sabato 19 novembre 2016

Una bella serata insieme a Iacopo Melio



Dopo la prima presentazione tenuta due settimane fa a Lazzeretto, un grande pubblico è intervenuto, con la presenza di tantissimi amici, simpatizzanti, giornalisti e blogger, al doppio imperdibile evento del 18 novembre a Mastromarco presso la pizzeria “Amici Miei”. Cena di raccolta fondi per la Onlus #vorreiprendereiltreno e presentazione del libro "Parigi XXI" di Iacopo Melio, casa editrice Miraggi Edizioni di Torino, con Saverio Tommasi e Manuele Vannucci. Parigi XXI in pochi giorni è diventato un bestseller: primo in classifica, per il suo genere, su Amazon.


Lo stereotipo più classico dice che una presentazione di libri è una manifestazione noiosa e pesante, invece è stata una serata piacevolissima, intensa ed entusiasmante, con presentatori brillanti e coinvolgenti. Ma il successo della serata è dipeso soprattutto dalla forte e travolgente carica di energia positiva di Iacopo, che con i suoi sorrisi schietti e luminosi, con le battute originali, simpatiche e intelligenti, l'ha resa emozionante e commovente, ma allo stesso tempo disincantata. La lettura di qualche brano del libro ha mostrato uno scrittore appassionato, pieno di sentimento e ironia, impulsivo e riflessivo insieme. Il libro può essere ordinato in tutte le librerie, su Amazon oppure sul sito della casa editrice Miraggi Edizioni.


Di questo libro è stato detto: «Questa è una raccolta di poesie d’amore, che secondo me è un concept album. È un’unica storia d’amore spezzettata in tanti frammenti, in attimi descritti splendidamente da Iacopo. È capace di parlare d’amore, anche di sofferenza amorosa con la giusta autoironia». [Guido Catalano]  
«Iacopo Melio con Parigi XXI si rivela un narratore e un poeta. Ogni poesia è come il capitolo di un romanzo, anzi il cuore di un capitolo di un romanzo, in cui è sottratto tutto ciò che è superfluo. Bell'esordio». [Manuele Vannucci]  
«Parigi XXI parla di amori e abbandoni, di partenze e ritorni, di ferite e cicatrici, di vuoti e riempimenti. Parla di destini, di sogni, di speranze comuni. Parla di Giacomo, che sono io ma anche un po’ voi. E di Francesca. Che c’è sempre una Francesca nella vita di qualcuno. Parigi XXI è stato un viaggio, un’escursione, un “safari mentale”. La mia ancora di salvezza. Il miglior modo che potessi trovare per esorcizzare alcuni lividi». [Iacopo Melio]

Qualcuno ha affermato:
-“L’ho letto, tutto d’un fiato. Mi ha travolto, emozionato, irrigidito. Volevo sapere di più, di Francesca e di Giacomo, di come stanno adesso, di cosa fanno, se hanno ritrovato un po’di gioia. Melio è cosi, un vulcano di emozioni quando scrive.”
-“A partire dal fatto che non basterebbe un altro libro per descrivere cosa mi hai trasmesso leggendo queste pagine... Un susseguirsi di emozioni che si intrecciano... e che è davvero difficile trasferire nero su bianco! Una vera storia d’amore... ma non una come le altre... una che ti ci fa sentire dentro fino alle ossa, una che vorresti non finisse mai!”

Iacopo è nato a San Miniato ma ha sempre vissuto a Lazzeretto – Cerreto Guidi (FI) nell’aprile 1992. Dalla sua biografia si legge: «Estroverso e solare, eterno curioso, inguaribile romantico. Si nutre di musica, sogni e poesia. Trova almeno dieci motivi ogni giorno per innamorarsi di qualcosa: donne, uomini, bambini, sguardi, sorrisi, paesaggi, canzoni, profumi, ricordi, ideali … Orgoglioso e rompiscatole quanto basta, con quattro ruote per spostarsi perché nato comodo. Amante dell’arte e di ogni forma di espressione, schierato con la libertà di pensiero sempre e comunque. Musicalmente comunista; idealmente progressista, femminista e liberale; utopicamente anarchico. Professa l’Amore Universale come unica Fede e il Buddismo come filosofia.


Dopo il diploma Scientifico, studia “Scienze Politiche”, curriculum in “Comunicazione, Media e Giornalismo” alla Scuola “Cesare Alfieri” di Firenze. Da grande sogna di poter comunicare ed emozionare, che sia con una penna, una reflex o qualsiasi altro mezzo. Tra i suoi miti: De André e Guccini, Don Gallo e Impastato, Falcone e Borsellino, Pasolini e Bukowski. Fra qualche anno si immagina scrittore fallito e poeta per nessuno, ricco di sogni e speranze, schifosamente felice.
Ama le persone semplici, genuine, con valori sani e capaci di lottare per ciò in cui credono; i diversi e i sottovalutati. Il sole, il mare, l’estate, i libri, il cinema, il teatro, la maionese, le patate fritte, il giallo, la morbidezza, i dettagli, i profumi buoni, il contatto umano. Odia ogni tipo di etichetta e convenzione sociale: il qualunquismo, la superficialità, i conservatori, i fanatici, i razzisti, i vuoti di pensiero, chi non rompe gli schemi, chi non sogna forte… E troppo altro ancora».

Quindi Iacopo poeta ma anche ideatore dell’hashtag #vorreiprendereiltreno.
Subito dopo ha fondato l’omonima Onlus che ha riscosso e continua a riscuotere un forte risalto nazionale e internazionale. Si occupa di sensibilizzazione e promozione affrontando in maniera ironica il tema della disabilità e delle barriere architettoniche. Attivista per i diritti umani e civili, in una sorta di appello alla politica, ha ricordato quanto sia difficile la vita dei cittadini nel compiere anche i gesti più scontati, laddove ci siano dei problemi oggettivi di mobilità. Anche prendere un mezzo di trasporto pubblico diventa una vera impresa, se non addirittura un’utopia, dovendo affrontare ogni genere possibile di barriera: da quella architettonica a quella culturale e sociale.

Riceve quotidianamente testimonianze di persone che lo incoraggiano nella sua lotta e di persone affette da varie disabilità che sono incoraggiate a loro volta dal suo atteggiamento. Grazie a questa battaglia molti stanno denunciando le difficoltà che incontrano nell’affrontare anche azioni che per altri sono ordinarie. Il desiderio d’indipendenza di Iacopo per sé e per tutte le persone impossibilitate a “muoversi liberamente” sia fisicamente che mentalmente e socialmente, ha acceso l’interesse di politici, artisti, VIP e persone comuni. Comunque è importante sottolineare che Iacopo non è da considerare un attivista per i "diritti dei disabili" ma un attivista per i "diritti delle persone": porta avanti lotte LGBT, ambientaliste, animaliste, ecc.


Iacopo tra le altre cose ha detto di se: “Ho tanti difetti, sia chiaro, e non sto ad elencarveli tutti quanti sennò famo buio... Ma ci tengo a ribadire che una cosa buona ce l'ho, me la riconosco e ne vado fiero: il fatto che la mia apertura mentale sia assolutamente sconfinata, spalancata, tollerante, progressista”.

