colposi
• Nessuna misura cautelare passata
• Nessuna appartenenza a gruppi o associazioni che incitano alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi
• Diploma di scuola media inferiore
• Ogni due anni il Prefetto competente verificherà che i requisiti siano mantenuti.


Il Ministro dell’Interno ha deciso di prorogare al 31 dicembre 2010 il termine per l’iscrizione al registro prefettizio di coloro che intendono svolgere attività come operatori della sicurezza nei locali di intrattenimento secondo il DM 6 ottobre 2009(L. n.94 del 15/07/2009).Le Regioni si stanno attrezzando per recepire la normativa in materia dalla Conferenza Stato-Regioni con delibere che prescrivano le modalità di svolgimento dei corsi di 90 ore come da decisioni della conferenza Regioni e Autonomie Locali.Si attendono a giorni le decisioni che saranno prese in merito dalla Regione Emilia-Romagna.Pertanto il far west nel settore della sicurezza nei locali di intrattenimento è destinato a durare fino alla fine dell’anno dopodichè chi sarà trovato ad operare senza l’iscrizione all’albo prefettizio incorrerà nelle sanzioni di legge insieme al gestore della discoteca che lo ha incaricato.Resta da vedere se in ogni caso chi svolge questa attività sia tenuto,come prescrive il DM 6 ottobre 2009,fin da subito a dipendere da agenzie o istituti in regola con l’art.134 T.U.L.P.S. il che significherebbe mandare il pensione le vecchie agenzie di portierato.

Trussardi Kids

Trussardi è presente con due linee di abbigliamento che vestono i bambini dalla nascita fino ai 14 anni in ogni momento della giornata con un tocco chic metropolitano: Tru Trussardi Baby e Tru Trussardi Junior.
Per l’autunno/inverno 2010, Tru Trussardi Baby e Junior vestono i bambini e i ragazzi con disinvolta eleganza. Fin dai primi mesi, gli eventi importanti sono un’occasione per il bambino Tru Trussardi per essere eleganti e casual: nella collezione spiccano i completi giacca, gilet, camicia e pantaloni off white. Ma il neonato Tru Trussardi è anche molto colorato: blu e rosa, blu e rosso, tutte le sfumature raffinate dell’azzurro e del grigio e i toni innovativi e fashion del mauve e del lampone. Le neonate vestono con abiti e gonnelline: il nero è illuminato da tocchi di rosso e di panna che comunicano allegria, calore e eleganza.
I bambini Tru Trussardi Baby sono scanzonati e irriverenti e vestono con capi realizzati con tanti materiali diversi. I giubbotti, i pull in tricot, le camicie e i pantaloni sono blu, panna e rosso ma ci sono mille possibilità di abbinamento: dalla raffinatezza del blu, del grigio e del panna, alla vivacità dei vinaccia brillanti abbinati al nero e all’antracite, dal giallo del piumino reversibile senza maniche all’avio e al verde dei maglioni, fino alle tonalità accese di mauve e di lampone.
Le bambine indossano abitini e scamiciati di varie lunghezze in forme e modellature morbide in nero o in tutte le sfumature del blu delle texture tartan oppure con i toni delicati del lilla o allegri del fucsia. I tessuti della collezione sono decorati con motivi a micro fantasie, pied de poule oppure negli scozzesi tradizionali. La pulizia dei tagli, l’attenzione ai particolari e la ricerca dei materiali fanno sentire i bambini a proprio agio in ogni occasione.
Il bordeaux, per i ragazzi Tru Trussardi Junior, si declina in vinaccia delicati, gioca con il trattamento dei materiali e si affianca a tonalità eleganti di blu, grigio e panna. Polo dal sapore vissuto, tricot dai disegni innovativi e piumini avvolgenti, rendono i ragazzi Tru Trussardi Junior attuali, grintosi e dinamici.

Gastronomia da strada ( di Francesca Tessarolo )

La tradizione culinaria italiana non riguarda solo i piatti “da ristorante”, ossia le pietanze più complesse da cucinare e che si possono gustare seduti ad un tavolo, ma anche numerose tipologie di cibi da strada, snack salati, pizze e panini imbottiti che variano da regione a regione. I cibi da strada sono molto amati sia dalla gente locale, che ne apprezza il sapore intenso e tradizionale, la genuinità, il prezzo non elevato e la possibilità che danno di consumare un pasto in velocità, sia da quei turisti che dei luoghi che visitano desiderano scoprire ogni aspetto, cultura gastronomica compresa, e che preferiscono abbreviare i tempi dedicati ai pasti per tuffarsi a capofitto nella visita alla città.
Da nord a sud, tutte le regioni italiane offrono cibi diversi, che fanno parte della tradizione e della storia locale, e che continuano a sopravvivere, a volte con qualche difficoltà, nonostante l’avanzare implacabile dei fast food e dei cibi omologati che hanno lo stesso sapore in ogni parte del mondo. Vale invece la pena, se si gira per l’Italia, fermarsi a fare uno spuntino in uno dei chioschi, bar o localini che mettono in vendita prodotti alimentari tradizionali e tipici della zona in cui ci si trova: oltre a mettere sotto i denti qualcosa di gustoso ed economico, si può così assaggiare, nel vero senso della parola, un pezzo della cultura del luogo.
Immaginando un italico tour gastronomico dedicato al cibo da strada, dovremmo mettere in programma infinite soste, e fare un elenco di tutti gli snack tipici italiani sarebbe impossibile. Partendo da nord, possiamo sicuramente fermarci in Liguria, ed assaggiare la celeberrima focaccia genovese, che fa parte della storia della regione sin dal Cinquecento. Al giorno d’oggi se ne possono trovare diverse versioni, una più buona dell’altra. Sempre al nord, ma questa volta nella parte orientale dello stivale, una sosta a Venezia ci può riservare sicuramente delle piacevoli sorprese: se da un lato è diventato ormai molto difficile assaggiare il “fritolin” (cartocci di pesce fritto), dall’altro è ancora possibile fermarsi in un “bacaro” e fare incetta di cicchetti (piccoli spuntini preparati con vari ingredienti, salumi, uova soda, sottaceti, acciughe…), magari accompagnandoli con un buon bicchiere di vino.
Andando un po’ più a sud, ecco che troviamo i numerosissimi chioschi di piadine romagnole (ma l’Emilia Romagna è conosciuta anche per le tigelle, il gnocco fritto e numerosi altri piatti veloci), mentre in Toscana il piatto da strada per eccellenza è il lampredotto, ossia lo stomaco dei bovini cotto con pomodoro, cipolla, prezzemolo e sedano e servito come ripieno di un panino. In Lazio non si possono non assaggiare la porchetta di Ariccia e i supplì, polpette di riso condite con sugo o carne, mentre in Campania, e a Napoli in particolare, a farla da padrone sono pizze e focacce, coma la “parigina”, una focaccia con prosciutto cotto e mozzarella. Concludiamo il nostro piccolo tour gastronomico in Sicilia, una regione che in quanto a cibo da strada ha veramente molto da offrire: Grazie al commissario Montalbano, il più conosciuto tra i prodotti di strada siculi è ora sicuramente la golosità a base di riso: a Catania li chiamano arancini, a Palermo arancine, polpette di riso fritto farcite con ragù, mozzarelle e piselli una sorta di emblema della cucina isolana, spesso il primo incontro gastronomico in occasione di un viaggio in Sicilia. Conclusione obbligata di un pasto in Sicilia è sicuramente il dolce: ovunque si vada sull’Isola si incontra una locale tradizione in fatto di dolci. Così, da quelli tipici ottenuti con ingredienti molto semplici (come la sola pasta di mandorle, ad esempio) si passa a quelli più elaborati, quasi sontuosi, della pasticceria artigianale. Tra i più diffusi, assieme alla cassata, ricordiamo il dolce siciliano per eminenza, il cannolo, felice connubio tra una croccante cialda e una delicata crema di ricotta .

mercoledì 2 giugno 2010

IRENE PIVETTI : Intervistata da SLIDE ( di Devis Paganelli )

Irene Pivetti, 47 anni, laureata con lode in lettere all’Università Cattolica del Sacro Cuore, giornalista professionista e consulente editoriale, nonché conduttrice di varie trasmissioni televisive di successo. Eletta a Presidente della Camera nel 1994 dopo aver militato nella Lega nord, ha svolto la sua attività politica da deputato, per poi lasciare definitivamente la politica attiva.
Oggi è impegnata in un importante progetto da lei stessa ideato e promosso : LTBF Onlus, Learn to be free.