Allora siamo invitati ad uno ad uno a diffondere e praticare il messaggio di Iacopo: dobbiamo avere il coraggio di essere felici! Dobbiamo abbattere ogni barriera strutturale, fisica e mentale, per i diritti di tutti e farlo con il sorriso sulle labbra, perché il sorriso è la cosa più bella del mondo!








mercoledì 16 novembre 2016

BOOM 60! gli anni '60 tornano vivi a Milano



Gli anni ’60 tornano a Milano con gli orecchini pendenti e gli occhiali tondi, i colori pop e le curve delle donne che avvolgevano gli occhi della bellezza. 
I favolosi anni Sessanta nella mostra presso Museo del Novecento (dal 18/10/2016 fino a marzo 2017). ripercorsi tramite le opere che raffigurano donne eleganti come Sophia Loren, Gina Lollobrigida e gli elettrodomestici che rivoluzionarono la vita delle casalinghe .
L’arte degli anni Sessanta è quella delle Neoavanguardie, che propongono un’interpretazione nuova della vita, l’aumento di oggetti nella vita quotidiana infatti ha portato gli artisti a trasformare in arte le cose più banali come possiamo vedere con le opere dei New Dada.

L’arte pop con i suoi colori effervescenti, brillanti e puri invade naturalmente anche la moda che da spazio alla gamba sensuale della donna che diventa protagonista .
Il taglio geometrico e le stampe optical  incorniciano  la figura femminile, da una parte troviamo donne formose e sensuali come Marylin Monroe , dall’altro troviamo donne snelle come gazzelle, dalle linee eleganti e affusolate come Twiggy.
Due figure che rispecchiavano i due lati della società, un lato della casalinga nel suo fascino quotidiano e morbido e dall’altro una donna che si fa più indipendente, con un fascino da bambina che balla sulle canzoni dei Beatles.
La donna comincia a coprirsi più sopra che sotto, sfoggiando morbidi foulard di seta o chiffon, colorati e svolazzanti coprono il collo e lasciano spazio all’immaginazione, ogni foulard rappresenta uno status emozionale, un carattere, una donna.
Il make up diventa molto più esuberante, gli occhi vanno ingranditi con la graficità degli eye-liner, le ciglia diventano protagoniste del viso, delineando lo sguardo, le labbra valorizzate al massimo esponendole e dando via alla  “moda del labbro in fuori” con colori però nude e mai troppo evidenti, blush naturale , e i capelli assolutamente voluminosi.
L’uomo inizia ad esporre la sua indole femminile, con vestiti sempre più colorati e la condivisione della passione per i foulard.
I completi si fanno sempre più sfrontati, l’uomo degli anni Sessanta osava come mai prima, mostrando virilità e femminilità in un mix sorprendentemente innovativo.
Oggi la moda di quegli anni è tornata prepotentemente in auge, grazie anche alla popolarità di serie televisive come Mad men e la figura a tratti losca di Don Draper. Da Balmain a Burberry Prorsum, da Prada a Michael Bastian l’uomo del terzo millennio torna così ad esibire linee, fantasie e colori tipici di quegli anni.

Il profumo di lacca invade le strade fra le mille acconciature cotonate, e l’odore pungente del maschio hippie, si contrappongono natura e superficialità in un mix che crea la cultura il mood degli anni Sessanta.
É il periodo della moda hippies, dei figli dei fiori, della mood rock fino ad arrivare al pop, gli stili più svariati trovano tutti un loro posto nel grande boom economico e sociale di questo periodo, la libertà di espressione estetica si fa largo creando uno stile per ogni personalità, la moda così inizia a farsi più eclettica , sfuggente, specchio e influente della società.
I giovani degli anni Sessanta hanno infranto le regole di un passato rigido, dando sfogo ai colori e alla creatività, ecco comparire, allora, camicie bottom-down, giacche a tre bottoni con revers davvero microscopici, pantaloni dai quali spariscono le pences, in abbinamento maglie con frange.

Trasgressione, indipendenza, colori e voglia di novità è questo lo spirito degli anni Sessanta.

Casa Sanremo abbandona il Palafiori : "Richiesta spropositata", il commento del patron Vincenzo Russolillo.

A Sanremo, gli eventi di intrattenimento sono tantissimi, alcuni molto importanti, ma quelli attrattori turistici e catalizzatori mediatici, sono praticamente due : Festival di Sanremo e Casa Sanremo. Uno, evento Rai organizzato al Teatro Ariston, l'altro evento di Gruppo Eventi organizzato al Palafiori, struttura pubblica, pianificata come hospitality proprio durante il Festival di Sanremo. Un momento di promozione del territorio e anche momento di intrattenimento per i tanti turisti che affluiscono in questa città in quel periodo. Il Comune ringrazia. Come? Raddoppia a sopresa il canone d'affitto del Palafiori di €.50.000. 

Questo a 20 giorni lavorativi dal Festival. C'è crisi si sa ma non per il Comune di Sanremo. Qui le cose vanno a gonfie vele. Le aziende di tutto il mondo non vedono l'ora di investire il proprio denaro in questa città. Le aziende aprono anzichè chiudere. Gli hotel sono pieni tutto l'anno. L'amministrazione ha richieste di centinaia di investitori interessati che contattano l'amministrazione, per fare eventi con continuità come se non esistesse altra città che Sanremo per fare iniziative. Sarebbe bello fosse così. E se così fosse, sarebbe forse giustificato alzare il "tiro" aumentando un canone d'affitto già altissimo per una struttura che ammettiamolo, non è poi un granché per come viene consegnata a chi poi sa invece allestirla per renderla esclusiva. 

Ma quello che avete appena letto è solo tanta ironia. Le cose non vanno affatto bene a Sanremo. Già l'idea di indire un bando per l'8 Dicembre, quando l'evento più famoso dell'anno si tiene a poco più di 20 giorni lavorativi è discutibile, farlo poi aumentando all'improvviso a più del doppio il canone, è sicuramente cosa che farà riflettere nei prossimi giorni a chi ha preso questa decisione. Questo perché, con buone probabilità il palafiori rimarrà chiuso e quindi non solo le casse dell'amministrazione già povere, non percepiranno il canone più che raddoppiato, ma non otterranno nemmeno quel canone certo che il precedente inquilino era già pronto a versare. Un flop anticipato quindi. A meno che dietro non ci sia altro! Un canone appositamente spropositato per allontanare potenziali interessati per motivi che non si è tenuti a sapere? Mistero. 

E così il Palafiori rimarrà chiuso con grande probabilità, questo perché chi, a poco più di un mese dal Festival di Sanremo può pensare di investire 120.000 euro oltre iva, per arrivare a quasi 400.000 euro di investimento generale per allestimenti, contenuti, spese e manovalanza? 


A trovare beneficio da questa operazione, sarà un privato quindi, tant'è che Vincenzo Russolillo, patron di Casa Sanremo, ha già trovato e contrattualizzato per tre anni, la nuova location, più prestigiosa "Villa Ormond" già dimora adiacente alla diretta del "Dopo Festival" Rai
Navette gratuite che veicoleranno i visitatori dal centro di Sanremo alla magnifica Villa, spostando quindi l'attenzione dalla città. Chi passerà infatti dal centro alla villa, è facile che resti in villa per i vari eventi tutto il giorno, incluso per il "Dopo Festival", disincentivando le classiche passeggiate per le vie del centro, a discapito dell'indotto per l'economia locale. 
Una lussuosa soluzione che appare essere più una "promozione" anziché una "alternativa" considerando che Villa Ormond è certamente più bella e prestigiosa del Palafiori. Per chi è fatalista, questo cambio di programma è probabilmente l'opportunuità che ha concesso a Casa Sanremo, un ulteriore passo in avanti.