Ciao Irene, ci siamo conosciuti qualche anno fa a Riccione, durante Riccione Moda Italia, una delle iniziative organizzate con la collaborazione della società che edita SLIDE. Mi parlasti di LTBF e ne rimasi colpito. Questa è l’occasione giusta per informare meglio i “romagnoli” su cosa fa questa associazione da te presieduta.

LTBF è una Fondazione a finalità sociale. Ha per scopo creare opportunità di lavoro per persone in difficoltà dal punto di vista economico, sociale, culturale, con particolare attenzione alle donne. Opera in Italia e in alcune regioni svantaggiate d’Europa, specialmente nel bacino del Mediterraneo, nonché in alcuni paesi del continente africano.
LTBF sostiene e promuove iniziative che aiutano chi è alla ricerca di un lavoro ad individuare e sviluppare le proprie potenzialità e le possibilità reali esistenti sul mercato, procurandogli inoltre la necessaria formazione professionale.

Quindi si occupa di creare opportunità di lavoro ?
Questo è il nostro vero obiettivo: riportare opportunità e speranza di una vita migliore per chi questa speranza l’ha persa. Ma lo facciamo rivolgendoci al mondo delle imprese, cioè a chi il lavoro lo crea sviluppando attività imprenditoriali.

Come intervenite in concreto?
Mettiamo a disposizione delle piccole e medie imprese il nostro know-how professionale e la nostra rete di relazioni istituzionali e d’impresa.
LTBF è una onlus unica nel suo genere perché è una risorsa per le imprese: le aiuta a superare una fase di difficoltà, o ad affrontare un progetto di sviluppo, aiutandole ad individuare e a consolidare le necessarie partnership sia dal punto di vista industriale che finanziario ed istituzionale. L’obiettivo finale però è sia aiutare l’impresa nel suo progetto di sviluppo di business sia salvaguardare e, ogni volta che sia possibile, creare i posti di lavoro per le persone in difficoltà.
In questo modo LTBF mette a disposizione delle imprese una rete di relazioni istituzionali, economiche, sociali, che consente alle aziende che vi aderiscono non solo di contribuire allo sviluppo delle attività solidali, ma anche di rafforzare al tempo stesso il proprio business grazie ad un dinamico marketing sociale.
Un esempio?
Il nostro progetto di sviluppo a Berceto, piccolo centro dell’Appennino parmense, in provincia di parma: abbiamo creato il Festival delle Identità, un grande progetto di sviluppo del territorio a livello sociale, culturale, imprenditoriale. Sembrerà strano, perché quando si sente parlare di Parma si pensa ad una provincia ricca: ma non è così, anche lì ci sono zone di disagio e difficoltà, come appunto le zone di montagna. Ecco, LTBF Onlus ha accolto la richiesta di aiuto e collaborazione da parte del Sindaco Luigi Lucchi, ed oggi sono felice di poter dire che il Festival delle Identità non è più un sogno ma una bellissima realtà, in continua crescita. Basti pensare che abbiamo ottenuto il patrocinio dell’ONU e del comune di Parma; il festival è stato presentato alla Camera dei Deputati, alle Università Sapienza e Roma Tre di Roma e prossimamente al Senato.
Il Festival, oltre a progetti di tipo imprenditoriale e sociale, ha inoltre dato vita a due importanti eventi culturali: l’Identità Film Festival e il Premio Luigi Malerba di Scrittura e Sceneggiatura, entrambi aperti a giovani (www.festivaldelleidentita.it).

Siete legati a qualche partito politico?
Assolutamente no ma siamo felici di aver avviato, tra gli altri, importanti progetti di collaborazione con il Ministero della Pubblica istruzione e il Ministero della Funzione pubblica.

Mi parli del progetto Webtobefree. Una tv tutta vostra?
WTBF – Webtobefree nasce da una costola di Learn To Be Free Onlus ed è stata presentata a Strasburgo in occasione dell’inaugurazione ufficiale del Parlamento Europeo.
Data e luogo di tale prestigio e valore istituzionale non sono casuali: WTBF, di cui sono Direttore responsabile, nasce con l’ambizione di essere non solo la tv della Fondazione, ma di offrire una finestra sul mondo del lavoro, dell’imprenditoria, del sociale, in Italia e in Europa. WTBF può contare su uno staff tecnico e giornalistico, costituito da professionisti del settore, con sedi redazionali a Roma, Milano e Bruxelles.

Cosa trasmetterà?
Il Palinsesto avrà varie sezioni, con appuntamenti frequenti dedicati all’attualità, alla realtà europea, di cui ormai siamo parte integrante, ai temi che più stanno a cuore alla Fondazione (progetti sociali d’impresa, oltre ai workshop ed eventi promossi da LTBF), allargando poi il campo alle politiche giovanili, al mondo dello sport, della cultura, della musica e dell’arte. Il palinsesto di Webtobefree avrà anche un obiettivo puntato sull’Europa: notizie dai 27 paesi dell’Unione Europea, titoli dei principali Tg, rubriche di approfondimento giornalistico ed interviste a deputati dell’Europarlamento. WTBF proporrà inoltre i momenti storici più significativi tratti dal ricco Archivio storicodell’Ue, preziosa fonte di notizie e approfondimenti. Sarà una finestra dedicata ai più importanti eventi relativi alla nascita e formazione di quel grande progetto chiamato Unione Europea, selezionati a partire dal loro legame con le news della più stretta attualità. Una realtà molteplice e sfaccettata che WTBF vuole raccontare con un linguaggio fresco e innovativo, molto vicino alle nuove generazioni.

Non è forse il solito canale tematico?
Assolutamente no, WTBF sarà un grande e variopinto aggregatore di contenuti e realtà.
Webtobefree nasce da una convinzione: che sia possibile affrontare in una tv ogni argomento, anche il più istituzionale, con un taglio giovane ma non per questo meno autorevole. In questo modo diventa più semplice avvicinare l’opinione pubblica a quelle tematiche, importanti per i destini di tanti cittadini, ma troppo spesso trascurate dai più in quanto sentite come un qualcosa di lontano dalla propria vita. Le Istituzioni, italiane ed europee, viste non come “Il Palazzo”, entità opaca e lontana, compresa solo dagli addetti ai lavori della politica, ma come una realtà trasparente, aperta al cittadino che voglia informarsi e capire.

Tanti progetti richiedono sicuramente tanta dedizione e passione. Chi è accanto a lei in questo ambizioso progetto?
Grazie Devis, per avermi fatto questa domanda, perché mi dà l’opportunità di ringraziare pubblicamente tutto lo staff di LTBF Onlus e Webtobefree, un gruppo compatto formato da giovani professionisti che con grande generosità ed entusiasmo hanno fatto in modo che tutto questo diventasse realtà!
Questo è il messaggio più importante che mi sento di dare ai giovani: ragazzi credete nei vostri sogni e perseguiteli con passione e volontà, non vi arrendete alle prime inevitabili difficoltà e vedrete che i risultati arriveranno!




Grazie Irene per la tua simpatia e sempre garbata disponibilità. Vorrei concludere questa intervista, invitando tutti gli imprenditori che ci leggono ad avvicinarsi a LTBF, visitando il sito www.ltbf.it e capendo quante e quali iniziative di questa importante fondazione possono sposare i progetti di ogni singola azienda.

CONSIGLI PER LA MENTE del Dott. Andrea Ronconi ( Slide 2 )

4 giugno 2010
Caro Dottore ho 31 anni sono impenditrice a Milano Marittima, sposata da 3 anni con un marito che è dolcissimo e non mi fa mancare niente, purtroppo però non riesco a fare l’amore. Al momento che ci proviamo, io mi irrigidisco e lo respingo perché temo che mi faccia male. La ginecologa non è riuscita a farmi la visita integrale perché respingevo anche lei ed evitavo che mi mettesse lo speculum. Mi ha detto che secondo lei non ho niente di organico e che è solo una cosa di testa suggerendomi di rivolgermi a uno psicosessuologo. Ma se non ho niente perché faccio cosi? Cosa potrei avere? Cosa potrei fare?