Indiscrezioni immediate, dopo quella che appare una assurda gaffes, rivelano che potrebbero esserci colpi di scena in caso (quasi certo) di mancata assegnazione del Palafiori. Non sarebbe esclusa infatti, l'ipotesi di una amministrazione comunale che con tanto di scuse, chiede last minute al patron Vincenzo Russolillo di tornare sui suoi passi, accettando di gestire il Palafiori a condizioni più favorevoli. C'è da dire, che con questo atteggiamento, qualsiasi altro, risponderebbe in tal caso : "Certo, potrei pensarci. Quanto mi pagate per farlo?". Chi vivrà vedrà.

I nomi dei BIG in gara al Festival di Sanremo 2017

La città dei fiori è la città del Festival non solo durante i classici sette giorni di febbraio, ma è la città del Festival tutto l'anno. E' impossibile non parlare della kermesse più famosa in Italia quando si parla di questa città. E in questa città, quando si avvicina la settimana che fa diventare alta stagione, un periodo in cui il piccolo Comune di Imperia sarebbe praticamente deserto, tutti iniziano a parlare del "toto partecipanti". Chi saranno i big in gara? Solitamente si attende una puntata speciale di Domenica In, dove Massimo Giletti negli ultimi anni, ha sempre potuto dare l'anteprima. Inizialmente i rumors quest'anno davano l'anticipazione sul fatto che per la prossima edizione di Carlo Conti, i nomi sarebbero stati svelati durante la finale di "Sanremo Giovani", ma è di poco fa la notizia che la "lista" sarà resa nota su Rai 1 durante uno speciale "Sarà Sanremo", lunedì 12 dicembre. Qualche indiscrezione però già è sfuggita, infatti le voci dicono che potrebbero tornare sul palco dell'Ariston, i Jalisse, spariti dalla scena, dopo la vincita molto discussa del Festival nel 1997 con "Fiumi di Parole". Altri nomi che affiorano da svariati blog e siti: Fiorella Mannoia, Fausto Leali, Alessandra Amoroso, Chiara Galiazzo, Giusy Ferrari, Michele Zarrillo, Francesco Sarcina, Nina Zilli e Gianna Nannini. Che dire quindi, è ancora "toto partecipanti". L'appuntamento al 12 dicembre.

martedì 15 novembre 2016

Dario Fo, un Uomo con una Donna

E’ stato proprio il decesso che ha riacceso i riflettori sul premio Oscar alla letteratura Dario Fo, quei riflettori che si spensero anche a causa della sua forte attività politica. E’ di dominio pubblico il fatto che la compagnia teatrale di Dario e Franca Rame, sua inseparabile consorte, fu denunciata più volte a causa dei propri testi e rappresentazioni fortemente anti-destra.

"Fermare la diffusione del sapere è uno strumento di controllo per il potere perché conoscere è saper leggere, interpretare, verificare di persona e non fidarsi di quello che ti dicono. la conoscenza ti fa dubitare. Soprattutto del potere. Di ogni potere."

Ora però riemergono principalmente i meriti del drammaturgo, l’arricchimento che ha apportato alla cultura italiana e mondiale, le sue opere legate alla commedia dell’arte sono ora rappresentate in tutto il mondo quindi un vanto non indifferente per l’Italia e la sua tradizione teatrale.
La scomparsa del giullare moderno ha fatto in modo di ritrovarsi a rivedere o rileggere sue opere come “Mistero Buffo”, particolare monologo recitato in una lingua che racchiude più dialetti assieme denominata “Grammelot”, o l’ Arlecchino, per non parlare degli spezzoni di varietà e prosa televisiva che in queste giornate riempiono i palinsesti Rai. Ma è la storia con la moglie Franca Rame che rende Dario quello che ora noi possiamo vedere e godere. Quando i due si incontrarono Dario Fo studiava all’Accademia di Belle arti di Brera e fu proprio quella che poi nel 1954 divenne sua moglie a  far entrare il teatro nella vita del drammaturgo e scenografo di Sangiano. Era innegabile l’amore che Dario provava per Franca, “il grande buco nella mia vita” queste erano le parole del regista parlando della moglie dopo la sua dipartita nel maggio del 2013. Chiaramente non fu tutto da favola tra loro ma quello che li legava era un amore così forte che ha fatto in modo di tenerli legati per 60 anni.
Il riso è sacro. Quando un bambino fa la prima risata è una festa. Mio padre, prima dell’arrivo del nazismo, aveva capito che buttava male, spiega, quando un popolo non sa più ridere diventa pericoloso”.

Il primo bacio tra i due avvenne per merito di Franca, lui utilizzo la strategia “faccio il sostenuto” e lei per contrasto prese Dario lo spinse verso il muro e lo bacio. Come già detto le nozze avvennero nel ’54 e l’anno dopo nacque Jacopo, quel figlio che da adulto creo, assieme al padre, Alcatraz, una struttura multifunzionale dove si tengono tutt’ora laboratori teatrali, festival ed eventi artistici di rilevanza nazionale. Proprio da Alcatraz arrivano alcuni aneddoti e ricordi personali dell’attore riminese Alberto Guiducci.

Ricordi semplici e di quotidianità stipati nel cuore come il fatto di condividere con Dario Fo la colazione e ore di lavoro su testi ed improvvisazioni. I laboratori erano tenuti proprio dagli attori della compagnia mentre Dario presidiava la lezione ascoltando tutto da distanza senza far trapelare emozioni regalando poi agli attori presenti perle di teatro e attorialità.  La militanza partitica provocò danni importanti all’interno della famiglia Fo ma sempre senza distruggerla, la vicenda più drammatica accadde nel 1973 quando Franca fu vittima di sequestro e violenza. Si salvò e superò l’accaduto grazie alla forza di coppia e con l’aiuto del teatro. Dopo la scomparsa della moglie ,Dario ,raccontava di incontrarla continuamente in sogno e di vederla ridere mentre lo bacchettava per gelosia, poi spariva per ritornare subito dopo. Prima della sua morte Franca lasciò all’amato marito una lettera piena di sentimento e amore dove a colpire è il passaggio in cui scrive del suo settantesimo compleanno descrivendo la mattinata come una delle tante finche il figlio Jacopo l’andò a prendere portandola fuori con la scusa che il padre aveva bisogno di lei.
Franca un pochino scocciata per non aver un po’ di pace neppure il giorno del suo compleanno si ritrovo in un attimo attorniata da un sacco di musicisti, clown e giocolieri provenienti da tutta Italia. Andarono poi a festeggiare sul porto canale di Cesenatico dove ad aspettare c’erano tanti altri amici della coppia. Il loro legame non si ruppe nemmeno quando nel 1989 Franca Rame dichiarò in televisione di volersi separare dal marito, atto innescato probabilmente da una scappatella da parte di Dario. Come ogni rapporto ci furono continui alti e bassi ma ,a detta dei due, la maggior parte dei litigi finivano con delle grasse risate. Una frase di Franca Rame dice: “Abbiamo vissuto insieme una quantità di storie che in dieci libri non si possono ricordare”.
il nostro governo, in Italia, ha mostrato un programma serio e fattibile, o naviga sperando in Dio?”
Ora i due riposano assieme al Famedio del cimitero monumentale a Milano vicini ad un loro compagno di palcoscenico Franco Parenti. Jacopo, con commozione, non poté che tessere le lodi di Dario e Franca durante l’orazione per i funerali del padre e chiuse dicendo in breve che, anche se atei, erano un po’ animisti ed ora li immagina in cielo di nuovo uniti farsi grandi risate. Due sono i momenti che riassumono l’amore di questa grande coppia e cioè il primo bacio e la morte di lei tra le braccia di lui. Quindi quello tra Dario è Franca è stato un amore che ha resistito alla morte regalando a chi lo ha vissuto anche solo marginalmente la sensazione che il “per sempre” in fondo esiste veramente.