RISPOSTA : Gent.ma Signora, dalla sua domanda si evince che pur desiderando fare l’amore con suo marito, è consapevole di non poterci riuscire per la paura che prova e per il dolore che potrebbe conseguire a un tentativo più deciso di accogliere dentro di se il pene di lui. Non si colpevolizzi per questo, nonostante il disagio emotivo, inizialmente solo suo, giorno dopo giorno abbia coinvolto negativamente la vita di coppia. Anche suo marito dovrebbe comprendere che lei non lo fa apposta a serrare le gambe e respingerlo. L’esperienza del dolore è reale quando ci sono stati tentativi di risoluzione, nonostante la ginecologa le abbia detto che è “solo” una cosa di testa. Il fatto che il medico non abbia riscontrato un disturbo o una malattia biologicamente determinata non significa che non abbia niente, sottolinea invece che il suo disturbo possa avere delle cause emotive e relazionali. Premesso che sarebbe opportuno incontrarci in ambulatorio per approfondire professionalmente il discorso e valutare insieme e meglio la sua/vostra situazione sia sul piano sessuologico che psicologico e relazionale, ipotizzo la presenza di un Vaginismo. Sinteticamente, la sintomatologia di questo disturbo sessuale viene descritta dai manuali diagnostici come “contrazione (= chiusura) spastica (= involontaria) dell’introito vaginale” che di fatto impedisce ogni tentativo di penetrazione. Per questo motivo il suo vaginismo potrebbe impedirle di introdurre in vagina anche un assorbente interno o addirittura la parte iniziale del dito della sua mano. La paura e l’ansia sono tanto forti da determinare comportamenti di evitamento che possono cronicizzarsi, se non trattati. Inoltre, nel tempo questi sintomi possono generalizzarsi e condizionare altri atteggiamenti non propriamente sessuali vivendo, con un certo grado di disagio, anche quei gesti più semplici dell’intimità e comunicazione affettiva: baci, carezze e coccole. Cosa fare? Il primo passo concreto e opportuno l’ha già fatto: rivolgersi alla sua ginecologa di fiducia per escludere la causa organica o medica. Il secondo passo è quello di rivolgersi, con suo marito, a uno psicosessuologo per valutare insieme, dopo una breve fase di approfondimento diagnostico, l’opportunità di intraprendere un percorso finalizzato alla soluzione del vostro problema. Potete scegliere se rivolgervi al Servizio Pubblico oppure affidarvi a liberi professionisti. Al di là del contesto in cui incontrare il professionista, se pubblico o privato, potenzialmente avreste maggiori garanzie se lo psicosessuologo fosse anche specializzato in psicoterapia della coppia. La terapia specifica per il Vaginismo consiste (semplificando molto) in diversi passaggi che coinvolgono entrambi i partner.Per lei, dopo un periodo di acquisizione delle nozioni base sugli aspetti anatomo-fisiologici e psicologici della sessualità femminile, è necessario imparare ad affrontare la paura apprendendo strategie di rilassamento e gestione dell’ansia. Dopodiché potrà permettersi di esporsi gradualmente a situazioni da sempre temute, facendo esperienze guidate e monitorate, iniziando da quelle più facili. La durata del trattamento è variabile e dipende da diversi fattori. Ciò premesso, in presenza di una buona motivazione e di una coppia ben funzionante, il completo e piacevole accoglimento da parte della donna del pene del partner è un obiettivo della terapia comportamentale che può essere raggiunto entro un periodo di tempo compreso fra 3 e 6 mesi, con un percorso cadenzato da una seduta alla settimana. Alla coppia, fra una seduta e l’altra, il professionista prescriverà non dei farmaci ma una serie di comportamenti, compiti, consigli e suggerimenti per stimolare l’apprendimento delle nuove abitudini che aiuteranno i partner a superare l’attuale problema. Alla fine del trattamento del vaginismo il piacere della coppia tornerà centrale spiazzando gradualmente, le paure, i disagi e il dolore. Per il buon successo della terapia il coinvolgimento del marito, ad un certo momento del percorso psicoterapeutico, è di fondamentale importanza perché si è in due a fare l’amore.

Enogastronomia : Matilda Rimini ( di Gianluca Missiroli )

Non conoscevo questo locale situato un poco ai margini del centro cittadino, ma avevo sentito dire da alcuni che la pizza di “Matilda” è una delle più buone!.. e, come ben si sa, le voci di popolo celano sempre un fondo di verità.
Il locale, per chi giunge da Nord, si trova a Rivabella di Rimini, praticamente al lato opposto del cartello che indica l’inizio della località, presso il ponte del deviatore, sulla foce del fiume Marecchia .
Chi vuole evitare il “clamore” della città nelle giornate di punta può fare sosta e parcheggiare, nello stradello accanto all’argine che accompagna il fiume verso il mare. Alquanto discreto il locale non grida il proprio nome con insegne eccessive. Modestamente si affaccia sulla strada e sulla sponda sinistra del corso d’acqua, dove scorre la ciclabile che porta a passeggio sul Marecchia, e che, volendo, conduce sino a Novafeltria.
Dalla via, anche i più distratti, se non piove, possono notare le grandi verande spalancate. Lo gestisce da 7 anni la signora Luisa con l’aiuto della figlia Muriel, ci ha servito con garbo Mohamed uno dei collaboratori che mantiene il locale in “servizio” anche la domenica a mezzogiorno. Arredato con tavoli da classica osteria, può immediatamente dare l’impressione di offrire qualche limitazione gastronomica. Incise nel “Menù”, con relativa meticolosa foto, si presenta, invece, una parata di piatti incredibile, quasi eccessiva per chi è un poco dubbioso, ma si rivela invece scelta intuitiva, proporzionata alla “grande” multi-etnicità di Rimini. Le tovagliette di carta, e le posate nella busta, come in questa zona prevedono tanti locali, forniscono il “Body Scanner” di un locale frizzante e veloce, non stereotipato da una “mise en place” troppo impegnativa.
La mancanza del tovagliato lascia il cliente decisamente più rilassato e, se indeciso, trova la libertà di fare anche solo uno spuntino, o bere una birra.
Dalla cucina in offerta qualunque soluzione culinaria, come è chiaramente illustrato dalle foto nel vasto “menù” a doppia pagina, ma è comunque “sempre” attivo una veloce “proposta osteria” per accontentare la toccata e fuga dei più giovani che qui non mancano mai. Tantissime le proposte, dal Tex Mex,alle “Tapas” o Paella spagnola, con accostamento di birre “speciali” di ottima qualità.
Due parole a favore delle “Tapas” che sono un mondo a se, non facilissimo da gustare per locali. Queste sono minuscole porzioni di “pescato” verdure e carne servite in piccole ciotole colorate. Cozze, vongole,calamari ma non pesce bianco o azzurro, pezzetti di pollo “albondigas” (polpettine) e tante salse “all’aglio”,allo cherry ed anche piccanti , per il piacere dello stare a tavola ad intingere queste stuzzicanti piccole proposte. Per chi volesse c’è spazio anche per i succulente tradizionali classici marinari, antipasti “freddi-caldi”, seppia con i piselli, e sardoncini marinati. A seguire la scelta De Cecco per la pasta di semola, è una garanzia per tutti. Le paste fatte in casa sono porzioni tarate abbondantemente oltre la norma …! (120-50gr. Anzichè i soliti 80gr.)
I vini proposti lasciano spazio sufficiente ad accontentare anche qualche severo cliente. Detto questo, si nota uno sforzo determinato nel confezionare, con rigorosa disciplina, una pizza di particolare “qualità”. La dimensione è sensibilmente maggiore della tradizionale ed è per molti una piacevole sorpresa, 40cm circa!
Già confermata l’adesione al progetto “ristoranti verdi”, ha moltiplicato il proprio impegno in un’avventura che, per chi non ne conosce le difficoltà, nasconde invece ampie incognite. Gustare una pizza ad impasto “naturale” cioè, senza lievito di birra, non è certo cosa che potete fare ovunque. La pizza “sembra” sempre ben cotta dico, sembra, perché la croccantezza di questa è imprescindibile dalla cottura. Il bel colore di alcune bolle sporgenti sulla crosta è il segnale di un buon “lavoro” di lievitazione.
Le pizze bianche “sbiadite” che spesso si vedono in giro ( ma che a volte è il cliente a richiedere…!) sono abitualmente vittime di un veloce “rinvenimento”, o una eccessiva e veloce secchezza. Il divenire molliccie in poco tempo, o troppo secche, è chiaro sintomo di una insufficente fermentazione dei microorganismi spinti da una veloce lievitazione “forzata”.
La croccantezza e la giusta elasticità abbinate al profumo che rilascia questo impasto è chiaro sintomo di accuratezza e competenza che, nel bene del cliente, contribuisce anche ad una più idonea digeribilità. Per chi avesse qualche problema di intolleranza, è possibile avere anche pizze con farine biologiche alternative, come integrale,al Kamut o al Farro. Imperdibili le birre proposte in abbinamento con alcune pizze dalla “trappe blonde” alla “blanche de namur” passando da etichette estere di certificata qualità. Potete trovare le fantasiose proposte nel menù appositamente creato.