C’è una regola antica nel teatro. Quando hai concluso non c’è bisogno che tu dica altra parola. Saluta e pensa che quella gente, se tu l’hai accontentata nei sentimenti e nel pensiero ti sarò riconoscente”.

martedì 8 novembre 2016

Davide Vignes, un fotografo, un “Concept”. Intervista al fotografo dei grandi eventi Slide

Ha iniziato a lavorare come fotografo, per diventare specializzato nel fashion, per poi diventare talent scout nazionale ed esperto di comunicazione e immagine.

Davide Vignes, classe 1982, nasce a Salerno dove la sua passione per la fotografia prende vita. Inizia la sua carriera scattando per cataloghi moda di diversi e importanti marchi di abbigliamento. Dopo due anni di esperienze a Miami, ritorna in Italia dove diventa il fotografo ufficiale di svariati eventi, come il concorso di bellezza Miss Principessa d’Europa e altri noti eventi special legati a Slide Magazine e Casa Sanremo. Si occupa anche degli shooting di alcuni dei tour più famosi d’Italia come quello di Nikon Italia e Coca-Cola Company. Da ottobre 2016, Davide Vignes, è anche Talent Scout ufficiale per un concorso di bellezza oltre ad esserne il fotografo ufficiale.

Davide, un bel “percorso. Quando nasce la tua passione per la fotografia? La mia passione per la fotografia nasce sin da piccolo quando con le prime usa e getta facevo i miei primi scatti. Poi nel '99 si trasforma nel mio primo "hobbies" con l’acquisto di una fotocamera Pentax da 4 megapixel e flash integrato dove fra uno scatto e l altro dovevi aspettare almeno 30 secondi. In seguito poi ho scoperto che la mia passione era anche la passione di mio padre da giovane ed allora ho deciso di approfondire quella strana voglia che avevo di fermare il tempo.

Che rapporto instauri con le persone che ritrai? Ma guarda è sempre molto soggettivo. Capita spesso di riuscire ad entrare in piena sintonia con le persone che ritraggo cercando di metterle a proprio agio e di tirar fuori il meglio di loro. Il più delle volte ci riesco e dopo, il rapporto "lavorativo", diventa subito un bellissimo rapporto di amicizia.

Hai ma scattato in situazioni estreme? Questa è una bella domanda... Da piccolo mi arrampicavo spesso sugli alberi e da li ho imparato ad osservare le cose in un altra prospettiva infatti il mio nome d'arte se vogliamo chiamarlo così è Davide Vignes Concept che sta a significare una mia visione della fotografia, un concetto che ho nel vedere le cose dopo un attenta osservazione come diceva anche Michelangelo Buonarroti "Non ha l'ottimo artista alcun concetto Ch'un marmo solo in sé non circoscriva". Quindi si! Spesso nel mostrare a tutti il mio punto di vista sono costretto a scattare foto in posizioni "un pochino estreme" ma sempre in sicurezza.

Qual è stata la tua esperienza più interessante? Solitamente le esperienze più interessanti che faccio sono i tour Nazionali. Il tour è un modo straordinario per conoscere tendenze e mode del momento ed è un ottima opportunità per capire attraverso le migliaia di opinioni e punti di vista il genere di foto o di tendenza che davvero "piace". Una vera e propria indagine di mercato a livello nazionale. Ultimamente ho lavorato come referente NIKON in un tourr che mia ha visto impegnato per un mese nelle migliori località estive Italiane. È stato eccezionale.

Preferisci scattare in bianco e nero o a colori? Io nasco come fotografo moda e nonostante le tendenze variano di anno in anno rimango sempre innamorato della foto in bianco e nero, è un modo di raccontare le cose quasi poetico tralasciando colori o effetti di contorno e concentrando il punto di vista solo sulla posa, taglio fotografico e luce.

COSA DICONO DI LUI LE MISS?

Rebecca Givone, Miss Principessa d’Europa 2016
“Davide è un fotografo creativo con il gran pregio di saper mettere a proprio agio le modelle e i modelli ritratti. Professionale e soprattutto paziente. Ho avuto il privilegio di farmi fotografare da lui, scatti splendidi di cui sono molto orgogliosa, ricordi preziosi”.

Maria Malandrucco, Miss Reginetta d’Italia 2015
“Ho conosciuto Davide nel corso di Miss Reginetta d’Italia 2015, fin da subito è stato il mio punto di riferimento, la persona a cui puoi chiedere un aiuto o anche una semplice informazione, ricevendo il doppio della disponibilità che ci si aspetta da una persona appena conosciuta. Professionalmente nulla da dire se non “sentirsi a casa”, perché ha un modo tutto suo di mettere a proprio agio le persone, anche senza parlare”

Giorgia Ariu, Miss Reginetta d’Italia 2014
“Oltre a essere una persona gentile e disponibile, è molto professionale nel suo lavoro, molto attento alle piccolezze. Le sue foto sono sempre uno spettacolo!”

Come contattarlo :
https://www.facebook.com/infonewconceptstudios

Arriva in Italia MISTER UNIVERSE TMM Top Male Model, concorso di bellezza maschile

E' ufficiale, il Patron Devis Paganelli, già editore di SLIDE Magazine, patron di Miss Principessa d'Europa, patron di Sanremo Newtalent e agente di molti vip della tv, darà il via a Mister Universe Top Male Model a partire dall'anno nuovo. Il taglio del nastro è infatti fissato per il 01 gennaio 2017, quando una fitta rete di talent scout professionisti, già coinvolti nei contest firmati Are Communication la cui sede è in Bulgaria, inizierà a reclutare non solo le Miss più belle e brave d'Italia, ma anche bellissimi ragazzi in cerca di visibilità.
Il sito ufficiale è raggiungibile da www.misteruniversale.com, la finale nazionale andrà in onda su canale Sky. Fissata già la finalissima, al 14 settembre 2016, contestualmente alla Finale Nazionale di Miss Principessa d'Europa, nella tecnologica location dell'Altromondo Studios.

Japan Express, colori e fantasie della nuova collezione moda 2016-2017


L’ oriente sta diventando sempre di più il centro gravitazionale della moda e della tendenza accessori. Le linee dei più illustri maestri delle arti giapponesi (Ukiyo-e) come Hiroge e Hokusai ispirano i tagli sartoriali, colori e fantasie della nuova collezione moda Inverno 2016/2017.
Fra i paesi che vengono prediletti vi è fra tutti il Giappone, infatti esso non solo trasmette le nuove tendenze nella Fashion Week , evidenti nelle linee di Prada, i colori di Gucci e l’estrosità di Fendi , ma anche nel campo del Design è uno dei paesi presi più di mira nel vortice del Food Creation e del Minimal composition.
Il design lascia spazio al cibo con forme geometriche precise e  dettagliate, in cui la minuziosità della creazione fa la differenza, dai CandyBox 
per principianti fino ad arrivare a vere e proprie cucine in miniatura, il Giappone sta dando via alla moda delle miniature. Tutto viene realizzato nel dettaglio, stando attento anche agli ingredienti e all’esposizione, nulla viene lasciato al caso. Questo paese ricco di fantasia, con  le sue architetture particolari e le arti antiche, quali l’Origami ,  e  le nuove creazioni come la Street  Fashion nel quartiere della moda : Harajuku, ispira gli artisti che mischiano sempre di più le linee rigide degli edifici del periodo “En”  con i colori accesi e originali della moda Lolita e Decora.

I colori che regnano sono il rosso, il nero, il bianco e i colori fluorescenti, che a seconda delle combinazioni portano ad estremi di eleganza.
L’utilizzo, però, di queste nuove tendenze non è facile come può apparire, infatti è un attimo cadere nel kitsch, e trasformare un capo di alta moda in qualcosa di indossabile, calibrare forme e colori di questo paese è una vera e propria arte.
Il risultato è un mix totalmente nuovo , brillante e accattivante come possiamo vedere nel settore vestiario con la moda dei Bomber , venduti come souvenir col nome di “Sukajan”,
il satinato incornicia la mente giapponese creando un look elegante, ma casual, spopolato fra celebrità come Kanye West , è sopratutto utilizzato nella moda uomo.
Stiamo parlando di  brand come Louis Vuitton , Yohji Yamamoto,  ma anche Gucci  che per il 90° anniversario dell’amato fumetto ha creato un’intera linea ispirata al famoso Manga : “Le bizzarre avventure di JOJO” .

Il Giappone inoltre irrompe anche nel mondo della letteratura, con i libri per esempio dello scrittore  Haruki Murakami, come “La fine del mondo e il paese delle meraviglie” apre problematiche sociali del suo paese all’intero mondo, proponendo prospettive nuove e inedite per il pensiero occidentale. Murakami è uno scrittore enigmatico,  parla attraverso viaggi mistici e metafore, è da interpretare con una chiave di lettura originale e con uno sguardo che sappia cogliere le sfumature vaghe e leggere come quelle del pensiero giapponese.
Il Giappone infatti non solo è un paese pieno di moda e arte, ha una popolazione dal temperamento particolare e unico.
Molti atteggiamenti del Giappone contemporaneo sono stati adottati dai  giovani occidentali come flair model; i modelli che attraggono sono quelli sopratutto di una figura femminile snella , un’ eterna bambina, elegante e innocente da una parte, dall’ altra propone una figura maschile dedita al lavoro, con dei lineamenti fini, femminili che trasmettano mistero ed eterna bellezza. In sintesi il Giappone non solo influenza le ultime tendenze per quanto riguarda la moda e il Design, ma anche il settore editoriale e comportamentale.


lunedì 7 novembre 2016

Il “Patto delle Catacombe”, per una chiesa serva e povera

Ho trovato un documento sul quale, a mio avviso, ogni cristiano di buona volontà dovrebbe meditare: Il “Patto delle Catacombe”, per una chiesa serva e povera. 

Il 16 novembre del 1965, pochi giorni prima della chiusura del Vaticano II, una quarantina di padri conciliari hanno celebrato una Eucaristia nelle catacombe di Domitilla, a Roma, chiedendo fedeltà allo Spirito di Gesù. Dopo questa celebrazione, hanno firmato il “Patto delle Catacombe”. Il documento è un invito ai “fratelli nell’Episcopato” a portare avanti una “vita di povertà”, una Chiesa “serva e povera”, come aveva suggerito il papa Giovanni XXIII. I firmatari – fra di essi, molti brasiliani e latinoamericani, e in molti più tardi aderirono al patto – si impegnavano a vivere in povertà, a rinunciare a tutti i simboli o ai privilegi del potere e a mettere i poveri al centro del loro ministero pastorale. Il testo ha avuto una forte influenza sulla Teologia della Liberazione, che sarebbe sorta negli anni seguenti. Uno dei firmatari e propositori del Patto fu dom Helder Câmara, il cui centenario della nascita è stato celebrato il 7 febbraio.

Ecco il testo:

Noi, vescovi riuniti nel Concilio Vaticano II, illuminati sulle mancanze della nostra vita di povertà secondo il Vangelo; sollecitati vicendevolmente ad una iniziativa nella quale ognuno di noi vorrebbe evitare la singolarità e la presunzione; in unione con tutti i nostri Fratelli nell’Episcopato, contando soprattutto sulla grazia e la forza di Nostro Signore Gesù Cristo, sulla preghiera dei fedeli e dei sacerdoti della nostre rispettive diocesi; ponendoci col pensiero e la preghiera davanti alla Trinità, alla Chiesa di Cristo e davanti ai sacerdoti e ai fedeli della nostre diocesi; nell’umiltà e nella coscienza della nostra debolezza, ma anche con tutta la determinazione e tutta la forza di cui Dio vuole farci grazia, ci impegniamo a quanto segue:



- Cercheremo di vivere come vive ordinariamente la nostra popolazione per quanto riguarda l’abitazione, l’alimentazione, i mezzi di locomozione e tutto il resto che da qui discende. Cfr. Mt 5,3; 6,33s; 8,20.

- Rinunciamo per sempre all’apparenza e alla realtà della ricchezza, specialmente negli abiti (stoffe ricche, colori sgargianti), nelle insegne di materia preziosa (questi segni devono essere effettivamente evangelici). Cf. Mc 6,9; Mt 10,9s; At 3,6. Né oro né argento. Non possederemo a nostro nome beni immobili, né mobili, né conto in banca, ecc.; e, se fosse necessario averne il possesso, metteremo tutto a nome della diocesi o di opere sociali o caritative. Cf. Mt 6,19-21; Lc 12,33s.

- Tutte le volte che sarà possibile, affideremo la gestione finanziaria e materiale nella nostra diocesi ad una commissione di laici competenti e consapevoli del loro ruolo apostolico, al fine di essere, noi, meno amministratori e più pastori e apostoli. Cf. Mt 10,8; At. 6,1-7.

- Rifiutiamo di essere chiamati, oralmente o per scritto, con nomi e titoli che significano grandezza e potere (Eminenza, Eccellenza, Monsignore…). Preferiamo essere chiamati con il nome evangelico di Padre. Cf. Mt 20,25-28; 23,6-11; Jo 13,12-15.

- Nel nostro comportamento, nelle nostre relazioni sociali, eviteremo quello che può sembrare un conferimento di privilegi, priorità, o anche di una qualsiasi preferenza, ai ricchi e ai potenti (es. banchetti offerti o accettati, nei servizi religiosi). Cf. Lc 13,12-14; 1Cor 9,14-19.

- Eviteremo ugualmente di incentivare o adulare la vanità di chicchessia, con l’occhio a ricompense o a sollecitare doni o per qualsiasi altra ragione. Inviteremo i nostri fedeli a considerare i loro doni come una partecipazione normale al culto, all’apostolato e all’azione sociale. Cf. Mt 6,2-4; Lc 15,9-13; 2Cor 12,4.

- Daremo tutto quanto è necessario del nostro tempo, riflessione, cuore, mezzi, ecc., al servizio apostolico e pastorale delle persone e dei gruppi laboriosi ed economicamente deboli e poco sviluppati, senza che questo pregiudichi le altre persone e gruppi della diocesi. Sosterremo i laici, i religiosi, i diaconi o i sacerdoti che il Signore chiama ad evangelizzare i poveri e gli operai condividendo la vita operaia e il lavoro. Cf. Lc 4,18s; Mc 6,4; Mt 11,4s; At 18,3s; 20,33-35; 1 Cor 4,12 e 9,1-27.

- Consci delle esigenze della giustizia e della carità, e delle loro mutue relazioni, cercheremo di trasformare le opere di “beneficenza” in opere sociali fondate sulla carità e sulla giustizia, che tengano conto di tutti e di tutte le esigenze, come un umile servizio agli organismi pubblici competenti. Cf. Mt 25,31-46; Lc 13,12-14 e 33s.

- Opereremo in modo che i responsabili del nostro governo e dei nostri servizi pubblici decidano e attuino leggi, strutture e istituzioni sociali necessarie alla giustizia, all’uguaglianza e allo sviluppo armonico e totale dell’uomo tutto in tutti gli uomini, e, da qui, all’avvento di un altro ordine sociale, nuovo, degno dei figli dell’uomo e dei figli di Dio. Cf. At. 2,44s; 4,32-35; 5,4; 2Cor 8 e 9 interi; 1Tim 5, 16.

- Poiché la collegialità dei vescovi trova la sua più evangelica realizzazione nel farsi carico comune delle moltitudini umane in stato di miseria fisica, culturale e morale – due terzi dell’umanità – ci impegniamo: 

- a contribuire, nella misura dei nostri mezzi, a investimenti urgenti di episcopati di nazioni povere;

- a richiedere insieme agli organismi internazionali, ma testimoniando il Vangelo come ha fatto Paolo VI all’Onu, l’adozione di strutture economiche e culturali che non fabbrichino più nazioni proletarie in un mondo sempre più ricco che però non permette alle masse povere di uscire dalla loro miseria.

- Ci impegniamo a condividere, nella carità pastorale, la nostra vita con i nostri fratelli in Cristo, sacerdoti, religiosi e laici, perché il nostro ministero costituisca un vero servizio; così: 

– ci sforzeremo di “rivedere la nostra vita” con loro; 

– formeremo collaboratori che siano più animatori secondo lo spirito che capi secondo il mondo; 

– cercheremo di essere il più umanamente presenti, accoglienti …; 

– saremo aperti a tutti, qualsiasi sia la loro religione. Cf. Mc 8,34s; At 6,1-7; 1Tim 3,8-10.



Tornati alle nostre rispettive diocesi, faremo conoscere ai fedeli delle nostre diocesi la nostra risoluzione, pregandoli di aiutarci con la loro comprensione, il loro aiuto e le loro preghiere.

Aiutaci Dio ad essere fedeli.

Lo shopping online, battaglia a colpi di click!

Lo shopping online, fenomeno in costante crescita, contagia ormai chiunque, dagli adolescenti agli adulti, dagli studenti alle casalinghe. La vita frenetica, che ci impone ritmi sempre più stressanti, permette a pochissimi di ritagliarsi del tempo libero per lo shopping e in soccorso arrivano i tantissimi siti e-commerce, sui quali è possibile acquistare con qualche semplice click tutto ciò che ci occorre, dagli abiti agli accessori, dagli oggetti alla moda a quelli più ricercati, comodamente dal nostro smartphone o pc. Lo shopping diventa possibile anche nelle giornate più impegnative, in pochi minuti, durante la pausa pranzo in ufficio, durante la pausa delle lezioni o in un piovoso pomeriggio, tutti ciò che si desidera è a portata di click. Diventa un modo anche per evadere dal consumo di massa e dai prodotti standard e ricercare prodotti originali spesso anche non acquistabili nel proprio Paese e a volte è possibile persino personalizzare i prodotti acquistati. 
Le prime fans degli acquisti online sono state le donne, adorando l’enorme quantità e varietà dei prodotti soprattutto nel campo moda ma ora tra i compratori più accaniti ritroviamo soprattutto gli uomini. È risaputo che gli uomini non amano affatto girare per negozi e tanto meno provarsi pile di vestiti e dunque ragusano il problema comodamente dal loro pc senza dover sottrarre tempo all’appuntamento fisso con tv e divano e guadagnando punti con noi donne che non siamo costrette a subire l’enorme quantità di lamentele dello shopping maschile. Inoltre lo shopping online ha invaso anche capi diversi, non solo moda, ma anche tecnologico, tempo libero e viaggi, interessando un bacino d’utenza sempre più vasta. Ormai non si può far a meno di acquistare biglietti aerei online, comodamente dallo smartphone, con qualche tariffa low cost e perché no anche last minute, e godersi alcuni giorni di relax. 
La via del click e pay è diventata essenziale per gli acquirenti per le imperdibili occasioni, per la comodità del servizio ma soprattutto per la convenienza economica. Moltissimi sono i siti che propongono acquisti a prezzi stracciati, con addirittura uno sconto che va dal 60% all’ 80%, e nessun vero patito dello shopping, e non solo, si fare scappare un’occasione così. La novità assoluta degli ultimi anni è che si ha la possibilità di trovare addirittura prodotti esclusivi per il web, persino gli stilisti di alta moda hanno ceduto alla nuova tendenza, creando collezioni esclusivamente per i siti e-commerce. 
All’ inizio i costi di spedizione erano abbastanza elevati ma ora sono quasi completamente pari a zero, a volte la spedizione è del tutto gratuita in altre lo diventano dopo un certo numero di articoli comprati o fino ad una certa somma di denaro, dunque si può ricevere l’acquisto comodamente a casa ed in poco tempo. Alcuni consumatori rimangono scettici poiché frenati dal dover lasciare i dati della propria carta di credito, ma a poco a poco sono in crescita i metodi di pagamento sicuri, tra cui l’utilizzo di siti forniti di Secure Sockets Layer (SSL), ovvero una certificazione che accerta che il sito è privo di minacce e dunque si può acquistare in totale sicurezza, oppure con l’utilizzo di paypal, cioè con una sorta di conto virtuale su cui si ricarica una somma di denaro tramite carta di credito e al momento dell’acquisto non vi è la necessità di rilasciare i dati della carta ma solo quelli del paypal avendo così il 100% della sicurezza. 
Dunque non rimane che cliccare!

Lucca Comics & Games 2016 – vanto italiano, record Europe

Come ogni anno, sfruttando il ponte del 1 novembre, a Lucca si svolge il festival dedicato ai fumetti, giochi, cosplay e gadget più grande d’Europa, il Lucca Comics & Games.
Questo evento non solo raduna fan e curiosi da tutta Italia ma riempie gli hotel del circondario anche di stranieri provenienti da tutto il modo, numerosa è l’affluenza di partecipanti Giapponesi.
#LuccaCG16 è stato per altro un contenitore di eventi e personaggi famosi del calibro di Frank Miller, grande fumettista e regista americano che tra le altre cose vanta come sue opere The Dark Knight Returns (Batman), Sin City e 300,  e dell’italianissimo Milo Manara dallo stile sensuale ed inimitabile.
Altri ospiti di fama internazionale hanno tenuto incontri, conferenze e concerti per tutti e cinque i giorni del festival e tra i vari artisti che si sono esibiti sul main stage posizionato sulle mura lucchesi a spopolare è stata come da diversi anni a questa parte la regina delle sigle tv Cristina D’Avena.
L’evento proprio quest’anno ha festeggiato la cinquantesima edizione totalizzando un record di circa 270.000 biglietti venduti.
Tanti sono gli espositori che vogliono ogni anno essere presenti all’interno di questa incredibile kermesse, dagli artigiani del settore alle produzioni indipendenti di fumetti fino ad arrivare ad industrie ludiche internazionali come Sony, Bandai e Warner Bros mentre, in onore del nuovo canale dedicato, SKY ha eretto in pieno centro una riproduzione della statua di Rocky Balboa replica della più famosa opera presente a Philadelphia.
Presa d’assalto è stata la zona dedicata alla gadgettistica giapponese denominata “Japan Town” dove all’interno del magnifico quartiere di San Francesco si poteva acquistare dalla più economica spilla del fumetto o anime preferito fino al diadema di Sailor Moon, dalla fedele riproduzione di Katane di samurai a bellissimi Kimono originali il tutto confezionato in modo impeccabile da più di cento espositori.
LuccaCG16 è anche arte e cultura pop e lo rende visibile con le tante mostre allestite per il paese tra cui quella dedicata ai 30 anni di Dylan Dog organizzata dalla casa editrice Bonelli mentre a Palazzo ducale sono state allestite altre interessanti esposizioni come quella di Zerocalcare, creatore dell’immagine di questo cinquantesimo festival.
Una delle zone più visitate del festival è chiaramente quella dedicata al fumetto dove vi erano concentrati centinaia di autori accreditati e altrettanti espositori di case editrici e fumetterie, lunghe erano le file di appassionati che bramavano l’autografo del proprio scrittore o disegnatore preferito.
Ed ancora mostre come quella di Joan Cornellà, identificato come nuovo caso letterario spagnolo che trova la sua collocazione tra l’irriverente e il disturbante per continuare con l’americano Frank Cho fumettista Marvel e lo sceneggiatore, disegnatore ed illustratore Casty famoso per aver collaborato con diversi titoli come Cattivik, Lupo Alberto e Topolino.
Tutt’altra situazione si poteva trovare all’interno del padiglione Carducci dove a tenere banco erano i Games intesi come giochi da tavolo, carte collezionabili e giochi di ruolo. All’interno dell’immenso padiglione di 12.000 metri quadri ogni casa produttrice dava la possibilità all’interessato di poter interagire col gioco in esposizione ed intraprendere sfide all’ultima pedina contro altri ospiti o addetti alla spiegazione del gioco stesso. I games sono stati inseriti all’interno del festival nel 1993 portando un arricchimento di interesse non indifferente grazie al connubio tra giochi da tavolo, miniature e illustrazioni fantasy. 
Altri padiglioni sparsi per il centro storico contenevano il resto del mondo Games come il nuovo polo San Donato allestito allo scopo di ospitare il reparto Video Games oppure il padiglione voluto da Sony Interactive Entertainment di 200 metri quadri interamente dedicato alla realtà virtuale del nuovo visore PlayStation VR.
Come ogni anno non poteva mancare la zona junior con stand, mostre ed attività appositamente pensate per i più piccoli tra cui anche workshop sul fumetto e l’illustrazione
Tutto questo e tanto altro è Lucca Comics & Games ma i veri padroni di casa sono le centinaia di persone che si presentano con il loro costume dedicato al proprio eroe di fantasia, che siano costumi semplici o altamente complicati ed ingegnosi i cosplayers sono la parte più colorata del festival e grazie alla loro presenza la città si trasforma in un immenso cartoon.
Sulle mura è possibile incontrare morti viventi che si fanno fotografie con Batman e Superman, diavoli alati che si gustano un panino seduti sul prato e auto dei più famosi telefilm anni 80 parcheggiate non molto lontano da un incrociatore stellare di Star Wars.
Diverse gare e contest impegnano i partecipanti di questa nuova edizione di LuccaCG16 come quella organizzata dalla 20th Century Fox dedicata ai cosplayers del celebre titolo video/ludico Assassin’s creed in onore del film in uscita nelle sale cinematografiche prevista per gennaio 2017.
Con un totale assoluto di 500mila visitatori Lucca Comics & Games si riscopre anche quest’anno un evento di caratura mondiale battendo il record di presenze dello scorso anno e battezzato dagli organizzatori stessi il più riuscito di sempre.
Ora non ci resta che aspettare un anno intero per rituffarci nella magica atmosfera che solo Lucca sa creare, quindi non rimane che segnarsi la nuova data che và dal 1 al 5 novembre 2017 e sarà di nuovo “Lucca Comics & Games”.

sabato 5 novembre 2016

Slide incontra l'autrice Raffaella De Rosa con il libro “Azzurro ma non troppo”




Un libro che racconta un uomo che si presenta per ciò che non è.
di Rossalla Diaco

Incontriamo Raffaella De Rosa, romana, due figli, è giornalista e ha scritto per il quotidiano “Il Tempo di Roma” e per l'agenzia di stampa parlamentare “Attualità del Parlamento”. Dopo la laurea in lettere a La Sapienza, ha collaborato alla cattedra universitaria di Letteratura Italiana dell'ateneo romano e all'Enciclopedia Italiana Treccani. Oggi è responsabile comunicazione dell'Associazione Generale Cooperative Italiane. 
Siamo ad assistere alla presentazione del suo libro “Azzurro ma non troppo”, che parla di Barbara, blogger romana trentacinquenne, un po’ imbranata e un po’ disillusa, mette in discussione il proprio scetticismo quando incontra Ruggero Riccardo, magnate toscano suo coetaneo, non bello ma affascinante, ricco, generoso e, soprattutto, innamorato di lei. La vita di Barbara diventa così il disegno che il Gran Toscano ha pensato per lei: proposta di matrimonio, promessa di un impiego di prestigio, regali da sogno e sogni realizzati per tutte le persone che le stanno a cuore. Riccardo conquista tutti e tutti gli danno credito e riconoscenza. Fin qui la favola. Quello che accade da lì in poi è la realtà. Quel che resta di Barbara è un sogno di felicità smantellato e la grande opera di ricostruzione che la attende. Difficile ricominciare a credere, difficile rinunciarvi. Una storia che si propone al tempo stesso come un giallo sentimentale e uno sguardo a una generazione che sembra perennemente in bonaccia, impossibilitata a muoversi e a crescere, sempre in attesa dell’arrivo di un metaforico principe azzurro.


Hai scritto questo tuo primo libro, manoscritto che io ho già in mano da un paio d'anni. Come ti è venuto in mente questo “Azzurro ma non troppo”?
E' riferito ai “principi azzurri”, gli uomini che si presentano come tali, anche se in realtà sono “scoloriti” e non sono esattamente come vogliono far credere di essere.

Di solito nel titolo di una canzone spesso si fa riferimento a qualche esperienza di propria vita, è accaduto anche per te con questo libro?
Diciamo che ho sacceggiato le esperienze delle mie amiche e anche qualcosa del mio vissuto, credo sia qualcosa di piacevole.

Ho letto il libro e credo sia un libro da leggere assolutamente, che tocca tutti quanti noi. Un racconto di una ragazza che si innamora di un uomo che le nasconde delle grandi verità. Non voglio svelare troppo. E' forse un almanacco su come gestire questi principi azzurri?
E' questo, un avvertimento a tutte le donne e ragazze a cercare di attenersi a ciò che vedono con i propri occhi.

Il mondo dell'amore è cambiato negli ultimi dieci anni, ormai non ci si incontra più alle feste o comunque dal vivo, oggi avviene quasi tutto sui social, tu cosa ne pensi?
I social abbattono molte barriere, rendendo forse più semplice e meno complicato o impegnativo.tutto. E' forse un mondo per i pigri!

Ma forse si nascondono anche molti furbi e molte bugie dietro un pc. Come mai oggi un uomo (ma anche una donna) tende a nascondersi.
Tutto ciò che è più semplice e/o immediato tende ad essere più appetibile. Sono dimezzati tempi e barrieri e con internet forse è un paradiso sotto questo punto di vista.

Sei la compagna ormai da cinque anni di Massimiliano Buzzanca, amatissima anche da Lando. Sembra che tu rispecchi anche il carattere della moglie di Lando.
Non lo so, così mi dice. In realtà posso dire, come nella dedica che ho fatto nel libro, che lo ringrazio per avermi ridato l'emozione di poter chiamare qualcuno papà, non vendo più il mio.

Dove si trova il libro?

Il libro è già disponibile nelle librerie Mondadori e Feltrinelli. Il ricavato delle copie ordinate dal sito www.edizionipontesisto.it, andrà a favore della Onlus Divento Grande a supporto dei bambini autistici.


Francesco Sechi. I film western con suo padre e la tv con Mattino 5

di Alessandra Mura - Slide

Ho iniziato a seguirlo nei panni dello spin doctor per personaggi illustri. Sapete cos’è uno spin doctor? In pratica un professionista della comunicazione che studia l’immagine del personaggio sul quale lavora. Un mestiere affascinante, stimolante, che ti fa crescere tanto, sia come persona sia come performer.  Poi ho seguito le sue pagine facebook, e l’ho apprezzato tantissimo come autore a Mattino 5, la trasmissione in onda su canale 5 vista da 2 milioni di telespettatori. Il suo lavoro è carico di sentimento, a tratti disilluso, ma forte di emozioni. Il suo mestiere è proprio questo: far emozionare, comunicare, esserci. E il mondo che osserviamo con i suoi occhi è magico, preciso, niente è lasciato al caso. Non vi voglio parlare di quanti fan ha o di quanti lo seguono, ma vi parlo di un ragazzo che affascina il web e le telecamere non tanto per i suoi splendidi occhi azzurri quanto per il modo di lavorare, per la sua umiltà e l’ironia mai scontata. Ho cercato Francesco Sechi, vi ho svelato già il suo nome, e lui cordialmente mi ha aperto il suo mondo. E’ giovanissimo, e al contrario dei giovanissimi d’oggi  è umile, ama il suo lavoro quasi quanto la sua Sardegna e sa lavorare con devozione. Volevo condividere con voi alcune cose che ci siamo detti. Leggerete tutto d’un fiato, perché lui è un grande che si traveste da piccolo, e in una realtà dove è pieno di piccoli che si spacciano per grandi è stato davvero un piacere conoscerlo. Signori e Signore, lui è Francesco Sechi

Blogger, autore, spin doctor produttore manager televisivo la storia del piccolo Francesco nasce a Nughedu San Nicoló, un incantevole paesino della Sardegna. Cosa ti tiene legato al tuo paese e cosa ti spinge a star fuori?
•In realtà io non sto fuori, lavoro viaggio offro e vado fuori solo per imparare il più possibile confrontarmi arricchirmi e poi torno a casa, Le distanze non sono fatte di chilometri ma di ricordi e di presenze ed io sono sempre in Sardegna anche quando sono a Milano. Le radici mi tengono coi piedi per terra, anzi ben saldi sotto terra sennò l'albero cade al primo soffio di vento e là fuori c'è una bufera!

Chi ti ha guidato verso il mestiere televisivo?
•Diciamo che non c'è guida per la passione, è lei che ti guida alla ricerca di ciò che è meglio per te. Molti lo confondono con il caso, ma nulla avviene per caso, esiste solo la nostra capacità di saper vedere o non vedere le cose.
Quello che desidero fare da sempre e cercare di dire ciò che penso anche stando zitto, non essendo per scelta personaggio pubblico ho scritto discorsi per grandi uomini Politici, attori, pensieri inseriti in canzoni di successo anche senza prendermi un trafiletto di riconoscimento, un applauso, sempre dietro le quinte, senza vedere il mio nome da nessuna parte mi appagava e appaga lo stesso anche perché mi interessa ciò che penso di me stesso e ciò che so io, anziché ostentare e dire "L'ho scritto io". Sono patti che si fanno con se stessi e con questo mondo di squali che ti donano il mare ma ti sbattono sugli scogli quando vogliono. Quante alghe ho dovuto mangiare e ancora mangio per il quieto vivere e tutelarmi un lavoro...ma un giorno tornerò sulla terra ferma.

Chi ti guarda vede un bellissimo ragazzo e di un intelligenza estrema... cosa ti manca per essere realizzato?
•Grazie per i complimenti, sempre ben accetti anche se per anni li prendevo come insulto sai? Si sembra strano eh...ma bellezza e intelligenza sono armi a doppio taglio per chi vive in questo mondo dove tutti ti sorridono con le labbra ma con le stesse poi ti massacrano quando sei assente. Realizzarmi? Sinceramente non voglio realizzarmi, strano vero? È tutta una corsa a realizzarsi ma io "realizzato" mi annoierei a morte, stagnerei, voglio amare vivere imparare e allo stesso tempo soffrire cadere rialzarmi e cadere ancora, sembra autolesionismo ma ho necessità di soffrire, la sofferenza mi da forza per reagire, mi fa vedere bene le cose e mi ispira

Giornalismo o talk show... a quale mondo appartieni?
•A nessuno dei due, ho una scuola politica per aver affiancato "Grandi", e oltre agli studi all'Università ho nel mio CV la laurea nell'università della strada, ho appreso tanto quanto da un pastore del mio paese quanto da un ministro, tanto da un muratore quanto da un presidente del consiglio.
Dunque mi aggrappo su tutti i rami, devi essere polivalente, saper fare più cose, fare come Tarzan che porta da un albero a un'altro la sua missione di vita.

Cosa pensi di cio' che offre oggi la televisione e cosa cambieresti?
•Non posso parlarne male perché la categoria che odio di più sono quelli che sputano dove mangiano, il cancro del mondo. Cambierei tante cose ma questa risposta la direbbero tutti, ma le cose tanto, si cambieranno da sole a loro tempo.

Ti piacerebbe condurre un programma tuo e che tipo e programma faresti?
•Per ora non mi piace espormi, il calcio mi ha insegnato tanto, mi ha illuminato il cammino per dirmi chi ero, godevo di più quando facevo l'assist all'attaccante che poi faceva goal e prendeva gli applausi, che quando segnavo io.

Se ti proponessero di condurre un programma nella conduzione chi  vorresti come partner femminile?
•Ho un concetto di donna molto preciso, è quello che piace a me, non andrà mai in scena per televisione a parlare del nulla

Cinema, Piazza, palcoscenico, tv.. quale delle 4?
•A casa, a guardare un Western con mio padre, e sentirgli dire ogni volta; " Amo i western perché non ci sono parolacce e c'è sempre bella giornata"

Il blogger è il tuo primo amore. . Come a comporta il tuo pubblico che ti segue?
•Non è il mio primo amore, mia madre lo è. Nel web mi diverto, con l'unione di tutte le pagine sono arrivato a quasi 2 milioni di utenti, se poi li uniamo a quei milioni che guardano le trasmissioni film spot o ascoltano testi scritti da me ... Il mio pensiero arriva al mittente senza che io esibisca.

Nonostante la popolarità sei sempre rimasto con i piedi per terra. Chi e' Francesco oggi e quali sono i suoi sogni
• La popolarità la ha un santo un grande politico uno scienziato un nobel un Dante appunto, un Caravaggio, qualcuno che lasci un Vero segno eterno anche ahimè brutto nella storia dell'umanità.
Noi siamo solo formiche niente di più, chi con una briciola più grande chi con quella più piccola ma sempre e solo formiche al confronto.

Quanto ti senti sardo dentro? 
Quando chiedono perché amo la Sardegna rispondo;
"Guardala di giorno, vivila di notte, ascoltala d'estate e sognala d'inverno, allora capirai". Uno non si sente Sardo, lo E’.

Sei nei gironi danteschi. In quale di preciso ti troveresti?
•Se Dante potesse leggere tutto quello che scriviamo nei giorni nostri, tornerebbe di corsa all'Inferno.

Se dovessi rischiare le palle per qualcuno, oggi chi sceglieresti?
•Le palle o la pelle? Quel qualcuno in entrambi i casi sarei io, me stesso, o per uno della mia famiglia.